the eye of the dragon

Ieri mattina ho obbligato #LaDiscepola a venire fino al Loff perché avevo un guest ventisettenne ateleticissimo, sorridente e californiano.
Mi sembrava una buona azione farli conoscere. Che ormai i miei ospiti via airbnb sono in media maschi e under 30.
In pratica gli faccio da mamma.
Lei dice è venuta per ammore per me e credendo sta cosa dell’ospite fosse uno scherzo. Quando le ho aperto la porta le ho detto” Ti sei persa il morning glory per trenta secondi, è appena entrato in bagno”
Pensava ancora fosse uno scherzo. E che l’avessi usato come esca finta.

Invece il baldo giovane dopo un po’ esce dal bagno con la gatta in braccio e la nostra snobbetta quasi quasi mi sviene sul colpo.

Be’, li ho fotografati a fare picci pocci ma non hanno concluso. Io non lo so, alla sua età l’avrei invitato a fargli vedere la città, no? Mah.
Quindi dopo un po’ lui è partito per visitare la città (ma vaaaa?) e mi son messa a pensare al Loff e mi è venuto in mente di cambiare un po’ la camera degli ospiti per farla più figa, ma sporattutto diciamoloper recuiperare definitivamente anche quella mezza anta di armadio loro dedicatagli e istallare un mini appendirobe nella loro cuccia. Alla discepola è venuta un’idea niente male che prevedeva un cambiamento radicale anche nella mia scarpiera ma aveva ragione. Dopo tre ore di spostamenti di expedit ikea da tutte le parti e due menù sushi california (uot else?) il risultato non era male.

La nuova diposizione prevedeva anche il definitivo stacco del sacco da box che diciamolo, è parecchio in mezzo alle balle. L’ho guardato e mi son detta ok, tanto non lo picchio da tre mesi, la sua missione da sfogo violento e veloce per manager divorzianda è finita.

E invece no.

Ieri sera mi son ritrovata a massacrare Max con una serie strettissima di ganci di quelli ceh lo deformano e ogni tanto lo devi fermare. Tipo che non mi ero comprata le fasce per le mani da metter sotto i guantoni perché mi bastavano 30 secondi di botte per calmarmi. E ieri sera altro che trenta secondi, ci ho dato dentro mezz’ora. Ho quindi bisogno di fasce. Mi sembra figo il rituale del mettere le fasce, dopotutto. Studi meglio Max e i colpi che gli darai, ti prepari mentalmente. E quindi no, Max non lo stacco. Almeno finché non finisce la causa contro quella cazzo di galleria d’arte newyorchese che ha osato buttare via i miei 4 prototipi di scarpine dopo aver smontato la mostra.



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le bouchon

Ieri sera tornavo a casa con un’amica e per strada abbiamo trovato una gattina che si era persa. Ci seguiva come un cane ed aveva paura delle macchine, allora l’ho presa per la notte e stamani sono andata dal vet per scansionare il chip e trovare i padroni. Detto fatto, si chiamava Bouchon “tappo” e i padroni abitano qui dietro il Loff.
Per un po’ mi son detta ciao, se non ha il chip me la tengo. La Gilda non era convintissima. Poi però dopo 112€ per vaccino e antipulci per la Gilda mi sono ricreduta sull’adozione: una figliola mi basta e avanza.

Oggi ero a una festa da una collega che mi ha presentato ai tre tipi singol della serata. Stile hey, ho l’amica faiga e singol! Sti tipi molto meh. E pure ri-meh per i cazzi miei in corso. Ho parlato con uno di questi tre, che era più che ovvio fosse stato citofonato sul fatto che io sia singol ed era tutto in parata amorosa. Lui parlava e io pensavo ad altro, mi facevo el mie riflessioni. Non sono del genere stronza, ma che vuoi, non ero interessata alla parata. Non era manco bravo insomma, per capirci. Quindi annuivo ogni tanto random, e nel frattempo mi gironzolavano in testa le filosofie sporadiche.

