Ezeiza

10522293_776879102374289_1648435667_n

Sono arrivata in Argentina, sono le sette del mattino e mia madre è in ritardo.
Fra bionde ci si capisce, e infatti non trovo il suo numero di cellulare.

10483566_819863454722423_1461204024_n

Mi sembra tutto molto pittoresco.
State tunnati :-)

10547031_791386347559107_1714305412_n

Io, intanto, attacco con le specialità locali: dulce de leche à gogo, che meraviglia!

10560997_1462126970703133_1803921482_n



- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


After extensions

Ho tolto le extension da una settimana. Credevo che mi sarei sentita più leggera ma no. Dopo averli scalati erano piacevolissimi, mi mancano molto.

Domani parto per Buenos Aires.
Sono dal parrucchiere al mare dai miei, se Fabbri lo viene a sapere gli viene una crisi di forfora. Non ditelo a Fabbri. Che tanto è in vacanza quindi c’avrei anche la scusa “Non c ‘eri e io ho avuto un’impellente voglia di caramello”. Ecco.

Sono dal parrucchiere al mare dai miei perché mi è salita voglia di riccioli color caramello.

Questa sono io adesso:

20140717-185251-67971344.jpg

La salute generale del capello post-extension è buona, l’unica differenza col prima è che sono allungati. Con le Great Lengths non perdi i tuoi capelli perché la resina alla cheratina si dilata insieme a loro e non li spezza. Infatti appena rientro dall’Argentina le rimetto, non vedo l’ora! I capelli lunghi sono tutt’un’altra storia. Ciao.

Non le ho messe adesso perché hanno bisogno di una manutenzione certosina, e sulla Sierra avrò altro da fare. In valigia ho gli stivali da cavallo spagnoli, per capirci.

Quando sono passata dal parrucchiere per prendere appuntamento, stamani, c’erano delle vecchiette coi bigodini fini della permanente, troppo fighe. Ora sono le sei e c’è gente più giovane, peccato.

Appena finiscono e mi pettinano coi riccioloni vi posto una foto :-)
Per ora sono così:

20140717-190824-68904635.jpg



- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


-4 giorni al viaggio in aereo

Manca poco alla partenza, sono eccitatissima!
Mi aspetta un volo intercontinentale di 17 ore e trenta, con uno scalo ad Amsterdam. Viaggio, come sempre, con AirFrance-KLM.
Da domani prenderò Circuvein doppio la mattina, per prepararmi, perché a bordo la circolazione soffre moltissimo.

Ci sono cose da fare prima, durante e dopo un volo long courrier.
Eccole:

PRIMA DEL VOLO, da vere premeditatrici

- Circuvein raddoppiato per i 3 giorni precedenti

- Procurarsi un sonnifero dolce chiedendo aiuto alla farmacista. Io lo prendo per dormire serena senza interruzioni, dato che dormire sedute in un posto angusto non è facile. Rischiate di passare la notte a guardare tutti i film e serie disponibili, per poi atterrare con la faccia da zombi. No bene.

A bordo fa fresco per via dei condizionatori, io viaggio cosi:

- legging misto cachemire molto morbido
- indosso le scarpe più voluminose per ottimizzare posto in valigia (per questo viaggio saranno gli stivaloni da cavallo) che scambio subito con dei calzinoni morbidosi per stare comoda a bordo. Gli stivali finiscono sotto il sedile e li rimetto dopo l’atterraggio.

Il top va a strati fini:

- canotta di seta
- marinière di cotone morbido
- golfino di cachemire a lupetto rigorosamente alla rovescia per evitare gli orridi pallini
- sciarpona di cachemire. Il col roulé mi protegge la gola, sono sensibile.
- trench imbottito lungo che metto nella cappelliera
- cappello nero a tesa larga al posto dell’ombrello, piegato nello zainetto.

Bagaglio a mano:
- Zainetto koala staccato dallo zainone in stiva con tutti gli aggeggi tecnologici più lo stiletto killer carissimo per non affrontare una crisi di forfora in caso di perdita del bagaglio in stiva. And you know what I mean.

Beauty e bagaglio da cabina giusto per affrontare il volo, ossia:
- siero idratante (sto usando SkinCeuticals che non ha bisogno di frigo)
- crema idratante
-spazzolino e mini dentifricio
-Circuvein doppio per la 1° colazione
- salviette di bebé e cotone in fogli più minitubetto di acqua micellare per sciacquare i residui di crema e siero prima di riapplicarlo. Il siero bisogna rimetterlo ogni 6 ore, religiosamente. Mettetevi una sveglia e non fate i capricci.
- Trucchi per avere l’aria presentabile all’atterraggio.

 

DURANTE IL VOLO

- Camminare, stirare le gambe e tirare su i piedi per allungare i tendini d’Achille.  La circolazione si attiva appoggiando forte i talloni, quindi fatevi un paio di vasche di carlinga a mo’ di generalessa. Se vi guardano male fregatevene altamente, voi arriverete a destinazione con le cavigline di fata, loro no.
Bere acqua ve lo devo dire?  Per il Giappone ho bevuto saké con una coppia di pensionati coi quali parlavo a segni, divertentissimo. Mi è andata bene lo stesso ma insomma, l’acqua sarebbe meglio di qualsiasi altro liquido anche succo perché a base di concentrato e meh, diciamo le cose come stanno.

