sono tornata

Ho passato l’estate in Argentina, ma il mio viaggio è stato più lontano.
Sul volo di ritorno ho guardato 4 film di fila e mi sono persa per un pelo il finale di Saving Mr Banks.

Qualcuno me lo racconta?
Sono rimasta a quando la Travers scende dal taxi per la Prima del film.

mary-poppins-foto-dal-film-07

Per il resto tutto bene.
Benissimo, grazie :-)



I commenti sono moderati. Li approvo ogni volta che mi connetto. Grazie della comprensione.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


Manzi e buoi: la telenovela

Non mi ero mai fidanzata con un argentino. Devo dire è molto bello stare con qualcuno che ha la tua stessa cultura. Mica per niente si dice mogli e buoi dei paesi tuoi.

In Argentina mi permetterei di dire manzi, però.

Adesso rimarremo separati per circa un paio di mesi, forse meno, forse più. Non so esattamente quanto, ci sono delle cose tecniche da sbrigare. Ogni giorno cambiano le carte in tavola, è come una telenovela di quelle venezuelane coi colpi di scena assurdi. Passionante. (Du cojoni).

Tipo: per far viaggiare Felipe avremmo dovuto organizzarci tre mesi prima per via di un vaccino che deve fare effetto e un controllo con bollino sul passaporto canino. Quindi per ora Felipe rimane sulla Sierra e il mio fidanzato idem, che il Felipe senza di lui muore di tristezza.
Telenovela, che vi avevo detto?

10632330_1461589824126292_1691110931_n

L’altro giorno il mio inquilino del Loff mi ha dato il preavviso che se ne va. Per gli appartamenti ammmobiliati il preavviso in Francia è di un mese. Io ho una voglia di venderlo che la metà basta, ve lo giuro. Altro che investimento immobiliare, quel Loff ha delle spese extra di condominio che mi rovinano l’esistenza ogni tre mesi.
Vedete la mia faccia da telenovela? Sai quando la protagonista riceve una lettera con una brutta notizia e deve partire la pubblicità ma le telecamere la inquadrano che sgrana gli occhi come facendoli vibrare dall’incazzatura/sorpresa/paura per innumerevoli secondi?
Troppi, poi.
Io uguale.

Loff

Poi ho divorziato, anche questo è un argomento gettonatissimo nelle telenovelas. Il Giudice mi ha dato ragione al 100% come previsto quindi uomini ve lo dico, non fate MAI MAI MAI l’errore di mandare un SMS a vostra (ancora legalmente) moglie che invece era destinato alla vostra amante se non avete fatto la separazione e ve ne siete andati come si cambia una camicia, che poi son problemi.
Però siccome mancavano documenti per altre cose, dovrò rilanciare. Rilanciare vuol dire entrare in una procedura che avrei voluto evitare, ma mi tocca. Di questo non parlerò mai perché non sarebbe di buon gusto.
Telenovela di brutto, comunque.

Divorziare però ha dei lati folkloristici positivi, se ti vuoi fare due risate. Io non ho festeggiato perché non c’è niente di divertente in un divorzio, ma ci scherzo sopra. Tipo adesso posso dire: “Per il mio primo matrimonio ho scelto Balenciaga, per il secondo stavo pensando a qualcosa di completamente diverso”.
Perché noi “Barbie Telenovela nel DNA” (contrariamente alle “Barbie Office”) abbiamo sempre le bomboniere in testa. È uno sport che si pratica a vita, fin da piccolissime. Adoro.

DSC02322.1

Semmai dovessi risposarmi (NO, per ora NON mi risposo. NO.) farei finalmente il vestito che ho sempre sognato: una tunica bianca di cotone grezzo antico a vita impero con sopra una sorta di mega-vestaglia in retino/garza con una coda stondata a strascico.

La vestaglia ha un motivo di esistere, e ve lo racconto perché capiate che Barbie Telenovela si nasce. Sopra la vestaglia di retino sono cuciti centinaia di piccoli fiori freschi di stagione di tutte le taglie, a ricoprirla tutta. Tipo Principessa Disney Eroina della Natura e Amica delle Api e del Miele (sono troppo io). La vestaglia serve solo per la cerimonia, per accentuare il concetto di effimero, e va tenuta in una cella frigorifera e idratata con lo spruzzino regolarmente da sapienti manine. Niente velo, please.

Tipo cosi ma fiorellini più piccoli come nell’ultimo, e senza cose strane in testa:

0816e7b7934482fb124a672f7f4e608a

Zita Elze, più dettagli qui <3

Non è una figata? Ci mancherebbe solo Liza a leggere i decreti del Comune, tipo. O Susana Giménez che è la Oprah argentina paro paro uguale all’americana, ma bionda. Adoro.

brad-pitt-angelina-jolie-wedding-photos-covers-lead
La vestaglina a fiori, altro che il velo dell’Angie che comunque by the way ho trovato bellissimo.



I commenti sono moderati. Li approvo ogni volta che mi connetto. Grazie della comprensione.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


Lo sguardo oltre l’ormone: fatina dell’ossitocina non avrai il mio scalpo

Qualche mese fa non l’avrei mai detto ma che volete, l’amore è una bestia strana.
Un parassita, direi. Non saprei precisare, però, chi parassiti chi: se l’amore te, se tu l’altro, o se si serva di entrambi.

Fatto sta che sviluppi una dipendenza da subito.

VeroyCalo

Quelle cose sugli ormoni della felicità che ti entrano in circolo dev’essere vera perché tutti mi dicono che sono radiosa. Sarà.

Innamorarsi alle soglie della quarantina è, però, diverso. Ammettiamolo.
Sei cosciente dell’effimero, della leggerezza di quello stato e fai del tuo meglio per coltivarlo e nutrirlo dall’inizio con basi solide perche sai fin troppo bene che puo finire.
Quindi cerchi di evitare tutte le menate, per esempio: chi non ha mai ceduto all’euforia dei primi tempi facendosi vedere in una proto-sé, una super-sé che poi quando evapora, l’altro rimane deluso? Ci è successo un po’ a tutte, no?
Ma come fai a comunicare te stessa mentre sei in preda agli ormoni? Tipo, a me viene da cucinare.

