Milano

Erano 2 anni che dovevo farlo.
Erano 2 anni che dicevo si, ora ci vado.
Sono due anni che ci vado una settimana si e l’altra si.

Adesso eccoci: ciao Milano :)

Da settembre/ottobre mi trasferisco.
D’altronde la movida per il mio lavoro è li.
I miei amici sono li.
Gli aperitivi sono li.
Gli uomini singol, però, non sono li.
(O almeno non sono monoteisti. Pazienza)

scarpiera primavera

Ebbene si, un’altra casa, un’altra scarpiera.

Milano, checché si dica, a me piace tantissimo.
Quando ero al liceo e vivevo in Toscana mi dicevo meh, che sfigati i milanesi. Li vedevamo sbarcare il weekend a Castigioncello, tutti gasati e veloci. Noi mezzi rinco sul lungomare e loro a macinare roba. Adesso che lavoro, invece, vorrei lavorare solo li. Capitemi: i milanesi sono gente che conclude, e bene. Fai delle riunioni e paf, sono operativi, le cose si fanno senza storie. Adoro.

E poi Milano è verde. San Vittore avete visto cosa non è, a primavera?
Divina, quella via. Voglio vivere li.



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Dieci pillole per sopravvivere alla rottura

La prima cosa è non piangere.
Almeno non davanti a lui.

La seconda cosa è non arrabbiarsi mantenendo un certo distacco, glaciale e comprensiva. Io sono campionessa olimpionica, ci rimangono malissimo. S’innervosiscono e tu ti fai forza.

La terza cosa è non farci l’amore per l’ultima volta, non dormirci insieme, non farsi le coccole. Ehm… No comment.

La quarta cosa è separarsi subito. Se puoi, taglia la corda e vai a rifugiarti da sola in un posto sicuro. Così eviti la prima, seconda e terza cosa.

La quinta cosa è prendere dei calmanti. Rescue Remedy spruzzato sotto la lingua minimo tre volte al giorno: ti aiuta a distaccarti dal dolore (o incazzatura).
Sei uno zombie ma credimi, è meglio così.

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La sesta cosa è bloccarlo su tutti i social network. Se c’è un’altra donna, devi bloccare anche lei. Se non lo fai soffrirai come un cane e sai bene cosa intendo, Watson. In questo sono abbastanza brava, soprattutto dopo che mi sono imbottita di calmanti. Clicchi e spariscono dalla tua vita, puf!

La settima cosa è non rispondere ai suoi SMS. È difficile, ma non farlo perché sei un cesso dentro e fuori e dirai cose di cui ti pentirai.

L’ottava cosa è non scriverne sui social, non è bello né furbo far vedere che ci stai di merda. Questa è difficilissima, vedi sto post e quello di qualche giorno fa. Gnaa posso fa’.

La nona cosa è mangiare. Non so come, ma bisogna continuare a mangiare tutti i giorni, e persino più volte al giorno. Non sono in grado di farlo quindi immagino che ci vogliano delle amiche. Abito da sola in una città dove non conosco nessuno, il mio culo sta dimagrendo e non è una bella notizia.

La decima cosa è parlarne alle tue amiche. Loro ti diranno un sacco di cose ovvie per tirarti su di morale e tu ti farai coraggio per andare avanti, per organizzare la tua rinascita in un posto lontano da lui. E per rientrare nella ragione e normalità del singolato come scelta di vita sana.

Dieci pillole per sopravvivere al mollaggio. Da eseguire con disciplina militare.



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get off of my cloud, e altre nuvole

Le mappe piacciono a tutti, posseggono quell’aura di mistero e di scoperta che non hai con gmaps. Su gmaps tu cerchi e trovi. Sull’Atlante, invece, devi navigare a vista scorrendo la carta con le dita. Come una volta.

Ieri sera ero a casa di mia zia, in campagna.
Arrivare li è come entrare nel mio punto nevralgico, una sorta di utero. È li che sono rinata quando il mondo mi ha ribaltato gli emisferi. C’è un camino di pietra più alto di me e tantissimi libri e dizionari nelle diverse lingue che parliamo e che consultiamo spesso, mentre siamo a tavola. All’etimologico francese manca la copertina, è legato con un elastico sfatto ed ha le prime pagine mangiate dai topi. Speriamo sempre che la parola che cerchiamo non sia fra quelle mangiate.

L’Atlante invece è blu e maestoso, enorme. L’ho sempre esplorato con gusto.
Sono stata felice di trovarlo già aperto sullo sgabello del pianoforte alla pagina del sudest asiatico su Timor Est, recente meta di mia sorella. Scorro le pagine spostandole con le due mani, pesanti ed enormi, fino ad arrivare al Sudamerica.
Lo stendo sul grosso tavolo della cucina dopo cena. Mi si sdraio praticamente sopra e comincio a volare.
Perù, Bolivia, il nord dell’Argentina.

mappa

Per scrivere Transatlàntica ho previsto di andare a Buenos Aires d’agosto.
È stata la prima reazione che ho avuto con la botta della settimana scorsa. Avevo appena partorito l’idea di buttarmi sul romanzo che mi son detta vaffa, io parto. Non puoi scrivere di una città che non vedi da 14 anni, anche se ci sei nata. Non puoi scriverne se non ci passi un mesetto a reimpararne l’odore, ad incontrare gente, camminargli le strade e scoperchiare un passato troppo denso per essere sviscerato con sole ricerche online. Le città vanno camminate, parlate, mangiate.
Buenos Aires d’estate è inverno, e sarà freddissima. Ma meglio fredda che con la canicola.

Lo so, avevo previsto un’estate toscana a far l’amore tutti i giorni coi capelli biondi da surfista ma che volete, la vita a volte cambia canale. Sai, come quando un tuo amico ubriaco si siede sul divano, proprio sopra il telecomando, e manda tutto a puttane quando nel film che stavi guardando c’erano lui e lei a far l’amore e tu non sai più come va a finire. Un po’ te la prendi ma poi ti dici vabbe’, era soltanto un film e lui è andato, inutile incazzarsi.

Se all’improvviso perdi il canale che stavi guardando e non lo ritrovi più, allora tanto vale trovarne un altro che ti dia emozioni ancora più forti. Una roba d’azione per esempio. James Bond, Indiana Jones, Tony Stark.

Io, quando sto di merda, pianifico un bel viaggio.
Viaggiare è la cosa che più mi fa sentire viva in assoluto, è il modo di riempire i vuoti con cose bellissime. Altro che chiodo schiaccia chiodo. Mapperfavore.
È l’unica cosa per cui valga davvero la pena fare e spendere soldi a palate.
Un viaggio ti rimane dentro, ti nutre, ti cambia, ti arricchisce. Ti illumina.