Quando suona la sveglia per il siero, prendete il mini beauty, lavatevi faccia e collo con salviette detergenti più una passatina di cotone con l’acqua micellare per sciacquare, e riapplicate il siero fino al décolleté. Lasciate asciugare un minuto dato che a bordo fa prima, e applicate l’idratante notte per sigillare.

charlize

DOPO IL VOLO

Prima di atterrare c’è la fase “restauro” e “ritorno fra i vivi”.
Mettete la sveglia più di un’ora prima dell’atterraggio. La cosa migliore è chiedere alle hostess a che ora accendono le luci, in modo da evitare la mega fila nei bagni per la pipì.

Sveglia e:
- pipì
- lavarsi le mani (non la faccia, l’acqua dei gavoni è bruttona)
- ritorno a sedere e sciacquo faccia con salviette + micellare, ivi siero e idratante GIORNO
- trucco
- pettinata, sistemata ai capelli o cappellino strategico (un basco è l‘ideale, lo fa sempre Charlize Theron, copiamola tutti)
- Togli calzinone, metti stivale sopra il legging pigiamoso, che sparirà sotto il trench ben stretto in vita dalla cintura

Una volta scese e arrivate a destinazione:

- doccetta fredda sulle gambe
- doccia calda per rilassare i muscoli di tutto il corpo
- ri-getto freddo su gambe
- pasto senza sale
- tanta acqua
- Riprendere il ciclo Circuvein con una sola compressa

Argentina arrivo!



- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


bollicine

“Una luz cegadora, un disparo de nieve”
“È una luce accecante, uno sparo di neve”
Silvio Rodriguez, Ojalà

stilettoacademy

Una volta ho scritto che la vita è ciò che decidi di farne.
C’è chi vive sempre preoccupato di cosa penserà la gente prima ancora di pensaare cosa pensi di sé stessa, chi vive con meno paura di altri e chi, come me, vive nell’inaudita incoscienza. Divina incoscienza.

Sabato sono scesa dal treno, tornando da Roma in Toscana, ad Albinia.
Volevo conoscere la Veronica Gentili perché mi ispirava abbestia. È venuta a prendermi alla stazione e mi ha portata, insieme al suo fidanzato, a mangiare i crudi con le bollicine rosé in un posto fantastico. Abbiamo parlato e ci siamo innamorate.

http://photos-b.ak.instagram.com/hphotos-ak-xfp1/10549779_1439972719621561_447870963_n.jpg

La vita la decidi te, la respiri te, la mordi te. Nessuno sarà li con te quand’è il momento di dire basta, quand’è il momento di scendere da un treno, quando devi ricominciare da capo. Quando sei chiusa in un sarcofago.

Non si arriva all’incoscienza per caso. L’incoscienza, l’ossigeno, li raggiungi solo dopo che hai toccato il fondo.
Dopo che hai visto.
Almeno per me è stato così.
Prima lavoravo in un ufficio e pagavo le rate della palestra nella quale non andavo perché mi deprimevo solo all’idea di pensare al mio corpo agitarsi senza motivo in un macchinario nel piano interrrato di un edificio parigino, come un hamster.

Ma la vita è prepotente. La vita è prepotente il giorno che un tecnico ti stringe un corpetto di plastica al petto dopo averti iniettato un liquido di constrasto. Il giorno che ti sdrai su una barella che scorre dentro un sarcofago che si chiude, le cuffie ben posizionate sulle orecchie e una pulsantiera antipanico in mano in mezzo agli sguardi distaccati e professionalmente annoiati degli addetti.
Prova microfono, prova cuffie.
Tutto bene, parte la musica per attutire il rumore.

E il TAAAAC! TAAAAAAC! TAAAAAAAAC!
Li capisci che non ci sono cazzi.

L’assenza totale di controllo, i minuti decisivi che decreteranno, alla fine, se ce la farai o meno.
A prescindere dalla tua voglia di farcela, perché di quello, alle cellule tumorali, non gliene può fregare di meno. E neanche a tuo marito. Semplicemente perché il tuo corpo sei tu. La tua mente, che tu lo voglia o meno, s’è beccata quel corpo li. Certi giorni ti piace perché c’hai un culo della madonna, certi altri ti dici mavaffanculo non potevo averci il culo piatto ma l’utero sano?
No, non puoi decidere.
La vita e la natura, per una serie di concatenazioni pazzesche, hanno fatto si che tu abbia dei tumori.
E ìssati.

Che cosa fai durante una TAC per verificare la presenza di metastasi?
Piangi, ciccia, che vuoi che ti dica? Piangi come una cretina.
Piangi anche prima, mentre cercano invano di trovare una vena nel tuo braccio. Piangi mentre sono costretti ad infilarti il catetere sul dorso della mano, piangi a goccioloni sordi mentre stringono il corsetto che ti terrà ferme le costole mentre respiri.

Il corpo e la mente umana sono macchine incredibili.
La mente trova sempre la via, lo spiraglio, lo stratagemma.
La mente va più veloce della psiche.

A cosa pensi, mentre sfilano le sezioni di raggi nella TAC?
Pensi un sacco di cose e sei lucida come non mai.

