Entropia adentro

Il mio lavoro era aiutare gli architetti ad ottimizzare la struttura dei loro edifici: grattacieli, stadi, centri commerciali; e farli intendere con i miei ingegneri. Facevo il ponte fra due mondi che parlano lingue diverse, che hanno culture e priorità spesso divergenti. Difendevo gli interessi del mio studio, gestivo i progetti e le persone, il budget, i contratti.

Mentre si fa il progetto, mentre cresce, evolve moltissimo. Ci sono versioni dopo versioni, cambiano per rispettare un limite geometrico, acustico, sismico, economico, estetico. L’architetto rifà il progetto ogni settimana, l’ingegnere gli ricakcola la struttura.

Ogni tanto il progetto evolve male, vittima di troppe teste, troppi limiti, troppe decisioni. E diventa un pasticcio per accontentare tutti.
Quando un progetto comincia a darsela a gambe nell’entropia generale io mi sento male. Vedo le ore di lavoro, i cambiamenti, i passi indietro, i compromessi che non dovrebbero essere fatti, vedo tutta questa gente ore ed ore ogni giovedì pomeriggio dentro un ufficio intorno a un tavolo lungo con le facce lunghe e la voglia di far vincere il proprio limite sugli altri, discutendo da mesi intorno a bozze e disegni.
Disegni che piano piano ridiventano scarabocchi.
Si stagna.
Vedo le loro facce stanche, vedo che nessuno capisce più il concetto primario, vedo che bisogna finirlo e basta.
E che nessuno vuole mollare la propria posizione.

Mi viene da vomitare: una gigantesca quantità di energia sprecata e là fuori c’è il sole. E non lo capisco.
Non gioco più.

L’entropia ultimamente ce l’ho dentro e la devo purgare.

Mollo il lavoro.
Mollo il mio appartamento con mutuo e bollette.
Mollo Parigi e torno in Italia.

L’idea di vivere nella chiocciola è una necessità. Chiamiamolo passo all’indietro, chiamiamolo utero, fuga dalle convenzioni sociali, ricomincio da zero, rinuncia, libertà, ritiro; chiamiamolo come ci pare, è un caleidoscopio di cose e so solo che lo devo fare. Di pancia.

È una cosa molto strana parlarne in pubblico perché non sono cose di cui si parla agli sconosciuti. Non si fa. Non è elegante.
Ma ho l’entropia dentro e mi sta armando una bomba d’adrenalina.
E voi siete qui ogni giorno a leggervi i cazzi miei per farvi due risate. Voi avete spesso dei punti di vista interessanti e ogni tanto mi aiutate a vederci meglio. Ho avuto delle bellissime sorprese.
Si, voi avete questo potere.
Così come voi venite morbosamente qui, io leggo morbosamente i vostri commenti. Altrimenti scriverei un diario intimo, mica un blog pubblico.

Quest’estate compio 36 anni e io non ho mica capito come ho fatto ad arrivare a trentasei anni. Sono volati.
A trentasei anni sei vecchia per certe bizze. A trentasei anni sei adulta. A trentasei anni hai una famiglia, dei progetti, delle responsabilità. A trentasei anni sai già cosa farai da grande perché sei già grande, mica prendi la cimosa e cancelli la tua lavagna.

E invece io la cancello, la mia lavagna.

Sarà l’età biologica, sarà il divorzio, saranno i tumori, sarà una bozza di maturità o una crisi di mezza età o un troppo-pieno di ormoni, non lo so, sarà probabilmente tutto insieme.

Ma la gente è matta.
E io non sono da meno.

Ho l’entropia dentro e ho deciso di purgarla.

  1. Non si dice 36 anni, non si fa. Non è elegante. E poi non è un numero che ti si addice, a vederti te ne do massimo 26. Cancellare la lavagna certe volte va fatto e basta, non importa a che età, e poi arrivano quei cambi di vento che ti fanno fare una virata alla vita tutta in un momento, vedrai vedrai che bello…

    by violadive

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  2. È vero, spesso rido coi tuoi post ma ancora di più rifletto, ed è questo l’aspetto che prediligo del tuo blog.
    Purgaci tutto!!!

    by la coniglia

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  3. Io non vengo qui per ridere, lo faccio per imparare.
    Imparare da una più grande, che fa e sa un sacco di cose, che vorrei come amica o come mentore, da una che nella vita ha vinto, non solo per quello che ha fatto ma per come è diventata.
    Una che ha avuto e ha coraggio, che forse è caduta e si è rialzata.
    Sono qui per crescere o “essere cresciuta” da questi post che nella loro leggerezza nascondono tanta maturità.

    Tanta Stima.

    by Veronica

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  4. io se e quando arriverò a 36 anni spero vivamente di poter essere ancora più libero, altro che… a 36 anni mica si è vecchi…
    com’è? Sono bionda, non posso avere anche la testa sulle spalle!

    by Pier(ef)fect

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  5. Io vengo qui perché se non son matte non mi piacciono, e tu sei più matta di tutte. Hai fatto più cose tu in trentasei anni di quante di solito se ne facciano in dieci vite, ci credo che ti sono volati.