Mi sono detta cazzo, quanta gente ci sarà, nel mondo, che è il bouchon perfetto per me? Quante anime gemelle abbiamo secondo voi? Nella vita ci innamoriamo più volte, ed ogni volta è come la prima volta e ogni volta è pure meglio perché abbiamo più esperienza, siamo più maturi. Quindi anche le anime gemelle o come cazzo vogliate chiamarle, be’, pure loro evolvono e magari uno che a 30 e passa ti sembra troppo love, magari a 15 ti sarebbe sembrato uno sfigato of the madonn. O l’inverso (nel mio caso l’inverso perché ero una sfigata di proporzioni epiche, al liceo).

Eppoi mi è venuto un flash pazzesco! E se incontriamo due o tre anime gemelle allo stesso tempo? Come la mettiamo? Ma che casino non è? Come stracazzo fai?

A casa mia siamo gente open bar.
Nel senso che ricordo benissimo a 20 anni uscivo con un ragazzo che in parallelo ri-frequentava la sua ex e si sbagliava e mi chiamava Chiara ogni due per tre e io mi sentivo morire e non volevo che la amasse. Lui era indeciso, credo. O forse aveva due cose diverse e complementari, non l’ho mai capito. Probabilmente era uno stronzo, perché sbagliare nome non è una bella mossa.
Anyway.
Un giorno ero disperata e parlando con mia zia lei mi fa:
“Ma non potete amarvi tutti e tre senza rompere così tanto i coglioni?”

Ecco.

Be’.

La vita è troppo breve per passarla a cercare di far fare alla gente quello che vogliamo noi.
Gli altri sono come sono e tu sei come sei.
Tutto il resto è un inutile dispendio di energia.



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la nipitella

C’è sta frase, in Toscana, che quando una ragazza s’innamora per la prima volta “gl’incomincia a puzzare il culo di nipitella”. Di menta selvatica insomma.
Succede a primavera.

Ora, io non è che odori proprio di mentina ma insomma tutta sta primavera che vi devo dire, le mutande sono tutto un bollore e non c’ho un cazzo di voglia di scrivere sul blog e me ne vado in giro per  la città a camminare da sola e pensare a percorsi da fare con la Vespa, tipo il persorso perfetto di pomeriggio, quello perfetto di mattino, e quello romanticissimo serale. Ho seriamente pensato di comprare il casco per il/la passeggera. LaDiscepola diceva si si dài prendilo! Il problema del casco passeggero/a è la taglia, però, che mica sai se porti un testone o una testina, eh. Credo che prenderò una M e prendo pure una sorta di cappellino per far volume se mi tocca scarrozzare una mini-testa (Discepola scusa ma ti tocca la cofana interna). Eppoi: lo prendo gemellino al mio o diverso? Hm…

Io potrei anche vivere altrove, ma Paris è la mia città. In Vespa poi è una meraviglia. Soprattutto quando la Vespa non fa nessun capriccio e parte al primo colpo e non ti si ferma in mezzo al traffico. Son cose belle. Cheppoi la mia Vespina Lucilla è una gran figa e la guardano tutti, ai semafori. Tipo che la Lucilla pure ci scodinzola, eh.

Paris ci vivo, per ora, e ci ho comprato il Loff e ci lavoro. Ma tutti i  lavori slash fungono in Italia e forse prima o poi mi toccherà tornare, ma per ora sto benissimo qui, con il burro quello più buono del mondo, i croissants, gli escargots, il foie gras, i bistrots a pranzo, la metro ogni due minuti, le tasse perfette, i contributi anche per il colfo, la quattordicesima, la disoccupazione al 70% dello stipendio, i supermercati interamente di surgelati ma buonissimi, i mercati alimentari lussuosissimi, i super bio con millemila tipologie di pomodori e rape, la maionese vera nei ristoranti, le ostriche fresche, la crème brûlée che fa cric crac, il caffè orrendo ahimé, Mariage Frères, le boutiques bellissime, il Bon Marché, l’abbonamento al cinema, il wifi gratuito nelle piazze, il Centre Pompidou detto Beaubourg detto Pompi, i pique niques nelle passerelle e lungo il canal St. Martin, Paris Plage, la nuit blanche, la fête de la musique, i ponti di maggio, etc etc etc…

Quando atterro mi sento a casa. Quando rivedo il tocco artistico che hanno persino le cacche di quei cazzo di cani enormi sui marciapiedi ed il mio slalom automatico per evitarle, ormai, be’, è sempre la mia Parigi.