IO CUCINARE, cioè, cose gravissime.
E non è che butto un hamburger in padella, galline mie. No no, io fare pasta in casa per ravioli con ben tre diversi tipi di farcitura, pur’essa fatta amorevolmente con mie manine devote. Cose serie, e devo dire mi riescono particolarmente bene, la gente dice “hmmm buono buono” (OK: negli USA, in Francia e in Argentina, il che è tutt’un dire perché hanno il palato tarato quattro punti in meno rispetto a un italiano-base. Ma tant’è, lo dicono).
Comunque sia gli ho specificato che è solo una fase e che mangio sempre fuori. Dice ha capito e mi sa di si, perche si è messo a cucinare. Bravo bambino.

Calo

Questa volta mi sono detta: fatina dell’ormone non mi freghi, io mi faccio vedere tale e quale sono da subito. E così ho fatto. Lui morto dalle risate con la vera me. Son soddisfazioni.

Quando t’innamori vuoi che resti pucci pucci forever, ma sai che passerà. E presto. E che forse finisce. E presto. Allora cerchi di far enmergere, gettando lo sguardo oltre l’ormone, le tue vere abitudini e i tuoi difetti. Fai il possibile, lottando contro le api e i fiorellini e le colazioni a letto.

Dopotutto, si sa, ci s’innamora dei difetti.

10684021_347137342112745_1241066869_n



I commenti sono moderati. Li approvo ogni volta che mi connetto. Grazie della comprensione.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


#RiflessioniSporadiche Ma si può vivere di markette sul blog?

Mi piace, scrivere. Mi piace tantissimo. Ecco perché nella mia vita c’è lo sporablog.
In molti credono che io viva economicamente di questo blog. Non è così, io vivo con Stiletto Academy ma non solo, faccio anche la consulente di marketing per agenzie che hanno letto la mia “Guida bionda per influencer” e mi chiedono consulenze. E un po’ anche delle royalties dei miei 3 libri.

È vero, però, che i miei sponsor mi chiedono spesso, quando facciamo delle attività insieme: “Ci fai pure un post sul blog?”. Oppure vengo spessissimo contattata per scrivere soltanto sul blog di certi prodotti. Non dico sempre di no, e soprattutto per quasi tutti i clienti di Stiletto Academy diventa naturale parlarne anche qui, come ho fatto con Circuvein che potete vedere ben chiaro col bollino #ADVPro.

L’unica cosa che posso dire con fierezza, rispetto a tantissimi altri blog pieni di prodotti presentati come se fossero naturalmente stati acquistati dalle blogger, è che io dichiaro sempre cosa c’è sotto, mica come moltissime realtà che, per esempio: (su Instagram rimandato a Twitter rimandato a Facebook)

«Ultimamente sono impazzita per la nuova linea di #MarcaCosmeticaLusso, ho comprato quasi tutto! Presto ve ne parlerò sul blog!  #TagDella MarcaCosmeticaLusso» e poi tre giorni dopo fanno la stessa roba con un’altra marca che fa prodotti simili, e della prima mai più l’ombra come se non si fossero mai associate al brand. Il web pullula di gente così. Io non capisco cosa ci sia di male nel dire che si sta facendo qualcosa per lavoro dato che non si vende la propria opinione, bensì lo spazio nei propri canali. Ma probabilmente chi fa così sta vendendo appunto la propria opinione, che cambia a seconda di chi paga. Dico, eh.

Quando mi propongono una nuova collaborazione, io prima provo, poi ne parlo. E quando ne parlo lo dichiaro apertamente col bollino. Mi sembra più corretto, e non parlerei mai di qualcosa senza provarla prima né alla leggera, un brand dopo l’altro.

large

Mi avete vista con le extension per 4 mesi, ricordate? Be’, quella era solo la prova gratuita da ambo i lati dopo una proposta di collaborzione da parte del brand Great Lengths. Bollino dei post: #ADVLight ossia scambio merce. Ci ho fatto una riunione, abbiamo capito come poter collaborare insieme ma ho detto che prima dovevo capire per bene cosa volesse dire avere le extension ogni giorno, per non iniziare un contratto senza sapere cosa stessi raccontando. Loro sono stati d’accordo, me le hanno messe per vedere se mi sarebbero piaciute e, solo in quel caso, alla fine avrei deciso se firmare o no un contratto da settembre. Cosa che probabilmente farò perché le extension mi sono piaciute un sacco. Mi mancano.

La prova che ho fatto mi è servita anche a capire se a voi piaceva l’idea, prima di impegnarmi. Non mi vergogno assolutamente ad ammetterlo. Perché c’è da capire che una cosa è la mia vita privata e cosa mi va o non mi va di fare, e tutt’altra è la mia vita pubblica dove, volente o nolente, mi espongo ogni giorno al vostro sguardo e, diciamolo chiaramente, al vostro giudizio. Le extension, devo dire, hanno sorpreso sia me che voi, e positivamente.

Con tutto il tempo che ci metto a provare e valutare le proposte e poi a scrivere gli articoli, non sarebbe viabile poter vivere solo di questo blog, e per me sarebbe difficile scrivere un post su due “markettato” senza riflessione, tipo oggi Wella e domani Pantène. Non sono così, non sarei manco credibile.

Sempre per il caso delle extension, molte ragazze che mi seguono se le sono già messe, ispirate dai miei post, e in molte mi hanno scritto che le vogliono mettere, al che io rispondo con sincerità, come nei post che ho scritto a proposito. Capite che è una bella responsabilità parlare di un prodotto perché dopo si viene associate a quella marca, e se è di scarsa qualità diventa un espediente dannoso per la propria immagine e credbilità.

Una ragazza mi ha scritto per consigli via DM su Twitter perché la sorella che si deve sposare, se le era messe e le facevano molto male. Le ho detto che i primi giorni è normale, che se ha il cuoio capelluto molto sensibile che prenda un paracetamolo. Niente, ha dovuto toglierle dal dolore intenso dopo una settimana. Io scioccata, le ho chiesto se fossero della stessa marca delle mie e ovviamente no. Probabilmente le hanno fatto un lavoraccio, troppo attaccate alla radice. Sono cose brutte.

probloggerzanita2

Guadagnare col blog, fatturare col blog: parliamone ma per davvero, senza fronzoli né ipocrisia finto-politicamente corretta

Il mio blog mi piace perché sono io a decidere cosa fare, e la mia stessa natura fa si che i brand siano interessati ad avere un mio parere o test. Che io fatturo con previo contratto, e per i quali pago le tasse. E questo non è un « piccolo dettaglio ». Questa è la grande differenza. E parlo di spazio, non di opinione (lo specifico bene qui).

