fammi sognare

Quando sono arrivata in Italia, a 14 anni, ho avuto uno shock emozionale, culturale, economico e sociale. In toscana le bambine avevano più di due paia di scarpe, mangiavano i merendini, si soffiavano il naso coi kleenex e le mamme compravano le sottilette. La cosa che più ci ha fatto ridere è stata la Simmenthal, non ne capivamo il senso: 4mila lire per una scatolina minuscola di carne in gelatina? Ma a che pro? Risate.

Con mia sorella siamo cresciute in un paesino rurale perso in mezzo all’Argentina più profonda, dove i gauchos si muovevano ancora a cavallo e noi in una jeep degli anni 50 che mio padre aveva modificato in carro attrezzi “AUXILIO” che usava primordialmente per andare a recuperare le macchine infangate in riva al lago delle coppiette infrascate. Per i fedifraghi esisteva una tacita tariffa, più alta. La stessa jeep rossa sulla quale un giorno mio padre dipinse “BOMBEROS VOLUNTARIOS” di bianco per combattere gli incendi forestali.

Reclutava i ragazzini alle medie e superiori, per mancanza di uomini. Aveva recuperato delle tute, caschi e anfibi dal servizio antincendio della Centrale, più altre caserme nei paesi più lontani. I ragazzini li indossavano con fierezza, arrotolandoli alle caviglie e tenendoli sulla vita con delle cinture improvvisate. Gli anfibi enormi ben stretti.

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Il paese si snocciolava striminzito lungo la statale asfaltata e c’era un enorme lago artificiale fatto per una centrale idroelettrica, dove negli anni 70 è stata costruita una delle 2 Centrali Nucleari dell’Argentina. Durante la progettazione del Lago, l’Ingegner Pistarini, grand’uomo, aveva fatto piantare intere forestazioni di pini per consolidare il terreno intorno alle rive. Stessa cosa che fece il Granduca Leopoldo in Toscana sulle coste per evitare l’erosione nell’800. Le pinete, prima, non esistevano. I nostri pini marittimi sono in realtà asiatici.

Non avevamo la TV per scelta dei nostri genitori, ma c’era un cinema porno, tenuto da un italiano di nome Scarpatti. Era pelato, sembrava Kojak. Giocava a scacchi ed era molto bravo, ma un giorno uno dei miei zii, a 14 anni, lo batté e ci rimase malissimo. Ogni tanto recuperava un film per bambini e noi, felici, andavamo a sederci in quelle poltrone che non voglio immaginare quante schifezze avessero sopra. Era un super evento, la mamma ci metteva le kickers. Altre volte lo Scarpatti recuperava dei film d’autore e allora tutto il paese ci andava, di sabato sera.
Ricordo aver intravisto la scena della merda spruzzata dal Canadair in “Il Console Onorario” perché i miei non sapevano con chi lasciarmi, allora mi mettevano un materassino con un sacco a pelo nel corridoio accanto alle loro poltrone. Io sbirciavo.

A 4 anni partivo in ricognizione del bosco da sola, con il mio cane. Un dogo argentino dalla mascella killer, l’ho visto uccidere molti rivali per una femmina in calore, li soffocava al collo con la mascella ben stretta. Era il mio angelo custode, il mio baby sitter. Il mio cane. Prima degli anni ’90 i dogo non avevano il pedigree accettato internazionalmente perché la razza non era stata completata geneticamente, avevano delle “falle”. La cassa cranica smetteva di crescere prima del loro cervello, che andandoci a sbattere sopra li faceva impazzire. O una cosa così.

Il nostro cane aveva la testa piccola, non come i testoni che ci sono adesso, quindi mio padre lo testava ogni giorno obbligandolo a portargli la latta dentro la quale mangiava e facendosela appoggiare dolcemente davanti ai piedi. Al che ci metteva una o due mascelle di vacca che il cane triturava.
La disciplina è tutto, col dogo.
Aveva ragione.