Per prima cosa ti dici: se finisce a puttane io voglio la parrucca più figa dell’Universo e vaffanculo. Capelli veri, taglio uberfigo, zero sfiga.
La seconda cosa è: appena finisce sta storia, perché oooh se finisce e non m’inculi, be’, appena finisce sta storia io mi faccio un bel corso di pilotaggio. Vuoi volare perché volare è la cosa più vicina al paradiso e la vita e lala morte allo stesso tempo.
La terza cosa sono l’amore e il sesso. Tu pensi, banalmente, che non hai trombato abbastanza. Non si fai mai l’amore abbastanza. E devi risolvere subito. Lo pensi li dentro mentre i tac vanno avanti e devi respirare piano. La morte e l’abbandono del sesso sono la nostra sublimazione di corpi e menti insieme. Non c’è niente is più potente e ti arrendi all’evidenza.
E poi devi viaggiare, è incredibile come ti vengano in mente fotorgafie di posti assurdi che vorresti respirare e che chissà per quale motivo non hai visto perché eri presa nel tamtam di merda di routine di ogni giorno a fare gossip alla macchinetta del caffé di mmerda di quell’ufficio dimmerda che ci vai solo per pagare il mutuo di un appartamento nel quale arrivi la sera per dormire. Ma che vita di merda facevi? Te lo chiedi e non sai darti una risposta. A quel punto tu e il tuo cervello decretate che il conto in banca, i bonus e le quattordicesime devono servire a viaggiare e mangiare street food e respirare aria in posti allucinanti.
E vaffanculo tutti quanti.

Ed è quello che ho fatto e faccio appena posso.

Il corpo è una macchina incredibile.
La mente è un computer velocissimo.
Ma la psiche… La psiche è quella che ti fa svoltare qualsiasi situazione soggiogando gli altri due.
La psiche è la mia preferita.

Io ho avuto il culo di confrontarmi a tutte queste paure all’età di trent’anni e mezzo, e in soli quindici minuti. C’è chi non ha la fortuna di trovarsi al bancone dei conti così presto e poi in vecchiaia si dice cazzo ma che cos’ho fatto nella vita?
Adesso che ne ho quasi trentotto, finalmente posso dire che sono felice.
Sono a metà percorso, praticamente. Mi ci è voluta mezza vita, con tante vite in mezzo.

L’unico consiglio che ho, oltre al pap test annuale, è di fermarvi un attimo e pensare se siete felici, di capire se potete far di meglio per voi stesse e di lottare per una vita che vi faccia sorridere. Perché in Europa è possibile, non ci sono crisi che tengano. Ve lo dice una che è cresciuta nella Sierra argentina senza riscaldamento, senza acqua calda e soprattutto senza piastra per i capelli.

(e tutto quello che vedete lo devo al churrasco)

Foto: selfie dell’evento Stiletto Academy a Bologna, attorniata da vere galline <3



- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


Che lavoro fai? “Insegno alle donne a camminare sui tacchi”

Ecco, per chi si chiede cosa sia mai sta Stiletto Academy, un video molto carino fatto da Repubblica durante una delle date del #12Regole Tour, all’Hotel Metropoli di Genova.

Sto seriamente pensando di riattivare tutti i videotutorial Stiletto Academy.
Che ne pensate? Cosa volete?

Volevo farne uno la settimana, tipo come mettere i tacchi in valigia, la visita dal calzolaio, i modelli passepartout, il tacco che mi manda in visibilio quel mese, etc. Non se ne può più di queste emissioni TV dove non si impara mai niente.
Vado?

 



- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


ho rifatto il passaporto: how to

Il 26 giugno sono andata a rifare il pasaporto. Entro in questura e c’era un delirio impossibile. Volevo sapere quali bolli e bollettini pagare, dato che avevano abolito la tassa annuale ma aumentato il costo dell’emissione passaporto.
Non sono riuscita a raggiungere il fondo dell’ufficio, e una signora, uscendo, mi fa: senza marca da bollo e bollettino è inutile che aspetti, vada a procurarseli.

Vado dalla mia tabaccaia di fiducia e le chiedo il bollo per il passaporto nuovo, quello più caro. Non ne sa niente. Io sapevo che le cifre erano due: una sui 70€ e un’altra sui 40€, ma non sapevo quale delle due era in marca da bollo, e quale in bollettino postale.
Esco dal Tabacchi senza marca da bollo.

Vado alle Poste. Mi dicono che lo devo sapere io di quanto va fatto il bollettino.
Bene.

Torno in Questura, che nel frattempo si è svuotata e mi danno un foglietto semplice semplice:

bollo

Il tempo stringe, chiudono fra mezz’ora e io devo fare due giri. Taglio corto ed entro al tabacchi della Stazione di Lucca, dove dice vendono bolli. La ragazzotta mi fa: “Ah, si, ti do quello vecchio da 40 e ti ci aggiungo il resto con un altro bollo, nessun problema”
Lei sapeva. Lei, per tutto  il tempo, aveva saputo a quanto ammontava il nuovo bollo.
Esco felice con le mie due marche da bollo e mi avvio veloce alle Poste. Pago il bollettino da quaranta e passa e torno, sudatissima in bicicletta, in Questura. Just in time.

