Da brava emigrata la vostra beniamina s’attacca al portatile epilettico di babbo sporo, lotta con la tastiera qwerty mettendo un sacco di q al posto delle a, e trasformando in ò tutte le m. Anche la punteggitura prende per il culo. Unq òegq tragediq.Chevelodicoqffqre.
Sono sempre più inorridita. Per strada si vedono troppe tipe con quelle borse finte di grandi marche dell’alta moda. Finte. L’aeroporto rigorga di valigie monogrammate, tutte uguali, tutte in low cost. Mi chiedo il motivo che porti una prsona (uomini e donne) a compiere un simile atto di autolesionismo.
Perché se piace la Vuitton e non si hanno i soldi per comprarla (o avendli,abbiao un sanissimo istinto anti-spreco), allora non compriamole, no? Lasciamole a quelle cretine di Nicole e Paris, che amano far pubblicità alle multinazionali della moda pagando migliaia di dollari di tasca propria. Contente loro !
La finta si sa che è finta, ce l’hanno tutti. Ed è questo che mi fa imbestialire: se si sa che è finta, perché te la tiri lo stesso? Che vuoldire far la pubblicità alla Vuitton arboreggiando un pezzo fabbricato nei capannoni napoletani da operaie irregolari e sfruttate? Vuoldire far la pubblicità ad un’immagine che non esiste, vuoldire far pubbicità ad un sistema dell’apparire che tradisce sé stesso. Misteri della fede. Perché l’apparire è un credo del quale siamo tutti schiavi e servi.
Cheppoi sono fatte malissimo, mi’. Provate, una volta, ad entrare in uno dei Templi Storici della selleria (queli veri tipo Vuitton, Hermés o Gucci, non Dior o Versace, mi’). Toccate la pelle, osservate i dettagli: oggetti di lusso, di piacere, non c’è dubbio. Ancora meglio se qualche vecchia zia, non per forza fashionista, possiede ancora una vecchia borsetta o valigia.
Li si tocca la vecchia, vera qualità, il savoir faire autentico, perché sono oggetti intramontabili. Opere d’arte della semplicità. E ovviamente la zia la porta ancora, perché è indestruttibile, e se si rompe basta portarla a riparare dal fabbricante. Perché anche la cultura dell’usa e getta è figlia del consumismo.
Ci sono tantissimi piccoli artigiani, nel nostro bel paese, gente eccezionale che fabbrica borse in vero cuoio o pelle, da generazioni, a prezzi ancora ragionevoli (se vuoi il cuoio pero te lo paghi, è chiaro che non costa 10 "euri" ). Pezzi fatti a mano, pezzi con carattere, che rispettano i nostri gusti e necessità senza omologarci in quel calderone di finte iniziali cromate,similpelli a trecento euro e plastiche pubblicitarie. Questi artigiani hanno il cappio al collo a causa nostra, a causa del made in China. Molti hanno già chiuso.
Perché abbiamo bisogno di far veder la marca di un prodotto? Addirittura anche nei gioielli, nei manici delle porte, negli sportelli delle cucine, perché? Perché il logo diventa un posto dove rifugiarsi?
Cercavo una maglietta bianca. Chiedo alla commessa se ne ha "senza pubblicità". Mi guarda allibita, non capisce. Le dico che finché non avrò un culo di tre metri per due e un regolare contratto, io il cartellone pubblicitario non lo faccio. Mi spiega, col fare di una che racconta il mondo a un exraterrestre, che la marca ci vuole, "che sennò ‘un si sa ch’è firmata e che costa e che è di buona qualità, dé".
Perché io, brutta gaglioffa ignorante, ho bisogno che la gente sapia quanto ho pagato la mia maglietta?
Ho bisogno che si sappia che è costata tanto sennò è vergogna?
Ho bisogno che col logo nasconda che è fabbricata in Cina, a tre centesimi?
