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	<title>SporaBlog &#187; spora</title>
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		<title>Le ali</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 08:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spora</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono cresciuta in una casa con un parco enorme. Enorme come lo può essere in Argentina per noi italiani, quindi piccolo per gli ettari sudisti. 50, direi oggi. Ma a quattro anni non hai misure. Gli ettari, i metri, l&#8217;altezza delle case, non hanno un&#8217;unità definita. Niente è troppo grande né troppo piccolo perché non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono cresciuta in una casa con un parco enorme. Enorme come lo può essere in Argentina per noi italiani, quindi piccolo per gli ettari sudisti.<br />
50, direi oggi.<br />
Ma a quattro anni non hai misure. Gli ettari, i metri, l&#8217;altezza delle case, non hanno un&#8217;unità definita. Niente è troppo grande né troppo piccolo perché non c&#8217;è un prima, è tutto un adesso. Al limite dici mami quanto manca?</p>
<p style="text-align: justify;">Vivevo allo stato brado. Coi Wrangler e a petto nudo. Spesso scalza. La mamma mi metteva i vestitini a punto smock e le scarpine blu per andare ai compleanni. Ero un amore coi boccoli biondi.<br />
Ma invece no. Non ero un amore.</p>
<p style="text-align: justify;">I compleanni mi piacevano un sacco, quelli dei maschi, perché era il 1980 e c&#8217;erano i trenini e le piste di macchinine elettriche col telecomando.<br />
A casa col babbo giocavamo ai cowboys e gli indiani. Quelli di plastica, taglia soldatino, ma con le pistole e le piume da attaccare. Avevano i cavalli. Quindi c&#8217;erano a forma seduta e quelli in piedi. Questa cosa dei cowboys seduti non mi piaceva, non era per niente virile. Eppoi vincevano sempre gli indiani, che secono noi erano gente meglio.</p>
<p>A un compleanno c&#8217;era sta bambina che mi disse <em>&#8220;Mia nonna mi ha detto che sono la bambina più bella del mondo&#8221;</em><br />
Ma che dici? Sono io la bambina più bella de mondo, e me l&#8217;ha detto la mia, di nonna!<br />
L&#8217;ho presa per le trecce, piangeva fortissimo e me l&#8217;hanno dovuta staccare con la forza.</p>
<p style="text-align: justify;">Le giornate estive non hanno una localizzazione precisa, nei miei ricordi. L&#8217;io bambina la mattina dopo il latte col nescao diceva ciao Ma&#8217;,  vado a giocare fuori. Coi cani.</p>
<p style="text-align: justify;">Fuori.</p>
<p style="text-align: justify;">Fuori c&#8217;erano gli eucalipti. I temibili espinillos. I serpenti Yararà. I cinghiali e le iguane. Sono cattivissime, le iguane.<br />
Potevano passare delle ore prima che tornassi. Andavo sempre più lontano. Andavo alla scoperta del mondo, forse per capire se era &#8220;finito&#8221;. Mi sembrava non finisse mai. Ogni tanto sentivo il fischio di babbo per i cani e, come loro, m&#8217;immobilizzavo alzando le orecchie e mi dirigevo di corsa verso l&#8217;origine del suono. Sentivo il frusciare di foglie nella macchia ed i cani mi raggiungevano scodinzolando per quel sentiero invisibile, dettato dal richiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;era frutta, nella macchia della Sierra. Niente. Ogni tanto mi scappava pipì. Ricordo che volevo farla in piedi perché da seduti non era fico, che mica ero uno dei cowboys seduti, io. A volte mi riusciva, a volte no. Dipendeva dai giorni. Non era soddisfacente. Ma per niente.<br />
Spesso giravo con l&#8217;arco e le frecce. L&#8217;arco l&#8217;avevamo fatto col babbo, con un ramo di carnaubo credo. Le frecce erano altri rametti, ai quali babbo faceva le punte affilatissime col coltello e io raccoglievo le piume di cotorra verde nel frutteto, da attaccare dietro. Come le vere frecce degli indios. Era tutta una cerimonia, fare le frecce. E però partivano sempre storte. Ogni tanto finivano contro un albero ed ero troppo felice.<br />
La fionda invece ci serviva per cacciare via i cani che rodavano intorno alla nostra dogo in calore. Se gli centravi le palle erano tipo millemila punti.<br />
Cheppoi ci pensava il dogo, a farli fuori. Sono cresciuta con questa idea che tutti i cani si battevano in lotte mortali e alla fine uno dei due moriva o scappava.<br />
L&#8217;altro. Perché il dogo è un cane da combattimento, ed è stato progettato per battersi coi cinghiali, che a fine &#8217;800 passavano in mute enormi sui campi distruggendo tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">I cani coprivano le cagne, a volte dopo una lotta estenuante. I cani uccidevano gli altri cani. Tutto normale, era la matrice della natura. Ero spettatrice curiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno sono arrivati degli amici da Baires. C&#8217;era pure questo bambino poco più grande di me. Non ne avevo mai visti e me ne sono innamorata, come solo a quattro anni puoi fare: in adorazione.<br />
Adorazione durata si e no mezza giornata, che questo qua non era mai salito su un eucalipto. Cioè: l&#8217;eucalipto, che è liscissimo ed ha rami fin da sotto che sali come su una scala a pioli.<br />
Un pirla sto bambino.</p>
<p style="text-align: justify;">Un pomeriggio la mamma del bambino mi chiede di regalargli l&#8217;arco. Dico no, è mio, che glielo faccia il suo papà. Lei insiste, bottana indushtriale, dicendo che non sta bene alle signorine di usare arco e frecce, che è roba da maschietti. Non capivo, ma se manco lo sapeva usare!<br />
Mia mamma per evitare che lo picchiassi mi disse autoritaria &#8220;Daglielo, ne farete un altro&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arco dev&#8217;essere finito appeso al muro a prendere polvere nella cameretta cittadina.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo sia stata <em>la fin de l&#8217;insouciance</em>.</p>
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