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7 astuzie essenziali on the road

Vivere on the road nel 2015 non è come negli anni settanta alla Kerouak. Molti oggetti si sono miniaturizzati, ma molti altri si sono decuplicati. Vedere voce “scarpe”.
Io porto una valigione, una borsa, la mia Loretta e persino una stampante.
Calo è più minimal, ma comunque ha tutta l’attrezzatura per foto e video.

Dormiamo in hotel 4 stelle e ci muoviamo sulle frecce, in taxi o in aereo.
Il furgone Lucio non è ancora pronto, ahimé, e ci raggiungerà a partire da metà maggio. Siamo entusiasti di poter finalmente partire all’avventura alla supersonica velocità di 80 kilometri orari in autostrada.

Ma per adesso: treni.
Per adesso: valigie da ridurre al massimo.

7-astuzie-essenziali-on-the-road
1) Eliminare lo sbattimento-valigia. La cosa brutta è dover fare e disfare la valigia senza scordarsi niente negli armadi o cassetti. Allora io non la disfo, la uso da armadio. Posata in orizzontale come tutti gli umani, tolgo e rimetto le cose. Ho un ferro da viaggio portatile e se ne ho bisogno, stiro. Fine.

2) Comporre 4 beauty separati: viso, capelli e corpo/unghie. E trucchi. Come per la valigia: la roba entra ed esce, così quando vai via lo chiudi e li metti tutti in valigia. Fine.

3) L’incubo degli aeroporti. Fare il bagaglio a mano con tutte le cose impo per poter sopravvivere a destinazione in caso di perdita del bagaglio in stiva durante transiti o se prendete un volo in stand by (i bagagli non seguono mai i ritardatari). Son cose serie.

4) Smartphone survival. Comprati almeno due batterie esterne per telefono e devices vari: soldi spesi bene. Portati sempre anche una presa multipla per ricaricare più devices insieme sul treno o in hotel. Gli alberghi non forniscono ciabatte elettriche, ma dovrebbero.

5) Il golfino di cachemire. Che sia estate o inverno, nei posti c’è sempre un’aria condizionata fortissima. Sii pronta e tienilo sempre in borsa. In alternativa, la sciarpa di cachemire a velo.

6) L’insplagenda con fogli di note vergini per lavorare. Da quando mi sono fatta l’insplagenda lavoro meglio. Il fatto che abbia gli anelli apribili mi permette di mettere e togliere fogli a piacimento, tipo eliminare i mesi passati e lasciare solo i piani mensili per la seconda metà dell’anno. E nei fogli di note o fogli vergini, pianifico pianifico pianifico. Ho un kit di Muji per fare i buchini, e un’armata di pennarelli, washi tape e post it a righine e pois che ciaone.

7) I vestiti che asciugano in fretta: materie leggere. In pratica puoi anche portarti un gonnellone di lino a ruota, ma non sperare di poterlo lavare in hotel e trovarlo asciutto l’indomani prima di partire. La valigia va fatta seguendo la teoria della palette, ma anche facendo attenzione alla “lavabilità” dei capi. Io a volte sto via tre settimane e non posso permettermi di non lavare i vestiti. E portarne troppi non vale la pena.

Lo Stiletto Tour è cominciato domenica. La prima tappa è stata un delirio: 240 galline, 6 stand tematici, tre ore di workshop dove abbiamo anche mollato qualche lacrimuccia con le due nuove socie: Elena Bobbola e Francesca Marano.

I Best Western hanno delle suites molto belle, e il giorno prima dell’evento ci siamo concessi un’oretta di idromassaggio con i sali. Incredibile ma vero, non avevo mai preso il tempo in vita mia per farlo. Mai. Le vasche idromassaggio le trovi in casa, negli alberghi e da gente dove sei ospite, ma non le avevo mai considerate.

Molto male, vanno accese.



I commenti sono moderati. Li approvo ogni volta che mi connetto. Grazie della comprensione.
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staccare la spina

È un mondo di cotone, uno spazio neutro.
Una fortezza, un luogo fra due mondi.
Tutto è perfetto, pulito, in ordine.
E ogni giorno si rigenera.

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Ho frequentato molti alberghi, per lavoro. Sia in trasferta quando facevo l’architetta, che da quando faccio gli eventi con Stiletto Academy.
Degli hotel mi piace il minimalismo, l’assenza di oggetti, le infinite possibilità di isolarsi. Tu entri nella tua stanza e quello spazio diventa tuo ma non è tuo. E lo sai.
È come se tu lo vampirizzassi.

Non so quando è cominciata. Non ricordo con esattezza quand’è che ho smesso di mentire a me stessa, trovando delle scuse improbabili per prenotarmi una stanza d’albergo.
Lo facevo per isolarmi. Per staccare la spina. Per fermare il mondo e rigenerarmi.

Posi il beauty su quei marmi vergini del bagno, appendi un vestito nell’armadio.
Pochi oggetti, solo il necessario.