Ed è bellissima, Parigi, a primavera. Sa di nipitella.



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le amiche: mai più senza

Ieri sera big convivio con le amiche.
Siamo 4, che domande. Io toscana, una sarda, una  milanese ed una romana. Un mix esplosivo insomma.

La mail di richiamo era: big news, ci vediamo al Pick?
Dovremmo vederci tutte le settimane, questa cosa non è possibile. Fra una che ha figliato, l’altra che è über in love e l’altra che lavora ammanetta e non è facile trovare una serata libera per tutte. Ma ce la si fa, ed è importantissimo.

Non ci vedevamo da un po’ e loro mi hanno fermata subito dicendo, a turno: aspe’ facci raccontare le nostre cose che sennò poi ti parte la bomba ad orologeria e non ti fermiamo più! DUe mesi delle loro vite, anche loro ne avevano da raccontare e ti senti un po’ una merda per non esser stata li perché ci avevi i cazzi tuoi e loro ti dicono si cazzo ma non si capisce nulla di dove sei! Facci un fischio quando sei a Parigi! Eh…
Mi hanno anche fatto notare, per il post prima, che loro me l’avrebbero pure fatto, l’addio al nubilato 6 anni fa, ma che ho fatto tutto da sola che sono una macchina organizzativa e che non lascio spazio perché mentre loro riflettevano al forse cosa, io avevo già buttato giù il programma dettagliato. Ah. Bon. Stica. Son stata zitta.

Le mie amiche hanno una gran pazienza. Le mie amiche mi vogliono bene.

Ho raccontato gli ultimi due mesi della mia vita, e raccontando mi sono resa conto che sono stata in ibernazione, chiusa in casa a lavorare o in trasferte varie. Non che non lo sapessi, ma fa senso uscire dal buco nero. La cosa buffa, nella vita vera, è che tu dici si, ho fatto un evento nuovo che è uscito oggi, poi il libro procede, poi sto per fare un’altra start up fichissima insomma cose überfaighe ma no, son cazzate, perché a un certo punto ti s’illuminano gli occhi e lanci la bomba che stavano aspettando: “Ragazze mi piace uno!”

Le cose serie, insomma. Altro che libri pubblicati.
E loro, conoscendomi, attaccano del tipo: “Ma tipo che anche lui lo sa?” Anzi: “Ma lui te conosce? Aò semo sicure?”  “E te sopporta? Anvedi che eroe!”
LOL. Io le amo fortissimo.

Le mie amiche mi sgamano sempre. Le mie amiche mi vogliono un gran bene.

Insomma ho raccontato, come fanno le tipe fra loro, coi drinks e i bagels e le risatine, ho raccontato tutto quel che avevo dentro e loro si sono emozionate per me, avevano le lacrimucce.
Questo mi fa capire che non dovevo stare molto bene, prima, e che erano preoccupate. E che loro mi vogliono davvero bene e che voglio far parte della loro vita. Più spesso.



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ma non possiamo divorziare: ci siamo sposati in Balenciaga!

Ecco la mia reazione alla separazione, di punto in bianco.
Per farvi capire quanto io creda ciecamente nel sacramento del matrimonio.
Nel matrimonio che più chic muori.

Ma tant’è, la vita è fatta anche di cicli che si chiudono.
Ed io adesso ho un’ottima scusa per risposarmi, magari in Sandra Backlund.

