kiss kiss bang BANG!

Erano più di 10 anni che non andavo in viaggio da sola.
Sarà che quando finisci di studiare non hai più tutto sto tempo, e il fatto di guadagnarti da vivere ti fa girare ancor di più le ovaie, tipo finisce che paghi delle cifre astratte per dei weekend SPA ai quali arrivi di corsa e riparti di corsa. No way.

Poi un giorno ti dici cazzo sono übervecchissima tipo fra 5 anni non potro più permettermi le mini a rasopelo, diomio È LA FINE allora ti dici abbasta, devo fare davvero davvero perdavvero quello che voglio io prima di diventare una cougar no ma ti pare?
Parto, alla cazzissimo. Proprio come quando avevo 23 anni.

Ma con la gold. Figata.

Allora ti dici waah, cos’è cambiato in questi 12 anni? Per i viaggi mi sono evoluta in materia di ottimizzazione di bagaglio. Ne parlerò fra poco perché ho molti barbatrucchi nuovi. Non prendo più il backpack rosso ma un trolley ibrido. Non ho più un walkman con millemila CD dietro e manco un librettino x gli appunti di viaggio. Né le guide pesantissime né i travelers chèques. LOL. Diciamo che quasi tutti i cambiamenti potrebbero ricondursi all’avvento dell’iphone? Yeah.

Anyway.

Per le feste vado 2 settimane da sola in Tailandia e Malesia. Tanga e tongs.
La scusa evah è il festeggiamento in grande pompa dei 5 anni senza recidiva, così, capisci, i miei non mi rompono che sono tre anni che non facciamo le feste insieme. Chi, onestamente, può contraddire una povera ex malata di cancro?  LOL

E siccome sono pure una madre snaturevole, devo ancora trovare un gattositter.
Degli amici vengono dal 27 fino al mio ritorno. Chi vuole il Loff aggratisse dal 20 al 27?
Anyone?


Kafka love

“Allora, lei è qui per una richiesta d’Uomo…ah… bon… AH. Si sieda, prego.
Scusi riprendo il suo formulario, eh, che qua ne passano, di richieste… Vediamo… Età 35-45,  Location indifferente…Cioè le va bene anche all’estero?”

“Be’ si, io viaggio molto… e così conservo la mia autonomia… no? :s Non so, mi sembrava una cosa sensata… “

“Non sono la sua psicanalista, sono solo una funzionaria dell’Ufficio. Come vuole lei, continuiamo… Ah, questa è buona! Lo vuole singol?!?! Ahahahahah! Ué, Martino! senti questa, vuole un quarantenne singol! hahahahaha!!!”

“…”

“No vabbe’ parliamoci chiaro, qua il mercato è più complicato di quel che Lei immagini, eh. I singol quarantenni ce n’è davvero pochi, e poi detto fra noi, il secondo giro non è così scontato perché appena liberi si vogliono divertire, altro che appiopparsi una trentacinquenne che vuole la relazione. Per quanto Lei creda volere una cosa semplice si sbaglia, ma ancora non lo sa. Ma mi dica: Lei ha un gatto, per caso?

“Sì”

Lo sapevo. Be’, senta, se davvero vuole il quarantenne singol per una relazione le consiglio di andare al reparto UNICORNI. C’è una lista d’attesa di circa sette anni. Eppoi il genere “primo giro” non mi sento di proporglielo: se non se l’è preso nessuna un buon motivo ci sarà. Lasci perdere, mi creda.
Aah aspetti aspetti… ma Lei voleva la sua autonomia, no? Bene! Ho la soluzione per lei! il genere “occupato”, lo vede quel mucchio enorme di dossiers dietro il tavolo? Sono le richieste degli accasati. Lei ha fortuna perché non li dimostra, i suoi 35 anni, e potrebbe benissimo passare per ventottenene: paro paro la media ricercata dai quarantenni fedifragi. Allora, bella, la vogliamo dare un’occhiata a quella montagna laggiù? :D”

“SBAM!”