Fai colare l’acqua nella vasca, provi i sali e ti rilassi in quel vapore che si espande appannandoti la mente.
Ti avvolgi nell’accappatoio, grande come una coperta, ti stendi sul letto e le lenzuola sono di cotone spesso, fatto per durare. Tutto è bianco.
Se sono in vena mi guardo un film e mangio cose dal frigobar.
Il vero test è il piatto di spaghetti al pomodoro a mezzanotte.
Ho mangiato cose inenarrabili anche in delle suites 5 stelle, è difficile trovare da mangiare “decente”.

A me piace quando arriva il servizio in camera, soprattutto quando mettono la campana d’argento sopra il piatto. Io ADORO il servizio in camera. Il servizio in camera è la mia idea di lusso. Il lusso inteso come un vizio puerile per una cosa che potresti fare da sola, e invece ti fa fatica.
E poi c’è gente che quelle cose le fa meglio di te.

Il bianco mi rilassa, il bagno caldo mi fa calare il ritmo e scendono le pulsazioni.

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Oggi sono entrata in una stanza d’attico al Best Western Antares Concorde. La nostra stanza ha due terrazzini a tasca, un bagno con la vasca idromassaggio e una cabina armadio. Un lettone Queen size e un divano beige di velluto.
Io mi segno i numeri delle stanze dove dormo, negli hotel. Così se torno chiedo la stessa.
Perché le stanze cambiano molto da un piano all’altro.
Il mio elenco di stanze-cocoon è corto, e me lo tengo stretto.
Adesso questa ne fa parte.

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Questa non è la mia, quella me la tengo segreta!

Mi piace restare almeno due notti, una è troppo poco. Non fai in tempo ad arrivare che il mattino dopo devi rifare la borsa. A me invece piace quella pigrizia mattutina, quell’assenza di “devo fare”. L’obiettivo è non fare niente, svuotarsi di tutto in quel bianco perfetto che dopo che passa la signora delle pulizie torna immacolato. Tu non vedi niente perché sei scesa per colazione, e io mi immagino che la stanza si rigeneri da sola, come Wolverine. Passo dalla vasca al letto, al divano o al terrazzino. Leggo, dormo, penso.

Non so quando è cominciata. Non ricordo con esattezza quand’è che ho smesso di mentire a me stessa, trovando delle scuse improbabili per prenotarmi una stanza d’albergo.
Lo faccio tuttora per isolarmi. Per staccare la spina. Per fermare il mondo e rigenerarmi.

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La mia stanza al Best Western milanese fa parte del programma “Camera Woman” creato apposta per far sentire meglio le donne in viaggio, con dettagli come il phon e piastra veri. In bagno c’è un beauty Occitane, piastra e phon Remington e una scelta di tisane buonissime. La prima colazione ha gallette di riso, centrifughe di frutta e verdura, e altre cosine green & detox. Se prenotate in Best Western, chiedete una Camera Woman.

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Lo Stiletto Kit

Domenica comincia lo Stiletto Tour a Milano.
Per la prima volta terremo i corsi per solopreneuses, la mattina.
Dalle 10 alle 12:30 ci saranno i primi due: “Come organizzare un evento” e “Social Media War”, che sono le mie due specialità sviluppate in questi ultimi 5 anni, dove ho fatto molti errori e ho imparato a prevenirli a suon di lacrime, sudore e vaffa. Ho litigato pubblicamente -e male, ossia senza strategia e senza calma- con TIM, Vodafone, Grazia, Compeed, e molti brand manager. Non si vince niente se non perdita di reputazione, a litigare online. Possiamo però imparare a difenderci, e a identificare le occasioni in cui sarebbe cosa buona e giusta far valere i nostri diritti. Ecco cosa ho imparato.

Ma non si finisce mai di imparare, quindi credo che insieme potremo dibattere su certi approcci piuttosto che altri. “Social Media War” non è un corso di War Room Pro, ma un corso di war room per galline. Se siete già pro, non vale la pena iscriversi. Se siete invece di quelle che si infiammano su facebook affondando sempre di più ma poi si svegliano alle due di notte: “Cazzo! Ecco cosa le dovevo rispondere!”, allora vi aspettiamo.

Le iscrizioni del Combo sono a pagamento, 46,90€, per di qua.
Non escludo che in un futuro riusciamo a fare i nostri corsi gratuitamente con i nostri sponsor, è nella TO DO list, quindi per farci perdonare abbiamo preparato uno degli Stiletto Kit da regalare ad una partecipante, per l’intervento più azzeccato. Verrà votata dalle altre partecipanti, non da me. I proventi del corso servono a sostenere le spese di Stiletto Academy per l’organizzazione.

stiletto-kit

immagine via Stylosophyque

immagine via Iris di Stylosophique

Il kit comprende un mini beauty da viaggio della mitica Sara Abbate, in edizione limitata fatto a mano da lei con la sua macchina da cucire ed è a fiorellini, lo vedete sopra in foto. Dentro c’è la crema viso, il sapone viso e il famoso burro struccante in versione travel. Divino.
Poi abbiamo un frullino della NokSan con la pochette gommosa, più altri accessori beauty feet della linea.
Una rilegatura per l’insplagenda rossa e fiorellini Liberty come quella delle Coach, con l’astuccio.
Due trattamenti (viso e corpo) dall’Estetista Cinica a Milano.
Un appuntamento in salone col nostro super Fabri, di Isabel Vegas, il mago della frangetta in 3D e formatore ufficiale di L’Oréal.
Il tutto dentro le stiletto bag, che stanno tornando!