Cheppoi se ci pensate è lo stesso partire lontani che pagare un affitto.
Vivere in giro e in affitto è, per il mio modo di vivere la vita, una estrema figata.

Ieri quindi, presa dal mio delirio di riassestamento mi sono detta: ma se in Argentina ci arrivo in autobus e treni atterrando a Lima? Se vado al Macchu Picchu, a volare sulle linee di Nazca e fare kite sulla costa? Se poi scendo verso il Titicaca, arrivo al salar di Uyuni, passo qualche giorno a La Paz e poi prendo il Treno delle Nuvole fino a Salta?

Fair enough.

Ieri sul telefono ho aperto Gmaps per vedere un po’ il mio percorso, a grandi linee. Un mese ci sta benissimo per il Perù e la Bolivia. Che, si sa, il viaggio quello vero è quello che macini piano, quello in cui ti ritrovi una serata in un paesino in culo al modo e senti il rock ‘n roll.

The Boat That Rocked – The Meaning of Life (deleted and best scene)

Io voglio vivere.
Voglio viaggiare.
Voglio mangiare, respirare, camminare nel nulla di Uyuni, sorvolare le linee di Nazca su un Cessna scassato, voglio sudarmi quella cazzo di salita fino al Macchu Picchu e godermi il paesaggio sordo. Voglio mangiare le aragoste sulla costa peruviana e ballare quei ritmi sudaca che il mio culo conosce così bene e che non posso fare a meno di seguire, con la testa che s’inclina all’indietro e il sorriso che mi si disegna addosso.
Finalmente, di nuovo, come è sempre stato e come sarà sempre.

Ho due mesi e mezzo di tempo, tante interviste da preparare e un viaggio di quelli epici da pianificare.
Mi sento viva, sento che ho un obiettivo per il quale non va bene stare a piangere sul divano e questa è la cosa più importante.
Le prime cose alle quali si pensa nell’ottica di un’avventura sono sempre strambe e mai le stesse: questa volta ho pensato alla mappa, alle playlist giuste e a splittare il budget del viaggio su tre carte di credito diverse, dato che in Sudamerica ti rubano persino le Nike mentre dormi.

Ho pensato poi a farmi uno zaino piccolo da poter tenere in cabina per evitare i furti in stiva e col quale poter camminare a lungo senza dover lasciarlo in ostello per essere libera di cambiare rotta. A Pechino avevo incontrato un gruppetto di documentaristi spagnoli che stavano per prendere la Transmongoliana e mi hanno detto dai vieni con noi! Ho esitatato e non ci sono andata. Me ne sono pentita per sempre, Pechino è ostile.
Ho pensato ad un look da Indiana Jones tutt’altro che tacco a spillo (potete rabbrividire), ho pensato a non portare l’air. Ho un sacco di aggeggi geek bellissimi e carissimi che potrebbero fare la differenza ma non voglio essere vulnerabile. Sono molto combattuta. Se c’è una cosa che ho notato nei miei viaggi degli ultimi 20 anni è l’avvento salvifico della tecnologia per ridurre i bagagli e migliorare la logistica, ho fatto passi da gigante. Ricordate le cassette e il walkman? Ho girato la Cina con uno scatolone di cassette, per dire. Noiosissimo.

Preparare un viaggio è il feticismo più estremo. Il viaggio comincia nell’istante in cui nella tua testa decidi che devi partire.
Da quel momento si attivano una serie di meccanismi mentali, emotivi e logistici che ti portano ad entrare in una fase maniacale di preparativi che sono di per sé un giochino niente male. Preparativi che non sono il preludio alla partenza ma sono un’ottimizzazione della te in viaggio perché tu sei già là con la testa.

Ho bisogno di un cappello con le tese.



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l’educazione all’amore

Credo fermamente che i nostri comportamenti amorosi siano frutto di come abbiamo ricevuto il nostro primo amore. Quello dei nostri genitori, che sono l’unica rappresentazione del mondo che abbiamo nei nostri primi anni di vita.

Siamo influenzati da come abbiamo visto loro scambiarsi amore. Non ho ricordi dei miei genitori mentre si fanno una coccola. Presumo non aver avuto nessun esempio di amore di coppia, da piccola. Nessun esempio degno di nota.

Mi piacevano moltissimo quelli della serie Hart to Hart perché ogni tanto si baciavano ed erano complici di avventure, erano super fighi. Cioè non promuovevano quella cosa del “che palle mia moglie”, capite? No, loro erano la figaggine in terra e potevano essere fighi solo insieme. Da soli meh.

I miei litigavano come tutti e io li trovavo noiosissimi. Dopo hanno divorziato e li ho visti entrambi avere altre relazioni, ma mai niente di particolare ispirazione.

HART-TO-HART

Sono cresciuta, mi sono innamorata -almeno ogni volta ho pensato di esserlo- di persone per le quali ho pianto, mi sono ripresa, per poi rimettermi in ballo e ricominciare con altre. Molte volte. Na fatica.

Mai trovato uno divertente e complice veramente. Sempre rincorso tutti. Sempre rimasta piuttosto inculata. Non me la sono mai tirata, non ho mai capito il concetto che devi scappare se ti piace uno.

Noi umani, ve lo dico, siamo gente malata. Fondamentalmente, però, mi sa non ci ho mai capito niente delle relazioni e che dovrei fare quello che mi dicono tutte le mie amiche ossia: non dargliela e, quando gliela dai, continuare a smollargliela col contagocce per fargliela sudare e tenerlo stretto. Infatti le volte in cui sono stata rincorsa e corteggiata è stato quando il tipo non mi piaceva e allora non lo cagavo. Finché ovviamente lui non vinceva perché alle donne il corteggiamento piace e poi io ho il dono di innamorarmi in tre nanosecondi.

Devo ammettere, col senno di poi, che farsi corteggiare è un bellissimo gioco, anche se non è mai stata una mia strategia.
Voi mi ci vedete a tirarmela di proposito? Io no.

Poi qualche anno fa mio padre si è innamorato. La differenza è che io ero già adulta. Mi ha telefonato dall’altra parte del mondo, ero sulla navetta per andare a lavorare nella zona off limits di un aeroporto a Parigi e mi ha detto: “Sono nella petosfera, è bellissimo, i colori sono più colorati”. Mi sono emozionata per lui perché ho capito alla perfezione cosa gli stesse succedendo, e sulla navetta alla radio è partito Louis Armstrong con What a wonderful world come se fosse la cosa più naturale del mondo. Ho pianto, ero felice per loro. Era come se lui fosse finalmente “salvo”.

