Quando l’oncologo ti dice be’ facciamo una TAC per vedere se i tumori si sono sparsi ad altri organi l’orologio ti si ferma. Entri pure in un mood telenovela favoloso eh.
Tic tac, tic tac, tic…TAC
Lo spazio si dilata, la stanza diventa enorme come se avessi due grandangoli negli occhi, la sedia indietreggia velocissima su binari magnetici e diventa tutto bianco e c’è un bzzzz nella testa e respiri forte e ti viene quell’amaro in bocca e guardi il vuoto davanti a te, biascicando quell’amaro sulla lingua.
Il giorno dopo vai in un posto privato da ricchi x far prima. Che tu col cazzo che aspetti l’appuntamento all’ospedale. Ti mettono un corpetto di plastica bianco stile star wars per tenere il tuo corpo fermo. Fa un sacco tecnologico. Ti iniettano della roba ma la vena non si trova. Si nasconde pure lei.
L’infermiera ti dice di collaborare, tu piangi in silenzio e ti sembra che ti scioglierai come acqua, fluendo fino allo scarico in un angolino. L’infermiera non ti guarda negli occhi. Ti buca il dorso della mano per farla finita.
Il tecnico ti spiega che quel sarcofago fa un casino della madonna e che siccome ci devi stare un bel po’ ti chiede che musica vuoi.
Che musica voglio.
Voglio i Metallica, che cazzo di domande mi fai, pure tu. Anzi no, voglio Smoke on the water. Smoke on the water in loop.
Non ce l’ho. C’ho Mozart.
Mozart?
Vai in culo te e Mozart e tutti quei vecchi vostri clienti. Voglio del rock cazzo.
Ok ho qualcosa, dice.
Entri, e come nei film di fantascienza ti mettono nella capsula per i viaggi intergalattici. Ti sistemano le cuffie, stringono il corpetto, e tu, neoastronauta della tua galassia interiore, ti stendi e il lettino scivola dentro.
Sei pronta alla battaglia con gli ultracorpi.
In mano ti mettono un telecomando per fermare tutto e farti uscire in caso di malore. No, ma ti pare che faccio la fighetta? Mah. E infatti no, non è un telecomando per checche isteriche: è il pulsantino di Kim Jong Il nella scena finale di Team America e se lo pigi partono mille missili fotonici, altroché: uno va a desintegrare la fabbrica Desigual, subito e senza appello. Sarete d’accordo sul primo target. Un altro ce lo vedo bene su tutti quegli edifici che rovinano le coste dello Yucatàn. Ridiamo i pantani ai coccodrilli. Poi ovvio uno lo mandi ai carabinieri di Firenze che continuano a mandarti quella multa fatta al Ciao nel 98 per divieto di sosta. Morite.
Una bella botta anche alle agenzie che mettono le ciglia finte alle attrici nelle pubblicità dei mascara. Truffatori dimmerda.
E il Papa: una bella bombetta al LSD per fargli fare coming out e dire a tutti di far l’ammore deppiù e usare i preservativi. Diobono. Amen.
E una bomba atomica alla Monsanto, brutti stronzi che seminate OGM contaminando i campi vicini e poi gli fate pure causa accusandoli di usare i loro semi dimmerda vi venisse il colera a tutti.
Ah be’, e anche alle multinazionali di pigmenti-base che ogni tanto smettono una nuance e io poi piango ma sul serio da Guerlain o YSL perché mi smettono un rossettino. Bruciate vivi, cazzo.
E li vogliamo spaventare, gli stilisti di intimo che fanno i reggiseni taglia seconda imbottiti a pornostar siliconata? Smettetela diocristo, le tettine piccole non sono una vergogna, siete voi gli stronzi di cattivo gusto. Schiattate.
Chiudono il boccaporto. Tu ti dici speriamo ci sia Zissou a manovrare sto cazzo di sottomarino, sarebbe figo. Col berrettino rosso. Poi esco e mi compro un berrettino rosso sticazzi, che le parrucche con la crapa pelata pungono. Si sa mai che mi tocca la chemio eh.