EstetistaCinica_65_BORSE

La mattinata la chiudiamo in bellezza: 4 donne, 4 storie.
Ingresso gratuito, potete iscrivervi solo per venire a farvi ispirare da loro!

Stiletto Academy vuole soprattutto ispirarvi a crederci, a trovare il coraggio di mettersi giù per fare un piano e cominciare a fare invece di sognare. Per questo abbiamo invitato 4 solopreneuses che hanno cambiato vita e ce l’hanno fatta, in ordine:

Paola Ogliari, che ha una storia molto buffa a proposito della fase di fondazione della sua agenzia Robert Cutty.
Daniela Mosca, che si è inventata un lavoro geniale, ossia educare le nostre colf e tate (avete presente quando a Parigi rientravo e mi rendevo conto che Ricky aveva passato la cera perché mi ritrovavo col cranio per terra? Ecco)
Elisabetta Ferrari, social media manager di Cosmo, influencer, it girl, uno stile invidiabile e soprattutto la motrice di questo progetto, dopo il suo splendido articolo uscito ad agosto su Cosmo, dove intervistava 4 donne ceh avevano cambiato vita con tutti contro.
Dulcis in fundo, la nostra Estetista Cinica, sotto il camice Cristina Fogazzi, che è sbarcata a Milano da Brescia aprendo un minuscolo studio di trattamenti viso & cellulite, con tantissimi sforzi, e oggi ha un database di culi di mezza Milano-bene (secondo me farebbe più soldi a ricattarci!!).

Nelle date di Torino e Genova sono già aperte le iscrizioni e ci saranno le storie di altre donne, e così anche in altre date del Tour. Se volete candidarvi, scriveteci a info chiocciola stilettoacademy punto com

Vi aspettiamo!



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on the road

Questa settimana sono andata a Parigi a chiudere altre maglie.
Provo sempre un grandissimo sollievo quando succede.
Mi si rilassano le spalle e Parigi diventa sempre più lontana. La amo, ma non fa più per me, dodici anni sono stati sufficienti per permettermi di tornare e sentirci delel vecchie amiche che si siedono a un caffè e tutto è come prima.

Questa volta ho buttato via un paio di scarpe argentate. Prima ho provato a bruciarle, poi mi sono detta “ma che fatica inutile” e le ho semplicemente buttate i due bidoni diversi perché nessuno le recuperi, sia mai, portano una sfiga tremenda.
E vaffangule.
Fatevi un bel contratto prematrimoniale quando vi sposate, date retta a zia Spo’.

Questa settimana è il rush finale per il Tour.
Ci sono molte novità, venerdì esce il sito nuovo.
L’Associazione è partita ufficialmente il 3, champagne! Presto scoprirete i nomi delle altre due co-fondatrici. Sul sito, ovvio, come i nomi delle prime 8 Stiletto Coach.
Stiletto Academy non era mai esistita come entità, a parte il nome depositato, perché avevo una partita IVA personale. Adeso esiste, è stata fondata da me e altre due donne stupende. Sono contentissima!

Fratelli Rossetti si è unita al Tour la settimana scorsa e ne siamo felicissime. Un partner così prestigioso è stupendo e regalerà delle scarpe e braccialetti nelle date di Milano e Roma. Forse anche le altre, twittateglielo, chiedeteglielo su facebook, instagrammateglielo! Abbiamo scelto uno stiletto iconico su un plinto con una campana di vetro come unica rappresentazione, in fondo al red carpet come punto di arrivo. Un paio lo indosserò io durante gli eventi. E intanto ho scelto anche questa borsa. Rossa, what else?
Le due co-fondatrici sono andate a scegliersi le scarpe mentre io ero in Toscana e le seguivo su whatsapp impazzita. Abbiamo fatto una sessione di shopping telematica, di quelle con millemila foto tipo “Hai visto queste turchesi?” “No, rifammi vedere quelle di prima ma di lato” “Anzi, indossale, voglio vedere come si vedono le dita…ah, ecco, lo sospettavo, non vanno beneper il tuo piede romano” “E queste?” “No, le altre, quelle cipria” “Ragazze guardate queste!”
“VOGLIO LA FOTOOOOOOOO!”

eccetera

borsa-fratelli-rossetti-spora

Questa borsa l’ho scelta via whatsapp, facendo provare il mac 13 pollici a una delle mie due socia, finché non abbiamo trovata quella che:

A) fosse rossa
B) entrasse il pc
C) fosse semplice e robusta
D) mi facesse fare i saltellini via whatsapp

Io e Loretta -l’ho chiamata Loretta, si, ancor prima di conoscerci, io vedo che è una Loretta e voi potete darmi della folle pazzoide ma io do dei nomi a scarpe e borse, tsss. Insomma, io e Loretta ci incontreremo a Milano mercoledì, dove l’altra socia si fa il Riducella dall’Estetista Cinica e da quel momento non ci separeremo mai più. Sotterratemi con Loretta, tipo. Anzi no, la lascerò alla mia erede di scarpine.

Cose serie, insomma.