Avevo organizzato un party chicchissimo in giardino a casa, in Toscana. Aperitivo con vista mare. Tavoli sotto le stelle. Ginestre selvatiche. Pochi invitati. Lucine. Pianoforte che suonava piano da dentro il salone.
Ma a parte la festa del mio primo matrimonio che è stata la più chic del 2006 anche perché io non so se vi ricordate la collezione PE 2006 di Nicolas Ghesquière. Ecco, non so se rendo l’idea. Tipo che il mio vestito è stato fatto insieme a quello di Nicole. Solo che, cara Nicole, tu quel cazzo di cantante tossico country non lo potevi far vestire à la Maison pure a lui invece dello schifo d’abito che t’aveva? Diomio. Ti dobbiamo insegnare tutto. Tipo che io ci avevo pure il bouquet, fatto da Balenciaga. In sete varie. Per dire, eh.

Passons.

Insomma io però vi volevo parlare di matrimonio ma anzi no, volevo parlare di quel che c’è prima. Che io ce l’ho legata al dito medio sta cosa: l’addio al nubilato.
Quelle cazzo di amiche mi mi ritrovo qui a Paris, per quanto io gli voglia bene dammorire e siano sempre dispo per me, be’, mica mi hanno organizzato nulla. No no. Siccome ero l’apripista mica gli è venuto in mente, l’addio al nubilato, per me.
Quindi no ma ti pare che non facevo l’addio al nubilato? Ovvio che si. Ho fissato l’Hammam de La Grande Mosquée de Paris, un posto megabellissimo.
No, perché vi prego, non se ne può più di quelle robe con gli spogliarellisti o i giri ridicoli mascherate da trans a dar baci ai passanti VI PREGO NO NO NO NO.

No.

Quindi, riquindi, anche qua, la prossima volta che mi sposo, io voglio una cosa a sorpresa ma überchic che più lusso, minimalismo e class cioè di più ecco muori.

Ma siccome sono un gegno e ho co-fondato la Stiletto Academy, mi son fatta venire l’idea più fica dell’ultimo decennio in materia di addio al nubilato. Perché io può.

Jennifer Lopez fatti da parte. Gwyneth pure tu, che non sai manco camminare bene sugli stiletti 14.

La Stiletto Academy, insieme allo Sheraton Hotel Malpensa è fiera di presentare “Sì, mi voglio!” il weekend di addio al nubilato per la sposina con le amiche, immerse nel lusso e i mini workshops nell’hotel più fico e lungo e meravigliosamente minimal, dio grazie, di Milano. Con sponsors tipo Kéraskin in una cabina della SPA, L’Oréal Professionnel con Isabel Vegas per insegnarvi a farvi tre pettinature da sole così finalmente imparerete a diventare indipendenti con phon e lacca, il Make Up Artist Elizabeth Arden con la collezione PE 2012 e come applicarla in due mosse, ma anche corsi di cupcakes, come imparare a bluffare e fare le fighe insieme a Micia con il poker, di valigia minima, beauty minimo, detox, burlesque, etc etc.

In camera troverete un beauty L’Oréal più gli smaltini Essie più i mini prodottini Elizabeth Arden cioè muoio, più quelli degli sponsor che continueranno ad aderire. Cioè che non li accettiamo se non danno i mini prodottini per la camera, per dire quanto siamo serie ad organizzare eventi, noi. Questa cosa del beauty by sponsor è ideona mia, che tipo sarebbe il mio sogno ogni volta che entro nel bagno di un hotel sono delusa e allora mi sono dettta sai cosa? Lo facciamo.
E ve li beccate voi. Perché io sono buona, oltre che cattiva.

Gli sponsor si propongono ancora ed io continuerò ad aggiornare il sito ed il blog, tipo che abbiamo in lizza delle calze che diomio morirete, e dell’intimo per la serata Burlesque che waaah. Si, perché sabato sera ceniamo col Burlesque e potrete provare anche voi dopo il workshop pomeridiano. Per fare le dive fifties überchic. E anche delle cose interessantissime per i workshop di cucina. E delle scarpine, ovvio. DELLE SCARPINE À GOGÒ.