Da quel momento, credo, è cominciata in sordina la mia educazione sentimentale. Ho sempre loro, come esempio. Non salvano il mondo lanciandosi col paracadute, non bevono champagne perché la nutrizionista gli fa il culo, e vanno in giro con una Qubo a gas. Mio padre è ancora innamorato della stessa donna, detta Mammastra, e di recente si sono sposati. Io nel frattempo mi sono sposata e mi sono separata in malo modo, ma sono certa che non posso che migliorare nelle mie scelte. L’educazione prende tempo. Da dulti poi è una cosa lunga, ma ho ancora tempo perché ho capito che puoi trovare la petosfera anche a 60 anni.

Baciatevi davanti ai vostri bambini, fateci il piacere. Grazie.



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Chi fa da sé…

Giovedì scorso sono stata invitata da Leroy Merlin a fare un corso di fai-da-te. Avevano visto il mio post sulla cabina armadio, e la foto dove impugnavo il trapano gli era piaciuta moltissimo. Mi hanno detto: Ma lo sai che in Italia le donne giovani non sono sttratte dal fai-da-te? Vuoi venire da noi a imparare altre cose?

Io non ci ho pensato manco tre nanosecondi e gli ho risposto: Si, ok, ma voglio che mi regaliate un trapano con la batterie, una smerigliatrice, della coppale, la santa cementite e del legname, che c’ho da farmi la scarpiera nuova su misura.

Ah peccato, non possiamo. Ma se ti paghiamo il corrispettivo va bene?
OK, allora con quei soldi mi compro la roba, affare fatto!

C’è chi potrebbe pensare che l’uscita shopping ideale, per me, sia in una boutique. E lo è per quelle vintage. Ma la cosa che amo di più per lo shopping compulsivo senza appello con tanto di carta di credito e saltini e corse per oggetti che userò solo una volta al grido di oooooh questo mi serve troppo! è la ferramenta. Al secondo posto vengono le cartolerie. Al terzo le scarpe.
Ebbene si. Sono cresciuta in un’officina meccanica, sono un maschiaccio dentro. Con mio padre facciamo combriccola da Leroy Merlin a Livorno, e alla ferramenta del paese. Noi stiamo insieme così: facendo o riparando cose.
A proposito, il Leroy di Livorno è piccolo, vedete di ingrandirlo pls.

A Parigi avevo due posti del cuore: la ferrramenta al sottosuolo del BHV che è tipo Disney dove ho lasciato ingenti somme di denaro, e il Leroy Merlin li vicino, di fianco al centre Pompidou. In Francia il fai-da-te è una religione, e se in casa non ti fai le cose da solo su misura sei uno sfigato, uno che non ha fantasia.
Non usa.
Non esiste non farlo.
Se poi sei architetta ciao proprio, ti diverti a bomba e fai un sacco di punti coi tuoi amici quando li inviti a cena. In Francia il fai-da-te è un argomento di conversazione importantissimo.
Mica per niente il Leroy è niente popò di meno che nel cuore nevralgico di Parigi, accanto al Pompi.
Parliamone.

Loff
Col Loff mi sono divertita tanto a fare delle cosette. Ho rotto le balle a quelli dei lavori che voi non avete idea. Mi sono fatta la cucina su misura incastrando dei mobili Ikea con altri pezzi. Ho fatto mettere il Sika bianco nel teck de bagno al posto dei giunti neri. Ho ripulito i giunti dei mosaici uno ad uno perché quei porci erano poco precisi, e ho ridipinto le travi perché non erano abbastanza candide. Ho rimesso i giunti in silicone a tutti i Velux e finestre nuove. Mi sono costruita un tavolo su misura stretto e lungo usando un piano di lavoro in lamellare e attaccandoci le zampe di un altro tavolo. OK, non è molto stabile (soprattutto dopo che è stato diciamo “testato” con un mio amichetto), ma sono molto fiera del mio tavolo, sapevatelo.
Che dire, mi piacciono le cose rifinite bene e se chi pago non lo fa come voglio, preferisco finire io piuttosto che avere un lavoro fatto male.

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Poi è arrivato Lucio, il mio capolavoro.
Lucio lo sapete, ci ho lavorato giorno e notte per tre mesi ed è venuto uno spettacolo, è il mio bambino.

Foto del mio amicone Lapo Quagli, per Studio Quagli.

Foto del mio amicone Lapo Quagli, per Studio Quagli.

L’anno scorso mentre con mio padre lavoravamo sul furgone, abbiamo avuto un problema con una resina che non catalizzava. L’abbiamo riportata da Leroy e me la sono fatta cambiare, chiedendo anche di risarcirmi il tempo e i materiali persi con tutto il necessario per risolvere il mio problema: stavamo riparando e rinforzando il gavone dell’acqua recuperato dal suo vecchio camper.
Quelli di Leroy Livorno sono stati gentilissimi e mi hanno regalato tutto, dal solvente alla resina e i pennelli. Devo dire che come negozio io, nessuno.
Io felicissima li ho cercati su Twitter per ringraziarli, e ho fatto loro i complimenti.
Nessuna risposta.
Mi son detta pace, non sono molto social.

Un anno dopo, ossia qualche settimana fa, mi arriva una mail della loro nuova agenzia digital, invitandomi al corso dopo aver visto il post sulla cabina armadio. Gli ho raccontato l’aneddoto di Twitter ed erano molto dispiaciuti. Mi hanno detto che ormai sono super social e che erano felici di aver scovato una come me.
Adesso siamo culo e camicia. Capitemi: io voglio farmi il muro dégradé turchese e la super mega scarpiera con le lucine.

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Il primo corso era sull’intonaco esterno.
Non è una cosa che io abbia l’intenzione di fare per il momento, ma ho capito come si fa e non è una roba da mega-macho. Sono cose semplici e ti diverti pure. Alla fine, se ti spiegano una cosa e te la fanno vedere, e se soprattutto ti danno dei prodotti a prova di bionda che sono leggermente più cari ma già pronti all’uso specifico, tu ti dici che ce la puoi fare benissimo.
Qui c’è il loro feed con tutti i tweet e le foto, se scorrete in basso potete vedermi all’opera.

Il prossimo corso, invece, è sulle finizioni e LE LUCINE.
Giuro. È a Palermo e ho già prenotato l’aereo, non me lo perdo.