E allora siamo serie per davvero.

Con l’Associazione si aprono nuove prospettive come il Premio Solopreneuse ed i corsi gratuiti o agevolati per intraprendere ed ispirare, in partenariato con C+B e di cui parleremo a breve. Essere un’Associazione ha il vantaggio di diventare più appetibili per gli sponsor che vogliono impegnarsi per azioni mirate ad aiutare le donne, ed è quello che faremo. È quello che abbiamo sempre fatto. Io continuerò a fatturare il mio lavoro all’Associazione, e così faranno tutti quelli che collaboreranno con noi. Stiletto Academy mi tiene occupata per circa 18 ore al giorno per certi periodi. Stasera, per esempio, devo finire la grafica dei “tarocchi”. Siete curiose? Ci credo! I tarocchi del piede ve li leggerà AnnaVenere di ModaPerPrincipianti, la nuova StilettoTeacher per Personal Shopper. I tarocchi verranno consegnati in schede singole, per tipolgia, insieme anche a quelli delle forme del corpo, durante le date di Milano e Genova. Non provate ad uscire senza! Utilissimi.

Un’altra cosa bella è l’insplagenda che parte i prevendita con l’Associazione rilegata da giugno. Stiamo lavorando alla versione settimanale, molto più comoda, sia in verticale che in orizzontale. E in formato A5 ma anche Personal e A6. E sia nera su bianco che con i mesi di colori diversi alternati. Insomma saranno millemila, ma a noi piacciono così.

Il mio fidanzato ha compiuto un mese in Italia. Twitter gli ciuccia un giga al giorno di connessione e non capiamo il perché (anyone?). Il cibo non è carne di quella buona argentina e questo, Houston, è un problema. L’unico hamburger che ci va bene è quello di Baobab accanto alla sede di Stiletto Academy in via Sanzio a Milano.
L’italiano va lento, ma va. La sera, quando io non sono presa ancora sul PC a finire chissà quale cosa per Stiletto Academy, ci guardiamo un bel film indipendente argentino. Ne ho tre da consigliarvi:
– 9 Reinas
– Caballos salvajes
– Tiempo de valientes

In compenso Calo ha visto il Colosseo e la Torre di Pisa e gli sono piaciuti, poi mi ha detto che Milano meh e io non so come dirgli che a settembre andremo a vivere li. Anzi, gliel’ho detto e mi fa: “Almeno Felipe potrà entrare a ristorante e il Sempione va bene per i cani”. Si, Milano è perfetta per Felipe. E noi non vediamo l’ora di andare a prenderlo per Natale. Non so come fargli vedere Firenze senza che mi guardi con quello sguardo della serie “E avendo questa città vicina al mare tu vuoi stare ammilanooo? Dior, dammi la forza.

Insomma, ci stiamo abituando pian pianino. Durante il Tour Calo scoprirà un’Italia stupenda, e io non vedo l’ora che partiamo.

Liberi.

On the road.



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piedi da cenerentola: il mio nuovo frullino

Ho dei piedi con una forma carina, ma i talloni sono sempre molto secchi. Se non faccio attenzione con cure giornaliere, diventano impresentabili. In evento tolgo e metto le décolleté tutto il tempo, e i miei piedi li fotografano tutti. Faccio molta attenzione alla pedicure e lo smalto.

Da anni uso la grattugia a mano, pietra pomice, scrub e maschere notturne per ammorbidirli. Ho fatto un video con tanto di grattugie e litri di acqua nella vasca. Non era manco ecologico!

Adesso ho scoperto il frullino a pile e mi è piaciuto così tanto che ho chiesto appuntamento alla Montefarmaco per fare una riunione a nome di Stiletto Academy. Volevo coinvolgere il brand come sponsor per farvi provare il frullino in evento. Non potevamo non lavorare insieme!

Indovinate? Champagne! La Nok San è diventata sponsor ufficiale del Tour, e non solo potrete frullarvi i piedi nello stand, ma riceverete in regalo dalle 30 alle 50 pochette gommose per data, e magari sarete così brave da portarvi a casa uno dei 3 frullini in palio per la ragazza più elegante durante la sfilata finale. Nelle 14 date del Tour. La Giuria sarà composta da blogger, sponsor ed ex campionesse. Le Coach ed io, per correttezza, non voteremo.
Se non vi siete ancora iscritte alla prima data, Milano, potete iscrivervi alla lista d’attesa.

Le date: clicccate su ogni città per iscrivervi gratuitamente.
Le matinées di corsi “Women & Work” sono a pagamento.

12/04 Milanolista d’attesa e matinée Women & Work ancora disponibile
19/04 Torino – e matinéé Women & Work
26/04 Genova – matinée “Women & Work”
09/05 Viareggio - matinée “Women & Work”
10/05 Lucca
16/05 Modena - matinée “Women & Work”
17/05 San Bonifacio (Soave)
23/05 Repubblica di San Marino
24/05 Porto San Giorgio
30/05 Cassino
31/05 Roma - matinée “Women & Work”
07/06 Rende - matinée “Women & Work”
14/06 Agrigento - matinée “Women & Work”
21/06 Lecce
- matinée “Women & Work”

Avevo portato il frullino in Argentina perché estate, e ho fatto benissimo. Con le infradito i talloni diventano terribili, mi fanno le screpolature. All’inizio lo usavo tutti i giorni perché il mio caso è brutto, adesso che li tengo a bada basta una volta a settimana, con la cremina rigenerante ogni volta che esco dalla doccia.

