dietro le quinte

Ogni volta che si avvicina un evento della Stiletto Academy io mi emoziono. A volte la gente mi dice che è incredibile che sia un vero mestiere, che ci si possa divertire e anche fare del bene semplicemente con un accessorio come il tacco 12.

Ma i tacchi sono di più. Il tacco è un simbolo. Il tacco ci trasforma.
Non sto a fare un post sui tacchi oggi, però.

Un workshop è una performance. C’è una parte tecnica, poi quella pratica e infine il bon ton e la sfilata finale. Senza parlare degli stands degli sponsor che ci pettinano, truccano, smaltano e più se affinità. I nostri sponsors fanno si che l’ingresso al workshop sia gratuito, perché noi riteniamo che imparare a camminare sui tacchi sia un diritto universale di tutte le donne che lo desiderano. Un workshop dura circa due ore. Due ore sono lunghe, ma sia per noi che per le partecipanti quei minuti volano. Puf!

Quand’ero piccola facevo teatro per bambini, e sono stata ballerina classica per molti anni in adolescenza. A un certo punto facevo anche un programma in radio, era divertente. Poi sono diventata prof della mia facoltà di architettura di Parigi, e adesso insegno in un’altra. Ho l’abitudine della scena, del pubblico. E la mia socia Daniela ancor più di me, lei va addirittura in TV. Ma esporre la propria femminilità, tirare fuori il culo sciabordandolo davanti a 150 tipe e fotografi, be’, è una vera e propria performance. Se sei in SPM uuh, non oso immaginare un coup de blues subito prima. Ma l’adrenalina ti trasforma e devo dire che il mio ego gode a dei livelli altissimi, inutile negarlo. Che diciamolo, non si diventa Guru del tacco se si è timide ed introverse. Bisogna anche essere fottutamente sicure di sé e divertirsi col pubblico. Bisogna essere fuori di testa, ecco. Che io lo sia non è una novità. Quello che diamo, nei workshop, non è una lezione di portamento, è molto di più. Noi vi diamo una scintilla di autostima, una spinta al coraggio di abbracciare nel senso positivo tutti i simboli femminili che ci fanno sentire donne, e ad inalberarli come stendardi del nostro gioco di seduzione. Noi vi diamo questo: il gioco, il frou frou e la sua irrevocabile, maledettamente necessaria legittimizzazione. Eccheccazzo.

Però una cosa è la scena, le luci, le risate. Ma noi l’evento lo organizziamo pure, oltre che protagonizzarlo. Non vi dico il casino se tipo lo stand delle bibite non è stato montato in tempo. Dania fulmina con lo sguardo, io tiro giù le #MadonneTechnicolor. Parliamo fra di noi in francese strettissimo. La gente tace.
Il nostro nuovo fotografo ufficiale, Marco, ci ha fatto degli scatti dietro le quinte all’ultimo evento per Vogue Sposa. Le foto del retroscena sono le più intime che abbiamo, perché siamo noi le due donne, non le blogstars che fanno le fiche pro sulla passerella.

Il 26 febbraio facciamo l’evento milanese della Fashion Week. È di domenica pomeriggio. Più dettagli sulla pagina FB o Twitter. Abbiamo deciso di accettare solo 50 partecipanti perché c’è una sorpresa dello sponsor e vogliamo che ne approfittino tutte. Quindi state in campana per l’iscrizione online. Poi non dite che non vi ho avvertito eh, i biglietti vanno via in 20 minuti e ciao.


hell on heels

C’è sta cosa negli ultimi tempi, che posto verso mezzanotte.

È bella, la mezzanotte.

E c’è un sacco di gente in giro per la rete, a mezzanotte.

Sono appena rientrata a casa dopo una serata carina fra tipe a bere del Bordeaux. Avevo le cuffie a manetta, sulla salita verso casa, e l’alcol ha questa cosa, questa cosa che tu canti e balli e non te ne frega niente. La strada deserta, il quartiere residenziale nell’antartide della notte e tu potresti sentire i crepitii dei camini nelle ville ma no, no… no perché tu hai le cuffie a manetta e canti a squarciagola e sicomme hai le cuffie ti sembra che canti benissimo, ti sembra. E allora ti vedi in un teatro piccolo e buio con le luci puntate addosso, il fumo delle sigarette perché nel tuo immagniario c’è della gente seria che giustamente in quanto seria, fuma, e con quella voce roca dell’alcol e della sigaretta e un po’ anche del freddo, be’, con quella voce supersexy che in quell’istante è semplicemente perfetta, canti. E sei contenta.

E ti dici che se ce l’hai fatta fin qui, se davvero ce l’hai fatta fin qui, be’, se ce l’hai fatta fin qui allora stica baby, I’m surely comin’ for you. A fuckin’ hell on heels.

si ringrazia il twin superfuffa per la colonna sonora, sempre a puntino.


Sono singol. Non posso non avere un gatto.

Sta cosa che le tipe appena diventano singol paf, appaiono i gatti non è la migliore delle premesse, devo dire.