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Ebbene si: ci sono dei risvolti mooooooolto interessanti durante i corsi! Ups…

Poi, parlando sia con la Responsabile di Leroy Italia che con l’Agenzia, gli ho detto: ma scusate, e se facessimo un corso fai-da-te solo per tipe con tutine fighe e guantini della nostra misura, in cobranding con delle creme per farci i trattamenti sotto mentre lavoriamo e sudiamo, il tutto imparando a farci una miniscarpiera con le lucine in tre mosse?
Hanno detto figata.

State tunnate, donzelle, perché presto vi porto tutte da Leroy Merlin con Stiletto Academy.



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fammi sognare

Quando sono arrivata in Italia, a 14 anni, ho avuto uno shock emozionale, culturale, economico e sociale. In toscana le bambine avevano più di due paia di scarpe, mangiavano i merendini, si soffiavano il naso coi kleenex e le mamme compravano le sottilette. La cosa che più ci ha fatto ridere è stata la Simmenthal, non ne capivamo il senso: 4mila lire per una scatolina minuscola di carne in gelatina? Ma a che pro? Risate.

Con mia sorella siamo cresciute in un paesino rurale perso in mezzo all’Argentina più profonda, dove i gauchos si muovevano ancora a cavallo e noi in una jeep degli anni 50 che mio padre aveva modificato in carro attrezzi “AUXILIO” che usava primordialmente per andare a recuperare le macchine infangate in riva al lago delle coppiette infrascate. Per i fedifraghi esisteva una tacita tariffa, più alta. La stessa jeep rossa sulla quale un giorno mio padre dipinse “BOMBEROS VOLUNTARIOS” di bianco per combattere gli incendi forestali.

Reclutava i ragazzini alle medie e superiori, per mancanza di uomini. Aveva recuperato delle tute, caschi e anfibi dal servizio antincendio della Centrale, più altre caserme nei paesi più lontani. I ragazzini li indossavano con fierezza, arrotolandoli alle caviglie e tenendoli sulla vita con delle cinture improvvisate. Gli anfibi enormi ben stretti.

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Il paese si snocciolava striminzito lungo la statale asfaltata e c’era un enorme lago artificiale fatto per una centrale idroelettrica, dove negli anni 70 è stata costruita una delle 2 Centrali Nucleari dell’Argentina. Durante la progettazione del Lago, l’Ingegner Pistarini, grand’uomo, aveva fatto piantare intere forestazioni di pini per consolidare il terreno intorno alle rive. Stessa cosa che fece il Granduca Leopoldo in Toscana sulle coste per evitare l’erosione nell’800. Le pinete, prima, non esistevano. I nostri pini marittimi sono in realtà asiatici.

Non avevamo la TV per scelta dei nostri genitori, ma c’era un cinema porno, tenuto da un italiano di nome Scarpatti. Era pelato, sembrava Kojak. Giocava a scacchi ed era molto bravo, ma un giorno uno dei miei zii, a 14 anni, lo batté e ci rimase malissimo. Ogni tanto recuperava un film per bambini e noi, felici, andavamo a sederci in quelle poltrone che non voglio immaginare quante schifezze avessero sopra. Era un super evento, la mamma ci metteva le kickers. Altre volte lo Scarpatti recuperava dei film d’autore e allora tutto il paese ci andava, di sabato sera. Ricordo aver intravisto la scena della merda spruzzata dal Canadair in “Il Console Onorario” perché i miei non sapevano con chi lasciarmi, allora mi mettevano un materassino con un sacco a pelo nel corridoio accanto alle loro poltrone. Io sbirciavo.

A 4 anni partivo in ricognizione del bosco da sola, con il mio cane. Un dogo argentino dalla mascella killer, l’ho visto uccidere molti rivali per una femmina in calore, li soffocava al collo con la mascella ben stretta. Era il mio angelo custode, il mio baby sitter. Il mio cane. Prima degli anni ’90 i dogo non avevano il pedigree accettato internazionalmente perché la razza non era stata completata geneticamente, avevano delle “falle”. La cassa cranica smetteva di crescere prima del loro cervello, che andandoci a sbattere sopra li faceva impazzire. O una cosa così.

Il nostro cane aveva la testa piccola, non come i testoni che ci sono adesso, quindi mio padre lo testava ogni giorno obbligandolo a portargli la latta dentro la quale mangiava e facendosela appoggiare dolcemente davanti ai piedi. Al che ci metteva una o due mascelle di vacca che il cane triturava.

La disciplina è tutto, col dogo.

Aveva ragione.

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Sono cresciuta nel far west, ed è stata la cosa più bella che potesse succedermi. Sono cresciuta in un posto dove tutto era possibile, dove tutto era da inventare. Sono cresciuta libera sulla Sierra mentre in città imperversava il Golpe.  I militari facevano sparire le persone come il nonno e le torturavano mettendo loro dei fili elettrici ai testicoli, come mi raccontava senza filtri mia madre. Sono cresciuta con una mamma rotta. Sono cresciuta in balia di due generazioni interrotte. Mio nonno abbiamo scoperto da poco essere probabilmente stato n°2 dei Montoneros. Aveva il nome in codice come un capo indiano: Jeronimo. Faceva il contabile e muoveva tutte le loro transazioni facendo da “testaferro”, prestanome. Il suo corpo non è mai stato ritrovato nelle rive del Rio de La Plata e non lo ritroveremo mai per via di tutte le proprietà che aveva intestate.

Sbarcare in Europa mi ha sconvolto la vita ma ho scoperto che non era poi così diversa dalla mia Argentina: avevo soltanto la cultura del decennio sbagliato e l’ho capito quando mia zia ha cominciato a raccontarmi il dopoguerra. Io, laggiù, ero cresciuta come i miei nonni durante il fascismo. Fascismo durante il quale il fratello di mio nonno era amico di Ciano, aveva la fonderia Pignone a Firenze ed era stato Sottosegretario agli affari Albanesi per il Duce prima di ribellarsi al Gran Consiglio e passare un po’ di tempo al Carcere degli Scalzi a Verona. È morto in anonimato come insegnante delle medie a Grosseto.

Sono cresciuta a cavallo di due mondi. Sono cresciuta ignara della Storia che mi precedeva. Eppure l’ho sempre sentita perché le donne trasmettono tutto nei loro gesti quotidiani e nel dolore. In questa Storia ci sono degli uomini che fanno dei gran bei casini, ma la mia, con la s piccola, la raccontano le donne.