Molte blogger si fanno pagare nei conti PayPal, giuro. Molti brand e agenzie propongono direttamente di saldare la marketta con la ritenuta d’acconto (con la quale si possono fatturare soltanto fino a 5mila€/anno).
Per poter fatturare con un blog, invece, bisogna aprire una partita IVA e pagare il 57% del fatturato in tasse, oltre ad un commercialista ed i contributi. Il 57% è tanta roba. Per ora sto beneficiando del rientro dalla Francia con una sorta di agevolazione per la quale il mio commercialista mi ha detto di tenere da parte il 30% di ogni fattura per coprire tutte le spese e non rimanere in mutande in chiusura dell’anno. Questo regime dura tre anni a meno di non andare oltre i 30K€ di fatturato, e si fa presto ad andar fuori. Non ho ancora sentito un altro paese che faccia pagare così tanto, ma magari mi sbaglio. In Argentina pagano pochissimo, è pazzesco. Negli USA poi, non parliamone. Apri una Corp e vai col tango.

Metti che per vivere e poter lavorare decentemente ti ci vogliano 2500€/mese.
Su questo punto, prima che cominciate a darmi della folle ricca e noncurante di come vivono veramente gli italiani, vi informo che un’andata e ritorno sulle frecce costa sui 100-150€ a seconda della tratta, e io sono sulle frecce per incontri di lavoro almeno due volte la settimana. Si: ogni evento che vede la luce richiede più incontri e riunioni, non è una cosa facile, e a volte dopo qualche riunione si continua a rimandare. Per non parlare degli hotel e pasti fuori, dato che sono sempre in giro. Quindi, per favore, non mandatemi a quel paese per partito preso, ok? Grazie.

2500€ netti al mese sono 30K€ netti l’anno (K=mila) Ma in realtà, se sei per esempio nei minimi e fatturi entro i 30K€, una volta tolte tutte le tasse e spese di gestione, assicurazione, commercialista, etc., ti rimangono circa 1200€/mese. E secondo te ci vivi, a Milano, con 1200€ al mese? Certo che no. A malapena paghi casa, bollette e un po’ di spesa.
Poi per una come me che viaggia per tutta Italia per lavoro, diventa molto caro con treni e aerei, seppur low cost. E se metti i biglietti delle frecce in fattura perché il cliente te li rimborsi, surprais: figurano come fatturato ossia ti intaccano il regime dei minimi. Le spese non possono stare fuori dai minimi, potete solo scaricarci l’IVA. Applausi, davvvero applausoni. Se fate un lavoro come il mio, chiedete sempre al cliente di farvi il biglietto e prenotarvi gli hotel, fatevi furbine.

Se voi invece sapete cose che il mio commercialista non sa o meglio: che io non ho capito, per favore, ditemele. Salvate una Spora.
L’unica cosa che ho capito bene e mi piace è che posso spendere fino a 15mila totali in computer o cose utili al mio lavoro durante i 3 anni del regime dei minimi, e che posso scaricarli interamente dalle tasse. Stop. Prima di passare al regime del 57% rinnoverò tutto il parco Apple e la stampante. Dicono la macchina si possa mettere, ma io ho già il furgone quindi no. Ho anche una Vespa quindi non so davvero cosa metterci. Quindi farò parco Apple più licenze Adobe originali e mi ritengo soddisfatta. Stavo anche pensando di prendere delle piccole casse con un mini-mixer e il famoso microfono da cravattino perché sono stufa di arrivare ai miei eventi e che abbiano previsto un microfono a gelato col quale non posso avere le mani libere per lavorare.

Per avere 2500€/mese netti col regime al 57% devi fatturare circa 75mila euro, a occhio e croce. E circa 40K diventano lo stipendio di qualche politico che ha fatto parte di un mini governo di tre mesi, anni luce fa, e ora si becca 6K così, per sport (sono molto vaga e non ho voglia di andare a documentarmi, scusate l’imperdonabile leggerezza maccheronica ma avrete senz’altro capito il concetto generale della cosa degli stipendi dei politici a UFO).
A me invece piace pensare che le tasse che pago diventino luce nelle scuole.

Io HO DECISO che i soldi delle mie tasse diventeranno luce nelle scuole.

Quindi, per farla breve: fatturali tu settantacinquemila euro in un anno, sorella, col blog.
Infatti quasi tutte le blogger o fanno le studentesse o hanno un lavoro stipendiato in parallelo. Mica sceme.

Magari ci arrivi a 75, ma quante cavolo di markette devi fare per arrivarci? Non ne vale la pena, a me il blog piace per come mi gira. Pensate che la media delle blogger vende la marketta a 150€ su blog e ogni social, e c’è chi arriva a 300/500 a foto su Instagram ma sono molte di meno. C’è chi fa i pacchetti. C’è un po’ di tutto, ognuna ha il proprio tariffario. E non fate quella faccia, perdinci, lo fanno TUTTE. Se c’è il tag/@ del brand o della campagna, tac, c’è marketta.

C’è una riflessione che ho cominciato a fare di recente, e riguarda lo scambio-merce

Lo scambio-merce, per un blogger, è che il brand ti invii dei prodotti, per esempio un set di creme carissime perché tu ne parli sul blog senza contratto né fatturazione. Tu gli dai visibilità e in cambio ottieni il prodotto. Io sono sempre stata contraria a queste dinamiche perché lo spazio nei blog ha un valore. E parlo di spazio, non di opinione (lo specifico bene qui).

Adesso ho iniziato una riflessione più egoistica verso lo scambio-merce per mero interesse personale, ossia: se un siero mi costa 160€, per potermelo comprare io devo fatturare, lavorando, più del doppio in più del valore netto del siero, dato che “guadagnare” quei 160€ netti mi è costato una fatturazione molto più alta, se devo toglierci il 57% di tasse a prescindere. Se un brand mi propone un set di creme e sieri che io adoro e che mi comprerei comunque, per un valore complessivo di 500€, che faccio, fatturo in più o faccio uno scambio-merce traendo vantaggio di un prodotto che non mi tocca né comprare né per il quale dovrei pagare il 57% del valore in tasse intaccandoin più il regime dei minimi? Capite il concetto?
Mi è capitato di fare un evento in un posto meraviglioso in cambio di 4 paia di scarpe di lusso, per esempio, o in cambio di una doppia pagina su un giornale importantissimo che ti dici wow. Sono cose che si valutano volta per volta.