Loro velocissimi e carinissimi, peccato che in quei giorni di delirio il sito della Polizia di Stato non fosse aggiornato anche se la data in fondo alla pagina dava a intendere il contrario. L’abolizione e l’aumento erano in vigore dal 24 giugno. Se uno fa un aggiornamento, diobonino, non può prevedere che anche il sito segua le stesse tempistiche? No, eh?

Ecco, vedete? Noi ci informiamo su internet prima di uscire di casa. Io quel giorno ho cercato online senza risultati, poi chiesto aiuto su Twitter e tutti mi linkavano il sito della Polizia di Stato che non diceva, ancora, della marca da bollo da 70€. Tutti, giustamente, mi dicevano: Ma guarda che la pagina è stata aggiornata ieri! SI, certo, ma non completamente dato che mancava l’info principale ossia l’ammontare della marca da bollo aumentata.

Morale della favola:

Per il passaporto non ci vuole più la marca da bollo annuale di 40 e passa euro, ma in compenso costa circa 30€ in più all’emissione. Per me che viaggio molto è meno dispendioso e poi in nessun altro paese europeo di mia conoscenza esisteva un tale bollo annuale. Infatti se partivo per gli Stati Uniti col passaporto italiano, ma da Parigi, nessuno mi chiedeva sto benedetto bollo, capite?

Cheers.

Se avete un passaporto ancora vaildo, non c’è più bisogno di mettere la marca da bollo annuale.
Adesso il sito della Polizia di Stato è aggiornato, per fortuna.



- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


voglia d’inverno

Sto facendo lo zaino.
Fa stranissimo mettere in valigia i golfini, gli stivali e le canotte di seta mentre sono scalza in costume.
Di solito cerco di fare il contrario, ossia a dicembre partire per il caldo. Partire con la neve e atterrare con le palme ti spaesa talmente tanto che dieci giorni sembrano un mese. Provare per credere. In Tailandia era stato così.

Voi mi direte: a Spo’, ma chi te lo fa fare di partire due mesi in Argentina col freddo?
Nessuno, ma è il periodo che ho a disposizione senza eventi.
Ho due periodi morti, ogni anno: luglio-agosto e dicembre-gennaio. Quest’anno sto lavorando persino di luglio e credo che d’ora in poi sarà così e non mi lamento ma per niente, anzi.

Per Transatlàntica voglio mettermi al lavoro al più presto, facendo interviste a persone che hanno conosciuto e lavorato con mio nonno, e ad agosto Buenos Aires è attiva. Andarci a dicembre vorrebbe dire estate piena, 38°C e il 90° di humidità. Baires è invivibile, d’estate, e la gente parte spesso.
Quindi agosto, anche perché non vado in vacanza da più di un anno quindi ciao.

casasierra

L’estate a me non piace moltissimo, in generale. Preferisco la primavera alta o i climi temperati. L’inverno e la neve non mi entusiasmano per niente, invece. Mai stata una fan della neve. In Argentina, essendo così lunga, ci sono un po’ tutti i climi, ma io andrò a Buenos Aires e sulla Sierra che sono simili all’Italia, per temperature. Sto cercando di organizzare cose belle da fare d’inverno, come accendere il camino, fare passeggiate a cavallo e mangiare tanta carne asada.

girocollo

Casa dei miei sulla Sierra è un posto bellissimo: arroccata su una collina, ha vista sul lago e un bel camino, l’amaca da appendere in veranda e un bel bagno con la vasca grande in camera. Il salotto è stato disegnato da Padreee con dei bei finestroni bassi in modo da godersi la vista seduti sui divani. L’edonismo e il savoir vivre sono di casa, con noi.

Dopo le ricerche a Buenos Aires mi rifugierò lassù per cominciare a buttare giù il romanzo, che ha già una scaletta e qualche capitolo. La cosa figa è che in quel paesino ti portano su la spesa col taxi, se gliela ordini per telefono. Potrei rimanere murata per settimane, cosa che ho veramente intenzione di fare.

golfoni

Sto cercando, quindi, di preparare una valigia in pieno stile shabby chic, sai, da tizia che prende il Nescafé guardando il panorama sconfinato con un mega golf morbidissimo sulla pelle nuda col camino dietro le spalle. Sta serie di cazzate da pre-quarantenne, insomma. Devo dire che lassù ci manca il gatto, ma farò senza. Inutile che mi suggeriate di scovare un bel guardaboschi per scaldare le mie notti. Diciamo che ci stiamo lavorando.

Mentre traslocavo mi sono fatta una pre-cernita di vestiti. Ho posizionato tre valigie per terra e via via che inscatolavo, ci buttavo dentro dei vestiti “candidati”, da scremare in seguito. Una era per la piccola estate che sto facendo in questi giorni al mare, l’altra per eventi & lavoro, e lo zainone con i vestiti invernali pro-Argentina più due paia di tacchi seri perché devo fare un evento a Buenos Aires e un altro a Cordoba. Stiletto Academy in Argentina, oh yeah :-) E mi vedo persino con un paio di editori per Tacco 12, chissà se ce la faremo.