Questo frullino è il più comodo ed ergonomico che io abbia provato finora. Lo si impugna in maniera naturale perché si affina verso l’estremità. Non stanca il polso ed è così leggero da poterlo portare nel beauty piedi con me senza sentirlo, cosa per me essenziale.

Che cosa fa è semplice: ti trasforma i piedi bruttoni e grattosi in piedi da cenerentola, lisciando le callosità lascia i piedini morbidi come seta. Si chiama Silky Feet, lo fa la NokSan per dei piedini a prova di sandalo (e più se affinità). Anche gli uomini sono fan del frullino e ve lo ruberanno, e serve anche per le mani callose.
Qui lo dico e qui lo nego, provare per credere: fate attenzione ai furti. Le testine sono 2 così ve le dividete, e si possono acquistare le ricariche. C’è anche uno spazzolino per ripulirle.

Lo trovate in Farmacia a partire da 25€, in alcune addirittura a 20€, ed è obbligatorio che vi regalino la pochette gommosa blu con dentro: il pediluvio, la cremina ristrutturante piedi secchi e la brochure con i disegnini. Questo fino a fine anno, o fine delle scorte.

La pochette gommosa mi piace tantissimo e la userò per mettere il costume bagnato quando vengo via dal mare e passo dritta all’aperitivo. If you know what I mean.

Le Stiletto Coach lo hanno avuto in regalo durante il corso di formazione e lo si trova già in vendita.
So che voi userete la pochette gommosa per mille cose, quindi raccontatecelo!
Info NokSan
Sito ufficiale nuovo
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nunca mas

Come ogni anno, tiro su questo post per non dimenticare le gli orrori del Golpe in Argentina.

“Je suis un enfant de la Guerre” dice Paul Virilio.
Moi, je suis un enfant du Coup d’Etat.
Una hija del Golpe.

“Io ti allattavo e piangevo. Ti allattavo e piangevo”

Il terrore lo ciucci dal seno di tua madre.
Il terrore lo sfiori per strada durante i controlli militari, lo vedi in televisione mentre compra una Coppa del Mondo e la gente esulta di una felicità che è un pianto disperato in una ricreazione che dura troppo poco.
Il terrore è una dimensione che non ti abbandona mai.

Oggi è il 24 marzo di 39 anni dopo, e l’Argentina ha voltato pagina.
L’Argentina cresce e sta saldando le ultime rate del debito pubblico col Fondo Monetario Internazionale. Hanno ricomprato le imprese svendute alle multinazionali estere e investono in nuovi parchi tecnologici.
Ritornano i treni coi biglietti agevolati e i crediti per la prima casa, le pensioni per le casalinghe e gli aiuti dello Stato.
Ma l’Argentina non dimentica il terrore.
Il terrore non si dimentica una volta che lo impari.
Il terrore passa attraverso il sangue, da una generazione all’altra.
Il terrore è denso.

È pericoloso quando un popolo dimentica il terrore.
Il terrore non si deve dimenticare.

Oggi è l’anniversario del Golpe in Argentina. 39 anni.
Quel 24 marzo del 1976 ero nella pancia della mamma da tre mesi. Ha avuto le contrazioni ma mi ha tenuta stretta dentro.

Buenos Aires, febbraio del ‘77. Avevo sei mesi ed ero la primissima bambina della primogenita di una famiglia con 7 figli. Mio nonno mi chiamava “la nipote di mia moglie” perché gli faceva strano essere nonno, ma in realtà era troppo contento e sapeva che ne avrebbe avuti tantissimi, di nipoti, con sti 7 figli.

Mio nonno faceva il commercialista. Mio nonno era di sinistra. Mio nonno, abbiamo saputo da poco, era un dirigente dei Montoneros. Si chiamava Horacio.

Be’, quel febbraio, durante il matrimonio della secondogenita, le luci in Chiesa si spengono di botto. Qualcuno ha tagliato il filo dell’elettricità. Mio nonno, sull’altare, è nervoso e si guarda sempre all’indietro, come se aspettasse qualcuno.

Funzionava così, con loro. Agivano col terrore.

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Il matrimonio lo fanno piazzando una macchina coi fari accesi davanti al portale della chiesa. Ho provato ad immaginare la scena, con gli abbaglianti puntati sulla schiena degli sposi e le ombre lunghe per la luce radente. E vedo tutto in bianco e nero.

Dopo la festa, dove il nonno appare sempre nelle foto guardando atrove, be’, dopo la festa, il mattino dopo, si ferma silenziosa una Ford davanti casa.
Le Ford Falcon verde militare, di quelle che usavano loro per andare a prendere la gente, e non le rivedevi più. Mia nonna, Hebe, sulla porta di casa rimane congelata e le scende la pipì da sotto la gonna.