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Sono cresciuta nel far west, ed è stata la cosa più bella che potesse succedermi. Sono cresciuta in un posto dove tutto era possibile, dove tutto era da inventare. Sono cresciuta libera sulla Sierra mentre in città imperversava il Golpe.  I militari facevano sparire le persone come il nonno e le torturavano mettendo loro dei fili elettrici ai testicoli, come mi raccontava senza filtri mia madre. Sono cresciuta con una mamma rotta. Sono cresciuta in balia di due generazioni interrotte.
Mio nonno abbiamo scoperto da poco essere probabilmente stato n°2 dei Montoneros. Aveva il nome in codice come un capo indiano: Jeronimo. Faceva il contabile e muoveva tutte le loro transazioni facendo da “testaferro”, prestanome. Il suo corpo non è mai stato ritrovato nelle rive del Rio de La Plata e non lo ritroveremo mai per via di tutte le proprietà che aveva intestate.

Sbarcare in Europa mi ha sconvolto la vita ma ho scoperto che non era poi così diversa dalla mia Argentina: avevo soltanto la cultura del decennio sbagliato e l’ho capito quando mia zia ha cominciato a raccontarmi il dopoguerra. Io, laggiù, ero cresciuta come i miei nonni durante il fascismo. Fascismo durante il quale il fratello di mio nonno era amico di Ciano, aveva la fonderia Pignone a Firenze ed era stato Sottosegretario agli affari Albanesi per il Duce prima di ribellarsi al Gran Consiglio e passare un po’ di tempo al Carcere degli Scalzi a Verona. È morto in anonimato come insegnante delle medie a Grosseto.

Sono cresciuta a cavallo di due mondi. Sono cresciuta ignara della Storia che mi precedeva. Eppure l’ho sempre sentita perché le donne trasmettono tutto nei loro gesti quotidiani e nel dolore. In questa Storia ci sono degli uomini che fanno dei gran bei casini. Ma la mia storia la raccontano le donne.

Il mio prossimo libro -per ora- si chiama Transatlantica.
È una sorta romanzo storico autobiografico mix Pulp Fiction.

Sapevo che prima o poi l’avrei fatto, ma non osavo affrontare gli orrori del regime militare.

Adesso sono pronta.

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Altri racconti legati a questa storia:
Le radici
La bomberita loca
Nunca màs



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L’amour dure trois mois (et demi)

Rieccoci. Per una sorta di guilty pleasure, ammetto, per una recondita propensione al: masochismo, autocommiseramento e male viscerale

il dolore alle entraglie mi era mancato.

Conosciamo la canzone: lui/lei ti deve parlare.
All’occorrenza il lui dice a lei di aver bisogno di un whisky.
Inghiotte il whisky e gliela vomita così, senza preamboli: non ti amo più.

La musica attacca in sordina a un ritmo di take five che lei segue ticchettando con le dita sul ginocchio pur non volendolo ma lo sa che è così, dai, il take five lo conosci e non comandi tu. E allora si fa scivolare addosso una serie di discorsi e scuse e sono io e non sei tu, dove rimane composta e cerca di reagire in modo elegante. Lui invece si sente in colpa e si scusa ma non può mentire, e lei, pur apprezzando la sincerità, si sente già una sous-merde, come dicono i francesi. Una sotto-merda. Non so se rendo bene l’idea.

Il take five aumenta e si eleva, lei in testa ha tutta una nebbia e la musica che le gira dentro è sempre più densa con quella batteria che riempie sempre più la stanza. Si è scordata di respirare.

Che poi i CD migliori hanno i bonus tracks. E quella era una serata da bonus, a Milano. La causa di tutto ciò è l’arrivo dell’estate e la voglia di spensieratezza senza legami, a cominciare in scioltezza e senza impegno con una new entry più anziana “Ci voglio provare”. Una cosa originale, ammette lei. L’anno prima era stata mollata per una ventenne e in effetti si era sentita così banale.
(Nel frattempo ha mollato pure lei due ventenni ma non conta.
Conta solo quando ti mollano, lo sanno tutte).