Oggi in Toscana piove e fa fresco, mi sembra la mattinata adatta a scremare i vestiti per il viaggio.
Ho fatto un giretto su Pinterest per avere delle idee e paf, sono caduta nel tunnel dei golfoni biancopanna a trecce. e voi sapete quanto sia grave il tunnel del golfone a trecce biancopanna. E non ce l’ho. E lo voglio. E non è ancora uscita la collezione winter nei negozi e SONO DISPERATA.

camicia

Devo trovare un’amica che me lo presti. Su, candidatevi che lo sapete che ve lo tratto bene.

Gli altri trend pro-inverno da fighetta alla finestra sulla Sierra col Nescafé:
- Camicia scozzese ma fitted: célo due
- Jeans a sigaretta leggermente slavati e morbidissimi: célo
- Stivaloni da cavallo: célo
- Stivale nero con tacco medio da città célo
- UGG: NO, ma vogliamo scherziamo? Suvvia, resisterò
(forse… sai, per andar fuori a cercare la legna? Hm)
- Beanie grigio a trecce: NONCELO AGLIUTO
- Legging neri + marroni: célo tutti e due, quelli Calzedonia shaping culo
- Calzinoni di lana grossissimi da casa: noncélo, aiutissimo!
- Girocollo di lana a mo’ di sciarpa: perso. Dispereiscion acuta.
- Pigiamino fiorelloso stile Liberty-Morris: célo hahahahahahaa! GODO.
- Occhialoni da intellettualoide: sono anni che cerco di farmeli prescrivere, ma purtroppo ci vedo benissimo. Gli Sporaglass sono troppo assurdi. Mi vedevo bene con qualcosa di tartarugato, ma pazienza.
- Tazze inglesi: a casa ci sono, ma nel dubbio mi porto un mug da qua, mica vogliamo delle foto instagram col mug cagoso? No, eh.

calzinoni

La cosa megastupida è che partendo il 18 mi sa che non ho tempo di ordinare cose online, e poi la lana mi piace toccarla per sceglierla. Quindi? Quindi ho deciso, farò una cosa inaudita: me li faccio da sola. Allora, io so fare solo la maglia semplice, ma la mia mammastra moglie di Padreee sa fare tutto. Mi aiuterà a fare il beanie e il girocollo sciarposo. Il golfone mi sa che ci vuole troppo tempo quindi ne porterò uno di lana argentina con disegni marroni tipico e grosso che mi piace moltissimo. Questo weekend mi lancio coi ferri, ce la posso farcela.

Se siete sferruzzine, mi copincollate dei tutorial bellini?
Grazieeeee <3



- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


La Cina è vicina: Yoox, la rivolta delle operaie e il nostro ruolo di consumatori

In questi giorni gira l’articolo dell’Huffington Post o Corriere sul processo delle operaie di un appaltatore del rivenditore online Yoox.

Tutti esortano al boicottaggio.
Calma.

I colossi cercano SEMPRE di tenere i prezzi bassi “ottimizzando” tutte le fasi sia di produzione che di stoccaggio e spedizione. Famosi sono i discount che non hanno magazzini perché mettono tutto subito nei camion per saltare una fase, risparmiando soldi senza conseguenze “umane”.

Adesso pensiamo a una domenica pomeriggio, o un martedì sera. Noi, un po’ di musica, il nostro PC o ipad e il divano. Che facciamo? Un giretto di shopping online, cercando offerte e cose carine a poco? Siiii!
Ed ecco che il circolo vizioso lo inizia proprio il consumatore, che cerca e acquista spesso solo gli oggetti meno cari. I produttori e rivenditori lo sanno, e tirano la cinghia da tutte le parti.
È il mercato, come la dura legge del gol. Se non vendi, muori.
Fine.

Avete visto Gomorra? Ricordate la scena dell’asta per l’appalto dei vestiti? Quella dinamica, magari non identica ma con lo stesso risultato, ossia subappaltare per esempio impacchettamento e spedizioni a qualche ditta in territorio italiano, ha come obiettivo quello di affidare il lavoro a chi lo offre a meno.
Niente di strano.

gomorrafilm
La cosa brutta è che l’appaltatore, per rispettare il prezzo promesso al rivenditore o per avere un maggior margine di guadagno, decide di stringere davvero i tempi coi lavoratori. Questa ditta di Bologna, racconta l’articolo, aveva inoltre innescato una serie di dinamiche sadiche e c’è almeno un caso di molestia sessuale.
Yoox poteva saperlo? Forse se introduceva un sistema di controllo interno più accurato come si fa in tutta Europa, si. A Yoox gliene fregava di sapere cosa succedeva nella ditta bolognese che impacchettava a un prezzo vantaggioso? A mio avviso prima no, adesso invece si. Adesso gliene frega eccome, devono attivare una war room da paura.

Boicottare Yoox, però, lo ritengo sbagliato. Lo ritengo sbagliato in larga scala, perché queste dinamiche sono comuni a tutti, non solo a Yoox. È come quando beccarono kate Moss a sniffare la coca e gridavano tutti allo scandalo. Ma voi siete mai stati dietro le quinte? Siete mai andati a un party? L’avete mai vista la coca sniffata da tutti direttamente sul dorso della mano, senza cannuccia? Io dicevo sempre “no grazie, sono incinta”. Per dire. Suvvia, non facciamo gli ipocriti. Tutti cercano di abbassare i prezzi, tutti i rivenditori online e tutte le catene di vestiti, anche quelle 100% italiane con le etichette Made in Cina o Made in Bangladesh.