Mio nonno non sappiamo come né quando né se sia in effetti morto. Lo supponiamo. Sappiamo che è stato nell’inferno della Esma da qualcuno che ne è uscito, e rispettando la catena della memoria ce lo ha fatto sapere. Stop.

Mia nonna quando ha rifatto il passaporto le hanno scritto sullo stato civile: “nubile”. Perché un desaparecido spariva ovunque, anche dall’anagrafe. Sparirono in trentamila. TRENTAMILA.

Mio nonno quel giorno è sparito, desaparecido, con una nipote nata e un’altra in arrivo.
E invece siamo tantissimi, di nipoti.
E non dimentichiamo.
Scendiamo in Piazza per non subire mai più, nunca mas, un olocausto.

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nomade digitale e connettività: la realtà

Qualche settimana fa vi ho raccontato della mia vita da nomade. In molti mi avete scritto le vostre storie e la voglia di lasciare tutto, ma non sono scelte semplici. Nel mio caso per esempio, l’essere nomade adesso è più una necessità lavorativa che una scelta filosofica o un’esplosione di vaffa come all’inizio.

Io vivo in Tour. Il che comporta una serie di situazioni non proprio rosee.

Le cose necessarie perché un nomade possa lavorare sono quattro: dormire, mangiare, lavarsi e connettersi.
Su Nomadlist fanno la classifica delle città secondo connettività, costo della vita, temperatura e sicurezza per le donne. That easy.
In effetti anche io mi baso sulla temperatura, è più figo lavorare in pareo su un’amaca. Ma adesso sono in Italia, il che vuol dire calze di cachemire.

vidaargentina2

Parliamo di connettività. Grandissimo problema.
In Argentina avevo fatto un abbonamento bloccato per 2 anni a 41€/mese per 5 giga e basta. Niente telefono né TV (per quel che potesse interessarmi, ma è un dato di fatto).
Qualche dato per capire la tariffa a livello ocale e globale: a Parigi pago tuttora 30€ per rete, tv e telefono all included e anche chiamate a tutto il mondo. In Argentina la gente guadagna 700€/mese, per capirci, mentre a Parigi 3000. Sulla Sierra spendevo parecchio, ma la connettività è un bene di prima necessità. Alla fine ho disdetto l’abbonamento perché la linea era satura la sera e durante i weekend, e cominciava a saturarsi anche la mattina alle 9. Quindi 41€ per nulla.
Cela va de soi che mi sono magnata il tizio dell’operatore al telefono. E ha perso lui.

Comme quoi, la connettività non è né democratica né tantomeno assicurata anche se paghi tanto.

Adesso per le Stiletto Coach tengo le lezioni via hangout. Sapete quanto mi ciuccia un hangout di un’ora e mezza? Un giga e mezzo circa.

Houston, we have a situation

La mia saponetta TIM costa 149€/anno e mi da 5 giga al mese.
Ho capito che non è abbastanza, allora mi sono informata con TIM e i loro pacchetti vanno fino a 10 giga mensili. Non di più, neanche se vuoi pagarli.
Proprio non lo fanno, non c’è verso. Niet.
Puoi averne fino a 30 solo se hai già la box a casa, ma se non hai una casa come me quindi hai bisogno di che ne so, 30 giga mensili, non sei un buon cliente per TIM.
Capisco non essere un avatar di cliente standard, la gente di solito vive in case dove si fa installare delle box adsl. Noi no. La vita è dura per noi gente nomade digitale.

lucio autostrada

Però fateci caso che il marketing pubblicitario ci vende un’idea di vita in movimento connessa velocissima. Fa voglia di star connessi e guardare video online un po’ ovunque. Peccato.L’unico paese che io abbia visitato e che ha una connessione mobile fantastica è il Giappone. 15€/giorno, ma funge. Niente da obiettare.
Per me, come per molti, la velocità e disponibilità della connessione è a dir poco vitale: io lavoro online. Senza, non mangio.
That easy.
Sarei pronta a pagare 1200€/anno per una connettività veloce e infinita? Decisamente si, senza fiatare.

Ma il mio operatore non me la offre. Mi devo rassegnare?

Mia sorella ha una saponetta della 3 con 30 giga al mese, fair enough. Potrei prendere quella, ma spesso si sconnette, non so perché. Tipo stai facendo un hangout e puf! va via la connessione. Immaginate cosa voglia dire per me la figuraccia con i clienti “no scusa ho una connessione di merda” che equivale a: “Non mi so organizzare/sono poco professionale”. Non me lo posso permettere. Adesso cercherò di informarmi anche con Vodafone e Wind per scegliere ma in fretta, perché stasera ho un hangout.

Qualcuno di voi sa dirmi cosa potrei comprare?
Grazie mille!
Veronica unplugged



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Guarda, mamma, guarda: donne senza figli!

Repost del 12 agosto 2012.
Adesso sono innamorata e non sento il bisogno di avere dei figli, abbiamo una vita piena di guai :-).
E un commento di oggi mi ha fatto ricordare questo post.

Alla fine non ho avuto bambini.
Anni fa li volevo ma non ha funzionato.
Credo sinceramente che sarei stata una mamma fichissima.
Una mamma di quelle che trattano i figli come esseri umani e li accettano in quanto tali, con le loro idee, anche se sono dei cretini. Perché quando si figlia non si sa mai cosa viene fuori, e non puoi pretendere che facciano le cose fighissisme che immagini tu per forza.
Sono gente normale anche loro.