Almeno questo ha estro e, en passant, lei si dice che anche fra 10 anni pure lei sarà appetibile e la cosa la rincuora. In questi momenti le donne sono fatte di gelatina e si fanno liquide alla minima vibrazione dell’aria.

E la musica va avanti

D’altronde queste scene sono sempre molto simili. Al take five si aggiungono strumenti e rumore, e i due in macchina perdono la bussola ma non alzano mai la voce. Lui si accende una sigaretta, lei gliene prende una. Non è una fumatrice ma quella sigaretta chiude la parabola. Sputa il fumo dal finestrino semiaperto nel traffico notturno milanese, insieme al suo orgoglio che vola via.
È il jazz, baby.
Scivola su una base che conosciamo bene. Fin troppo bene.

Ma il take five è una base per l’improvvisazione, per gli stacchetti di batteria, quel gioco tacito e discreto di bilanciamenti e sguardi fra piano, batteria e sax.

“A me piacciono quelle alte”
Ma allora perché stavi con me?
“Per i tuoi occhi”

Lei incassa in silenzio, quasi assertiva.

occhi
Anche a lei manca quello sguardo. Ma non si mette a urlare e lanciare la roba o piangere disperata per farlo sentire più in colpa, per dimostrare la sua rabbia, la sua sofferenza. Non è che lo picchia o che gli fa dei succhiotti a tradimento le ultime volte che si fanno le coccole. No.
Finisce che lo consola pure.

Si è bionde mica per nulla.

La notte

La prima notte passa con gli occhi spalancati. Tachicardia, gola secca. La seconda non lo sa, deve ancora arrivare. Si chiede dove siano finiti i sonniferi che prende per i voli intercontinentali, teme  siano scaduti. Passerà un’altra notte in bianco e l’indomani chiederà consiglio alla farmacista.

Gli altri bonus

A un certo punto, però, e succede sempre  -inutile fare le finte tonte-  lei va a farsi un bel giro sulla bacheca della new entry. E la new entry fa subito la stessa cosa, assicurato. Insomma, cose belle eleganti, né? Legge il flirt e si sente strizzare lo stomaco. Lei si dice vabbe’, la gente fa le intersezioni di insiemi, succede spesso alla fine di una storia. Non è che una sta a fare i casini o a chiamare i complotti e i tradimenti. Siamo umani, son cose che succedono. Si sente una sous-merde di nuovo, però. Come sempre e inspiegabilmente, anche in questi casi ha la solidarietà femminile che le scatta. Dice a lui di non dire ad altre ti amo alla cazzo di cane, che non sono cose leggere e le donne la prendono a cuore aperto.

A lei non avevano mai detto ti amo, era stato uno shock. Un bellissimo shock.

Lui non capisce. Lei non piange ma è come se piovesse. Ha dell’acqua che le scivola sulla pelle, è nuda e sente freddo. Ha anche una profondissima solidarietà per le ex. Essendo una ex moglie è sensibilissima all’argomento. Se le dicono: “la mia ex non era così fig…” lei ribatte piccata: “Zitto, è di cattivo gusto fare i paragoni”.

Conoscendo la protagonista del racconto, però, vorrei rassicurare la new entry che può star tranquilla. Che andrà tutto bene per un po’. Anche se, si sa: tranquille mai.

No, tranquille mai, honey.
Oggi a me, domani a te. Ecco il perché della solidarietà femminile, sempre.

Il take five prende dell pieghe inaspettate. Ogni versione è diversa. Questa, lei, non l’aveva mai sentita. È una parte molto agitata, non le piace. Ma la base è quella, il ritmo è quello, la conclusione sarà l’esplosione della batteria.

Come sempre.

L’esplosione la farà lei, da sola, a piangere come una disperata in quel modo orrendo e strozzato in cui piangono le donne adulte che si vergognano di soffrire. Scoppierà su un binario deserto con la pioggia dopo che ha sbagliato treno.