    Anche se poi si sente, che il momento è critico. Cerca di non fermarti. Qui c’è un sacco di gente che ti ammira, sappilo.

    by pierino 69

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  6. Spora domani parto e fino a settembre non vedrò il tuo blog…
    ti faccio un mare di auguri per tutto!

    by carmen

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  7. Spora ho 32 anni ho cominciato a fare QUEL CAZZO CHE MI PAREVA da un anno circa e non sono mai stata così felice. Ma il bello è che secondo me posso anche migliorare.
    Sempre stata una bambina brava e seria, serissima, praticamente DUE PALLE COSI’, per 30 anni cazzo.
    Adesso più invecchio e più mi sembra di ringiovanire.

    by psycosty

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  8. La pancia ha sempre ragione. :-*

    by Sara

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  9. Nel lavoro che faccio io (in pratica, scrivere) capita spessissimo che il progetto diventi una roba confusa, in cui non si capisce piú dove cazzo sta il punto. C’é un solo autore eppure é un casino bestiale. Robaccia senza capo né coda, le buone idee sparse e perse in mezzo a scarabocchi non finiti.

    Di solito, é buona norma, se si puó, prendere una pausa dal progetto. Lasciarlo lí e fare altro. Mollare per tot tempo. Funziona.

    Quindi visto lo stato di entropia interiore, mi sembra logico che tu lasci lí le cose che facevi prima. Poi puoi tornare o meno, ma saprai sempre dov’era il punto che s’era perso. Saprai dove sono le buone idee. Saprai metterle in ordine se ne vale la pena, o fare terra bruciata e creare nuove cose.

    Ci facciamo volentieri i cazzi tuoi visto che ce lo permetti. Il fatto é che racconti cose serie e cose ridicole, di tacchi e di tumori, senza mai sembrare falsa. Per una figa come te, essere anche profondamente sincera é una qualitá rara. E tu ce l’hai.

    by beatrice aka the pale queen

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  10. Invece io faccio il contrario, mollo tutto con meta Parigi. Stavo già progettando di incontrarti dal vivo, ma vabé, come dice il Liga “si viene (lol) e si va”. In bocca al lupo Spo, che ti meriti ogni cosa.

    by Opperbacco

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  11. Opperbacco cerchi casa? :D dài dài prendi il Loff, ti faccio un prezzo ;)

    by Spora

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  12. wow! Spora, sei una vera donna,
    fragile & forte, con un cuore grande e un cervello che ti aiuta.
    in bocca al lupo per i tuoi bei sogni
    si, è vero, a volte ci sono commenti interessanti, belle persone.
    bacio

    by Priscilla

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  13. io invece ne compio 37, avevo più soldi quando mi passavano la paghetta, avevo più maschi intorno quando ero in 5elementare, ho fatto quasi niente nella mia vita che fosse “concludente”, ma mi consolo e gaso pensando che non ho la controprova del fatto che andando le cose diversamente sarei più felice o più realizzata o più qualcosa di adesso. Quindi penso che a 37 anni sono ancora libera di fare le scelte che voglio, non ho vincoli di responsabilità e non sono legata a rate a tasso fisso. Certo, vivere in famiglia mi fa sentire una specie di Dawson Leary attempato, ma ho lo 0,01 per cento di cinismo rispetto a quelli che aspettano semplicemente che la vita segua un binario solo. Io sono impantanata, ok, ma questo mi fa scegliere le cose e le persone dalla prospettiva della caparbietà rispetto ai propri sogni. Se io avessi mai sognato l’abito bianco e 4figli entro i 30 forse mi sarei attenuta al sogno, invece non sognavo proprio un cazzo del genere, e infatti mi sono attenuta a questo, finora, e ben mi sta. ok, devo rileggermi “Donne che corrono coi lupi”, che anche Carrie in un episodio aveva realizzato che il suo essere selvaggio ammetteva solo qualcuno di altrettanto selvaggio con cui correre. Evidentemente ci sono fasi che ci vogliono anarchiche, ribelli, selvagge e strane per il resto del mondo, ed io a 37anni, per quanto vegliarda per il resto della gioventù, sono pronta a dire altri sì ed altri no a mio esclusivo vantaggio o danno, e provo un fantastico senso di libertà. Scusa la prolissità, c’avevo sto rimescolamento da spegnimento di candeline :)

    by Aliyah

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  14. AMEN SORELLA!

    by Encrenoire

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  15. … sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque!
    Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni!
    Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti, se siamo atei, siamo atei convinti.
    Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna.
    E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti.
    Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile.
    Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo.
    Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo, a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. E’ viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più, si pensa e si capisce come non ci riuscirà mai più.
    Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo.
    Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti, a meditare sulla nostra fortuna…”

    Oriana Fallaci, “Se il sole muore”, 1964

    by Lilla

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  16. Io ne faccio 38 la prossima settimana. E dico SI alla cimosa!
    Go girl!

    by Leila

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  17. il più bel post di tutto il blog!

    è un’onore e un privilegio per noi sostenerti quando la mente barcolla. non vedo l’ora di comprare il tuo libro e contribuire così a pagare le tue bollette, anzi no, il bollo del westfalia.

    by trituzza

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  18. :***

    by Spora

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  19. @Lilla grazie! <3 bellissimo e verissimo cazzo

    by Spora

    Link | giugno 29th, 2012 at %H:%M

  20. [...] che è più umana, come vita. Mi ero rotta di andare in ufficio ogni giorno a discutere dell’entropia del cemento armato. Mi ero rotta di essere schiava del mio lavoro per via del mutuo. Passiamo quasi [...]

    by downshifting | SporaBlog

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