DioDeiSingol vs #DioDeiManager: pochi cazzi

Il Dio dei Singol è un fico.
Cioè, diciamo che quando non ti prende x il culo (da vero singol) può anche farti delle belle sorprese.

Il Dio dei Singol ahimé è uomo.

E ho detto tutto.

Stasera però accenderei un cero per calmare l’ira del DioDeiManager, che ha inculato egregiamente il DioDeiSingol su due fronti.
Avevo in mente una metafora buffissima con la Linea Maginot ma son talmente fusa che mi è volata via.

Sono in un hotel a MPX che cazzio gente via mail, ho un volo x CDG alle 6.30 AM e un mio cliente mi ha piazzato una conf call domani alle 18.00. Una call di quelle lunghe e accese, che per loro è mattina e son belli freschi.

Parola d’ordine: acerola.

Good night. And good luck.

aggiornamento:

Be’, sta cosa di essere una donna a volte mi si ribalta contro. Tipo, e l’avevo detto da poco, a volte uno dei miei capiubergalattici non si fida, non “mi sente”. Eppure stica, stasera, a fine call, avevo ragione. La cosa non è la figata che alla fine hai ragione, non è il win. La cosa è trovare il modo, il canale, la porta poVceva, per far valere le tue ragioni al momento giusto, ossia prima, mentre discuti del progetto. E per il bene del progetto, è essenziale.
Quindi dopo la riunione gli ho detto con calma e sangue feddo che non mi sta bene, che non so come cazzo farmi sentire quando è nei momenti dell’oddio ho una donna manager nel team. Mi ha detto di perseverare.

Perseverare?

La mia strategia, in questo bananaio che è il mondo del cemento armato, è sempre stata quella di essere donna al 100%. Competente, forte, ma donna.
Credo che comincerò ad allenarmi a fare gli urletti isterici, che in fondo le tipe sono brave in queste cose.
Any ideas? Miti indiscussi a parte le sbuffate della Vianello a letto? Datemi il corrispettivo PRO.

PS: eppoi aveva ragione il biscottino della fortuna che ho postato su Instagram. L’ammore invece me l’hanno previsto per dicembre con figaggine estrema tutto l’anno prossimo. Dice. Cheppoi l’anno prossimo non deve finire il mondo? Appunto. Giao.


del difendere la parità continuando a farsi offrire le cene

C’è confusione fra parità dei sessi, lavoro, carriera, pantaloni, gonne, femminilità, galanteria, tette e cazzi.
Le donne, i cavalieri, l’arme, gli amori; per dirla col famoso chiasma.

Onestamente. Riparliamone.

La parità dei sessi non è parità dei sessi bensì di opportunità. La vera parità dei sessi dio ce ne scampi!
Vuoi metterere se diventiamo sessualmente e biologicamente uguali? Ma lo sai che noia?
E non parlatemi di metrosessuali peffavore.

È bello che gli uomini abbiamo più forza fisica.
“È per sollevarti meglio mentre ti trombo, cara”
È bello che abbiano la voce più grave.
“È per pronunciare il tuo nome con più passione, tesoro”
È bello che ci offrano le cene.
“È per dimostrarti la mia devozione e cavalleria, baby”
Eccetera.

E noi, be’, è bellissimo che noi donne abbiamo delle curve.
“È per farmi acchiappare meglio da te, omone mio”
È fantastico avere la voce stridula.
“È per farti sentire quanto mi fai godere, O bestia feroce”
È fico cucinare(-scongelare) per lui.
“È per farti vedere quanto ti coccolo e tenerti stretto per la gola, abbello!”

Le pari opportunità, invece, be’ quelle ci vogliono.