Voltare pagina

Il problema adesso per lei è farsi passare l’innamoramento. La gente sbaglia, le coppie si disinnamorano tutti i giorni. È la vita che va avanti. Puoi vedere una coppia bellissima e affiatatissima e la gente per strada che gli dice ah come siete belli e poi puf. Ma puf proprio. Finiscono in tre nanosecondi come loro. Anche loro erano belli, anche loro ricevevano complimenti per strada.

Lei si dice ok, è finita -abbastanza- da adulti. Ma dovrà rimettersi in piedi e sappiamo tutte che non è facile. La nostra ragazza non sa decidere fra il mal d’amore tout court o l’incazzatura per la sostituzione con un modello più vecchio. Noi donne siamo molto sensibili, ed essere mollate per sostituzione non fa mai bene all’autostima. Devi gestire due cose: la fine e la sostituzione. Per forza ti piglia malissimo. Per forza certune si mettono a graffiare le macchine e lavare i golfini di cachemire a 90°.

Se poi ti dicono “Io X non me la levo più dalla mente”, be’, come dire…ti senti ancora una sous-merde.

Lei si sente morta perché vorrebbe vivere ancora nell’immaginario di lui. Non vorrebbe sentire lui che senza pudore parla di un’altra persino a lei, mentre la lascia. Gli uomini sono crudeli senza rendersene conto. Una spada sottile che entra dagli occhi e ti attraversa fino alla pancia.
Riprendersi è davvero difficile, non c’è una ricetta. Per fortuna siamo adulte e vaccinate e sappiamo bene che è questione di settimane e poi passa.

Lui, preso da buonissime intenzioni le dice ma guarda che il mondo è pieno di cazzi. Il mondo è pieno di cazzi. Notizione. La ragazza si riprenderà e probabilmente diventeranno amici, fra qualche mese.

Conclusione

Negli anni ho elaborato delle teorie sul perché noi donne stiamo male quando ci lasciamo. Ho provato ad immaginare che quando stai con una persona gli affidi dei piccoli pezzetti di te. La persona che ami li custodisce con amore e in relazione con te, per farli crescere e diventare più grossi e insieme ai suoi che ti ha dato e che fai crescere, e quando state insieme vi avvolgono in una nuvola e tu non ci puoi stare molto lontana perché ti manca te stessa, in un certo senso. Finché un giorno l’altro non vuole più quei pezzi e li butta via. E tu rimani con un vuoto enorme e una delusione infinita. Devi aspettare che quei pezzi di te ricrescano. Sai che ricresceranno, ma sai anche che saranno diversi da come erano prima. Ricrescono pianissimo, poi, e alcuni non lo fanno mai. A volte escono pezzi nuovi. Insomma non tutto è perduto.

(però, si: vaffanculo, io ho tutto questo amore per te e ora non so che farmene)

Ti metti in un angolino e cerchi di raccapezzarti e di andare avanti senza quei pezzetti, e fai una sorta di piano militare a economia d’energia e di mezzi. Molli zavorra. Notoriamente in quello stato hai l’acidità di stomaco e non riesci a mangiare. Io di solito mi butto nel lavoro e macino roba. Ieri pomeriggio mentre eravamo sereni e felici e io ero ignara di tutto, mi son messa a buttar giù la scaletta per un nuovo libro su un bloc notes che ho trovato nella sua macchina. Da cosa nasce cosa, ho quelle pagine nella borsa. Il testo non parlerà né di tacchi né di marketing. Ci metterò un anno o più a scriverlo, è un delirio e non so mai se vedrà la luce.

È il giochino perfetto.

La cosa che mi fa davvero davvero davvero incazzare è che ho coltivato un culo bellissimo tutto l’inverno e adesso per il mal d’amore non mangerò e dimagrirà. Grave grave grave, galline mie.



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(Italiano) Turquoise

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(Italiano) Stiletto Academy: gli eventi del Tour

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(Italiano) premeditazione: mancano 4 mesi alle vacanze

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(Italiano) cinquemila euro

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(Italiano) Great Lengths: da scugnizza a sirena in due ore

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(Italiano) il 13° capitolo: intro

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(Italiano) OK: i genovesi sono tirchi

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(Italiano) il filo

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