Ci saremmo divertiti.

A volte non funziona per motivi sconosciuti.
A volte la mente ti sterilizza il corpo.
Non capirò mai perché non ha funzionato.
O forse l’ho capito. Il mio corpo ragiona meglio di me.

Una. Due. Tre.
Quattro. Cinque. Sei.

Sei inseminazioni artificiali. Tre anni a piangere sui test negativi, a farmi le punture nella pancia.
Un utero perfetto. Ovaie, trombe e ovuli bellissimi.
Un collo menomato dai tumori, una stereilità stupidissimamente meccanica.
“Niente di grave, Madame”.
E invece.

Non credo che si possa chiamare lutto, se i bambini non ce li hai.
D’altronde non c’è nemmeno un nome per le mamme che perdono i figli.

Una donna senza figli non è naturale.

A noi non ci chiamano. Ci guardano.
Intuisci i commenti sommessi, ti senti addosso gli sguardi di pietà.
Non sanno cosa dirti, non ti chiedono della tua vita perché oltre alla tua mancanza non sei niente, per loro. Vedono solo quella.
Sono morbosi.

Allora ti giustifichi, dici sai ho avuto il cancro.
Dici sai mio marito mi ha lasciata perché non funzionavano le cure.

Sia mai, è ancora peggio.
Saltano fuori gli esperti. I tuttologi della tua vita e della maternità.
Robe assurde tipo mia cugina una volta è morta e fare i figli a 45 anni al giorno d’oggi ti fai du’ punturine e via.
Come no.
Sicuro.
Se lo dici tu.
Se volete le mamme-nonne.
Per carità.

E però io non sono mica certa di volere dei figli, adesso.
Anzi, ora come ora no. No davvero.
Sono simpatici, eh. Ma bof.

Che idea del cazzo averci i tumori fra i trenta e i trentatré. Pare un pesce d’aprile di pessimo gusto.

Fra qualche giorno compio 36 Ho 38 anni e si sa, dopo i 34 comincia la discesa.
Sono una donna seza figli, prima per forza maggiore, e adesso per scelta.
Tu ti senti una ragazzina ma i tuoi ovuli hanno la tua età.
E se li adotti non è mica semplice: devi essere in coppia da due anni, aspettare se ti va bene 4 anni e pagare circa 30mila euro. O di più. Ufficialmente ovvio ti dicono di no. Ma poi finisce sempre che paghi un sacco. E io mi rifiuto di essere ricattata, so che combinerei un casino della Madonna.
Oppure ti compri lo sperma a Barcellona e te lo fanno fare da sola, dicono meraviglie, un servizio fantastico, dei balbini-prodotto che escono bellissimi.

Eppoi non è che fai dei figli per sport. O per déco.
Soprattutto non DEVI farli perché si, giusto perché sei una donna.
Eppure la gente si chiede come mai tu non ne abbia, come se fosse una colpa.
Se ti innamori, a volte  succede che vuoi dare la vita, che vuoi farla scorrere fuori di te.
Ma da sola mica mi viene in mente, i figli non sono un bisogno.
I figli non sono un obiettivo. Nemmeno un trofeo.
Non sono un giocattolo per vestirli sgamati (cosa però che farei di bruttissimo tra l’altro, detto fra noi).

E allora ti guardi allo specchio e ti dici bon, tanto vale fare una vita pazzesca, una vita di quelle piene di guai.
A volte mi criticano perché faccio una vita sregolata, perché viaggio molto, perché spendo come mi pare. E io rispondo si: posso permettermelo perché non ho figli. Posso permettermi di decidere di partire in Tailandia anche stasera, se mi va. Se non hai figli, a mio personalissimo parere, devi prendere la vita in modo diverso e non per partito preso, ma proprio perché PUOI. E non c’è da vergognarsene.

Faccio una vita di quelle che eviti la gente che ti fa perdere tempo ed energia, una vita di quelle che non ti guardi indietro, una vita di quelle con esperienze fantastiche tipo guardare pre ore la via lattea e le stelle sulla Sierra e la settimana dopo far colazione a Parigi.

Adesso va di moda il decluttering. Ed è una grandissima cosa.



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Come organizzare un evento?

Oggi sono partite le iscrizioni alla prima data del Tour 2015: Milano.

Il workshop si organizza come ogni anno: due ore di coccole e attività negli stand degli sponsor, e tre ore di workshop fra teoria e pratica. I regali sono molti, sia negli stand che a fine evento per le più eleganti durante la sfilata con Giuria.

Quest’anno ci sono due novità oltre al workshop:

le Stiletto Coach e le sessioni mattutine per donne solopreneuses (imprenditrici solitarie).

Per cominciare ho deciso di fare due moduli che domino bene, nei pro e nei contro: organizzazione eventi e litigate sui social. In futuro altre esperte potranno interpretare altre tematiche in dei corsi-bignami utili al 100%.

