Spo’, mi consiglieresti la vela? “No”

Oggi mi hanno chiesto che ne penso della vela per i ragazzini. Me l’hanno chiesto in termini economici. Se c’è una cosa della quale devi tenere conto, se pensi ad uno sport per un figliolo e quello sport è la vela, non sono i soldi. I soldi sono un corollario. La vela non è uno sport, la vela è una lotta. È peggio della boxe.

Ho un’idea molto precisa sulla vela, avendola fatta dai 14 ai 18. Sono stata col culo in barca per tre stagioni di fila, l’unica femmina selezionata per gli Europei ed i mondiali nella squadra maschile, ci siamo classificati 6° ai campionati italiani e due anni fa sono diventata campionessa francese. Mi sono fatta buttare fuori dai mondiali per problemi di disciplina (ho limonato duro con un compagno di squadra invece di andare a stancare gli avversari, imperdonabile). Direi che non mi lamento in quanto a caratterino e tempra.

La vela non è una passeggiata, non è uno sport per figli di papà mosci. È vero che essendo uno sport costosissimo in tutto e per tutto, ci trovi della gente che ha delle grandi disponibilità economiche, ma non basta. Mi ricordo quelli che avevano le vele nuove tutte le stagioni ed erano comunque delle pippe che non ce la facevano a stare alle cinghie per tutta la bolina. Ascanio, il mio timoniere, aveva la barca vecchia e ci siamo selezionati per i mondiali lo stesso. Lui aveva messo un paranco per regolare la ghinda quando ancora non era regolamentare e lo nascondevamo durante la fase di rientro in porto per non farci beccare dal gommone dei controlli, ma siccome la barca era parecchio sfibrata andava ghindata abbestia e quindi ci voleva.

Pesavo 48 chili. Ora voi immaginate 48 kg di prodiere per 1,60 m al trapezio al lasco stretto con 12 m/s di vento. Una piumetta, una mezza seghina. Infatti non potevamo stringere al 100% i bordi, e andavamo parecchio sbandati con molto gioco di randa sulle onde. Ma io lo tiravo su, lo spi. E ci pompavo pure, stando su una gamba sola per avere più peso fuori, il ginocchio al petto. Come una gru.

C’è da divertirsi, a pompare con lo spi. C’è da urlare come delle bestie in cresta all’onda. Sono emozioni fortissime, e non avete idea di cosa voglia dire essere primi all’ultima poppa, girarsi per due secondi e vedersi 130 spi incazzati che pompano perché il vento te lo stanno portando loro da dietro.

Per capire veramente quello sport, quella lotta, quella filosofia, perché la passione nasca veramente, ci vogliono uscite tutti i giorni, tutto l’anno. È un impegno costante, io non facevo altro: tutti i santi pomeriggi in barca dopo scuola con un panino nella pancia che mentre uscivo al trapezio per il primo bordo al lasco tornava su fino alla gola, stavo ferma e poi tornava giù. Stavamo in mare, io e il mio timoniere, dalle 14 alle 17, estate e inverno. Si, anche l’inverno con 4 gradi e la muta da 4. La cosa figa della vela è che non è solo uno sport fisico (e fisico lo è, moltissimo e durissimo e ce la fanno in pochi) ma anche strategico: devi fare la tattica e prevedere come gira il vento, devi valutare la corrente, gli avversari, studiare il percorso. Io non facevo la tattica, ho imparato dopo. Adesso sono una iena delle partenze, per esempio, adoro quell’adrenalina. In regata c’è anche la componente legale con le proteste, che sono come processi dove ti difendi o attacchi gli altri col regolamento per buttarli fuori dalla classifica, e le proteste le fai a regata finita, quando gli altri lavano la barca e vanno in albergo a farsi una doccia calda e mangiare la pasta mentre tu…ehehe, tu no, tu sei ancora li con la muta che ti si asciuga addosso puzzolente fino a notte fonda aspettando il tuo turno davanti al Giudice per discutere la tua protesta, con la partenza per le prossime prove l’indomani mattina alle otto, magari, perché sei su un lago e c’è l’ora. L’ora e company è il vento sul lago d’Iseo che esce la mattina alle otto e il pomeriggio alle due. Quindi ti alzi alle sei, armi, esci, fai due prove se ti va bene, poi rientri, ti rompi i coglioni, poi riesci alle due e rifai altre due o tre prove.
La componente del mare, poi, non è banale, il mare è pericoloso e insegna molta umiltà, io mi sono rotta naso e costole senza ritirarmi dalla regata. Diciamo che il mare ti insegna a non lamentarti e a pensare al risultato finale, non ai drammi del momento.