Vogliamo fare i seri?
Vogliamo fare i responsabili?
Allora dovremmo smettere di comprare roba cheap, dovermmo informarci di più e consumare in modo responsabile. E ve lo dice una che porta la pelliccia vintage della nonna, quindi non mi metto di certo in una posizione pulita al di sopra di tutti. Anch’io compro online.

Punire Yoox e tutti gli altri boicottandola per iniziare un circolo virtuoso dove ci raccontino perché le cose costano quel che costano, si, ma è un’azione dettata dal consumatore, ed è il consumatore che detta le leggi di mercato. Ma non bastano dieci consumatori, dobbiamo essere in migliaia. E purtroppo il consumatore non si rende conto del potere che ha perché non gliene frega, non vede l’elefante.

Se noi smettiamo di acquistare certi prodotti al supermercato, i prodotti semplicemente non verranno più proposti perché i supermercati hanno uan fisiologia velocissima, sono delle macchine pazzesche. Molti test di mercato vengono fatti al super, c’è da leggere della roba davvero interessante sul loro funzionamento. Io in Francia ne ho progettato uno di un colosso all’interno di uno dei miei grattacieli, e durante le riunioni gli esperti interni mi spiegavano certe dinamiche che avevano ripercussioni anche sulla struttura dell’edificio. È un mondo pazzesco, militare, precisissimo.

Decidere cosa comprare e cosa no è la nostra forza, una forza inaudita perché possiamo davvero far cambiare i prodotti negli scaffali.

Pensate al tabacco da rollare. 10 anni fa l’avreste mai immaginato che i marchi di sigarette più diffusi avrebbero fatto il tabacco sciolto? No. Adesso invece si sono dovuti adattare perché la gente si rulla le sigarette, e se i colossi vogliono continuare a vivere devono vendere anche a quel mercato. Ecco la potenza che ha il consumatore: far cambiare prodotto ai produttori. Succede tutti i giorni.

Adesso, da marketer, mi aspetto che Yoox reagisca con una buona comunicazione, e dovrebbe anche alzare i prezzi per coerenza. È anche vero che il consumatore è una pecora e non riflette. E non riflette semplicemente perché non vuole, non vuole spendere di più, vuole solo le offerte.
Il consumatore deve fare l’esperienza di ualcosa di molto forte e d’impatto nella sua vita di tutti i giorni per riflettere e cambiare dinamiche di consumo.

Se Yoox alza i prezzi, voi comprate?
Pensateci bene, ma io credo di no.
Allora come farà Yoox?
Sono curiosa.

Torniamo sul nostro divano, con gli occhi che brillano davanti a una magliettina con una frase troppo simpatica a 5€ con spedizione gratuita: che facciamo? Ci mettiamo a pensare alle dinamiche di produzione, trasporto, stock, packaging e spedizione che hanno fatto si che costi cosi poco?

No.
Non ci pensiamo. Pensiamo solo con cosa indossarla e come tirarcela su Instagram.

È così, non ci pensiamo minimamente e facciamo i balletti inserendo i nostri dati di carta di credito nel computer.

Fine.



- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


Lettera aperta al Direttore di Io Donna

Qualche settimana fa mi hanno segnalato un articolo su Io Donna che parlava di Stiletto Academy. L’articolo diceva che Stiletto Academy professa il mondo alla rovescia, dove è il piede a dover adattarsi alla scarpa, e non il contrario. Volevo piangere peché io leggo Io Donna e mi piace moltissimo. Che gli ho fatto di male? Perché non hanno letto che cosa fa Stiletto Academy prima di citarla? Si sbaglia tutti, io per prima e continuerò a farlo. Ma quando uno sbaglio compromette la reputazione e il lavoro altrui, è molto difficile da gestire. Ecco perché mi dispiace enormemente.

Ecco, io sono molto dispiaciuta perché con Stiletto Academy mi batto da ben 4 anni per far capire alle donne che il piede non si adatterà mai alla scarpa, e che bisogna scegliere la scarpa che meglio si adatti al nostro piede, e soprattutto che i tacchi fanno male eccome. Malissimo. Ecco perché consiglio di portarli solo poche ore al giorno, e solo quando ne vale davvero la pena.

Ho scritto due libri sui tacchi per la Sperling & Kupfer (Tacco 12, 12 regole) che sono dei manualetti con tante illustrazioni per spiegare tutte le insidei dei tacchi, e ci sono degli esercizi per sollevare metatarsi, tendine d’Achille e lombari. Perché l’uso dei tacchi si ripercuote su tutto il corpo, e i danno possono essere permanenti.

Dopo aver visto l’articolo ho scritto una mail privata al Direttore raccontando il mio lavoro e chiedendo una riparazione amichevole, ma non ho ricevuto risposta.