La cosa importante è continuare a sentirci pari al lavoro, e meravigliosamente dispari  in privato per favorire gli incastri fichi.


il culo: parliamone

Ogni volta che smisto le foto degli eventi da mettere sulla pagina facebook della Stiletto Academy mi rendo conto stupitissima che wow, non ho nessun tabù con sto culone che mi ritrovo. Che tipo mi faccio dei look super curvy senza pietà.
E no, infatti non ce l’ho, i tabù. Convivo felicemente con lui e lo alimento anche. Tipo che per l’inverno gli faccio prendere quei 3 kg provvidenziali che riperdo poi a primavera, perché d’estate mi piaccio un po’ più leggera.

La “presa di culo” non va fatta in modo veloce perché sennò  sei fottuta. Se ingrassi di fretta, la ciccia spinge e la pelle non segue il ritmo quindi si apre in smagliature. Roba brutterrima che non puoi più correggere. Questa cosa della prevenzione delle smagliature dovrebbero insegnarla in terza elementare, per dire. Un po’ come il fatto che le cremine per il viso si mettono fino al décolleté.

Ci vogliono due mesi per tirar su tre chili di culo senza arrecare danni per la pelle. E guai se non metti le cremine, soprattutto nei mesi in cui aumenti e diminuisci, che sono cruciali.  La cosa problematica quando prendi quei famosi 3kg però non è il culo. Nah. Il problema davvero bastardo sono le cosce, e un po’ anche le braccia. Per tenere a bada le cosce lo devi muovere, il culo. Quindi quando posso vado a correre o a yoga. Grosso modo, eh, non sono una fanatica dello sport. Quindi le cosce, be’, ogni tanto se ne vanno un po’ a puttane devo dire. Io metto la Prevage Body di Elizabeth Arden su tutto il corpo per tenere la pelle elastica e nutrita, e la Morphology Keraskin (l’anticellulite evah) su quel cazzo di roba moscia ai lati delle cosce. Grossomodo le tengo a bada anche così.

Ma la cosa delle cosce non deve trasformarsi in una tragedia, non è grave: non muori, non smetti di essere attraente, non perderai il lavoro e l’amore e gli amici e il successo come ti fanno credere nelle pubblicità. È un po’ di ciccia, tutto qua. La ciccia e il culo tra l’altro sono bellissimi a letto. Non diciamo stronzate sui muscoli e le smilze che certo, vengono troppo meglio in foto, ma nella vita vera si tromba meglio con un po’ di carne. Poi boh, gusti son gusti. Ed è vero che ci si sente meglio, da “magre” ,come dice Kate Moss: è una sensazione fica pure quella, tipo ti senti una molla e fai un sacco invidia alle altre donne.

E questo è quanto sul culo. Coltivatelo.


No limites su educaciòn: es una mujer del siglo XXI

Mi ricordo questa affiche, a casa di una mia amica delle elementari, in Argentina: “Non limitare la sua educazione, è una donna del secolo ventuno”. Io pensavo al secolo ventuno, al duemila, e mi sembrava lontanissimo: avrei avuto 24 anni. ‘Na vecchia bacucca.

Sono cresciuta in un paese pieno di contrasti. L’Argentina non è come la Bolivia ma nemmeno come gli Stati Uniti.
Assomiglia un po’ all’Italia, ma è più scazzona e le tipe sono più indipendenti.

In Argentina vanno tutti dall’analista e le donne, giunoni di un popolo misto e nuovo e per la maggior parte, come in ogni paese “bebé”, frutto dell’immigrazione europea per miseria, sono femmine nate combattenti.

Per me era normale avere accesso, sudato pregato e non sempre ottenuto ma in fin dei conti sempre accesso, ai libri di “Julio” Verne o Conan Doyle. Ma pare che mica tutti leggessero. Io non me lo spiegavo, Julio Verne era una figata, come facevano gli altri bambini senza? E invece, senza. Per ignoranza. Quindi un giorno mia madre mi ha spiegato che già, mica tutti andavano ai corsi di danza e di teatro o a leggere i racconti alla radio come facevamo noi.
Mia madre faceva l’assistente sociale. Negli anni ottanta, nel culo profondo dell’Argentina.