Quindi da adesso potete cominciare a fare picci pocci fra amiche e fare sta sorpresa all’amica sposina. Le stanze sono doppie, si arriva il sabato alle 14 e si riparte domenica verso le 17. In mezzo: il delirio. Ah, e costa 135€ a testa all included in camera doppia, si prenota QUI. DI più non so davvero cosa potessimo fare, eh. Data: 5 e 6 maggio, allo Sheraton Malpensa vicino Milano.

E non cominciate a piagnuccolare aaaah ma perché sempre a Milano, perché non lo fate a Napoli o a Palermo o a Bari o a Venezia? Lo faremo. Portate pazienza, lo faremo. Ma intanto non so se avete notato che è in un posto STRATEGGGGGICO ossia l’aeroporto di Milano Malpensa. Che esci dal gate, fai cinque passi, più uno a destra ed entri allo Sheraton.
Sveglia, eh ;)

Io non so, mi merito un regalino tipo delle ciglia piumate, ecco, per quanto mi sto sbattendo ad organizzare a forza di meetings dove sono costretta, per zelo professionale, a provare SPA, calze di seta, macarons e completini intimi.

Fossi in voi farei finta di averci una amica che si sposa e mi iscriverei lo stesso. Tanto non è che cambi molto. Ma ovviamente qui lo dico e qui lo nego, eh.

Enjoy ;)



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Leggings: parliamone

Il caso legging merita molta attenzione.

Ormai è un classico del nostro guardaroba. Ma il legging, a meno che tu non abbia un culo da centometrista, non è  un pantalone.
E mi raccomando, non si scrive leggin, legins, leghing, NO, si scrive LEGGING al singoloare e LEGGINGS al plurale. Altrimenti chiamalo pantalone elasticizzato per favore.

I leggings all’inizio erano una roba per fare sport, così ci potevi cambiare i calzini. E si usano molto nella danza o ginnastica artistica, per saltellare e ballare a piedi nudi. Insomma grossomodo è un capo che ci viene offerto, nella sua praticità ed estrema franchezza, dallo sport. Negli anni ottanta è stato trasferito alla moda. Non voglio nemmeno pensarci, brrr. Poi adesso, da qualche anno oramai, è stato adottato da tutte. IL legging può essere sgamo & chic. Ma ci sono delel regole precise.

E, ahimé, ci sono utilizzi che proprio proprio no. Proprio non si può.

Il legging: chi, come, quando, perché (no)

Bisogna dire che se siete bassine il legging non è che vi doni.  A meno che non siate esiline, allora si.
Il taglio alla caviglia non ha alcuna pietà. E se lo mettete sotto una mini a fronzoli vi prego: tornatevene alle scuole medie degli anni ottanta, ok?

Il legging, se siete stanghe, lo potete usare a pantalone, basta che sia completamente opaco e grossino. Con una giacchetta da tailleur stretta in vita ci potete anche andare in ufficio, per dire. Ma bisogna avere un bel culo e restare discrete con le scarpe. Gli stivali neri sono l’asso perché vi allungano la gamba e si fondono col legging. Io li uso, confesso, e faccio 1,63+12=(prendo la calcolatreice, ‘nattimo…) = 1,75. Dignitosissimo. Culo tirato su dal tacco ringrazia. E anche i colleghi maschi ringraziano.

Ma mettiamo che avete un culo non proprio stiloso, allora il legging secondo me ve lo dovete mettere solo per andare sulla cyclette in palestra. Perché se siete cicce e in più ci mettete sopra una gonna, bleah, non sa di nulla, vi innanisce ancora di più con tutte quelle interruzioni orizzontali.

Poi abbiamo i legging non neri, quelli paillettati, fantasia, cazzivari.
Hum. Se non siete fighe lasciate perdere, davvero. E per fighe non intendo la banale definizione “bone perfette col culo divino”. No. Per fighe s’intende una che ha stile e carisma e fa quel ceh cazzo gli pare. Come me. È quello, essere fighe:  nella testa.