Parlerò di questa diatriba dello scambio-merce fra un po’, mi sta facendo riflettere molto e sono combattuta fra lo “svendere” i miei spazi di visibilità e il trovare un compenso giusto per la visibilità data, tenendo conto che per il brand, regalare i prodotti, non rappresenta una spesa ma ne hanno una certa quantità già prevista per stampa e blogger e stanno, di fatto, acquistando spazi di visibilità praticamente gratis.
Fare lo scambio-merce vuol dire corrompere il sistema. O no ?

Vivere dei blog non è per tutti. Ma se hai più attività insieme, è possibile che contribuisca a una piccola parte delle tue entrate.
L’unico consiglio che ho da dare è lo stesso che ho dato durante l’intervista su Cosmo, ed è davvero la cosa più difficile da fare perché 500€ non fanno schifo a nessuno, ma le conseguenze possono essere catastrofiche:


“Il personal branding è tutto.
Se un lavoro non ti convince perché ti porterebbe a tradire te stessa, impara a dire di no”

Enjoy.

Immagine via zanita.com.au



I commenti sono moderati. Li approvo ogni volta che mi connetto. Grazie della comprensione.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


La grandissima paura

Dicono che quando arrivi alla quarantina, qualcosa cambi.
Dicono che a quarant’anni sei adulto.
Dicono.

Quand’ero piccola credevo che i miei genitori fossero adulti, che avessero un modo di pensare diverso dal mio.
Balle.
Adesso ho quell’età e ce l’hanno anche le mie amiche con figli e no, sei uguale, solo che hai più esperienza. Punto.
Devo dire che arrivando all’età adulta mi sarei aspettata di agire e pensare in modo diverso, adulto. Ora non è che saprei descrivere con precisione cosa intendo per comportamento e sensazione adulta, ma avete capito. In generale quando sei grande sai che non devi fare più certe cazzate. E non le fai, ma mica per quello non ti viene di farle. Essere adulti, a volte, è una sorta di freno.

Sento spesso gente che dice che vorrebbe tornare giovane, verso i venti e qualcosa.
Io no. Ogni stagione della vita ha i pro e i contro, e la decade dei trenta è molto bella. C’è una grandissima paura, in giro, di questi famigerati quarant’anni. Le donne li sentono come il punto di non ritorno per righe, culi e tette mosce, secchezza vaginale. Giuro.

Il maschio ha lo stesso comportamento quando sta per arrivare ai cinquanta, invece. Ho molti amici e conoscenti che proprio allo scattare dei 47 hanno cominciato a voler mangiare carne giovane, come se per una sorta di vampirismo assumessero la giovinezza della partner. Più che la giovinezza dei corpi, che è molto bella da vedere, io credo che a loro manchi più la leggerezza, l’energia, la consapevolezza che hai tutto da fare, tutto da costruire. Quella cosa li, più che le cosce sode.
Quella leggerezza, quello stato di grazia della lavagna ancora da riempire, per loro, non tornerà più.

blackboard

via Pinterest.com

Io credo invece che la lavagna la scrivi quante volte vuoi, basta ricominciare tenendo in un angolino le cose belle. Oppure tenendo tutto perché tutto si somma in una mappa mentale sempre più ricca.

Le mie riflessioni, credo, sono sempre molto facili perché non ho figli. Se avessi figli non starei qua davanti al lago all’ora di pranzo senza preoccuparmi di cosa fare da mangiare, per esempio. Chi ha figli vive un’avventura meravigliosa, ma per certe cose perde il treno. Ci sono molti genitori che fanno mille cose con i figli, ma non hai la stessa libertà e mobilità che senza, è inutile stare a discutere. Io lo vedo quando propongo cose alle mie amiche che hanno figli e devo tener conto delle loro esigenze. Non sono le stesse che avevano prima, e va bene cosi.

Ho 38 anni e non ho figli. La mia famiglia e i miei amici sanno che con assistenza medica portei farli, e non esitano a dirmi che se nella vita li vorrò, è adesso che devo farlo perché diventa sempre più tardi e mi rimangono pochi anni per provarci.
Io ogni tanto ci penso e mi dico perché no? Immagino come sarebbe tenerli in braccio. Poi penso a come vivo, ai viaggi, al mio lavoro, alla mia voglia di muovermi e cambiare sempre e mi dico “Come cazzo farei, se avessi dei marmocchi?” E li mi fermo perché vorrebbe dire scegliere un posto fisso per tirarli su, perché abbiano i loro amici senza essere sradicati ogni tanto, per costruirsi come persone. E io non so se posso fermarmi in un posto.
Poi invece penso alla me vecchietta senza figli. Ai Natali senza figli e nipoti. Perché ci penso, alle conseguenze. E anche li non so cosa fare. Mi dico “Evabbe’, passerò il Natale in Tailandia, sai che figata”.
Credo che se una ancora sta li a dirsi “Non lo so” “Ni” “Uffa”, forse non è il caso.
Di solito le donne la pensano cosi e poi puf rimangono incinte e sono felici e non ci pensano più. Per quelle come me, invece, che devono programmare il tutto, deve essere una decisione ponderata. Quelle come noi non hanno figli a caso. Se ci pensate è molto diverso, perché nella vita ho visto moltissime donne che sono rimaste incinta “un po’ per caso un po’ perché inconsciamente lo volevo” e hanno lasciato fare il caso.

Io non ho più il caso, mi è stato asportato con due operazioni otto anni fa.

chata

Il mio desiderio più vivo, adesso, è una chata in Argentina, figuratevi un po’.



I commenti sono moderati. Li approvo ogni volta che mi connetto. Grazie della comprensione.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


Parlare con voi

Siete in molti, ogni giorno, a passare da questo blog. Venite, leggete e ve ne andate. Lo vedo dalle statistiche, venite anche da molti altri paesi. Cliccate in qua e in la, state qualche minuto, chi più di mezz’ora leggendo arretrati, e poi via silenziosi.
Ogni tanto qualcuno lascia un commento, ma è una percentuale piccolissima.
A me piacciono i commenti perché finalmente vi mostrate pure voi, prendete parola e umanità, in un certo senso. Non siete più un numerino geolocalizzato in una lista lunghissima di numerini.
Mi piace che vi facciate vivi.