Questa sono io l’anno scorso in Bretagna.

La vela ha il grandissimo problema di essere uno sport solitario o quasi, al massimo sei in duo. La vela d’altura arriva da grandi, quando sei già passato dall’Optimist al 4,20, etc. E non tutti finiscono sui barconi, spesso si smette con la vela quando finisce il liceo, per mancanza di tempo.
Questo fatto non sviluppa il cameratismo e lo spirito di squadra ed è molto difficile insegnare quelle cose ad un ragazzino se fa uno sport dal genere. I velisti sono stronzi e individualisti, non c’è niente da fare. Diventano leader. Dei leader che ragionano in tre nanosecondi anche (e soprattutto) in stato di crisi. Il mare, almeno in quello, ti forgia bene. Quindi non lo consiglio per bambini che non si vede chiaramente che abbiano già le palle, per dire. Quelli mosci mi ricordo soffrivano moltissimo poveretti, batoste psicologiche e fisiche, brrr. La vela, come il mare, non ha pietà.
A ripensarci sono state le regate a temprarmi per il lavoro nel mondo dell’ingegneria,  a rendermi una macchina efficace in stato d’allerta.

ConAscanio420
Feb 1994, Punta Ala. Allenamento Squadra Nazionale.

Prima Ascanio mi ha spedito questa foto di Punta Ala su facebook. Lui adesso abita nei Caraibi e fa l’IronMan tutto l’anno. Mi è venuta una nostalgia canaglia a vederla, e sono certa che anche a 80 anni, se mettiamo il culo su un 4,20, ritroveremmo l’affiatamento della nostra adolescenza, le virate al volo senza parlare perché dall’onda e dal tremolio del timone lo so che sta per virare, e lui lo sa che io scatto senza che mi debba avvertire. La vela è anche un gemellaggio fisico e mentale affinato nei minimi movimenti, sviluppato in condizioni estreme e coronato da una virata che diresti che la barca fa una piroetta fluidissima, un saltino elegante e compiuto. Ci odiavamo. Eravamo perfetti.

La vela non è la giratina in mare al sole. Quelle sono le gite col gommone, quelle col frighetto coi panini e le birrette e l’ombrellone e le sedie pieghevoli. La vela sono le mani sfatte coi pezzi di polpastrelli che vengono via perché se metti i guanti non senti lo spi. Poi sotto la doccia non sei capace di lavarti i capelli e allora ti fai scivolare addosso l’acqua calda, con le mani fuori dal getto. La vela è cervello, muscoli, forza di volontà e premeditazione. E anche cattiveria. Molta cattiveria. E fame. Una fame rabbiosa.

Ci sono molti altri sport, però, che fanno muovere bene il culo nella natura e sviluppano lo spirito di squadra :)
Vi consiglio piuttosto quelli, se non siete delle iene.

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prodotti di ex-sponsor che continuo a comprare perchè sono fighi

La mia foga primaverile non è finita con il pilloliere detox. Naaah. Sono motivatissima che di più muori. Ho ricominciato a correre, sono al 8° giorno. Corro a mezzapippa tipo 30′ con l’App della Nike che mi dice che faccio 8,47 km/h e mi sa che fa ridere ma vabbe’, il fiato me lo alleno lo stesso. Ero messa talmente male che mi veniva il fiatone anche stando soltanto al telefono. Non è possibile, mi sono detta. Ho parametrato una playlist super garosa e vado a correre sul lungomare così mi sento che tipo non so, il salmastro mi dà lo iodio e tutte quelle cagate che ti fanno sentire che ti stai prendendo cura di te, ma l’importante è crederci tantissimo. All’inizio pensavo che avrei incrociato dei fighidellamadonna in stile pubblicità degli assorbenti sai no? Ebbene no, alle 4 del pomeriggio ci sono solo i pensionati che camminano. O i pensionati super-garosi che corrono più veloci di me.