Quell’affiche  è stata uno dei capostipiti della mia cultura. A 8 anni a scuola mi è stato spiegato che noi donne avevamo la vita più dura ma che ce la potevamo fare. Io in realtà mi sono sempre detta dài mamma quanto la fai lunga eh. E son sempre andata avanti per la mia strada. La mia strada è sempre consistita nel definire un obiettivo e fare di tutto per raggiungerlo, prendendo tutte le scorciatoie possibili. Quindi all’Erasmus sono rimasta in Francia perché la vedevo molto meglio per finire di studiare e poi per trovare lavoro. Non mi sono sbagliata.

Ma la cosa importante è sta cosa dell’educazione. Io sono stata educata come una persona, non come una “femminuccia”. Se volevo salire su un albero ci salivo. Se cadevo erano cazzi miei. I primi a tagliarci le gambe sono i nostri educatori: donne educate con questa definizione di donna che è inferiore all’uomo, e questa cosa è spesso inconscia in chi ci educa, e si apre un varco inconscio dentro le coscienze delle donne. Chi ci educa può invece darci le ali.

Si parla sempre dei problemi della donna quando è moglie, madre e lavoratrice. Stesso discorso secondo me: la donna per prima che si definisce tale. Poi oggi ho letto Paola Sucato qui, citando Mafe qui. Be’, io come Mafe non sono né sposata né madre. E lavoro. Se perdo il lavoro sono cazzi amari col mutuo, le assicurazioni, le crocchette della gatta. Sono sola. Paura? Non più di un uomo, perché io ho lo Stato. Fossi in Italia mi cagherei sotto, invece. Quindi secondo me per potere andare avanti, noi donne, abbiamo, prima di tutto e come gli uomini, bisogno dello stato sociale. E anche un po’ di cultura alla rivendicazione per ottenerlo.

Non mi ritengo diversa da un uomo nel mio ambiente di lavoro. È il mio approccio, e deriva dall’educazione che ho ricevuto. Perché è innegabile che pure in Francia le donne guadagnano meno e quando passi la trentina si aspettano che tu prenda i permessi di maternità e via dicendo. Sono manager di progetto ma spesso mi si chiede di giustificare le mie azioni davanti ad alcuni miei superiori, non tutti, perché “non mi sentono” nell’affare. Finché non porto a casa il jackpot. Ma io ho come un mantello invisibile e mi scivola tutto via. Perché il problema non è mio: è loro.

Lavoro in un ambiente quasi al 100% maschile. Facciamo cemento armato. Le donne nel mio campo sono recenti. Le poche rappresentanti delle vecchie leve non sono per niente femminili. E non mi sembra una grande evoluzione, quella di rinunciare alla propria femminilità.

Negli ultimi tre anni ho imparato a fare tesoro delle differenze uomo-donna facendo della mia femminilità un punto forte, non un handicap. Non credo nella parità paro paro. L’uomo e la donna sono diversi. Noi continueremo a figliare nei secoli dei secoli, gli uomini continueranno ad avere più testosterone e peli di noi, e ad amare le sfide. Arriveremo all parità al lavoro, ma come per tutta evoluzione ci vorranno decenni o secoli? Non lo so stimare. E io sono una che ama le scorciatoie. Se un giorno avrò figli dovrò rivedere le mie priorità insieme al loro padre. Se avrò figli da sola dovrò rivedere le mie, di priorità. Ma non perché sono donna e devo stare a casa con loro. Ma perché vorrò vederli crescere e partecipare alla loro educazione. Altrimenti non li faccio, no?

Quindi nel frattempo, da vera serpe, mi servo senza pietà delle mie doti femminili per far carriera.
Sì: parlo di multitasking, problem solving, mediazione, acidità, stronzaggine, intuizione femminile e gossip, senza disdegnare un bel culo sui tacchi per far diversione.