Il mio prossimo libro -per ora- si chiama Transatlantica.
È una sorta romanzo storico autobiografico mix Pulp Fiction.

Sapevo che prima o poi l’avrei fatto, ma non osavo affrontare gli orrori del regime militare.

Adesso sono pronta.

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Altri racconti legati a questa storia:

Le radici

La bomberita loca

La ciliegina sulla torta

Nunca màs



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L’amour dure trois mois (et demi)

Rieccoci. Per una sorta di guilty pleasure, ammetto, per una recondita propensione al: masochismo, autocommiseramento e male viscerale

il dolore alle entraglie mi era mancato.

Conosciamo la canzone: lui/lei ti deve parlare.
All’occorrenza il lui dice a lei di aver bisogno di un whisky.
Inghiotte il whisky e gliela vomita così, senza preamboli: non ti amo più.

La musica attacca in sordina a un ritmo di take five che lei segue ticchettando con le dita sul ginocchio pur non volendolo ma lo sa che è così, dai, il take five lo conosci e non comandi tu. E allora si fa scivolare addosso una serie di discorsi e scuse e sono io e non sei tu, dove rimane composta e cerca di reagire in modo elegante. Lui invece si sente in colpa e si scusa ma non può mentire, e lei, pur apprezzando la sincerità, si sente già una sous-merde, come dicono i francesi. Una sotto-merda. Non so se rendo bene l’idea.

Il take five aumenta e si eleva, lei in testa ha tutta una nebbia e la musica che le gira dentro è sempre più densa con quella batteria che riempie sempre più la stanza. Si è scordata di respirare.

Che poi i CD migliori hanno i bonus tracks. E quella era una serata da bonus, a Milano. La causa di tutto ciò è l’arrivo dell’estate e la voglia di spensieratezza senza legami, a cominciare in scioltezza e senza impegno con una new entry più anziana “Ci voglio provare”. Una cosa originale, ammette lei. L’anno prima era stata mollata per una ventenne e in effetti si era sentita così banale.
(Nel frattempo ha mollato pure lei due ventenni ma non conta.
Conta solo quando ti mollano, lo sanno tutte).

Almeno questo ha estro e, en passant, lei si dice che anche fra 10 anni pure lei sarà appetibile e la cosa la rincuora. In questi momenti le donne sono fatte di gelatina e si fanno liquide alla minima vibrazione dell’aria.

E la musica va avanti

D’altronde queste scene sono sempre molto simili. Al take five si aggiungono strumenti e rumore, e i due in macchina perdono la bussola ma non alzano mai la voce. Lui si accende una sigaretta, lei gliene prende una. Non è una fumatrice ma quella sigaretta chiude la parabola. Sputa il fumo dal finestrino semiaperto nel traffico notturno milanese, insieme al suo orgoglio che vola via.
È il jazz, baby.
Scivola su una base che conosciamo bene. Fin troppo bene.

Ma il take five è una base per l’improvvisazione, per gli stacchetti di batteria, quel gioco tacito e discreto di bilanciamenti e sguardi fra piano, batteria e sax.

“A me piacciono quelle alte”
Ma allora perché stavi con me?
“Per i tuoi occhi”

Lei incassa in silenzio, quasi assertiva.

occhi
Anche a lei manca quello sguardo. Ma non si mette a urlare e lanciare la roba o piangere disperata per farlo sentire più in colpa, per dimostrare la sua rabbia, la sua sofferenza. Non è che lo picchia o che gli fa dei succhiotti a tradimento le ultime volte che si fanno le coccole. No.
Finisce che lo consola pure.

Si è bionde mica per nulla.

La notte

La prima notte passa con gli occhi spalancati. Tachicardia, gola secca. La seconda non lo sa, deve ancora arrivare. Si chiede dove siano finiti i sonniferi che prende per i voli intercontinentali, teme  siano scaduti. Passerà un’altra notte in bianco e l’indomani chiederà consiglio alla farmacista.

Gli altri bonus

A un certo punto, però, e succede sempre  -inutile fare le finte tonte-  lei va a farsi un bel giro sulla bacheca della new entry. E la new entry fa subito la stessa cosa, assicurato. Insomma, cose belle eleganti, né? Legge il flirt e si sente strizzare lo stomaco. Lei si dice vabbe’, la gente fa le intersezioni di insiemi, succede spesso alla fine di una storia. Non è che una sta a fare i casini o a chiamare i complotti e i tradimenti. Siamo umani, son cose che succedono. Si sente una sous-merde di nuovo, però. Come sempre e inspiegabilmente, anche in questi casi ha la solidarietà femminile che le scatta. Dice a lui di non dire ad altre ti amo alla cazzo di cane, che non sono cose leggere e le donne la prendono a cuore aperto.

A lei non avevano mai detto ti amo, era stato uno shock. Un bellissimo shock.

Lui non capisce. Lei non piange ma è come se piovesse. Ha dell’acqua che le scivola sulla pelle, è nuda e sente freddo. Ha anche una profondissima solidarietà per le ex. Essendo una ex moglie è sensibilissima all’argomento. Se le dicono: “la mia ex non era così fig…” lei ribatte piccata: “Zitto, è di cattivo gusto fare i paragoni”.

Conoscendo la protagonista del racconto, però, vorrei rassicurare la new entry che può star tranquilla. Che andrà tutto bene per un po’. Anche se, si sa: tranquille mai.

No, tranquille mai, honey.
Oggi a me, domani a te. Ecco il perché della solidarietà femminile, sempre.

Il take five prende dell pieghe inaspettate. Ogni versione è diversa. Questa, lei, non l’aveva mai sentita. È una parte molto agitata, non le piace. Ma la base è quella, il ritmo è quello, la conclusione sarà l’esplosione della batteria.

Come sempre.

L’esplosione la farà lei, da sola, a piangere come una disperata in quel modo orrendo e strozzato in cui piangono le donne adulte che si vergognano di soffrire. Scoppierà su un binario deserto con la pioggia dopo che ha sbagliato treno.

Voltare pagina

Il problema adesso per lei è farsi passare l’innamoramento. La gente sbaglia, le coppie si disinnamorano tutti i giorni. È la vita che va avanti. Puoi vedere una coppia bellissima e affiatatissima e la gente per strada che gli dice ah come siete belli e poi puf. Ma puf proprio. Finiscono in tre nanosecondi come loro. Anche loro erano belli, anche loro ricevevano complimenti per strada.