Mi piace parlare con voi.
Quando scrivo lo faccio per me, per come mi gira. Ogni tanto penso a chi legge. Se ci pensassi sempre e scrivessi solo peri lettori, questo blog sarebbe un ammasso di pianti sul divano. Son cose risapute che, se ti mostri sfigata, la gente legge e commenta pure. È pieno di gente anche brava che fa cosi, e tutti li a dire “ma dai forza non sei cosi sfigato sei bellissimo!”.
Ma dai sttocazzo.
Ma io non scrivo per quello, io scrivo perché non posso fare altrimenti, perché mi serve per riflettere. Non mi fa da psicanalista, però, quelle sono tutte cavolate. Se stai male devi andare dalla psy e basta. Adesso mi viene da pensare a tutti quelli che dicono “io mi autoanalizzo cioè-cioè”. Ma LOL, ma davvero LOL.

Prima di avere un blog scrivevo racconti e lettere.
Intrattenevo corrispondenze con molti amici, prima a mano con la penna stilografica, poi via mail.

Quando sono arrivati i blog ho fatto fatica a capire come usare il mio. La Spora si è delineata piano piano. Otto anni fa non avevamo ben chiara la frontiera fra pubblico e privato, nel senso che avevamo tagliato la testa al toro e ci eravamo scelti tutti uno pseudonimo per scrivere quel che ci andava senza sputtanarci con faccia, nome e cognome.

spora

Poi un giorno ci ho messo la faccia e le cose sono diventate molto più semplici, una sorta di coming out.
Una liberazione.

A volte mi chiedo se terrò questo blog finché campo, e la risposta è evidente: si. Chissà cosa succederà quando muoio? Le persone che conosco e che sono morte prematuramente, hanno ancora tutti i social attivi, è strano. La gente gli pubblica sulla bacheca. Se uno schiatta, le password non le sa nessuno. I domini scadono.
Come si fa?
Esistono dei servizi che uno paga perché tutto venga o archiviato o distrutto? Non sarebbe stupido, no?



I commenti sono moderati. Li approvo ogni volta che mi connetto. Grazie della comprensione.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


Breve riflessione a proposito di Startup e di startupper

L’altro giorno discutevo su Twitter con un tizio che ha una startup e se la tira a bomba.
Io ridevo.
Startup” non è altro che la prima fase nella creazione di un’azienda.
Start + up. Ossia cominciare a costruire, per crescere.

Wikipedia dice: “Con il termine startup si identifica la fase iniziale per l’avvio di una nuova impresa, cioè quel periodo nel quale un’organizzazione cerca di rendere profittevole un’idea attraverso processi ripetibili e scalabili. Inizialmente il termine veniva usato unicamente per indicare la fase di avvio di aziende nel settore internet o tecnologie dell’informazione.”

Chi è in fase startup ha molto lavoro e non sa se ce la farà, perché il mondo e il mercato sono una cosa dura. In Italia, poi, il fisco non aiuta molto e le tassano moltissimo fin dall’inizio. Ricordiamoci che una P. IVA paga il 57% di quel che fattura (non dell’utile: della fatturazione). Capite bene che è difficilino farcela.

In Italia la maggior parte delle startup fallisce nei primi mesi, per molti motivi:

-       fisco pesante, anticipo dell’IVA

-       disorganizzazione

-       mancanza di ruoli decisivi

-       rischi non valutati

-       mancanza di fondi

-       liti fra soci

-      idea che non incontra l’interesse del mercato (per “interesse” intendo che deve far impazzire, altrimenti un pochino non basta)

-       imprevisti

In Italia va molto di moda dire startup come se fosse una cosa fighissima. Intraprendere con un’idea propria è davvero molto bello, ma essere in fase startup non lo è: sei all’inizio, sei un bebé che forse non arriva a domani. Essere una startup è, in tutto e per tutto, una fase da sfigati, se mi concedete il termine. Sfigati appunto perché si è deboli. Debolissimi.

Finché la startup non diventa un’azienda, non si è in salvo. E poi non è vero perché anche le aziende fanno fatica. Tranquilli mai.

Spesso si confonde il termine startup con chi progetta un’App o un’idea che sarà venduta solo via web.
No. Startup è l’inizio di un’azienda. Qualsiasi tipo di azienda.

Startup-Mistakes-Infographics

Startup non è una definizione di genere, ma di stato, di fase

In Italia si associa il termine alle aziende di cose web. E sia, ma è sbagliato, o quantomeno non completo.

In Italia e in altre parti del mondo esistono gli incubatori per le startup, che sono posti tenuti da gente molto ricca o convogliando volta volta dei finanziatori ricchi che decidono di investire nelle idee degli startupper giovani, ossia gli imprenditori alle prime armi. (Startupper/imprenditore può essere chiunque, invece. Chiedetelo a Sir Richard Branson che non smette mai ed è di esempio per tutti).

Questi posti possono essere molto belli perché danno non solo fondi, ma anche aiuto fiscale, legale, organizzativo e spesso anche di marketing e strategia.

Quel che c’è da sapere è che gli incubatori non sono Angels (gente che ti regala soldi): gli incubatori non ti danno i soldi gratis. Ti comprano una bella percentuale e hanno voce in capitolo su tutto perché ci tengono all’investimento. E di solito spingono perché la tua startup venga venduta al miglior offerente in pieno stile Instagram, per capirsi.

Poi ci sono quelle cose che chiamano acceleratori o altri nomi, e ti danno dei soldi a fondo perduto con una sorta di candidatura. Ma i soldi, non lo sanno tutti, li devi usare nella loro struttura. In pratica si riprendono i soldi e la maggior parte delle volte lo startupper non li vede nemmeno e non solo: per averli e partecipare al bando, deve dimostrare di aver già speso il 40-50% della cifra che loro danno, a prova che è serio e che aveva soldi da investire per ua sorta di continuazione di circolo vistuoso. Non tutti gli startupper hanno quelle cifre, allora si creano dinamiche all’italiana tipo umma umma dove i soldi dice escono, ma alla fine non li vede nessuno e lo startupper viene messo in un coworking. E poi magari fallisce pure.

In Italia ce ne sono troppi, di cosi. Quasi tutti.

Ma non è cosi in tutto il mondo, per fortuna.

 StampaStiletti

Nel mio piccolo ho avuto a che fare con due startup: Stiletto Academy che ha 4 anni ed è uscita da quella fase al 2° anno e ora fattura tranquilla, e la linea di sandali Stiletti &Co. che invece è fallita dopo qualche mese, 2 anni fa.

