Terzo episodio Thaï. Bangkok, Ladies & Gentlemen!
Musica sigla: superfuffa aka Ema.
Assistenza tecnica indispensabile, cioè se non era per lei il terzo epi lo vedevate annatale: la mitica zia!
Terzo episodio Thaï. Bangkok, Ladies & Gentlemen!
Musica sigla: superfuffa aka Ema.
Assistenza tecnica indispensabile, cioè se non era per lei il terzo epi lo vedevate annatale: la mitica zia!
Cosa?
Trasferta di lavoro
Durata
poche ore (partenza 20.20 ritorno l’indomani alle 13.15, notte in albergo)
Bagaglio
Borsa medio-grande di tutti i giorni, due mini-beauty giusti (trucco e toilette)
Ipad x fare la figa in riunione ma soprattutto x guardare TBBT Sherlock in volo.
Contenuto
quello normale della borsa + un paio di mutandine di ricambio. Stop. Nessun altro vestito, dormo nuda.
Minibeauty: idratante viso, deodorante, spazzolino, struccante e cotone. Minilacca Ellnett. Maschera x dormire, tappi.
Shock? Perché mai? LOL
Inutile portarsi shampi e balsami e millemila creme che non metteremo. Gli alberghi hanno il bagnoschiuma e spesso anche il detergente intimo. Pure lo spazzolino. Ho un beauty con lo stretto necessario, i trucchi e il deo. Non ci laviamo i capelli. ABbiamo un brushing fatto coem si deve e lo rinfrescheremo con la mini lacca l’indomani mattina; Stop.
Furbata da jetsetter veterana: infilarsi 10′ nel duty free e spalmarsi di siero idratante da fronte a collo, anche le mani, e dopo 5 minuti applicare un idratante bello ricco. Il tutto delle marche più lusso e senza pietà di spalmaggio.
Risultato:
A) La mancanza di umidità a bordo (6%!!) non ci disidraterà la pelle ed atterreremo con l’angel face.
B) Testiamo creme figherrime e l’effetto dura a lungo perché spesso i provini sono più potenti del prodotto comprato (barbatrucco scorrettissimo delle marche, approfittiamone)
C) È gratis
Bonus francesata:
Io ne approfitto anche per profumare abbondantemente ed a scrocco sciarpona o foulard, e anche la giacca del tailleur (a livello ascellare, capisc’?)
Segreto alla Mad Men prima di partire dall’ufficio verso l’aeroporto: rinfrescarsi le ascelle con le salviette in bagno e cambiare di blouse per averla fresca l’indomani mattina: doccia velox in albergo, deo, sistemata ai capelli e roar!
Il sacco del PC è troppo OUT.
L’Ipad sta in borsa.
What else?
Secondo episodio del viaggio sporadico in Tailandia. 21/12/2011-05/01/2012
Grandi festeggiamenti per l’anniversario di 5 anni senza recidiva di tumore.
Sulle spiagge tailandesi, una bionda all’avventura: ma col mascara waterproof.
Musica sigla: twitter.com/superfuffa
Si ringrazia sentitamente il videoNerd: twitter.com/ConnessoViaggia
Mayas predicted the world’s end on 2012. Well, if it had to end, better to be in paradise. And, what an irony: on Maya Bay, Thailand.
Life kicks you hardly making you fall, and then you don’t know how, you don’t know when, but every time you raise and stand up again. Stronger. And a bit wake, too.
Last 5 years hit me so badly in many ways that sometimes I just couldn’t understand what was going on. Sometimes I even didn’t notice I was under many storms at the same time.
Take tsunami. In a night it erased everything: lives, houses, trees. Tabula rasa. Five years after here they are: standing up. But aware, too. There are alarm towers everywhere.
Same happened to me. One winter evening my world stopped with cancer.
And I was lucky, I do not complain. I faced the storm, and its consequences, and the unexpected consequences of the consequences because tsunamicancer hits the ones you love, too. Harder than you imagine. And sometimes they do not have the strenght to fight besides you. But you, well, you have it. You ARE it. You can’t quit your body like your partner does. And you don’t even blame him. It’s a matter of resilience. Some people are more used to fight in life, than others are.
Five years after you stand up, proudly. Living with your invisible scars. Many things will never be like before, but you made it, and you will fight again if it hits your body another time. But 5 years passed, and the stone mile means you’re safe.
December 31, Maya Bay: paradise on earth, enjoying a sunset swim with a bunch of people that wanted to be here too on this day, because everyone has a reason. New year’s eve is special, no matter what. It will always be.
You are at the end of the world, with people coming from the world that seems so far away. We all are so different but then you start to look in those eyes, and you recognize some friendly smiles and you feel special because you are in paradise, cast away, and the night comes, and the rhum goes, and you laugh enjoying your ticket to paradise for these few hours you’ve been allowed to steal from eden.
And you all know nobody will miss a drop of it.
So the night comes and the plancton shines in the beach, and it is so magical, so perfect, with the stars all over and you both are perfect too, just for this night, just in this beach, “paradised” away.
And then the sun rises and eden is still there, you stand alone on this beach and everything has a meaning for the new day in this world. You walk down and slowly dive your fighting body in the transparent waters like a blessing, and after a neverending apnea you will emerge, born again, feeling your muscles, a wild horse ready to run.
A walk back to say good morning to your trespassing companion and you both silently pack, silently get back to yourselves and your lonely, different paths.
You made it. You are alive.
Newborn, alive, and badass.
Intanto mi vergogno a dirlo ma tanto vale ammetterlo: sono in un Resort.