Sono invece riuscita a far togliere ogni riferimento a Stiletto Academy dall’articolo online twittando direttamente con la girnalista che mi ha detto “è un refuso, non è diffamazione”, e “Ho dato visibilità alla sua scuola” come se la visibilità in un articolo che condanna i tacchi e mette Stiletto Academy come veicolatrice di un messaggio dove il piede deve adattarsi alla scarpa, cosa assolutamente errata, fosse qualcosa di cui io potessi essere felice. Dopo un intenso scambio di tweet, l’articolo è stato modificato due volte, finché ogni riferimento a Stiletto Academy è sparito. Alleluia!

Come sono solita dire: “Tira più un tweet di un carro d’avvocati”.

Ma non avevo visto il cartaceo.
L’ho trovato oggi sabato 5 luglio dalla mia estetista, perché il cartaceo rimane in giro, e a lungo. Son passati infatti venti giorni. Mi sono sentita morire.

Non avendo ricevuto nessuna risposta dal Direttore, vorrei comunque dire la mia, perché lamentarsi non serve a niente. Per andare avanti e migliorare le cose bisogna protestare attivamente, ed essere propositive. L’ho sempre fatto, magari con toni molto accesi che non lasciano dubbio sl mio disappunto, ma piano piano ho imparato che urlare non porta da nessuna parte. Essere propositivi facendo vedere il proprio punto di vista, invece, ogni tanto funziona. Allora io protesto e continuerò a far sentire la mia voce per proteggere il mio lavoro.

Io voglio essere propositiva e vorrei offrire il mio corso di portamento e scelta delle scarpe a seconda del piede a tutta la redazione di Io Donna. Solo vedendo come lavoro potranno capire l’importanza della mia missione e l’approccio salutare e positivo che porto avanti da quando ho iniziato questa avventura che oggi è il mio lavoro. Cosa che tantissime altre testate e giornali hanno capito da molto, viste le interviste e trafiletti che fanno su Stiletto Academy.

Pubblico qui la mia lettera al Direttore, nella speranza che chi si trova ad affrontare gli stessi malintesi capisca che è un nostro diritto non essere d’accordo con un colosso che ci tira in ballo, che è un nostro diritto far sentire la nostra voce e soprattutto che è un nostro diritto difendere la nostra reputazione con i mezzi che abbiamo a disposizione, senza diffamare né offendere nessuno, se nessuno ci considera per le vie ufficiali.

Io un avvocato non lo pago. Preferisco comprarmi dieci paia di scarpe.

io donna

Egregio Direttore,

Mi chiamo Veronica Benini, sono una blogger e 4 anni fa ho ideato la Stiletto Academy che insegna alle donne l’eleganza sui tacchi.
Le scrivo a proposito di un articolo uscito domenica 25 giugno su iodonna.it.

In questa mail le spiegherò in cosa consiste il mio lavoro, perché io sia dispiaciuta per l’articolo, e infine le farò una proposta per porre rimedio all’accaduto.
Stiletto Academy, attraverso i miei libri, video e workshop, contrariamente a quanto affermato dall’articolo sul vs sito, educa le donne ai pericoli del Tacco12 perché li acquistino e li indossino con cognizione di causa. Inizio i miei workshop con questa introduzione:

“I tacchi fanno male. Oggi impareremo a riconoscere tutte le insidie degli stiletti per sceglierli in accordo con il nostro piede, perché così come abbiamo i nasi diversi, i nostri piedi sono diversissimi fra loro, rendendoci uniche, e non devono adattarsi allo standard delle scarpe. Casomai è il contrario: dobbiamo scegliere i modelli che meglio si adattino al nostro piede”.

Segue un power point dove faccio vedere come si formano schiacciamento lombare, alluce valgo e accorciamento del tendine d’Achille, spiego i modelli killer e i modelli passepartout, per poi finire con una lezione di portamento dove dapprima spiego come si sviluppa la camminata a piedi nudi, per far capire quanto il tacco incida negativamente sull’andatura, illustrando come correggere la postura per essere eleganti e non sembrare dei piccioni o T-Rex. Insegno anche degli stiramenti da fare durante e dopo l’uso dei tacchi, e avverto sempre di portarli il meno possibile.

Niente tortura, niente chirurgia, niente aberrazioni. Solo il lato femminile e piacevole dei tacchi, per promuovere una femminilità sana e senza volgarità.

Capisce il mio disappunto con l’articolo citato?

Faccio anche la coach personale nel mondo della tv e svolgo un grandissimo lavoro sull’autostima delle donne.

Ho pubblicato due titoli sui tacchi con Sperling & Kupfer nel 2013 e 2014, e sono stata intervistata -spesso in doppia pagina- dalle maggiori testate femminili e giornalistiche italiane cartacee (AMICA, Gioia, Grazia, Cosmo, Vogue Sposa, Donna Moderna, ELLE, Corriere, La Stampa, Il Sole 24 Ore, Repubblica, Vanity Fair…) perché il mio lavoro è positivo: promuovo la femminilità nelle donne, che è una cosa che si tende ad auto-castrare in ambiente lavorativo, ed essendo rientrata dalla Francia dopo 12 anni di studio e lavoro, faccio parte di quella minoranza che decide di tornare a casa per intraprendere, facendo da esempio.

Inutile girare intorno all’articolo: sono molto dispiaciuta per l’immagine completamente sbagliata, affibbiata senza mezzi termini alla mia Stiletto Academy, dopo 4 anni di intenso lavoro e tantissimi riconoscimenti.