Allora capisco un sacco di cose. Il gioco delle finte borse si basa sul dubbio che sia vera o finta, cavalcando la possibilità di quel che rappresenta il fatto di avere tanti soldi su di sé, dell’importanza che diamo, noi per primi, allo sguardo degli altri, basato sul valore monetario, che attribuiamo per antonomasia alla nostra persona. Siamo messi male, siamo servi del sistema e smaniamo per esserlo, sempre di più.
Buttiamole. Borse, magliette, scarpe. Finte, originali, pubblicitarie. Liberiamoci della tirannia della Marca.
Buttiamoli in un enorme rogo liberatorio e riconsideriamoci come esseri pensanti.
Facciamo una bella marcia su Roma, tutti nudi.
Buone vacanze.










Quoto tutto quanto ivi espresso.
quack baci
by Ochetta
Link | agosto 10th, 2008 at %H:%M
allora nuda pure tu?
io avrei pensato a quei ponpon sui capezzoli, tanto per darsi un tono…
by sporealvento
Link | agosto 10th, 2008 at %H:%M
Quotochitiquota :)
Un saluto
Luth
by Luthiel
Link | agosto 10th, 2008 at %H:%M
Applauso di condivisione.
Io posso mettere le stelline adesive al posto dei ponpon????
;-)
by Tigredisogno
Link | agosto 10th, 2008 at %H:%M
Sono daccordo su tutto. La marcia su Roma no però! Se vado nudo vado al mare in Croazia :-)
by gmdb
Link | agosto 10th, 2008 at %H:%M
Tigre: ile stelline ce le ho pur io ;)
spora
by utente anonimo
Link | agosto 10th, 2008 at %H:%M
Sono pienamente d’accordo con te in merito alle griffe, ma nudo proprio no, anche perchè non sarebbe un bel vedere. Se si comprano abiti non firmati, ci si veste con poche decine di euro e in questo momento di crisi economica non è poca cosa per il bilancio famigliare
by salviobaffo
Link | agosto 10th, 2008 at %H:%M
Gente, la Revolucion es la Revolucion, o tutti nudi o nulla, suvvia !
Tolgo le stelline, chi toglie di più?
by sporealvento
Link | agosto 10th, 2008 at %H:%M
Bello il post socia complimenti.
Io cerco di andare nel profondo del tuo pensiero, ci provo, perchè penso di poter affermare come te che non rinnego la marca, anzi. Io amo il bello e le cose belle e se posso me le compro pure perchè mi fanno stare bene e mi mettono pure di buon umore oltre che, spesso, rappresentano veramente dei pezzi pregiati del made in Italy per esempio (ma non solo).
Il tuo discorso però ha il suo fulcro quando dici: “Allora capisco un sacco di cose. Il gioco delle finte borse si basa sul dubbio che sia vera o finta, cavalcando la possibilità di quel che rappresenta il fatto di avere tanti soldi su di sé, dell’importanza che diamo, noi per primi, allo sguardo degli altri, basato sul valore monetario, che attribuiamo per antonomasia alla nostra persona. Siamo messi male, siamo servi del sistema e smaniamo per esserlo, sempre di più”.
Io se non posso permettermi una cosa “di marca” la lascio nel negozio e non vado ad ostentare la finta borsa Gucci o il finto Rolex che poi, se conosciamo la persona che lo porta, sappiamo 9 su 10 che è palesemente finto o contraffatto.
Quindi sto benissimo con la mia t shirt unbranded, che mi pone libero e fiero col mio stile davanti alle persone.
Il tuo discorso in questo senso è veramente serio e condivisibile, i superficiali, chi non ha niente da dire alla società, chi vive d’insicurezze ha bisogno che il vicino noti la sua borsa YSL (comprata però dal fratellio senegalese in spiaggia).
Tutto questo popò di roba per dire che mi accingo ad uscire nudo per recarmi in aereo a Roma a gridare: “Dolce e Gabbana mi fate una pippa!!!!
No, detta così è pericolosa.
by PICCHU
Link | agosto 11th, 2008 at %H:%M
Io il pon pon, se dovessi venire, li metto sul pisello.