Parte la musica: I loooooove rock ‘n roll! Nananananara!
Volevo morire: la versione di Alvin.
Alvin cazzo.
Alvin, avete presente?
Ridevo e piangevo. Dalla regia mi dicono di non muovere il torace e respirare senza alzare il petto. Decidetevi: respiro o schianto? Le lacrime scendono sorde. Alvin pare tanto contento. Mavaffanculo. Cerco di modulare il respiro dalle risate isteriche.
Io odio Alvin.
Questo succedeva 5 anni fa.
5 fa avevo un marito fresco di 6 mesi che aspettava fuori. Un marito perfetto, di quelli fighi intelligenti divertenti e diomio sexy. Aveva 30 anni come me. Ma trent’anni a volte sono troppo pochi per accompagnare qualcuno a fare la TAC. Tre anni dopo e 6 inseminazioni artificiali andate a puttane ci siamo lasciati. Ecco perché dico sempre che non puoi pretendere di far fare alla gente quello che vuoi tu: non puoi obbligare qualcuno a cambiare il suo modo d’essere. E non ti puoi incazzare o dire anvedi che stronzo. No, non è giusto, le persone sono come sono ed almeno io ho avuto sincerità.
Certe prove, nella vita, ti fanno capire le priorità. Sono come il rank della matrice del carattere, si vede subito se va o meno. E non andava. Almeno lo capisci da subito invece che dopo tre figlioli e 10 anni insieme. Io la prendo così.
5 anni dopo sono una Donna nuova.
La paura della morte ti fa eliminare subito le cazzate e ti concentri sull’essenziale. Ci metti un po’ per avere una visione chiara, ma quando la nebbia si dissipa, paf, vedi tutto con un pragmatismo militare che sticazzi. E diventi una belva zen.
Ma non è che sei una figa, un eroe o che: il cancro è democratico, capita anche al più sfigato degli stronzi. In un certo senso ti fa maturare. Non è che ora io dico hey tumore grazie eh, ma ho avuto culo e cazzo ringrazio la medicina ogni volta che mi succede qualcosa di megabellissimo.
I miei colleghi mi chiedono “Ma non ti stressi mai?” No, non serve a un cazzo, consumi energia ed è solo lavoro. I problemi non esistono, esistono solo le soluzioni, l’ho imparato dagli ingegneri. Gente pragmatica.
L’oroscopo ha tre parti: salute, amore e lavoro. Le cose basiche della vita. Ero allo zero assoluto per tutte e tre. Lo so che bisogna essere fighe per far tombola su tutto, ma io sono figa quindi io può. Eh già: pure mobbing al lavoro con le frecciatine della mia superiore sulla sterilità, per non farmi mancare niente.
Quando tocchi il fondo te ne accorgi. Fa un botto sordo. Una detonazione al rallentatore.
Dopo c’è solo da risalire.
Mi sono sgonfiata. Ho creato un lavoro fichissimo sui tacchi. Ho tagliato via le doppie punte. Vado in giro con gli short a pelo e i tacchi 14 e il rossetto rosso. Sono diventata manager mentre la mia ex capa è stata licenziata. Forse mi sono innamorata.
Ma la cosa più importante evah è che ho sconfitto la cellulite ed i peli superflui. Stigrancazzi.
Riprendo un commento che mi fa rabbrividire e capire che cazzo, ce ne possiamo andare come mosche. Ciao Laura.
Coincidenza vuole che questo post tu lo abbia pubblicato oggi, giorno in cui la mia amica di trentotto anni se n’è andata, dopo aver lottato due anni per la stessa malattia. Voglio ricordarla anche qui, perché lei era una tosta, era la mia insegnante di pilates e gag e non ha mai smesso di dire a gran voce di voler prendere a calci nel sedere i suoi maledetti tumori.
Ciao Laura!