Stiltetti&Co è finita persino sul Sole 24h, Gioia, e altri femminili a piena pagina. L’idea era piaciuta moltissimo, il mercato voleva le scarpe. Ma è fallita lo stesso perché io avevo scelto male certi partner e non avevo mai fatto scarpe prima. Ho perso molti soldi, e con certe persone ho perso anche la faccia.

Ecco perché dico che non basta che l’idea sia figa, non basta che non abbia concorrenti, non basta che sia davvero innovativa.

Nope, tu devi fare bene tutto, altrimenti cadi.
Un imprenditore deve soprattutto saper delegare bene quel che non sa fare, e per farlo deve avere la visione e l’umiltà di capire che ci sono cose che non sa fare ma che bisogna fare. Non è facile.

Ma cadere non è il male, non è vergogna. Io preferisco parlare sempre di #FailOn: solo cadendo impari a rialzarti, cadere ci insegna molto.

 failon

Quel che volevo dire agli startupper, avendo vissuto sia il fallimento che il successo di una piccola attività, è che non possono presentarsi come se la loro startup fosse la cosa più figa del mondo. Anche se lo è. Perché se l’idea è figa saranno gli altri a dirlo. La cosa figa è davvero che lo dicano gli altri, tipo il Sole, La Stampa, Repubblica, Vanity Fair, Cosmo. Tu, invece, continui a lavorare.

Perché, ripeto: tranquille mai, galline mie. Manco quando esci dalla fase startup ed entri nell’Arena dei grandi, l’arena del Mercato ed è passata la novità. Rimanere a galla non è facile, è un lavoro costante anche quello.

Sono poche le startup che escono dal regime dei minimi, fateci caso.

È ridicolo avere biglietti da visita in stile Zuckerberg perché lui li ha fatti quando aveva già un’azienda ed era davvero figo, se lo poteva permettere. Non puoi andare in giro a fare lo sborone con biglietti da visita o tees con frasi sborone, perdi punti. Perdi fiducia.

Sei, volente o nolente, una pecora come tutti gli altri startupper che si sentono dio in terra.

Tu invece devi lavorare, e parecchio.

15_famous_bcards_08

Se ti presenti carina e competente, se cerchi di parlare con le persone per imparare (e non smetti mai di farlo), allora avrai de punti in più e potrai continuare a sentirti dio in terra la mattina mentre ti dai il siero allo specchio e impugni la bottiglia del tonico come se fosse un Oscar.
Note to self: la prossima volta in California devo cercare shampoo a forma di Oscar che di sicuro lo fanno. FI GA TA.

Essere motivati con se stessi è la cosa più importante. Mostrarsi motivati è indispensabile.

Essere sboroni, invece, è solo controproducente.

press1

press2

Dopo che passi per la fase di lancio e affermazione, se ce la fai e diventi un’azienda e la tua idea è davvero figa e ti intervistano anche per il tuo percorso, allora potrai permetterti di fare lo sborone.
Ma anche no, perché quella è una scelta di personal branding, e si costruisce con strategia e coscienza. Dietro uno sborone di successo, di solito, c’è una mole di lavoro che nessuno vede. Lo sborone, la frase figa, sono soltanto la punta di un iceberg, e quell’iceberg non lo devi mostrare. E soprattutto, se fai sul serio, devi avere le palle per sopportare di essere il tuo branding anche dal vivo, anche se sei in mezzo alla giungla.

2pagDonna Moderna

Donna della settimana su Donna Moderna



I commenti sono moderati. Li approvo ogni volta che mi connetto. Grazie della comprensione.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


Camminare fa bene alla circolazione? Si!

Quando insegno il portamento su tacco 12, come si vede in questo video, comincio sempre spiegando come cammina il nostro corpo scalzo per capire come si sviluppa tutta la coreografia corporea, dal tallone al piede e dal tendine d’Achille fino alle lombari per poi ripercuotersi sulla schiena, petto e testa. Dopo infilo gli stiletti e osserviamo insieme come i tacchi sconvolgano il tutto rendendoci inconsapevolmente delle donne-piccione.

VanityCircuvein

La camminata comincia con la botta del tallone al suolo.
Avete mai sentito dire che camminare fa un gran bene alla circolazione?
È verissimo, ed è proprio quel colpo del tallone a fare la differenza.

Il nostro cuore pompa il sangue, e questo lo sappiamo. Ma il tallone fa una sorta di aiuto-pompa, aiutando il sangue a risalire. Ecco perché quando stiamo troppo tempo in piedi ma senza camminare, la nostra circolazione fa una fatica tremenda a risalire: gli manca l’aiuto del tallone. Con le conseguenze che ho spiegato nel post precedente sulla circolazione venosa.
Le ginocchia, poi, sono i nostri ammortizzatori. Attutiscono il nostro peso per distribuirlo meno violentemente sui piedi. Ecco perché “affondiamo” il ginocchio ad ogni passo, anche se è un movimento molto lieve se siamo scalze o portiamo scarpe basse.

Ma non è tutto: la nostra camminata viene sconvolta proprio dalla presenza di quei 8-12cm di tacco che fanno da spunzone ed impediscono al tallone di toccare il suolo, facendo partire l’affondamento del ginocchio troppo presto e facendolo diventare molto più accentuato. Ed ecco che “piccioniamo”.
Durante i corsi di Stiletto Academy for Circuvein #BellezzaInGamba approfondiamo ancor di più le ripercussioni di una camminata salutare sul resto del corpo, come ho continuato a studiare insieme ai loro esperti. Infatti non basta prendere gli integratori, bisogna anche camminare e prenderci cura di noi.

CircuveinFarmacia

Con Circuvein è come avere la strada più facile. Se non avete tempo per camminare un’ora ogni giorno, che è il consiglio che danno tutti i medici per una corretta circolazione, potete aiutarvi prendendo Circuvein. Io lo faccio da 5 mesi e cerco, comunque, di andare a piedi dappertutto (il fatto che io non abbia la patente, giuro, è assolutamente irrilevante). Ma non solo cammino, faccio anche le scale. Se davanti a me ho scale mobili, tendo a scegliere le scale fisse. Se per arrivare da qualche parte ci sono una decina di isolati, non prendo né taxi né tram, ma vado a piedi con la cartina del telefono, e così via. Prendendo Circuvein ogni mattina, la mia circolazione è agevolata e le mie vene si rinforzano, rendendo ogni mia camminata, seppur breve, più efficace.

