Mi ricordo questa affiche, a casa di una mia amica delle elementari, in Argentina: “Non limitare la sua educazione, è una donna del secolo ventuno”. Io pensavo al secolo ventuno, al duemila, e mi sembrava lontanissimo: avrei avuto 24 anni. ‘Na vecchia bacucca.
Sono cresciuta in un paese pieno di contrasti. L’Argentina non è come la Bolivia ma nemmeno come gli Stati Uniti.
Assomiglia un po’ all’Italia, ma è più scazzona e le tipe sono più indipendenti.
In Argentina vanno tutti dall’analista e le donne, giunoni di un popolo misto e nuovo e per la maggior parte, come in ogni paese “bebé”, frutto dell’immigrazione europea per miseria, sono femmine nate combattenti.
Per me era normale avere accesso, sudato pregato e non sempre ottenuto ma in fin dei conti sempre accesso, ai libri di “Julio” Verne o Conan Doyle. Ma pare che mica tutti leggessero. Io non me lo spiegavo, Julio Verne era una figata, come facevano gli altri bambini senza? E invece, senza. Per ignoranza. Quindi un giorno mia madre mi ha spiegato che già, mica tutti andavano ai corsi di danza e di teatro o a leggere i racconti alla radio come facevamo noi.
Mia madre faceva l’assistente sociale. Negli anni ottanta, nel culo profondo dell’Argentina.
Quell’affiche è stata uno dei capostipiti della mia cultura. A 8 anni a scuola mi è stato spiegato che noi donne avevamo la vita più dura ma che ce la potevamo fare. Io in realtà mi sono sempre detta dài mamma quanto la fai lunga eh. E son sempre andata avanti per la mia strada. La mia strada è sempre consistita nel definire un obiettivo e fare di tutto per raggiungerlo, prendendo tutte le scorciatoie possibili. Quindi all’Erasmus sono rimasta in Francia perché la vedevo molto meglio per finire di studiare e poi per trovare lavoro. Non mi sono sbagliata.
Ma la cosa importante è sta cosa dell’educazione. Io sono stata educata come una persona, non come una “femminuccia”. Se volevo salire su un albero ci salivo. Se cadevo erano cazzi miei. I primi a tagliarci le gambe sono i nostri educatori: donne educate con questa definizione di donna che è inferiore all’uomo, e questa cosa è spesso inconscia in chi ci educa, e si apre un varco inconscio dentro le coscienze delle donne. Chi ci educa può invece darci le ali.
Si parla sempre dei problemi della donna quando è moglie, madre e lavoratrice. Stesso discorso secondo me: la donna per prima che si definisce tale. Poi oggi ho letto Paola Sucato qui, citando Mafe qui. Be’, io come Mafe non sono né sposata né madre. E lavoro. Se perdo il lavoro sono cazzi amari col mutuo, le assicurazioni, le crocchette della gatta. Sono sola. Paura? Non più di un uomo, perché io ho lo Stato. Fossi in Italia mi cagherei sotto, invece. Quindi secondo me per potere andare avanti, noi donne, abbiamo, prima di tutto e come gli uomini, bisogno dello stato sociale. E anche un po’ di cultura alla rivendicazione per ottenerlo.
Non mi ritengo diversa da un uomo nel mio ambiente di lavoro. È il mio approccio, e deriva dall’educazione che ho ricevuto. Perché è innegabile che pure in Francia le donne guadagnano meno e quando passi la trentina si aspettano che tu prenda i permessi di maternità e via dicendo. Sono manager di progetto ma spesso mi si chiede di giustificare le mie azioni davanti ad alcuni miei superiori, non tutti, perché “non mi sentono” nell’affare. Finché non porto a casa il jackpot. Ma io ho come un mantello invisibile e mi scivola tutto via. Perché il problema non è mio: è loro.
Lavoro in un ambiente quasi al 100% maschile. Facciamo cemento armato. Le donne nel mio campo sono recenti. Le poche rappresentanti delle vecchie leve non sono per niente femminili. E non mi sembra una grande evoluzione, quella di rinunciare alla propria femminilità.
Negli ultimi tre anni ho imparato a fare tesoro delle differenze uomo-donna facendo della mia femminilità un punto forte, non un handicap. Non credo nella parità paro paro. L’uomo e la donna sono diversi. Noi continueremo a figliare nei secoli dei secoli, gli uomini continueranno ad avere più testosterone e peli di noi, e ad amare le sfide. Arriveremo all parità al lavoro, ma come per tutta evoluzione ci vorranno decenni o secoli? Non lo so stimare. E io sono una che ama le scorciatoie. Se un giorno avrò figli dovrò rivedere le mie priorità insieme al loro padre. Se avrò figli da sola dovrò rivedere le mie, di priorità. Ma non perché sono donna e devo stare a casa con loro. Ma perché vorrò vederli crescere e partecipare alla loro educazione. Altrimenti non li faccio, no?
Quindi nel frattempo, da vera serpe, mi servo senza pietà delle mie doti femminili per far carriera.
Sì: parlo di multitasking, problem solving, mediazione, acidità, stronzaggine, intuizione femminile e gossip, senza disdegnare un bel culo sui tacchi per far diversione.
Perché à la guerre comme à la guerre.