Uno dei miei 5 lavori è fare la prof di geometria descrittiva e fisica applicate. Non immaginatevi chissà cosa. Applicata vuoldire che facciamo prendere conoscenza dei volumi e degli spazi, dei materiale e del comportamento dell’energia. Divertendoci.
Niente a che vedere col Corazzi a Firenze e i ribaltamenti (di piano, che andate a pensare).
Il primo anno è divertente, li vedi sbarcare al primo workshop tutti timidi che ti fanno: “Madame…est-ce que je peux le faire en bleu?”Tu non sai se darli un benevolo calcio nel culo, dirgli che non siamo all’asilo, dir semplicemente di si, o fare lo sguardo assassino. Oppure girarti dall’altra parte. Normalmente rispondo:
“Ma siete fuori? Certo! Siete qui per divertirvi “pour vous éclater. Alors éclatez vous, bordel!”.
Sono una prof fuori dalle righe. Sti regazzini sbarcano dal liceo e voglio dire, il liceo l’abbiamo fatto tutti e siam sbarcati tutti in facoltà ma al giorno d’oggi sono viziatissimi e la scuola francese è troppo inquadrata. Al punto che si domandano se una superficie la possono tingere di blu. O no. Cioè.
La differenza del liceo con le facoltà di architettura, cheppoi facoltà non sono, sono Ècoles, be’, è abissale. Siamo all’anarchia più totale. Se in architettura non ti regoli da solo, rimani schiacciato dalla mandria, sparisci. Qui addirittura la gente viene bocciata. Ripetono l’anno. E non puoi ripetere all’infinito. Se non sei bravo fuori dai coglioni, lascia il posto a chi lo merita.
Oggi, sabato, abbiamo finito un workshop di geometria sulle superfici a doppia curvatura. Dovevano realizzare una superficie unica con dei collants o altre membrane elastiche o meno. C’è chi ha scolpito col DAS, o chi ha fatto bolle di sapone su un telaio in fil di ferro curvo, chi ha fatto girare un arco in fil di ferro con un motorino, e solo acceso descriveva un pallone di rugby allungatissimo (my favorites). Poi dovevano rifare la superficie in scala più grande “discretizzandola” ossia realizzandola con un materiale piano: cartone, carta, etc. Il fatto di dover realizzare la doppia curvatura con un elemento piano, che cioè ammette solo una curvatura semplice, ti porta a ritzgliarlo con delle forme curve precise, per sposare la forma complessa. Ci devi pensare un bel po’ e non è che puoi fare alla cazzo, ci sono delle regole geometriche da rispettare. Come in taglio e cucito. Spesso rimangono bloccati per mille motivi. Ed è li che lavoriamo noi. Bisogna sbloccarli e farli avanzare, ma senza dirgli chi è l’assassino.
Oggi ho detto due cose interessanti, che rispecchiano la mia idea di pedagogia funky. Cheppoi spesso mi tengo i lavori piùffighi, tipo questo qua. Cheppoi mica lo faccio apposta, mi escono così.

Tanto gentile e tanto onesta pare sta prof quand'ella altrui corregge. Einvege.
” Non voglio più sentire il prof A ha detto cip e Lei dice ciop. Siete qui per sbagliare. Se credete nel vostro progetto e i prof vi dicono boh, andate avanti lo stesso e difendetelo. Se alla fine non va bene non importa, siete qui per imparare: imparare sbagliando e difendendo le vostre idee. Credeteci e battetevi, porcaeva.”
“Quindi non avete fatto di meglio perché il cartone non ve lo permetteva? E da quando in qua sono i limiti di un materiale a condizionare l’attuazione delle vostre idee? Siete voi che fate un progetto, non il materiale. Se un materiale non risponde alle vostre attese è colpa vostra, non sua: cambiatelo. Su, muovete il culo e rifatemi sto schifo.”
Li per li ti guardano stupiti, ma poi li vedi che il cervello fa click, ingranano e vanno avanti. Vivono in un mondo troppo ovattato. Ho sentito di studenti non bocciati perché i genitori si erano lamentati degli odii profondi dei prof. Nessuno che abbia preso la mamma da parte e le abbia detto “A Signo’, forse è meglio che vada a zappare l’orto bio di casa, no?”.
Un po’ di scossoni non fanno male. Sono rincoglioniti, non hanno punti di riferimento, hanno solo 17 anni. Se li tratti con dolcezza non fai che perpetrare la loro nebbia interiore, mentre sono a scuola per imparare qualcosa, per tirare fuori il meglio da quel cazzo di cervello che non ha finito di cerscere.
Siamo in Francia. Gli altri prof sono meno sboccati, meno diretti e attaccano i pipponi sulle teorie geometrico-matematiche. Vedo gli sguardi vuoti di questi esseri brufolosi e mi dico che devo continuare a frustargli il cervello, per il loro bene.
Per ora non mi licenziano. Buon segno.