Tanto, se la si facesse al freddo, basta e avanza!
by j0rd1
Link | agosto 11th, 2008 at %H:%M
“far pubbicità ad un sistema dell’apparire che tradisce sé stesso”
sante parole.
però molte case di moda sono le prime a svendere l’abilità artigiana per lucrare di più su una borsa da 400 euro. tugnini.
(report insegna, viva rai3)
by Divara
Link | agosto 11th, 2008 at %H:%M
ho sempre pensato che l’ostentare finti marchi, o veri che a volte siano, sia una sorta di compensazione del “non essere” … mi spiego meglio … se ostento mi guardano e quindi valgo … altrimenti sono il nulla fatto persona …
ecco, io per trovare una maglietta senza logo, marchio e cose affini … ho fatto i kilometri …
e poi, con i miei colori … ho fatto un mega disegno alla wondertitti … made in italy al 100% !!! …
e cazzo se si vedeva !!!! ….
(c’era lupo alberto davanti che scappava, e marta sulla schiena che lo inseguiva con il retino di farfalle vestita da sposa … non contenta … ho fatto il negativo al mio socio … così da fare la coppia perfetta !!!!) …
indipercuiposcia … NUDI !!! … che poi si che si ride !!!! ….altro che giocare a chi piscia più lontano !!!!
ohhhh … l’ho detto …
grande spora !
by tittitattatuttu
Link | agosto 11th, 2008 at %H:%M
PICCHU: In effeti saresti sbto accontentato :)
J0rdi: LOL !!
Diva: report? Sarebbe roba della TV? se c’è il podcast ok, senno nulla. Ma ci fidiamo.
tittitattatuttu : Ti nomino Capa Organizzatrice Galattica della Marcia, con la postilla di
“Ispettrice di stelline e pon pon”
by sporealvento
Link | agosto 11th, 2008 at %H:%M
Non vorrei dire niente, ma spesso sono le stesse ‘griffe’ a ricorrere alle operaie irregolari e sfruttate… anche io ti consiglio il servizio in merito della trasmissione televisiva ‘Report’ (forse su Youtube si trova qualcosa…).
by crimson74
Link | agosto 11th, 2008 at %H:%M
smesso il completo sartoriale dipaul smith al momento vesto
moita cousas a 0,60
la maison e’ in calle galliega a finisterre
al momento vesto pluribrand
calzini Hike
maglietta con smile giallo
orrido poncio i neoprene verde militare
borsa Britz da scolaro
una volta che ci fai l’abitudine ti senti quasi un figo
quando torno pero’ mi tuffo in una secchiata di gucci uomo e esco dopo due giorni..eccheccazzo
ciao socia
Lechat Sloggato
(te la porto una boule de neige con dentro il faro ? eh? eh? chelloso che ci tieni..)
by utente anonimo
Link | agosto 11th, 2008 at %H:%M
io sono campagnolo inside quindi con me sfondi una porta aperta…che poi a volte girando nei negozi giusti trovo delle cose fighissime (e non di marca) senza spendere una fotuna
by Findarto
Link | agosto 11th, 2008 at %H:%M
d’accordo su tutto, tranne che su una cosa. A una puntata di Report di qualche mese fa hanno fatto vedere che gli stessi laboratori cinesi in quel di prato fanno le borse sia per la griffe autentica sia per la griffe falsa.
La differenza non esiste nella maggior parte dei casi. Cambia solo il prezzo. Laddove per le griffe (e si facevano nomi e cognomi, anche se mancava la griffe che citi tu) si paga circa tremila volte il costo di produzione, mentre per la falsa griffe si paga 3-10 volte tale costo.
Demonio Pellegrino
by utente anonimo
Link | agosto 12th, 2008 at %H:%M
Crimson, Demonio Pellegrino si, so delle astuzie delle griffes, portano gli emigrati cinesi in Italia per poter scrivere il “made in Italy”, ho letto Gomorra. E ora guarderò Report senz’altro!
Ma io parlo degli artigiani locali, tipo a Milano in una boutique di produzione propria sotto i portici mi sono fatta comprare una bisaccia di pelle, bellissima, a 120 euro. E senza pubblicità sopra.