La reputazione è tutto, e questo episodio mi rende molto triste e compromette il mio lavoro.

Non posso permettermi di vedere ingiustamente infangato il mio lavoro davanti a tutte le donne che potrebbero trarre un miglioramento nella loro vita grazie ai miei corsi che, merito degli sponsor, sono sempre gratuiti, né tantomeno davanti ai miei attuali e futuri clienti e sponsor.

Capisco che spesso i giornalisti restino leggeri e pecchino di sensazionalismo, soprattutto per argomenti ritenuti “leggeri” come i tacchi, ma vorrei che trovassimo una soluzione per porre termine a questo malinteso e ricominciare col piede giusto. Anzi: col tacco giusto.

La mia proposta è questa: cancellare il riferimento a Stiletto Academy dall’articolo apparso su iodonna.it ed essere intervistata in doppia pagina, con una mia foto al lavoro, dalla stessa giornalista. Sia sul sito che sul settimanale, al più presto.

Potremmo parlare d’imprenditoria femminile, di valorizzazione della professionalità senza rinunciare alla propria femminilità, di tacchi e salute, di come rialzarsi dopo cancro e divorzio per ricostruirsi una vita diventando un esempio che ispira migliaia di donne, di come usare la rete in modo positivo come per esempio il rispetto di sé stesse davanti al mondo del lavoro, o per promuovere la prevenzione al cancro al collo dell’utero esortandole a farsi il pap test con il racconto della mia esperienza, che al giorno d’oggi mi ha permesso di far diagnosticare ben 12 donne in tempo. 12 donne sembrano pochissime su quasi un milione che visitano il mio blog, ma invece sono tantissime. Io trovo che la rete sia un posto fantastico e salvando loro salvo anche un po’ me stessa.
Potremmo anche parlare di come ci si inventa di sana pianta un lavoro a partire dalla rete, di come si fa a tornare in Italia lasciando una carriera di successo all’estero perché si crede nelle proprie idee e nel proprio paese.
Tutti argomenti molto apprezzati da altre testate negli ultimi tre anni.
Tutti valori che IoDonna trasmette costantemente sulle sue pagine, insieme ai tacchi e all’eleganza Made in Italy.

Le lascio i miei riferimenti e attendo notizie dalla redazione.

Buona giornata,
Veronica Benini

“Tira più un tweet di un carro d’avvocati”



- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////


confessioni di una quasi quarantenne

Quando ti avvii ai quaranta ti fa strano.
Strano perché non te l’aspettavi. Io da piccola credevo che a 40 anni sarei stata super vecchia.
Macché, magari ho la faccia da adulta, ma mi sento una ragazzina.

C’è un periodo un po’ brutto intorno ai 35-37 quando lo vedi che ci stai arrivando e non ci vuoi pensare, non vuoi che succeda. Passi per un caleidoscopio di emozioni molto diverse: un giorno ti senti una bimba, l’altro ti piace l’idea che ti chiamino Madame al check-in all’aeroporto. Un po’ come quando hai 13 anni e ti piacciono i maschietti e ci bagni le mutandine, ma ogni tanto vuoi anche giocare con le Barbie e certi giorni non sai da che parte stare. Paro paro. Poi passi il capo dei 37 e ti guardi allo specchio. Vedi una tizia in forma, ma adulta. Con i primi capelli bianchi, le prime zampe di gallina, le rughe di espressione e, tutto sommato, un culo che ancora si difende.

È innegabile che l’igiene di vita di una quasi quarantenne richieda certi protocolli. Io credo di aver raggiunto un livello molto alto col frighino per le creme e tutta l’artiglieria per pulizie, grattaggi, idratazione, integratori, frullatini e semini vari, più le sessioni di rulli e raggi fotonici dall’Estetista Cinica che, devo dire, mi stanno letteralmente salvando il culo e non la ringrazierò mai abbastanza. Il protocollo da #Gettin40, per me, è un modo di coccolarmi per sentirmi bene. Quest’inverno dovrò aggiungere lo sport, che mi mancava vergognosamente per pigrizia aggravata. Ho pertanto deciso di prendere un coach cosi mi obbliga.

a023232d231a84a51e25d609c58da314

Io credo profondamente nell’invecchiare con eleganza e idratazione. Le donne-orsetto non mi piacciono, avete presente quelle che si gonfiano le gote come la Gruber per tirarle su? Lo sapete perché lo fanno? Perché gonfiandole si tira su la pelle intorno alle labbra e non hanno più le rughe quelle lunghe naso-labiali (credo si chiamino cosi). Poi si fanno il Botox alle rughe in mezzo agli occhi e non muovono più la faccia.
Io non sono contraria per forza agli interventi estetici, ma il problema è che ti cambiano i connotati e diventi un mostro. Gente come Jane Fonda, per esempio, ha fatto qualche ritocchino pur conservando delle rughe e io la trovo fantastica. Lei si che sta invecchiando con stile.

Quindi io non nego che prima o poi, magari, qualcosina la farò anch’io. E non mancherò di raccontarvela.

Getting Forty, galline, ma con realismo e senza trasformarsi in orribili orsetti.



- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////