Lei si dice ok, è finita -abbastanza- da adulti. Ma dovrà rimettersi in piedi e sappiamo tutte che non è facile. La nostra ragazza non sa decidere fra il mal d’amore tout court o l’incazzatura per la sostituzione con un modello più vecchio. Noi donne siamo molto sensibili, ed essere mollate per sostituzione non fa mai bene all’autostima. Devi gestire due cose: la fine e la sostituzione. Per forza ti piglia malissimo. Per forza certune si mettono a graffiare le macchine e lavare i golfini di cachemire a 90°.

Se poi ti dicono “Io X non me la levo più dalla mente”, be’, come dire…ti senti ancora una sous-merde.

Lei si sente morta perché vorrebbe vivere ancora nell’immaginario di lui. Non vorrebbe sentire lui che senza pudore parla di un’altra persino a lei, mentre la lascia. Gli uomini sono crudeli senza rendersene conto. Una spada sottile che entra dagli occhi e ti attraversa fino alla pancia.
Riprendersi è davvero difficile, non c’è una ricetta. Per fortuna siamo adulte e vaccinate e sappiamo bene che è questione di settimane e poi passa.

Lui, preso da buonissime intenzioni le dice ma guarda che il mondo è pieno di cazzi. Il mondo è pieno di cazzi. Notizione. La ragazza si riprenderà e probabilmente diventeranno amici, fra qualche mese.

Conclusione

Negli anni ho elaborato delle teorie sul perché noi donne stiamo male quando ci lasciamo. Ho provato ad immaginare che quando stai con una persona gli affidi dei piccoli pezzetti di te. La persona che ami li custodisce con amore e in relazione con te, per farli crescere e diventare più grossi e insieme ai suoi che ti ha dato e che fai crescere, e quando state insieme vi avvolgono in una nuvola e tu non ci puoi stare molto lontana perché ti manca te stessa, in un certo senso. Finché un giorno l’altro non vuole più quei pezzi e li butta via. E tu rimani con un vuoto enorme e una delusione infinita. Devi aspettare che quei pezzi di te ricrescano. Sai che ricresceranno, ma sai anche che saranno diversi da come erano prima. Ricrescono pianissimo, poi, e alcuni non lo fanno mai. A volte escono pezzi nuovi. Insomma non tutto è perduto.

(però, si: vaffanculo, io ho tutto questo amore per te e ora non so che farmene)

Ti metti in un angolino e cerchi di raccapezzarti e di andare avanti senza quei pezzetti, e fai una sorta di piano militare a economia d’energia e di mezzi. Molli zavorra. Notoriamente in quello stato hai l’acidità di stomaco e non riesci a mangiare. Io di solito mi butto nel lavoro e macino roba. Ieri pomeriggio mentre eravamo sereni e felici e io ero ignara di tutto, mi son messa a buttar giù la scaletta per un nuovo libro su un bloc notes che ho trovato nella sua macchina. Da cosa nasce cosa, ho quelle pagine nella borsa. Il testo non parlerà né di tacchi né di marketing. Ci metterò un anno o più a scriverlo, è un delirio e non so mai se vedrà la luce.

È il giochino perfetto.

La cosa che mi fa davvero davvero davvero incazzare è che ho coltivato un culo bellissimo tutto l’inverno e adesso per il mal d’amore non mangerò e dimagrirà. Grave grave grave, galline mie.



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Turquoise

Il pantone dell’anno è lilla.

Machissene.

A me piace il turchese, da una vita.
Da piccola, come tutte le bambine, ho avuto il “periodo rosa”. Non indossavo niente che non fosse rosa e la mia mamma si dava da fare per fabbricarmi dei vestiti rosa, mi aveva persino tinto le scarpe di tela bianca con dell’anilina. Erano venute aubergine. In Argentina non c’era tutto questo accesso ai vestiti e agli oggetti, ci si arrangiava come si poteva.

Poi è arrivato il periodo turchese. Avevo una gonna turchese, la adoravo.

Poi il turchese me lo sono scordato, per due decenni.
Adesso è tornato, da un paio d’anni, ed è sempre più forte.
Non solo i vestiti, fra cui un golfino di cachemire e seta di Bompard che metto persino per dormire, ma ho un nuovo trip, e ve lo faccio vedere e basta:

turquoise1

turquoise2

turquoise3

Ho fatto una board Turquoise su Pinterest.



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Stiletto Academy: gli eventi del Tour

Venerdì a mezzanotte la raccolta è finita col sorpassamento 138% del budget richiesto, col quale abbiamo potuto aggiungere una città in più: Bologna. Per Genova non ce l’abbiamo fatta ma ho deciso di andarci lo stesso perché alcune ragazze avevano fatto la loro offerta sin dall’inizio. Sto ancora cercando una location, non è facile coi genovesi.

La raccolta ha fruttato 1656€ che, decurtando il costo delle ricompense, le spedizioni per raccomandata e le percentuali tecniche di eppela, mi hanno lasciato ben 557,60€ che serviranno a pagare i treni o aerei per Torino, Verona, Bologna, Genova, Napoli, Bari e Lecce. Meno male che in qualche città ho degli amici, altrimenti stavo fresca se mi dovevo pagare tutte le stanze su airbnb con quei soldi li. Se dovete fare un crowdfunding fate i furbi e ideate solo ricompense da mandare via mail!

Adesso cosa succederà? Lunedì Eppela mi comunicherà i vostri indirizzi e le vostre mail, così finisco di stressare quelli che ancora non mi hanno detto di quale taglia vogliono la maglietta. Se non mi rispondete entro mercoledì 9, io la spedisco in taglia M, va bene? Non posso ritardare gli ordini.

Giovedì potrò ordinare magliette e bustine e ci vorrà qualche giorno per averli. Appena mi dicono esattamente quanto tempo ci vorrà, a seconda dell’ordine, vi manderò una mail con la data in cui spedirò le raccomandate.

Il Capitolo 13 e le ricompense in PDF, invece, partiranno mercoledì sera. È venuto maialissimo e fa anche ridere.
Siete in 16 ad aver sostenuto il capitolo 13, ma non ho avuto il link che volete che io metta nei ringraziamenti da parte di tutti e 16, quindi per favore scrivetemi.

Adesso le cose serie: le date del Tour

Non ho ancora tutte le location, ma ci siamo quasi. Non è facile trovare dei posti che ci accolgano gratuitamente.