Il legging con la maglietta

Il legging con la maglietta sopra SI. YES, OUI, ARIGATO. In pratica l’asso son quelle magliette tutte larghe ma non troppo, nonchalanti ma in realtà super studiate, che coprono il legging ivi la chiappa ma solo un pelo di meno di una mini a pelo, o quanto una mini a pelo, ossia che tutti sperano che si solleverà ma no, non si solleva perché il legging è per definizione di cotone e la maglietta pure quindi fanno attrito e ciccia, il culo te lo immagini. Ed è li tutta la figasexaggine della maglietta. Anche li però, cioè diciamolo: culo dolomitico eh.

Il legging con gli stivali

Il legging con gli stivali ci va a nozze. Anche con gli anfibi e, se siete magre, anche con gli slim infilati dentro i low boots. Una giacca di pelle sopra e roar!

Il legging e il culo

Il legging va portato solo ed esclusivamente con le mutandine invisibili: perizoma, tanga, roba tagliata al laser, quello che vi pare, ma è inutile, ripeto: INUTILE che ci mettiate le culottes o similia perché si alzeranno contro la vostra volontà ed avrete forever and ever la VPL: Visible Panty Line. E la VPL è lammorte di ogni culo. E per giustissima antonomasia, di ogni donna.

Il legging e il tacco

Il legging e il tacco sono una scelta azzardata. Praticamente tutta la combinazione porterà lo sguardo sul collo del piede e la caviglia. Attenzione alla lunghezza del legging: se fa i fru fru tagliatelo, che deve lasciare la caviglia libera, no ma ti pare? Il mio qua sotto per esempio è trpoppo lungo di almeno 1 cm e mezzo.

Una volta sono andata ad una festa conciata così ed ho limonato fortissimo.
Ma io può.

Ciao.



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ti ho fatto un regalo

Fare un regalo.

La gente si è un po’ persa su questa cosa del fare i regali. Ormai si “comprano” degli oggetti e si offrono. Vedo gente disperata alla ricerca di una determinata cosa da offrire e i giri infiniti per trovarla. Sarà che io non mi faccio problemi a fabbricare oggetti o cucendo o incollando o assemblando, ma insomma se vedo che una cosa non la trovo paf, mi ci metto subito a farla. Succede spessissimo coi vestiti. Cheppoi scegliere la stoffa per qualità e nuance è molto più lussuoso che non l’affidarsi ciecamente ad un brand. Senza aprlare del su misura perfetto.

Ma il “fare” dov’è finito? Sono cresciuta con i regali “fatti”. Mi ricordo il regalo più bello evah è stato la culla di legno per la mia orsacchiotta, sagomata con dei ghirigori a forma di cuore e tinta di rosa dal mio papà, più le lenzuola, materassino e cuscino fatti dalla mamma. Ero estasiata! L’orsacchiotta ci entrava perfetta.

La gente non “fa” più i regali. Ed è un peccato. Ultimamente ho ricominciato a “fare” i regali. Ho fabbricato/assemblato/ideato delle cose molto interessanti.
È bello vedere la faccia delle persone quando scartano un oggetto che è stato interamente creato per loro, non “scelto” in un negozio.
È un piacere infinitamente più intimo.

Continuerò a comprare i cannocchiali, le sciarpe di cachemire e le tazzine di porcellana finissima. Ma continuerò sempre di più a preferire il regalo fatto come si deve.
Perché dare è bello.



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il cibo e l’amore

Quando ero piccola vivevo in un paesino stile western, in Argentina. La mia mamma argentina faceva le bistecche e qualche altro piatto, ma non aveva la passione della cucina.
In Argentina non c’è una grande cucina, c’è la carne buona, stop. Potrebbero coltivare l’inferno ma non ne hanno la cultura quindi mangiano bistecche e insalata.
E farmi mangiare era un delirio, ero uno steccolo.