Si ovvio mi faccio sorpassare dai vecchi. Sono figa, che volete.

E non è finita manco qui. Sempre negli scatoloni del furgone ho ritrovato dei prodotti che mi avevano regalato in Kéraskin che era partner della Stiletto Academy l’anno scorso per l’evento Si, mi voglio! Mi ero dimenticata della crema gel anticellulite piùffiga del mondo dopo quella della Roc: Morphologiste Caffeina + Remoduline, solo nei centri estetici. No, non te la puoi comprare da sola ma io sono figa e célo, e allora lo uso.

keraskin

Prima di metterla però faccio la doccia con gommage di solito dopo la corsa (ho pure il gommage della Kéraskin ma vanno bene anche degli intrugli con olio e sale, basta che grattino), poi mi asciugo bene i cosciotti, ci passo una fonatina per asciugare bene bene, ci spalmo il gel, massggio un po’ per farlo assorbire e far finta che sono brava a fare i massaggi drenanti, e poi avvolgo il tutto con della pellicola trasparente stile Cathy Bates in pomodori verdi fritti che se non spalanchi bene le gambe mentre cammini ti si incollano e cadi proprio come un salame nel corridoio. So che che state ridendo in tante perché CE LO SAPETE BENE il fastidio. Ma poi sopra ci metto pure i pantaloni della SPA quelli orridi fatti per sudare e mi guardo RealTime sul divano. Una roba catastrofica (parlo del guardare la TV ovviamente), e il tutto per un mandarino di cellulite piazzato sulle cosce. Ma che volete, non mi piace. Deve sloggiare lui e devo vincere io.

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Credevate fosse finita? No. Mi faccio pure i pediluvi con un aggeggio dei miei che hanno avuto per Natale e devo dire figata, con tanto di grattage ai piedi, e calzino con cremina alla lavanda che mi sta finendo quella regalatami dalla Farmacia delle Terme, che carini, comprategliela e fate pure una buona azione per i prodotti fatti dai farmacisti bravi. Il barbatrucco del calzino è per far penetrare bene la crema. Se non lo faccio da molto vado diretta di unguento 8hour cream sulle parti più dure, ma siccome non siamo più partner con Elizabeth Arden e costa un po’, allora la uso solo in casi eccezionali.

Insomma, con tutti gli sponsor della Stiletto Academy ho provato un sacco di prodotti fighi. Alcuni continuo a comprarli. Gli sponsor più generosi in prodotti sono stati i brand capelli e creme di L’Oréal (Essie, Kéraskin, Shu Uemura, L’Oréal Professionnel, Kérastase, Redken, etc) ed Elizabeth Arden con trucchi e cremine.

Continuo a comprare alcuni prodotti perché non posso più vivere senza:

Elizabeth Arden
8hour cream classica (la nuova alla vaniglia non mi piace, sono legata ai profumi vintage)
Sapone viso 3 in 1 che tengo nella doccia
Maschera peeling al cabernet
Copriocchiaie concealer n3 perché è il colore perfetto per me anche se puzza un po’
Tonico viso che metto nello spruzzino di Muji e dura una vita
Crema viso notte Intervene
Contorno occhi Prevage (attenzione brucia ma è magico)
Crema mani al rosmarino

Shu Uemura (capelli)
Shampoo basico
Olio Essence Absolue capelli
Maschera e balsamo verdi

L’Oréal Professionnel
Beach Fizz (spray effetto acqua salata)
Lacca Ellnett

Kéraskin
siero bicomponente alla vitamina C da tenere in frigo
Crema viso giorno Aqua Lipidum

Essie (ancora sponsor quest’anno ma con la linea PRO che me ne hanno regalati una trentina INVIDIATEMI mentre io mi sono comprata una decina di quelli da profumeria col pennello più grosso che faccio prima in giro).