I corsi gratuiti di Stiletto Academy vi insegnano a modificare non solo la postura ma anche la coreografia della camminata, per evitare l’affondamento a piccione delle ginocchia, col conseguente pendolo della testa avanti e indietro. Una camminata, purtroppo, diffusissima appunto perché chi indossa i tacchi continua a camminarci con la stessa coreografia corporea che con le scarpe piatte.

circuvein-inneov

Portare i tacchi non è salutare e lo dico sempre, ecco perché consiglio anche i sandali tedeschi e le scarpe da ginnastica per riposare il piede e fargli da “palestra”. Per riportare il piede alla sua conformazione naturale una volta scese dai tacchi, è consigliabile camminare almeno 10 minuti mattino e sera. La cosa più comoda è uscire di casa in pianelle ed approfittare del tragitto per stirare il tendine d’Achille, distendere le dita dei piedi e attivare la pompa del tallone.

Le scarpe più adatte NON SONO assolutamente le ballerine perché hanno la suola troppo fine e piatta, ma piuttosto, appunto, il sandalone per l’estate o le scarpe da corsa per l’inverno. La cosa importante è avere la punta larga per lasciare il posto alle dita in modo che si allarghino, una suola leggermente inclinata e morbidissima, e stringere non le punte ma il collo del piede per reggerlo bene.

Sandaloni-sport

Illustrazione di Sara Menetti per “Tacco 12“di Veronica Benini (Sperling & Kupfer)

Adesso, ragazzuole, uscite i sandaloni e fatemi sti dieci minutini andata e ritorno, si? Portate i tacchi in borsa nelle #StilettoBag, o in altre bustine singole per non rovinarli e fate il cambio comodamente sedute al bar mentre prendete il Circuvein con una spremuta, oppure cambiatevi comodamente in ufficio.

Potete leggere e scaricare le 12 Regole per la Bellezza in Gamba di Stiletto Academy for Circuvein qui :-)



I commenti sono moderati. Li approvo ogni volta che mi connetto. Grazie della comprensione.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


piedini di fata: come combattere la micosi all’unghia

TipsforChicks

Inauguriamo la nuova rubrica che potete seguire con questa categoria: Tips for Chicks, con cose utili intorno ai tacchi & Cny.

Durante i miei corsi finisco sempre con la cura del piede. Ho fatto questo video su come grattarli e idratarli, ma c’è di più.
Volevo raccontarvi di alcuni problemetti che possono nascere e che non sappiamo come gestire, tipo la micosi sotto l’unghia.

Si: micosi, quella cosa orrida orrenda della quale non vogliamo parlare.
Ebbene, bisogna parlarne ma soprattutto bisogna occuparsene e risolvere.

piede

Le micosi sotto l’unghia vengono perché l’unghia, per un motivo o un altro, si solleva e si stacca, al che il funghetto ci si infila dentro e non lo togli più. Non vi metto delle foto, fidatevi, fa schifissimo. Se proprio volete c’è una foto non troppo schifida qui. In pratica l’unghia si stacca e divena giallina. E siccome è staccata, fa anche un po’ male.

A me è successo qualche anno fa e ci ho messo molti anni per liberarmene, perché non potevo permettermi di perdere l’unghia col lavoro che faccio. Durante i corsi mi tolgo i tacchi per far vedere i movimenti del piede e la camminata senza scarpe. Impossibile non avere i piedi perfetti!

Come mi è venuta la micosi?

Avevo un paio di stiletti killer foderati di pelle sintetica detta ecopelle. Se una scarpa è foderata di sintetico, il vostro piede traspira e non respira, perché il sintetico non fa evaporare il sudore. In più, le mie scarpe erano molto a punta e modello décolletées. Che vuol dire? Vuol dire che per non perderle da dietro, una décolletée deve essere molto stretta anche davanti, altrimenti cammini ciabattando. E non è bello. Ecco perché consiglio le décolletées solo per qualche ora e sono le più killer evah.

Be’, la scarpa a punta stretta mi ha stretto le dita talmente tanto, che pure l’unghia del ditone si èschiacciata lateralmente, sollevandosi e staccandosi. Sommiamo il fatto della scarpa sintetica col sudorino: benvenuta micosi!

Nail_it

Ho provato di tutto: smaltini curativi, bagni, cremette. Nulla. Un inverno mi sono detta OK, la taglio tutta e l’ho fatto. È ricresciuta staccata, e sempre con la micosi sotto!

Ci sono due cose importanti da fare, per combattere la micosi: il prodotto giusto e la lima giusta.

Il prodotto che ho trovato è Trosyd, me l’ha consigliato una delle farmaciste del mio tour Circuvein. Carissimo, tipo 25€, ma sta funzionando alla grande, l’unghia dopo anni, si sta rincollando! ALLELUIA.

La lima in realtà è la cosa veramente decisiva, me l’ha spiegato la mia estetista di recente. Se tu tagli l’unghiona col tagliaunghie, il fungo non se ne andrà mai anche se ci metti i prodotti, e lo sapete perche? Perché il tagliaunghie solleva l’unghia mentre la taglia dato che è piatto (anche i modelli più incurvati lo fanno) e l’unghia non fa a tempo a incollarsi, che tu la sollevi di nuovo. Il segreto, infatti, è che l’unghia (il corpo) combatta il fungo e l’unghia piano piani si rincolli al dito.

Importantissimo anche, (questo lo dovete sapere anche se fa schifo as usual): non pulite fra unghia staccata e dito, sapete, quella robettina molle che si forma dentro. Va lasciata li, tranquilla, è indice di guarigione. Prendetela come un abbozzo di colla che crea il vostro corpo per far si che l’unghia si rincolli. Se lo togliete, non si attaccherà mai. Pulite quella robetta solo una volta per benino prima di iniziare col trattamento antimicosi. Poi lasciatela in pace e continuate ad applicare il trattamento col suo pennellino, un po’ dentro e tutto sopra e intorno all’unghia. Fidatevi.

Quindi la soluzione, la svolta decisiva è non scavare né ravanare e limarle e basta, sempre.
Adios tagliaunghie.

Spero che la mia esperienza vi sia utile perché la micosi è un vero calvario!
Spo’



I commenti sono moderati. Li approvo ogni volta che mi connetto. Grazie della comprensione.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


#VidaArgentina, ma come mi vesti?