Mia nonna toscana, però, lei si che mi faceva mangiare: tagliatelle, lasagne, minestrina di fagioli, involtini, coniglio, bietole…
Come mai questo miracolo?
Nessun miracolo, mia nonna sapeva cucinare. Ed aveva quella cosa che hanno molte persone che è trasmettere amore anche attraverso il cibo. “Mangia, piccinina!”
Non che la mia mamma non mi amasse, eh. Lei mi amava tantissimo, non si discute. Ma non lo faceva attraverso il cibo.

Dicono che la frase d’amore più vera sia: Hai mangiato? Hai fame?

Io adoro fare le cene per i miei amici con le robine che piacciono a loro, a volte mi ritrovo a fare una cosa per uno a un’altra cosa per un’altra perché è vegana per dire, e poi le cene per i miei amori, o regalare cosine da mangiare, o scegliere specialità locali, riceverle in regalo! E parlarne con le persone. Il cibo è una risorsa infinita di piacere e di interscambi.
Ma non sono sempre stata così.

Quando sono arrivata in Italia ho avuto questa deflagrazione immediata: ho capito che il cibo non era soltanto un dovere, ma era soprattutto un piacere ed un rituale divino.
“Mangia, tesoro, che ti fa bene!” “Tieni amore, assaggia questo” Frasi delle mie zie alle prese con dei ravioli fatti con le biete dei campi vicini e la ricotta del contadino, o una meringa con le uova del giorno.

Mi si è aperto un universo.

Ora non è che io sia diventata una cuoca provetta, ma un’amante del cibo si. Tutta intera.

Il cibo come messaggio d’amore, come condivisione, come rituale, come piacere. Piacere di dare, di emozionare, di nutrire. Nutrire in molti sensi.

A un certo punto nella mia vita ho perso la fede nel cibo. Per varie incompatibilità, anche il cibo che facevo era diventato immangiabile, non avevo l’ispirazione, non avevo lo stimolo né la gratificazione nel dare. Smisi di cucinare. Ogni cosa che facevo era percepita come non buona, senza senso, non abbastanza, e diventava sempre peggio. Ogni volta che provavo a metter qualcosa sul fuoco veniva demolita, e io con lei. Sono stati anni tristi.

Poi, come le stagioni dell’anno, anche le stagioni della vita girano. A volte basta poco. Qualche mese fa ho avuto un conqui americano che da bravo americano mangiava la qualsiasi senza porsi delle domande, e per lui era tutto più che buono: era soooooooo gooooooood! Allora mi son presa coraggio e ho ricominciato a sperimentare in cucina, e siccome a lui piaceva tutto e lo manifestava, cucinavo sempre di più. Quand’è partito avevo ripreso il piacere dei fornelli. Mi regalò un padellino di rame, che trovo molto simbolico oltre che divinamente utile e stiloso.

Quindi si, il cibo e e l’amore sono strettamente legati.

E se ritrovo un altro coglione che mi dice che non gli piace quello che cucino, gli dò un rovescio tennistico col padellino di rame dritto in faccia.



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Status Singol

Questa cosa che dormi fuori senza avvertire nessuno, senza mutandine di ricambio né spazzolino fa strano.

È fica però quest’aria di libertà.

Oggi poi è venerdì, per dire.

Ieri causa mal de panza ho squattato lo studio de #LaDiscepola. E mentre lei andava a un vernissage io mi son guardata FWB sul suo ipad. Rientrando mi ha pure portato il sushi.

Le discepole devote dovrebbero avercele tutte. Ma cheppoi non è la mia discepola, la signorina in questione è una bella amica :)

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ho chiamato l’amore ma mi dà occupato

Non si arriva alla veneranda età della sottoscritta senza un percorso a ostacoli. Oggi mi sento di fare delle confessioni. Roba che mi ci son voluti anni di spreco di fazzolettini, telefonate-debriefing infinite con le amichecche, mutandine bagnate non parliamone, e tanti tanti brufoli da stress. Per non nominare le cerette sprecate. Che fatica.