Clambake, Fifth Avenue, Carousel Coral, E-nuff is E-nuff, We’re in it together, Guchi Muchi Puchi, Mint Candy Apple, Where is My Chauffeur? Turquoise & Caicos e Lilacity. Ho anche i doppioni dei dieci miei.
Sto usando soprattutto Lilacity e Mint Candy Apple, divini pastelli con questo clima dimmm*** li adoro.

essie

Trovate l’intruso.



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primavera detox

L’altro giorno ho postato il mio pilloliere su Instagram. Ci sono state delle domande: “Cosa prendi?” “Perché?” Etc.

L’anno scorso la UnaSnob, lasciando Parigi, non aveva posto per tutti i barattoli di integratori e detox vari e me li ha lasciati a casa. Io avevo notato un netto miglioramento della sua pelle da quando li prendeva, quindi mi sono detta ah figata, ora li prendo anch’io. Mi sono motivata tantissimo per una settimana facendomi addirittura un pilloliere con le dosi giornaliere per averle sempre in borsa, ma poi ho smesso. Gli integratori vanno presi per mesi se vuoi dei risultati fighi, dopotutto era tutta roba naturale tipo lievito, té verde, etc.

Alla fine non l’ho fatto ma quest’anno, quando, svuotando le scatole del furgone, ho ritrovato il pilloliere (di Muji, as usual).
Adesso ho ricominciato prendendo un po’ di robine per le unghie che mi si sfaldano, dei drenanti al té verde e altra roba perché ho la ritenzione idrica e annessa cellulite, più del lievito di birra per la pelle. Non ho preso niente del tipo carotene o cose per preparare la pelle all’abbronzatura perché io, si sa, non mi abbronzo. Voi prendeteveli pure ma sappiate che il sole vi fa male e se non mettete la protezione SPF30 tutto l’anno sarete delle vecchiette meno allegre e idratate e luminose.

L’idea del pilloliere è semplice: vai in erboristeria e fai la spesa di cosine varie per i problemetti che vuoi risolvere, ti fai consigliare dalla tipa o no. In Francia la Snob aveva preso i barattoloni con le pillole sfuse all’americana, mentre in Italia non si può, è tutto in blister. Io gran parte li ho presi alla Coop, ora non ditemi che non vanno bene sennò m’incazzo e mi demoralizzo. Se siete esperte state zitte OK?
Oppure siate costruttive. Thx. Anzi, se mi dite voi delle cose fighe apprezzerei tantissimo tipo non so, un integratore che ti fa le tette gonfie fighissime come in SPM per dire.

Arrivata a casa ho riesumato il pilloliere e ci ho messo dentro le dosi giornaliere, che prendono 4 spazietti al di’. Si, ho un sacco di roba e prendo quasi tutto la mattina con un megabicchierone d’acqua. Mi sento tanto brava e compiuta quando lo faccio. Un solo quadratino invece resta per il prima di cena e devo dire me lo scordo due volte su tre :(
La cosa figa del pilloliere è che me lo posso portare tranquilla in trasferta. Per le trasferte lunghe mi sa che ne comprerò un altro paio.
Poi vi dico come va.



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Eppur si muove

Sono felice, ormai è una certezza.
Ci ho messo due anni e undici mesi.

La moglie di #Padreee me l’aveva detto, saggia donna: “Ti ci vorranno tre anni per riprenderti”
Io ricordo di aver chiesto, molto naïve: “Ma nel frattempo posso trombare?”

Come se il sesso e l’amore fossero al centro della felicità.

Non sono al centro.

Ho 36 anni e ce ne ho messi altrettanti per capire che la felicità non te la da chi ti sta accanto. Bella prova, direte voi, lo sanno tutti che bisogna essere autoportanti.
Si, teoricamente lo sapevo anch’io, ma nella pratica, credetemi, è più facile affidarsi agli ormoni.

Perchè non ero felice?
Perchè mio marito mi ha lasciata dalla sera alla mattina, perchè ero imbottita di progesterone e non riuscivo a rimanere incinta, perchè avevo un lavoro molto figo che a me non piaceva per niente per cui mi sentivo in colpa e me lo tenevo per pagare il mutuo; perchè al lavoro la mia boss mi faceva mobbing pesante infilando quel ditino scarnito proprio dove mi faceva più male: decantando le gioie dell’essere incinta e della maternità indecisa se fare un terzo figlio o meno.
Avevo impulsi omicidi.