Perché à la guerre comme à la guerre.


la depressione post-rottura

Ebbene oggi mi va di parlare di cose serie. Ogni tanto mi piglia così.
Che con la depressione post-rottura mica si scherza, è una cosa grave.

Io quando sono depressa tendo a prendermela a ridere, anche più della norma che è già waah.

Venerdì scorso ero a una serata del BFF & friends, che lui cerca sempre di accasarmi ma vabe’ i suoi amici hanno si e no 12 anni e allora io ci vado ma per cortesia. Insomma eravamo li che ballavamo con le parrucche e bevevamo Martini e io tanto la Vespa era rotta  equindi ho bevuto parecchissimo tipo due Martini, e allora non so come è uscito fuori il discorso delle visite dal dottore che a volte ti fanno spogliare senza motivo e io so bene di cosa si tratta perché mi capita tutte le volte, ma non so come ho detto “Seh, ma la peggio è quando vai dal gastroenterologo”. Silenzio.
Allora siccome ero pigliata benissimo col Martini e tutto quanto ho raccontato la mia esperienza. Poi mi stupisco perché non trovo un fidanzato, eh. Voici la preuve.

“Be’, arrivo, mi chiede cosa c’è, gli dico bla bla e mi fa:”
“Si accomodi nuda sul lettino, a quattro zampe”
Devo dire mi ha stupita. Soprattutto da uno che conosci da 5 minuti. Ma tant’è, è un dottore e ti dici OK.
Ivi mi spoglio, salgo e poggio ginocchia e mani sul lettino.
“Poggi piuttosto i gomiti, prego”
Altro che 90°, quelli erano tipo 135!  Tipo che quella posizione li non la sapevo, eh.
Al che, mentre raccontavo, mi metto con ginocchia e gomiti sul divano per far capire l’assurdità della scena. La gente era morta dalle risate. Il BFF oggi mi ha detto che sono fuori di testa, as usual, e che secondo lui devo fare qualcosa, tipo scopare grave. Secondo me no, scopare non è mai la soluzione quando stai male. Anzi.

Insomma tutto ciò ve lo dico perché stommalissimo perché mi s’è rotta un’unghia e mi fa pure male, ecco. E son cose gravissime.


Se sgamo vuoi apparire un po’ devi soffrire: #VespaChronicles

Se vuoi essere davvero sgamata, a Parigi a New York o a Milano, be’, devi averci la Vespa. Ma non quella nuova, no. Dev’essere almeno più vecchia di te di dieci anni.

Io che sono lo sgamo in persona, la preda più ovvia del capitalismo fighetto, la fan accanita di Muji e una bobo de première heure per non parlare delle derive hipster, be’, io la Vespa of course che célo.E se avessi la patente ci avrei pure la vecchia 500 (che ha mia sorella, per dire).

La mia Vespa si chiama Lucilla, color crema RAL originale Piaggio ritrovato e ritinto in forno, classe 1968, 50cc (75 dopo la limatina del pistone).

A pain in the ass. Una vera figa insomma.

Lucilla, quando vuole, la mattina “arranca”.
Lucilla, però, ai semafori scodinzola perché la guardano tutti, talmente è figa e sgamata. Io poi ho un casco figherrimo che non vi dico, con degli occhialini of the madonn. Ce la tiriamo a strappo. E ce la tiriamo pure quando non regge il minimo e ci fermiamo in mezzo alle rotonde. Ho tutto un repertorio di mosse delle braccia per fermare il traffico e potermi avvicinare al marciapiede spingendola con le gambe senza farmi mettere sotto. Mi ispiro dai giocatori di calcio della nazionale, per le coreografie tragiche. Ecco perché ho il casco tricolore: è tutto calcolato. Che sono una che non bara, lo annuncio subito che siamo italiane.
La cosa è che io all’inizio credevo non solo di fare la figa, con Lucilla, ma pure di risparmiare smettendo l’abbonamento del metrò.
Bisogna dire che a Lucilla è come un  neonato, le devo fare la pappa. Che la miscela è da una vita che non la vendono più. Son cose. Io infatti prima giravo con un bauletto  metallico figherrimo con bidone da 5L e boccia dell’olio, e facevo la figa shakerando dal benzinaio con aria da esperta. Finché il meccanico mi ha detto nah, tu vedi quanti litri hai messo e poi aggiungi l’olio, che adesso si mischiano da soli. Bella prova. Quindi ora porto solo due tubini Muji da 50 d’olio e poi li metto directly in da serbatoio. Fa molto piccolo chimico, limite limite che ci metto le droghe dentro.