Cheppoi detto fra noi era talmente una cazzata da capire! Ma noi tipe gnente, eh, maffigurati se capiamo le cose semplici. Pffff!

L’amore, questo fuggitivo.

Fondamentalmente noi tipe cerchiamo l’unicorno. E quello pare volare sulla stratosfera di Marte. Cheppoi ce lo siamo disegnato in testa, sappiamo descriverlo benissimo l’unicorno dei nostri sogni. Cherridere. Come se lo si potesse ordinare sull’internet! Partendo da tali premesse la cosa più plausibile è trovarlo, si, ma senza l’uni.
Intanto ma che ne sai tu di come sarà quello di cui la mattina appena sveglia ti si stamperà il sorriso addosso? No ma davvero, mica lo puoi prevedere.
Né tantomeno cercare. È inutile.
Lo puoi incontrare anche tamponandolo x strada, per dire. Io ho un’amica che ha visto un tipo fantastico al semaforo e l’ha tamponato selvaggissimamente per conoscerlo. La famosa tecnica CID (ci dò dentro).Poi però lui non era minimamente interessato e lei ha pure i malus a manetta adesso. Meh.

Insomma dovete aspettare. Nel frattempo bisogna essere favolose. Perché se non ti vuoi bene tu per prima cioè davvero non so come si possa pretendere che lo faccia qualcun altro.

Noi tipe sotto sotto speriamo sempre di essere salvate dal tipo. Tutta colpa delle favole.
E anche di film come Colazione da Tiffany. Soprattutto.

Se stiamo “non molto bene” un uomo non ci salverà. Ci scoperà fortissimo, magari, ma poi ciao. Che diciamolo, noi siamo state nutrite a favole e film romantici col lieto fine. Barbie c’ha Ken e noi questo lo sappiamo dall’età di tre anni. Barbie sposa etc etc e tutta la baracca.

Ma vi fermo subito: se volete finire davvero così dovrete agire con una premeditazione e un sangue freddo calcolatissimo per mesi o anni al punto che per favorire le sinapsi cerebrali non vi si irrigherà più bene la patata e diventerete frigide. Giuro.
Non ne vale la pena, davvero.

Nella vita bisogna godere e stare bene, prima di tutto. Questa è la mia filosofia.

Io sono Campionessa Olimpionica non solo di eyeliner sulla linea 4 all’ora di punta, ma anche di Edonismo.

L’edonismo è la chiave della mia felicità. Ci vuole anche un sano menefreghismo.Tipo inutile aprire la cassetta delle lettere il venerdì sera: meglio lasciare le eventuali bollette e multe a lunedì.

O per dire l’altro giorno ho perso l’unico bus che mi portava all’aeroporto lontanissimo. Ho fatto un respiro, fermato un tassì e quel che ho pagato me lo son fatto scivolare addosso senza una mini parolaccia né ruga sulla fronte. Non ne valeva la pena, se paghi paghi, e che tu sia serena o incazzata la fattura non cambia e l’ira è una pessima emozione. Già che c’ero mi son fatta una siestina e via.

Tornando all’amore, quindi, secondo me se godiamo per conto nostro della vita in generale, del cibo, del sesso, i viaggi, il lavoro, i progetti, gli amici, le sorprese, la gente con cui parli nella metro, etc, be’, l’amore trova terreno fertile. Sei tu che sei fertile e pronta ad accogliere e coltivare qualcosa di più speciale dentro di te e ritrovarlo dentro qualcun altro.

Vualà.

Per farlo bisogna sentirsi fighe. In ogni senso. Che sia con un vestito nuovo o una cremina o un profumino che ti mette di buon umore o una colazione buonissima e bellissima o la telefonata ad un’amica per tirarla su o che ne so. Cose che ci facciano sentire bene e nel mood di farne altre.

Che la felicità è un circolo virtuoso e siamo noi a dargli il via.

E se poi non conosci nessuno allora be’ magari un po’ t’incazzi, con Richard Gere.



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