Sai l’oroscopo che ti dice come va a salute ammore e lavoro, no? Tutti e tre sotto zero, ti c’avevo.
Ero ciccia, depressa, malata, mollata e con una nuance di biondo a dir poco spaventevole. Quel biondo, diomio, devo trovare una foto.
Ero un cesso dentro e fuori, diciamolo.

Sono passati tre anni e io non so come ho fatto ma in realtà lo so: ho avuto vicino tanti amici stupendi che mi hanno tirata su letteralmente col cucchiaino (Marco dico atté <3). Un BFF sempre presente al lavoro (Jules t’es le meilleur). Le amiche premurose che mi portavano fuori chiedendo con due occhi così come fosse essere di nuovo singol cioè essere potenzialmente circondata di toyboy, per farmi vedere il lato bello della situa.

La mia famiglia mi ha osservata senza rompere i coglioni, grandissima cosa, e mi hanno accolto quando ho mollato il lavoro e la Francia con un furgone del ’87. Immaginate un padre che fatica tantissimo ogni giorno per arrivare a fine mese e sa che molli un posto fisso e prestigioso da 36k€ netti l’anno per andare ad insegnare a camminare sui tacchi in un furgone dell’ottantasette. Senza servosterzo. Senza patente.
La presa per il culo più totale: una laurea costata una fatica boia a lavorare studiando buttata nel cesso.
Pluf!
Diciamo che ti guarda un po’ così, aspettando che ti passi il periodo dei vaffanculi.

E invece nei vaffanculi ci sto benissimo. Sono felice.

Non avrei mai detto che mollando le mie certezze avrei trovato me stessa.

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Spora, ma perché sei singol?

Già chi vi fa una domanda così, voglio dire, si merita tutti i golfini di cachemire in un ciclo a 90° con centrifuga.

Passons.

Ma ammé me lo chiedono con stupore, tipo con gli occhi così, la faccia dello sconforto e l’espressione “non ci sono più le mezze stagioni”:
“Spo’, ma perché non cellài, il ragazzo?”

Non cellò.

E che vi devo dire, ogni tanto ci ho provato ma si vede che non sono ancora inciampata in quello giusto per me. E io per lui. Son cose mica semplici. Ho capito che se lo cerco #CIAONE non funziona. Se aspetto alle serate tutta speranzosa di farmi notare da uno che venga a parlarmi, idem. Eppure è la cosa più bella, da film, non succede mai smettetela.

Ogni tanto incrocio delle persone che mi dico aspetta un attimino… tu sei interessasnte, tu. Si, tu.
Poi le cose diventano interessantissime anche su whatsapp, tipo.
Ma io odio whatsapp perché ti fa perdere il contatto con la realtà. Eppure célo, eccome se célo.

Whatsapp lo uso anche per altre cose, però. Ho la Emily su Whatsapp, ho gli amici, le amiche, i twitteri che mi stanno simpatici, e a volte anche i giornalisti e i contatti di lavoro. Whatsapp è gratis e ce l’hanno tutti. Epperò ammé whatsapp mi piace perché è una linea diretta con le persone speciali. LA persona speciale.

whatsapp

Schermata proveniente dal profilo @WhatsAppami su Twitter.

LA persona speciale, però, è cambiata tre volte in un anno e mezzo senza diventare davvero speciale. Niente di eclatante. Fuochi di paglia. Paglietta e vaffanculi. Roba breve, poi.
Durata media della relazione whatsappiana: DUE MESI. Che in tempi whatsappiani due mesi sono un botto. Sai, no? Buongiorno buonanotte che fai cosa mangi ma sei ancora online mi mandi una foto? Due mesi così. Due coglioni, più che altro.