Come si strutturano gli eventi?
Dureranno 2 ore dove prenderemo un té che, premetto per evitare ogni tipo di lamentela terribile della serie “Spora ci hai truffate” come l’anno scorso quando non sono potute venire le manieriste ed erano tutte incazzaterrime. Quindi consumazione a vostro carico, purtroppo non posso permettermi di offrire a tutte quante. Vi offro però il mio tempo e l’evento gratis come sempre, anche se non ho uno sponsor che mi paghi.
Alcune location faranno dei prezzi super convenienti apposta, altre offriranno qualcosa, altre vi lasceranno scegliere dal menù. Sono tutte diverse e non ho potuto uniformare. Ma insomma basta poco: un té o un succo, non è una cosa mortale.

Ci saranno 4 date grosse per circa 100 partecipanti a MILANO, ROMA, CATANIA e CAGLIARI e sono già previste con i parrucchieri ed estetiste di L’Oréal, nelle loro Accademie. Adesso in L’Oréal sono presissimi con Cosmoprof, quindi potremo fissare le date fra una decina di giorni, il tempo che le varie accademie diano la loro disponibilità. Saranno eventi che si terranno di giovedì sera. Se L’Oréal non riuscisse a farne uno o più per motivi di forza maggiore, io ne organizzerò altrettanti in sale da té o caffè (quindi dubito per 100 persone), nelle stesse città. Abbiate pazienza, non ho nessun budget per questo tour!
Spero tanto che riusciamo a farlo con L’Oréal persino a Cagliari, perché diventerebbe molto dispendioso andarci a mie spese, ma lo farei comunque perché già due estati fa ero andata fino a Cagliari e la location dove dovevo fare l’evento era stata chiusa tre giorni prima dalla finanza.

Il tour

Ecco le date OK e in definizione per il momento, con una piccola legenda:
OK= potete segnare in agenda
ID= in definizione, aspettate conferma
+OK= date gratuite fuori dal Tour ma che potrebbero interessarvi, potete segnare.
F= “forse” perché non facevano parte del tour, ma siccome sarò in zona per altre cose mi sembra carino cercare di fare degli eventi. Per queste date ho più che mai bisogno di dritte su location che vorranno accoglierci. Grazie!

Con le date +OK si aggiungono quindi 3 eventi offerti da Scarpe & Scarpe per inaugurazioni di boutique ad ingresso libero, e altre 3 date milanesi da Coin in Piazza 5 giornate dove posso far entrare fino a 15 galline.

CartinaTourCF

APRILE

+OK venerdì 11 MILANO Open more than Books vial Montenero 6 17-18h (iscrizione)
OK domenica 13 aprile LUCCA a casa mia 18-20h (iscrizione)
+OK martedi 15 MILANO da Coin 5 giornate 17-19h (solo 15 posti)
+OK sabato 19 MILANO viale Sarca inaugurazione boutique Scarpe & Scarpe
ID domenica 20 aprile VERONA (aspetto conferma e tra l’altro è Pasqua quindi non so, cambiamo data?)
F domenica 27 perché sarò a PALERMO il sab per altra roba, avete idee di location?

MAGGIO

+OK martedi 6 MILANO da Coin 5 giornate 17-19h (solo 15 posti)
+OK sabato 10 CUNEO inaugurazione boutique Scarpe & Scarpe
ID domenica 11 TORINO (cerco location, aiuto!)
+OK martedi 13 MILANO da Coin 5 giornate 17-19h (solo 15 posti)
+OK sabato 17 maggio FIUME VENETO inaugurazione boutique Scarpe & Scarpe
F domenica 18 maggio UDINE (dato che sono in zona cerco di aggiungere data, avete location da suggerire?)

GIUGNO

ID sab 7 e dom 8  BARI + LECCE
OK giov 12  MONACO: da www.valentin.mc e forse una boutique offrirà un paio di scarpe <3
ID weekend 13-15 GENOVA (aspetto conferma da due location sulla data)
F se il 14 sono a Genova, potrei benissimo farne un altro il 15 verso La Spezia o al Forte, di rientro a casa. Any ideas?
F sab 21 giugno LAMEZIA TERME (sono li per una conf sul mktg, sarebbe bello trovare una location!)
OK dom 22  LIVORNO: Surfer Joe ore 17 durante il Summer Festival

Che vuol dire “solo 15 posti” per le date da Coin? Vuol dire che Coin invita delle ragazze per conto proprio e a me affidano 15 ingressi esclusivi. Il link per i 15 posti per data verrà comunicato tramite la #StiLetter. State in campana perché ci sarà un mini regalino beauty da parte loro.

La data di Lucca doveva essere nel mio bar di fiducia, Tessieri, ma di domenica è chiuso quindi ho deciso di aprire la mia casa e la mia scarpiera a voi care galline, e per l’occasione vi farò gli scones e il té verde giapponese che ho portato da Kyoto. Poi magari usciamo. Casa mia è grande quindi ci stiamo tranquille. Se due di voi venissero da lontano, posso invitarvi a rimanere nella camera degli ospiti.

Mancano da confermare le 4 mega-date nelle Accademie L’Oréal di MILANO ROMA CATANIA e CAGLIARI.
E per le piccole in sala da té siamo i definizione con: FIRENZE NAPOLI e BOLOGNA.

Le date bonus

Nel frattempo, come avete potuto vedere, si sono aggiunte 5 date a MILANO fra clienti vari, una a FIUME VENETO e un’altra a CUNEO più altre tre che sarebbe carino organizzare a PALERMO, LAMEZIA TERME e UDINE perché ormai sarò in zona. Se poteste suggerirmi dei posti carini in queste ultime tre città sarebbe utilissimo.

Vi aggiorno il prima possibile e comincio a riempire il calendario su stilettoacademy.com/#agenda, dove troverete piano piano a partire da domani tutti i link per iscrivervi alle date confermate. Grazie della pazienza!

Veronica



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premeditazione: mancano 4 mesi alle vacanze

È da settembre che vado dall’Estetista Cinica a farmi i raggi fotonici e i rulli. Le mie cosce ringraziano, non ho più la cellulite e le caviglie stanno molto meglio. Anche le ginocchia.
Adesso faccio delle sedute di manutenzione ogni volta che ne ho il tempo quando passo da Milano.

Sono alta 1,59 e peso (credo) 54 kg. Non ho la bilancia a casa ma grosso modo siamo li. Quindi non sono il tipo slanciato supertopa modella spilungona. Sono nanetta mediterranea con le curve, e mi piaccio così.
Ho imparato a piacermi, a dire il vero, perché quando hai 16 anni ti fanno credere che devi essere una spilunga fotoscioppata e ti senti super-infelice. Una volta che capisci che sei figa soprattutto quando ti senti figa, i problemi spariscono.

gambespora
L’altro giorno dall’Estetista Cinica c’era la suepr esperta nazionale di icoone (i rulli), che mi ha esaminata. Ha detto che non ho finito con la cellulite perché c’è un pallino (evabbe’, dai, è un pallino, capirai) e che in realtà devo dimagrire 3 kili perché rimane una montagnetta nella culotte di cheval. Dimagrendo, i raggi arriveranno anche a quelle maledette cellule adipose di cellulite, e le elimineremo per sempre. La ciccia per adesso fa da barriera.