Ecco di cosa parlo. Sull’etica delle grandi griffes, ovviamente, c’è da fare un articolo serio.
Diciamo, però, che in linea di massima le griffes francesi “barano” di meno.
L’Italia è sempre l’Italia.
Ciattino e la voglio si la palla, dé! Le adoro, sai son di quegli oggetti talmente assurdi che fanno il giro intero del kitchometro diventano per forza sublimi.
Ma non ti caricare, te lo interdisco tassativamente, con quella tendinite diobono!
Si vòle la foto cor luc da caminante, l’abbronzatura da muratore e ir piede colle bolle, hombre! Si si.
Finda chetelodicoaffare! Io però ho un grande difetto: porto solo magliette H&M in puro cotone, senza nessuna scritta, ma fatte ahimé in Cina.
by sporealvento
Link | agosto 12th, 2008 at %H:%M
comunque ci tengo a sottolineare che tra un impermeabile da uomo allegri e uno HM c’e’ differenza.
Demonio Pellegrino
by utente anonimo
Link | agosto 12th, 2008 at %H:%M
Il taglio non si discute, MAI.
;)
ma che è allegri?
by sporealvento
Link | agosto 12th, 2008 at %H:%M
Tu quoque!!!!!
oh, ma che davvero davvero? Allegri E’ l’impermeabile, Burberry e le altre segate ni fanno una bella sega a Allegri.
Allegri e’ nata come produttrice SOLO di impermeabili. mi pare sia fiorentina come casa.
Il loro sito fa schifo (http://www.allegri.it) ma gia’ da li’ ti fai un’idea.
Ovviamente non vedrai mai un marchio allegri su un impermeabile allegri. Ma lo riconoscerai senza dubbio.
Demonio pellegrino in versione fashion
by utente anonimo
Link | agosto 12th, 2008 at %H:%M
‘cidentatté! ci ho trovato un giubbino per la moto troppo succoso…e sono appena rientrata a Parigi. merde.
by sporealvento
Link | agosto 12th, 2008 at %H:%M
Mmm, non sapevo neanche facessero roba da moto…per me sono l’impermeabile classico e basta.
A parigi mi pare ce l’abbiano ai magazzini printemps. Pero’ mi potrei sbagliare.
Demonio Pellegrino (in versione personal shopper)
by utente anonimo
Link | agosto 12th, 2008 at %H:%M
per fortuna non son mai caduta in tentazione!!
sia perchè le taglie delle robbe firmate arrivano al massimo alla 46, eppoi le magliette con le scritte poverine le deturpo tutte. le teppe fanno sembrare l’innocente coccodrillo della lacoste in un temibile dinosauro visto con l’eyefish
by yersiniapestis
Link | agosto 12th, 2008 at %H:%M
grande sister!
demonio: no no, sono io che uso i giubbini da figa per la moto…
by sporealvento
Link | agosto 12th, 2008 at %H:%M
Parole sante, brava.
Ho sempre sostenuto sin da ragazzina (ere geologiche fa, quindi) che per farmi girare con un marchio visibile addosso, i proprietari del suddetto marchio dovrebbero pagarmi. Non viceversa!
by PlacidaSignora
Link | agosto 12th, 2008 at %H:%M
Placida Signora, sei avanti, ragazza! ;)
by sporealvento
Link | agosto 12th, 2008 at %H:%M
Addirittura c’è chi vende lo spazio pubblicitario proprio sulla maglietta.
by PICCHU
Link | agosto 12th, 2008 at %H:%M
Buone vacanze. Cercherò di stare sporizzato anche io.
by falconemaltese
Link | agosto 13th, 2008 at %H:%M
ti quoto sulle marche, completamente, infatti da domani girerò solo con uno straccio intorno alla vita,però sulla roba di qualità dell’artigiano da 300 euri, mi dissocio, sono felice che ci sia chi è un’artista della pelle, ecc., ma redo che questo paese debba proprio abbandonare le fabbricchette tessilie il piccolo artigianato, e immolare i suoi figli agli studi scientifici, tecnologici ecc. ad alto livello, in questo senso faccio pubblicità a un libro: L’impero di cindia, di Rampini,non dice nulla di speciale, niente di nuovo, ma mi sembra che in molti non abbiano colto il trend.
by utente anonimo
Link | agosto 14th, 2008 at %H:%M
seretta ci sei!
secondo me c’è posto per tutti: artigiani e tecnologi
basta boicottare ilo made in ciaina…
by sporealvento
Link | agosto 14th, 2008 at %H:%M
Bel post.