Lo so, lo so, non è chic.
Infatti annissimi fa un ex mi aveva portato in vacanza in Messico, in un, hey, Resort all included con animatori ettùtto. A un certo punto eravamo in gita a Tulum e c’erano delle capanne rudimentali sulla spiaggia con delle signore che vendevano birre e tamales sulla bsttigia e io tutta contenta gli avevo detto dài dormiamo qua, figata! E lui: no ma sei matta? Mi rubano la reflex!
L’ho mollato qq mese dopo, eh.
In quel momento mi ero promessa di non tornarci mai più in un Resort.
E invece… Be’, invece è uno dei pochi pisti decenti intorno allo spot di kitesurf. L’altro coso dispo erano delle ville enormi col jacuzzi sul terrazzo. Cioècio da sola nel jacuzzi del villone. Passons.
Quindi panorama tipico: bungalows di cemento on da beach con le stradine lastricate di pietra che fanno i ghirigori intorno alle palme tipo villaggio dei puffi, piscina, pensionati, famiglie, lune di miele. Bambini. Tanti bambini. E me.
LOL?
Meno male starò tutto il giorno sul kitesurf. Per stasera vedo di chiedere al mio coach cosa posso fare, che dice qua c’è gioventù. Dice.
Cheppoi sti tailandesi hanno un tatto che lévati, l’altra sera cenavo sulla spiaggia a Hua Hin e il cameriere mi fa:
-you traveling alone Màdam?
-Yes
-Why? You don’t have a family?
#TATTO
Ieri arrivo al Resort e la tipa all’accettazione mi fa:
-You’re here for a detox?
-Nope, kitesurfing.
-Oh… but you look tired anyway.
#TATTO
Stay tuned ;)
Hua Hin però è piena di vecchi che girano con giovanissime locali, non era un bel vedere.
Ieri sono tornata qui a Bangkok in un hotel mini, esclusivo, antique, sgamo e meraviglioso: The Asadang.

Quindi niente più muta di lycra antimeduse né occhiali da robocop, bensì un look fifties perché il piano prevede posti meravigliosi tipo la casa di Jim Thompson, dove sto prendendo un lemongrass juice davanti al bacino delle carpe, e domani il mercato delle orchidee. Più chic muori.
Il look è la mitica gonna fifties che avevo preparato e che sabato riciclai, in anticipo, per la festa in maschera. Ho portato due camicette di cotone egiziano. La granny purse è vintage, presa a Bruxelles.
Ai piedi delle zeppe seventies: A) perché Bangkok è accidentata e ti tengono su i piedi dagli schifi e B) perché ci posso fare i chilometri.
Sono particolarmente fiera di questo… posso dirlo? Lo dico? Vabbe’ dài per una volta che gioco a descrivere i look lo dico: outfit. (uff!)
No ma vi pare che andrei in giro come una banale turista occidentale in shorts, birkenstocks, cappellino e marsupio? Ma siamo matti?
Prima tappa del viaggio, tre giorni di kitesurfing.
Atterrata a Bangkok alle 10.15 c’era un autista ad aspettarmi col cartellino “Spora”. Pochi cazzi, mi pareva piùffigo quello che Miss Benini. Honestly.
Avevo prenotato una guesthouse che pareva un amore. Il fuori lo era, la stanza bof. Ma chissene, tanto sto sempre in acqua!
Tre ore di macchina dopo (dove ho continuato a ronfare) ero operativa sulla spiaggia di Hua Hin con la mia coach che si chiama Fon. Fon come l’asciugacapelli. Lei ha detto Phone come il telefono, in inglese.
Ho fatto qualche volo notevole, ma a fine giornata la voce stridula di Fon mi scassava i timpani. Ste thaï hanno la voce a piffero più di me, il che è tutto un programma.
Me la sono tirata ammorte sulla spiaggia perché ci sono zero tipe sui kite. Ma i tipi pare fossero tutti occupati quindi big fail. Anyway.
A Hua Hin c’è il palazzo estivo del Re, quindi è THE Riviera Sgamo. A parte la zona dei pontili coperti coi ristoranti, be’, il mare è verde. Ma verde brutto schifoso, eh. Io l’ho scelto perché era lo spot più vicino a Bangkok, che ci torno sto WE x vedere i mercati domenica. Ma a parte sguazzare col kite, col cazzo che ci farei una nuotata, per dire.
Ma per il kite è royal. Marea tranqui, vento costante, spiaggione infinito, nessun ostacolo per decollare. Consigliatissimo.
Il primo giorno sono stata una mina e la sera son pure andata a vedere la Mouay Thaï, la bixe tailandese. Se le danno bene, soprattutto coi calci. Io non è che ami la boxe, anzi la odio. Trovo che non sia uno sport ma una barbarie. Ma la thaï va bene. È stato fico dopotutto. Eppoi Huai Hin era deserta, non avevo nient’altro da fare, ammettiamolo.
Che qua non si tromba, ve lo dico, e vedere sti qua tutti imbalsamati di tigre coi muscoli scintillosi a fare a pugni come se non ci fosse un domani, be’, era un bel vedere.
Eppoi ci sono i massaggi. Ora non è che io ne abbia fatto uno al giorno, eh. No. Certi giorni ne ho fatti pure due, e pure il gommage, o pedicure. Egerto.
Ho provato sia le piccole SPA che i massaggi dei bagni coi lettini sulla battigia. Nelle SPA sono più brave, sulla spiaggia va benone eppoi oh, c’è il mare e stica.
Lo so, fa schifo vero? Haha.