Certo la benza non costa nulla, ma il meccanico…
Lucilla, molto spesso, bagna la candela perché alla sua veneranda età  ‘ci ha gli acciacchi’.
Sto fatto che bagni la candela mi rende in realtà molto fiera perché in quanto Sua Indiscussa Madre trovo che mi assomigli, nel #ciàfciàf.
Lucilla passa molto tempo sul lettino del dottore. Cheppoi dipende da dove si ferma, e se è lontano ciccia, bisogna chiamare l’ambulanza. L’ambulanza costa un bordello, e 10€ extra per passare a prendere le chiavi della catena dal mio ufficio. Che tipo io ci ho il numero dell’ambulanza registrato sul cellulare ai “numeri importanterrimi”.
Il dottore di Lucilla si chiama Ciro e il mio libretto degli assegni lo conosce molto bene pure lui, a Ciro.

Cheppoi se ci penso le scenette migliori sono quando son ferma. Tu pensi pensi speri che si fermerà un figodellamadonna e ti aiuterà a ripararla e poi ti invita a una birra e alla fine trombate come i ricci meglio di Amaro Montenegro. Ma no. Con lo strabelino che ti succede. Intanto la Lucilla sceglie sempre dei posti fantastici per smettere di camminare, tipo il Bois de Vincennes. Il problema del Bois de Vincennes è che li non ci sono i trans ma le tardone bianche. E quelle non ne sanno un cazzo, di Vespe.
Ogni tanto si ferma la polizia, e puntualmente vogliono sapere di che anno è e già che ci sono mi informano: “è ingolfata”. Grazie eh.

Ogni volta che esce dal dottore, però, parte come una piuma e svolazziamo felici, tipo sugli Champs Elysées o andiamo a salutare la Tour Eiffel, per dire. Son bei momenti di sgamo.

L’altro giorno mi lamentavo con Ciro e lui, che le Vespine le rifà, le ripara e le coccola, mi dice:
“Vabbuo’, ma se non vuoi i probblemi allora accattane un modello bbello nuuovo, ja’”

Volevo morire. “Come osi dirmi una cosa dal genere, davanti a Lucilla poi! Guarda che ci sente!”

Oggi in pausa pranzo vado a recuperarla dove l’ho abbandonata sabato sera, per portarla da Ciro. Spero sia intera.

Stay tuned.


ciao ciao belle tettiiiiiiine! #2

Oggi uscivo da una riunione con dei clienti di un centro commerciale e quindi ovvio, per dovere professionale ci ho fatto un giretto, in sto centro.
Tipo che da brava professionista ci ho pure provato i camerini delle boutiques e ho testato anche le casse, per dire. Che io faccio le cose per bene, eh.

Il problema, nei negozi di intimo, è che la roba è una figata. Adesso poi che vanno di moda tutte ste cose pizzose fifties io mi compro il mondo. NO, cioé, MI COMPREREI il mondo, perché sti stronzi fanno delle coppe dalla B in su, ma roba che solo se ti fai istallare tre lattine di silicone, te le metti.
OK, esistono le tipe con le tettone. È una buona notizia, non le odio, non le invidio, auguro loro soltanto che non le caschino alle ginocchia, per il bene della loro vita sessuale e se magari son di quelle che ogni tanto vanno a correre, per dire, be’, che non diano troppo fastidio. Quindi far loro della lingerie, alla loro taglia, mi sembra doveroso.