Sono partita per l’Argentina con pochissimi vestiti, che è un po’ un classico, per me. Mi piacciono i bagagli compatti perché so lo sbatta che è andare in giro con mille valigie o peggio: il valigione più grosso di me. Non è chic.
Ma di solito mi arrangio per portare almeno 7 paia di tacchi, però. Sono la maga delle scarpine singole nelle stiletto bag, ben incastrate in pieno stile tetris.

Questa volta sapevo di venire in mezzo al nulla con strade sterrate e saggiamente ho portato un paio di stivali neri da città tacco 9, e un paio di salomés Gucci tacco 12. Just in case.

Ho indossato gli stivali col tacco solo due volte, e le salomé le ho lasciate a Buenos Aires. Intonse.
Qua sulla Sierra ti incontri con gli amici per mangiare un asado in casa, o sul lago per bere mate di pomeriggio al sole. Non vai fuori. E non vai fuori semplicemente perché non ci sono locali carini. Non c’è niente di potabile.

Il mio look di base, in questo ultimo mese, è stato il combo stivale da cavallo-giacca biker-borsa di pelle. Più gli intramontabili occhialoni vintage di Dior, in una custodia rigida. Sto rileggendo i classici sudamericani che mi piacciono, adesso sono alle prese con La borra del caffè, di Mario Benedetti. Mi piace moltissimo.

3basici

La giacca è di Kookai del 2005, gli stivali ve li ho scovati online ad un prezzo imbattibile e ve lo racconto qui, e la borsa me l’hanno regalata durante un evento Scarpe&Scarpe. Devo dire che ha una resistenza fantastica ed è molto capiente, l’ho portata come unica borsa perché mi ci sta benissimo l’air ed ha la tracolla oltre le maniglie. Rispetto alla mia borsa Zara blu eletrico, stesso modello, mi trovo molto meglio perché la Zara è in ecopelle e dentro fa i pallini. Si attaccano a tutto, non posso infilarci un foulard.

In effetti non ho la passione smisurata per le borse come ce l’ho per le scarpe. Ho poche borse, e miro alla praticità.

Con quei tre basici ho alternato un vestito di lana Balenciaga marrone con Calzedonia marroni misto cachemire, un paio di jeans Zara e un paio di pantaloni di lana grigi. Ho fatto presente a lla Responsabile dei social di Calzedonia in persona che le calze, negli ultimi 3 anni, hanno subito un indecoroso incremento di sintetico, e che vorremmo tutte tornassero ad avere più percentuale di lana. Cosi non brillano e sono più calde e coprenti. Mi ha detto che riferirà in alto e sono molto contenta di questa cosa, perché sono le migliori calze di lana in circolazione e io sono pronta a pagare un paio di euro in più, piuttosto che vedere compromessa la percentuale di lana. Voi avete notato il cambiamento? Le usate?

vestitoBalenciagaIl vestitino Balenciaga è svasato, l’ho preso nel 2006, è della collezione prêt à porter basica in negozio. Non credo che li facciano ancora. Ero entrata per prendere il golfino nero, sempre svasato, ma c’erano i saldi ed era già finito. Questo vestitino, seppur marrone, è diventato uno dei miei basici d’inverno. Forse è per lui che ho cominciato ad attorniarmi di accessori testa di moro come la biker e gli stivali. Lo “svaso” comincia al punto vita, quindi non ti fa sembrare un sacco di patate. Col giacchino ben stretto, poi, sta benissimo. Non credo che sia difficilissimo rifarselo, il disegno è molto semplice. Ha due triangoli ai lati per creare la svasatura, tutto qui.

camicie golfiniSui pantaloni ho alternato due camicie (scozzese verde-rossa, e celestina) a tre golfini di cachemire Bompard: verde, viola e nero. I golfini sono i miei soliti Bompard in misto cachemire e seta, intramontabili, e qui vi racconto come curarli. Le camicie sono Zara quella celestina in cotone morbidissimo, e vintage quella scozzese. La amo tantissimo, l’ho presa a Livorno. Questa signora del negozio “Fermata d’Autobus solo vintage”  livornese ha dei capi meravigliosi, vai li ed esci con la spesa. Mooolto pericolosa perché i prezzi son a tono con la qualità.

tweed
I pantaloni di lana li ho presi di corsa in stazione a Milano da Sisley perché avevo un appuntamento e mi era caduto il caffè sopra i miei, in treno. Fanno i pallini, lo odio. Sono troppo sintetici per essere chiamati “di lana” anche se il loro aspetto lo sembra, li uso con gli stivali persino in campagna.

Ai piedi sempre gli stivaloni, addosso sempre il giacchino biker e la borsa.
Il trio marrone in pelle per omogeneizzare il tutto, imbattibile.

Ogni tanto, coi jeans o i pantaloni grigi, metto le scarpe da corsa grigie. Non vado fiera di questa mossa, ma qua vanno tutti in giro in scarpe da ginnastica. Sono diventata locale, non vedo un’altra spiegazione. Non avendo portato le Converse col tacco disegnato sopra, ho capitolato con le sportive. Non defollouatemi, vi prego! Soffro tantissimo. Non ve le faccio vedere, anche se su Instagram appaiono, ahimé.

Adesso, ogni volta che tornerò, cercherò di farmi una valigia “realistica” ossia che preveda scarpe basse più carine di quelle da corsa, che avevo portato solo per andare a fare le passeggiate pro-culo sodo.

Il 16 settembre atterro in Toscana e dopo qualche giorno ricominciano gli eventi con Stiletto Academy. So già che con tutto sto dulce de leche e gli asados non entrerò mai e poi mai nel vestitino rosso, allora ho deciso di limitare i carboidrati per ridurre un po’ le cosce. A questo proposito vi annuncio l’arrivo salvifico del Regime Cinico, che casca a pennello per il rientro. La Cristina (che è l’Estetista Cinica in carne ed ossa) ha lavorato tantissimo a questo PDF che oltre ad essere utilissimo, fa molto ridere.

Andate su facebook e lasciatele un commentino, ha lavorato sodo solo per voi, e io ci ho passato tutta la notte per mettere i suoi testi e tabelle in un PDF dalla grafica carina.

SANTINO

Nota: vi ho messo tutti i brand e link possibili perché poi me li chiedete e devo spulciare volta per volta. Il bollino “ADVLight” è perché mi hanno regalato la borsa di Scarpe&Scarpe. Per il resto sono tutti acquisti miei. Grazie.



I commenti sono moderati. Li approvo ogni volta che mi connetto. Grazie della comprensione.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////