Per finire la mattinata inauguriamo una serie di conferenze di donne che hanno intrapreso da sole e che ce l’hanno fatta e hanno la voglia di raccontarsi per irspirare ed essere di aiuto alle altre.
Comincerò io e seguiranno delle donne che conosco e ho selezionato, e delle donne che si sono candidate, potete candidarvi anche voi nei commenti. L’importante è essere in proprio e avere una storia interessante da raccontare nel cambio vita, l’idea imprenditoriale e il modo in cui avete affrontato e risolto le difficoltà.

I moduli mattutini sono molto schietti.

#1 Come organizzare un evento? Le basi.
Organizzo eventi da quattro anni. All’inizio ero una pippa e non ne avevo la più pallida idea, poi mi sono fatta le ossa sul campo, uno sbaglio dopo l’altro, e alla fine ho imparato ad organizzare anche dei Tour. La mia specialità sono gli eventi sponsorizzati come quelli di Stiletto Academy che possono essere ideati su misura per una location, una boutique, un solo brand o multi-sponsor. Che siano prodotti o servizi. Le dinamiche possono essere applicate in modo generale a molte tipologie di eventi.

Il corso è una visione generale che vi darà le basi da declinare per la vostra specialità, e sulle quali dovrete riflettere e progettare. Le Stiletto Coach hanno la stessa formazione ma ampliata su 3 ore, con 3 moduli live online di preparazione. Se qualcuna è interessata al modulo esteso mi contatti, la sessione delle coach sarà l’ultimo weekend di marzo a Milano, e a Roma l’ultimo weekend di giugno.

orga-evento

Vuoi partecipare? Per di qua:
iscrivimi

Il secondo modulo è il mio preferito. Negli anni ho imparato a fare tesoro anche delel figure di merda, per migliorare sempre. Ho litigato su questo blog, sui social network e su altri siti con molta gente. Anche con molti brand. Molte volte ho fatto delle stronzate di cui mi vergogno e ve le racconterò. Altre volte non ho litigato ma ho scritto delle cose che hanno generato una crisi di reputazione, e vi raconterò come ne sono uscita e come fare per uscirne al meglio se fate uno scivolone pure voi.
I big brand ogni tanto hanno delle crisi perché qualche dirigente fa una dichiarazione poco felice (Barilla, remember?) e si affidano a delle War Room, ossia degli esperti che prendono in mano la situazione, oppure non si affidano a nessuno e la situazione degenera oltremodo.

Ho fatto war room per un paio di brand e mi sono divertita molto: è un lavoro senza orari, e inizia a qualsiasi ora del giorno o della notte e non finisce mai perché la rete ha una memoria che i brand a volte non immaginano nemmeno. E poi uno screenshot è per sempre.

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La Spora ha litigato pubblicamente con TIM, Vodafone, Grazia, Compeed, IoDonna, Venchi, e molti altri. Io Veronica ho litigato in privato con molti clienti insolventi con minacce di cui non mi vergogno, al punto di aver coniato la frase “Tira più un tweet di un carro d’avvocati”. Ci sono molte tecniche politicamente scorrette per farsi pagare, ma d’altronde chi vi fa lavorare e poi non vi paga non si merita il vostro rispetto.

Le mie amiche mi prendono in giro dicendo che ho un bottone rosso enorme sulla mia scrivania sotto una campana di vetro con scritto sopra: “Sputtanamento totale globbale” e che non ho paura di usarlo. In realtà lo sputtanamento non serve a niente, e ci ho messo un bel po’ di tempo a capirlo. Come non serve a niente litigare, che sia online o fuori dalla rete. Quel bottone può esplodere insieme a te.
Quelo che invece può servire è difendersi, o dare man forte ad altri. Soprattutto se hai un bel po’ di seguito. Chi mi ha chiesto aiuto sa bene che rispondo sempre.

Ci sono due motivi per i quali, purtroppo, devi agire in modalità social media war:
A) Hai fatto una cazzata tu e devi adottare la “Operazione concime” (caso marshmallow)
B) Qualcuno ti diffama e non ti risponde per via privata e tu non vuoi spendere soldi in avvocato (caso IoDonna)

Impareremo ad affrontare entrambe le cose con sangue freddo. Promesso.

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Vuoi la guerra? Àrmati di saggezza:
iscrivimi

Se poi vuoi entrambi i moduli, c’è il Combo early bird:

combo

Vuoi il Combo? Astuta…
iscrivimi

A fine mattinata ci saranno delle donne che ci faranno il regalo di raccontarci la loro storia. In molti conoscono l’Estetista Cinica, ma nessuno sa come abbia fatto a diventare quella che è oggi, con mezza Milano VIP che passa da lei per cosce o viso.

storie-di-donne

Vuoi farti ispirare da loro?
Prepara i fazzolettini.
iscrivimi

 

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Italia: la prima volta

Siamo arrivato insieme martedì.
Felipe sta bene, lo coccolano nonna zii e cugini.

Per Calo è iniziato un percorso lungo e frastagliato, da una parte la bellissima scoperta dell’Italia, dall’altra il cambio radicale nel cibo, orari, abitudini, ritmi, cultura.

Sono giorni complessi e sono più concentrata su di lui che su di voi. Spero riusciate a perdonarmi, ci vediamo presto!

Veronica



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