E no, non ti vedi mai perché la caratteristica delle relazioni whatsappiane è la distanza valutata in frecce.
Mi chiedo quanto speciali siano ste persone speciali, allora. Mi chiedo quanto veloce andiamo con gli affetti, allora. Mi faccio un sacco di pippe mentali, più che altro. E penso che se il tutto andasse meno veloce, se ci fosse più reale che virtuale, se avessimo veramente coscienza oltre l’ormone forse ce la faremmo ad avere una visione più chiara, ce la faremmo a sedimentare le emozioni e a coltivarle, ce la faremmo a stare alla larga da chi in realtà non ci interessava veramente.

Io credo che non ho il ragazzo per colpa di WhatsApp.

Il prossimo gatto lo chiamo “digitazione…



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quando meno te l’aspetti

Poco fa rispondevo a un’intervista molto carina su DDMAG. Mi piace rispondere alle interviste dei blog e siti perché fanno domande meno precisine di quelle dei cartacei, e posso rispondere come mi pare. Arrivata all’ultima domanda trovo questo:

  1. Quale qualità femminile dovrebbe sempre coltivare una donna?

Qualità femminile? Qualità, non accessorio. Iddio sia lodato!
Prima di rispondere ci penso. La domanda mi ricorda un rotocalco fifties, sarà che prima ho dato un’occhiatina al MAG e ho letto l’intervista all’Armadio del Delitto e mi ero immersa in quell’atmosfera vintage, fatto sta che ultimamente mi sento molto bene e molto femmina e molto frou frou, insomma mi esce così:

“La dolcezza e la fragilità. Puoi anche essere una iena al lavoro e fare la leonessa durante tutta la giornata, ma non c’è niente di più romantico e liberatorio che arrivare a casa la sera e abbandonarsi nell’abbraccio di un uomo che ti faccia sentire fragile. Adoro la fragilità, tendiamo a considerarla una debolezza mentre invece è una parte molto importante di ogni donna, e nasconderla o cercare di domarla crea insoddifazione e frustrazione. Credo profondamente nelle differenze non solo fra Uomo e Donna, ma in generale fra i due componenti di una coppia: le differenze caratteriali si colmano in un equilibrio bellissimo, ed è la cosa che mi manca di più da quando sono single. Ma appunto per quello ho cominciato a mostrare la mia fragilità a chi mi sta vicino, e mi sento molto più umana, compresa e completa.”

Che ci crediate o meno, sto diventando un signorinella fifties. E adoooooro questa cosa.

ParkersTutu596

PS: e ricordate che vabbène fragili, ma questo non ci impedisce di mandare affanculo uno stronzo, se fa il gallo. Oh.

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frou frou moi non plus

Ci sono giornate che vanno così, leggere e rosa e pastello e tulle.

Silk blouse and tulle skirt, 100% silk blouse, silk top, tutu skirt, tulle skirt

pinkflower.jpg

pinkleaf.jpg

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Silk blouse and tulle skirt, 100% silk blouse, silk top, tutu skirt, tulle skirt

pastel13-2.jpg

femmecherie: floralandlace: if i were there, i’d jump too.

cu3421: (via fadedphotograph)

yourinnocenceismine: blacksexjack: (via loveisjustagame) what show is this? adorable Sonia Rykiel!

Immagini via The Style Files e la boutique di tutù Fanfaronada <3



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una vita a pile

Ultimamente sono fissata con qualsiasi cosa funzioni a pile, per via di Lucio.

Devo usare la batteria in più solo per caricare telefono e computer e alimentare la luce sul soffitto.
Prevedo dei pannelli solari tedeschi sul tetto ma non ho ancora avuto il preventivo e devo valutare se ne valga la pena per starci solo qualche mese.

Lucio_Fine

Quindi penso alle pile.

Ho le casse di Muji a pile, prenderò un mini aspirapolvere a pile, magari potessi avere un minifrigo a pile, che quello grosso aspetta i pannelli.

Batterie
Sono ossessionata dalla pile.

Devo trovare un vibro a pile, accidenti alla modernità di carica via USB. In alternativa, ovvio, ci sarebbe l’Uomo. Ma li fanno a pile?



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Dive si diventa

1-12



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Non ho voglia

Non ho voglia di internet.

Mi pare un ottimo segno, a dire la verità.

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