Ma noi petites? Cioé, vabbe’ averci le tettine piccoline, ma non abbiamo dodicianni, anche noi siamo adulte ed abbiamo una vita sessuale e ci vogliamo sentire sexy ettùtto, no? E non venite a propinarci quelle schifezze corazzate überimbottite che quando te le levano tuc! per terra e hop! surpràis! sembravi Barbie e invece zibra.
No way.

Io sono per la forma e verità. Quindi fateci dei reggiseni alla nostra taglia, che non mentano e che ci rispettino nella nostra particolarità.

Ma ti pare che ora mi tocca mettermi a disegnare mutandine e reggiseni? #NoMaTiPare?
Guarda che lo faccio eh!
BRUTTI STRONZI.


je t’aime moi non plus: love marketing

la cosa esilarante di noi Singol è che siamo gente super easy.
Grosso modo, quando sei singol, te la tiri ah che figata io esco con chi mi pare, per dire, mi faccio millemila serate e mi diverto di brutto, per dire.
E lo fai. Eccome se lo fai. Tipo che in borsa non solo hai dei preservativi, ma anche il plasil e l’ibuprofene e il copriocchiaie e le mutandine di ricambio.

La differenza fra l’uomo singol e la donna singol però è che l’uomo adora veramente al vita da singol sfarfallante. Mentre noi donne si, per un po’ va bene, ma poi vogliamo almeno uno (due o tre essendo l’ideale)  flirt fisso perché noi, si sa, ci affezioniamo agli uomini (eppoi bisogna ammettere che una volta che ne troviamo uno che ci sa fare è un peccato lasciarlo andare, no? Ecco,; siamo genti pragmatiche noi donne)

Quindi la cosa non torna. Abbiamo un conflitto di interessi, perbacco!
Quindi, ricapitolando, sto eseguendo degli studi sociologici con prove pratiche sul campo per relazionarsi felicemente coi flirts e fidelizzarli. Soprattutto ora che è arrivato l’inverno, bisogna tenerseli buoni.

Io ho la mia strategia personale personalissima di azioni fidelizzanti che non è una strategia bensì la semplice attuazione senza seghe mentali dei miei gusti personali e fare davvero davvero quel che mi piace fare ammé. E siccome sono fuori di testa, piace anche ai flirts. Inutile che io condivida con voi storie di intimo fifties eccetera. Ognuna ha i propri gusti e son privati.

Ma oggi ho delle domandine per voi.

Mettiamo che prendiamo l’amore, i flirts e il sesso (che quando sei singol è tutto nello stesso calderone e non se ne capisce un cazzo e va bene così) insomma dicevo, mettiamo che prendiamo i flirt e li interpretiamo come un progetto marketing. In fin dei conti ci sono la domanda e l’offerta come per qualsiasi prodotto, no? Bene.

Sappiamo che voi bravi in teorie marketing e prodotto e teasing e pubblicità fate sempre l’inverso: ossia usate il sesso e il desiderio per vendere prodotti. È cosa nota. Adesso noi famo alla rovescia: chiudiamo il cerchio, diamo un colpo alla botte, botte piena e flirt ubriaca tric e trac, e riutilizziamo le strategie marketing per avere felicità molteplice e foreva nei flirts singoloidi. Love marketing. Ne facciamo un ebook, ok? Io ogni tanto me ne esco con ste cose e ci credo dibbrutto quindi voi fate si si con la testolina e mi date corda. È un ordine!

Quindi ora da bravi li nei commenti mi mettete delle teorie plausibili e delle azioni strategiche con parole tipo target prodotto etc e tutte quelle cose che voi markettari fate cosi bene per vendere macchine merendine e tampax.

Vi aspetto. Accendo Evernote per prendere appunti eh.