Dimagrire 3 kg?
Ma siamo matte?
Non se ne parla, io amo il mio derrière e le mie curve così come sono, ci lavoro tantissimo perché rimangano belli polposi. Non voglio perdere 3 kili!

“Allora fai la mesoterapia localizzata”, mi fa.

Guardo l’Estetista Cinica che mi fa un solenne ed impercettibile inchino affermativo con la testa.
Riguardo l’esperta icoone con gli occhi del gatto di Shrek.
Mi arrendo.

La mesoterapia. Sono quei mini-aghetti che infilano un liquidino che ammazza tutto e poi lo elimini con la pipì. Ho detto va bene, facciamolo purché mi rimanga il culo bello ciccetto e non diventi rachitico. Che la mutandina del bikini coi fiocchetti, se non si infila per metà in mezzo a due chiappette belle tonde e morbidose, non serve a niente.
Ovviamante ve lo racconterò, state in campana, che mica sono di quelle che millantano i miracoli nascondendo i barbatrucchi. Nonono, io vi dico tutto perché la cellulite va eradicata dall’universo.

Poi ha esaminato il modo in cui sono conformate le mie anche, e come scarico il peso del corpo sulla pianta dei piedi. C’è tutta una scienza sulla cellulite e la ritenzione idrica a seconda di come scarichi i dreni le gambe soltanto stando in piedi, esaminando la tua postura naturale. E io sono stortissima.
Be’, il verdetto è stato: trattamenti di manutenzione più integratori a vita per alleggerire le gambe e le caviglie ed evitare il ristagno.

Ta-dan!
Dan…
Doh.

La primavera scorsa avevo iniziato super-gasata con gli integratori, vi ricordate?
Ho resistito due settimane.
In effetti sono una figata, ma il problema è avere la costanza di prenderli.
A un certo punto li salti un mattino, poi due, poi tre e poi hai smesso. La cosa brutta è che li vedi li in cucina quando ti alzi di fretta e ti fanno sentire in colpissima. Una sensazione che odio.

Quest’anno ho stabilito una disciplina MILITARE pazzesca e ho ben donde, ho una motivazione di ferro: mi sono fidanzata e devo andarci insieme al mare, devo essere una super figa e avere l’aria che sia tutto così naturale e easy, della serie “No, tesoro, io la cellulite non l’ho mai avuta e manco i brufoli, sono un’aliena e mangio cupcakes tutto il giorno”.
Mi sembra un obiettivo realista, no?
Voglio mettere il bikini quello coi nodini con la camicia grunge sopra, una cosa dall’aria semplicissima ma che dietro ci sono mesi e mesi di lavoro. Ho deciso di accorciare, scalare e inbiondire le punte dei capelli stile surfista come quando avevo 16 anni e facevo le regate e avevo il culo d’acciaio. Insomma mi farò un’estate hippy-chic.

Surfer Girls,hair,buns,tanned skin,bikinis,water & a board<3

Sono vicinissima a non averla davvero davvero più questa cellulite, ma voglio arrivare a fine percorso per capire che si, si può sconfiggere e si, posso mantenermi in splendida forma coscio-culistica forever. Perché la cellulite non c’entra con l’età. Non è come le rughe che le devi accogliere con saggezza e maturità idratando la pelle senza cedere ai filler che ti trasformano in orsetto lavatore. Nope, la cellulite e le gambe gonfie non hanno ragione di esistere, né ora né fra vent’anni.

surfer girl

La mia strategia militaresca comprende degli integratori diversi.
Per le gambe ho preso Circuvein perché l’altro giorno in L’Oréal sono entrata nei loro uffici di sgamo, mi sono presentata con nonchalance e me ne sono fatta regalare un bel po’ perché l’Estetista Cinica me li aveva approvati parlandone la mattina al bar. Già che c’ero gli ho detto: scusate cari amici L’Oréal, che altro avete come integratori? Su, regalatemeli che li voglio provare! (sono una perfida approfittatrice, non trovate?).

In L’Oréal io ci vado per la Stiletto Academy e facciamo cose con i capelli e con Essie durante gli eventi, da ormai 4 anni. Ma questa cosa che hanno gli integratori, col mio obiettivo impellente, non potevo farmela sfuggire. E allora mi hanno dato una scatolina fighissima anti-age davanti alla quale ho capitolato: si, va bene, ho quasi 38 anni e mi sembra l’ora. Sgrunt.
Poi c’era un’altra scatolina per i capelli. I miei capelli stanno sopportando il peso delle extension, mi pareva cosa buona e giusta dargli un aiutino. E poi come se non bastasse mi sono fatta regalare una boccetta del siero SkinCeuticals perché costa tantissimo ma mi sta spianando le rughe, sai quelle accanto al naso che ti fanno sembrare un cocker? Quelle, maledette. Io me lo compro per conto mio, ma se me lo regalano sono più contenta.

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Adesso rifarò il pilloliere e mi creerò delle sveglie nel fonino per non scordarmeli e conto farmi una cultura in semini e spiruline e tutte quelle cose che anche solo prenderle e metterle nei frullati ti fanno sentire figa e atletica. E sana. Adoro questa cosa e credo che sia dovuta all’età. Passati i 35 ti rendi conto che la forza di gravità è una cosa gravissima e che il tuo corpo comincia a perdere tonicità. Allora diventi ecobio, mangi le verdure senza piangere e arrivi persino a struccartii la sera e ti metti il siero notte (solo quando sei da sola, però, ecco perché io trovo così etico vivere in appartamenti separati).

Un’altra cosa che devo fare è ricominciare a camminare, tipo un’ora al giorno. Correre no, correre è il male per la cellulite, ma camminare fa riattivare la circolazione e io con le mie gambe “ritenziose” mi devo dare da fare. Questa cosa della camminata, devo dire, mi turba moltissimo perché a me lo sport, parliamone, non piace un granché. Correre era bello ma ci andavo ogni tanto per evacuare lo stress, stop.

Ma adesso ho un obiettivo. Voglio avere delle gambe da bikini coi nodini.

Ritenzione non avrai il mio scalpo.



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