Mi sono sempre chiesto il perche’ del comprare un oggetto falso o te lo puoi permettere o altrimenti lasci perdere e cerchi un’alternativa adatta alle tue tasche.
Il problema e’ sempre che l’immagine viene prima di tutto
Jak
by utente anonimo
Link | agosto 18th, 2008 at %H:%M
Io faccio di meglio!
Non compro nè vero nè finto.
Se solo posso, semplicemente, non compro ;)
Leela
by lorypersempre
Link | agosto 19th, 2008 at %H:%M
Nuda no, soffro il freddo. Però niente firme…mi faccio cucire una camicina dalla mia mamma?
by Alianora
Link | agosto 23rd, 2008 at %H:%M
non è la marcia su roma tutti nudi,ma è in tema… ;)
http://www.youtube.com/watch?v=ok7utac94dM
by cliste
Link | agosto 25th, 2008 at %H:%M
Un mio collega faceva questo discorso per gli orologi taroccati: “è bigiotteria, come gli zirconi incastonati al posto dei diamanti…”, ma anche messa in questa maniera mi sembrava una palese cazzata.
Però ci sono troppe cose del tuo discorso che non mi convincono.
1) Innanzitutto le borse “monogrammate” originali non hanno tutta questa “vecchia, vera qualità e il savoir faire autentico”, anzi, spesso sono i tarocchi ad usare materiali di maggior pregio (soprattutto per le rifiniture interne dove il buon Vuitton ci va giù secco con la similpelle).
2) Non è detto che la roba da bancarelle sia necessariamente “made in china” e quella dei “Templi Storici” sia prodotta dove promesso, anzi, sempre più spesso è vero il contrario: Le mafie trova più comodo usare i nostri laboratori piuttosto che farsi spedire la roba dalla Cina mentre i grandi gruppi industriali trovano più economico gestire grandi stock di importazioni dall’Asia e rifiniture in loco per poter falsamente apporre il marchio “meid in itali”.
3) Se la mafia sfruttasse i lavoratori dei laboratorietti italiani e cinesi (su suolo italiano) peggio di quanto facciano i grandi gruppi industriali che producono “roba di marca” non credo che si vedrebbe tutto quel popò di merce sulle bancarelle.
4) A Firenze, vicino al Ponte Vecchio trovi le bancarelle dei piccoli artigiani che fanno davvero pezzi in “vera pelle” a partire da 5/10 euro (per un portafogli). Se vuoi una borsetta ti devi allargare sui 20/25; la fattura è artigianale, i materiali ottimi e c’è anche la firma… quella del laboratorietto.
5) A richiesta posso fornire N luoghi in cui è possibile trovare tutte le magliette bianche che desideri. Nel peggiore dei casi entra in una merceria qualsiasi! e chiedi:)
E’ chiaro che se vai in un negozio qualsiasi non la trovi… anche ditte come la “Carrera” almeno il logo, in piccolo, te lo mettono da qualche parte. Fanno eccezione grandi catene come UNI-QLO dove sono fissati per le tinte piatte… ma il negozio più vicino è in Francia.
Per quanto mi riguarda, comunque, appartengo alla scuola di quelli che si sono vaccinati al tempo dell’idiozia paninara ed attualmente, la mia migliore T-Shirt, è una “Quechua” pagata ben 7 euro da Decathlon! Un tessuto sintetico antitutto che ha del Fenomenale!
by utente anonimo
Link | settembre 2nd, 2008 at %H:%M
sono d’accordissimo con te!!!! un baciotto!
by iridefelice
Link | dicembre 5th, 2008 at %H:%M