Perché c’è sta cosa, con le singol che hanno i gatti: la singol col gatto fa zitella ammuffita.

Nel mio palazzo al pianterreno ci son due vecchie. Una c’ha il gatto, è signorina. Mica un caso, eh. Psss.

Essere singol ed avere un gatto può avere molteplici significati, per gli uomini. Voi pescate a caso uno dei 4 e sicuro loro vi ci ritrovano:
A) Tu, la tua pussy, be’, come dire… ci hai un po’ perso le speranze. Meglio dare ammmore a quella palla di pelo così cariiiiiiiina! Eh.
B) Colmi l’istinto materno con qualcuno da accudire. Cali i tuoi orari con “devo tornare a casa che la gatta si sente sola” No ma ti pare?
C) Vuoi comandare un essere maschile a discapito dell’assenza d’uomo. E già che ci sei lo fai pure castrare. Fico, no?
D) Non hai mai avuto giocattoli quindi hai Pussy da vestire e coccolare. In fin dei conti un gatto è un pelouche vivente.
E) Ti fa compagnia. Ti ama incondizionatamente. Ti scalda quando sei troppo tirchia per accendere la caldaia.

Cheppoi diciamolo: i gatti sono carini solo da piccoli a parte i danni tipo piumini pisciati e schede SD da 32 giga mangiate. Io tipo che la mia da bébé la portavo in serata ma solo da amici in coppia però. Quando il gatto poi cresce arriva l’estate, perché diciamolo: prendiamo tutte il gatto a settembre, subito dopo le vacanze, dài, quindi dicevo, quando il gatto è stato sterilizzato, vaccinato, svezzato, caga da solo nella lettiera, non dorme più nel lettone con noi, e noi siamo ormai delle madri snaturevolmente tranquille, paf, arrivano le vacanze. TRE settimane d’agosto. E  il gatto? Cazzo ci fai, col gatto? Son dolori. Intanto non te li prendono sui voli low cost. Quindi AirFrance, 75€ a tratta, e la gabbia AF, quella omologata plasticone übercara of course. E tu che avevi speso 238€ per il sacco quello con i manici di cuoio ti senti morire, perché la gabbia omologata OMG non c’incastra per niente col look generale. E son tragedie, queste. Vuitton dovrebbe fare le gabbie omologate da cabina, altro che le neverfull.

Poi voi ce l’avete mai portato un gatto, in cabina? Dopo 5 minuti l’ho messa sotto il sedile della fila accanto alla mia e ho passato tutto il volo a fare le facce disgustate sull’ipotetico testa di cazzo che ha osato portare un gatto in preda al delirio su un aereo. Mai più. No, ma ti pare?
Quindi cominci ad esplorare scelte alternative. Fai due conti e ti dici che coi 150€ di volo magari ci paghi una colonia per gatti. O magari trovi un teenager del quartiere che passi a darle da mangiare e svuotare la lettiera. Poi alla fine pensi che con 150€ puoi prendere un tot di Mojitos, guardi il gatto negli occhi e gli fai: “Senti amore mio, la mamma parte per tre settimane. Fra dieci giorni arrivano degli amici ok? E qua ti lascio tre chili di crocchette e due litri d’acqua, va bene? Non pisciare sul piumino e non fare entrare gli altri gatti in casa. Ciao teso’.”

FUNGE.  Quando ti rivede insomma, capisci che il tuo gatto è di estrema destra perché l’autogestione non gli è piaciuta un granché ma oh, la vita è dura per tutti. Sopravviverà.

Ma c’è un’altra cosa: se sei gattara e singol, può essere nefasto per la tua vita sessuale. Almeno a Parigi.
Qui a Paris gli uomini stanno alla larghissima dalle tipe singol gattomunite. Tipo se in serata ti scappa che hai un gatto crei il vuoto intorno a te.
Tra l’altro sono convinta che il mondo finirà sepolto dai peli di gatto, un giorno.
Io tipo che ci passo le ore a togliere i peli dalla sciarpona di cachemire. Sai, storia di non dare nell’occhio.

Ma quando inviti i tipi a vedere la tua collezione di scarpine e vedono passare la gatta tu non è che puoi negare.
Una volta uscivo con uno che coccolava più la Gilda di me. Non è andata benissimo fra di noi, devo dire.

La cosa più importante è non parlare al gatto come a un neonato. Almeno non in presenza di terzi.
Ripeto: non parlare al gatto.
Ho detto di no.
No-ooooo.

Cheppoi i gatti avete presente quando siete li a fare la capriole e a un certo punto uno dei due si rende conto che il gatto è li sul bordo del letto con la testa inclinata che non sai cosa pensi ma secondo te sta cercando di capire la posizione? Creepy. Ammosciamento certo, ve lo dico io.
E la mattina, ne vogliamo parlare? La mattina il gatto vuole sempre verificare che siate vivi. E lo fa dandovi le zampate sul muso, a mo’ di “Hey, sei morta o no, me le dai le crocchette?” pof-pof. E quando apri gli occhi si ritira, no? Ecco, adesso pensate che lo farà anche a chi vi dorme accanto per la prima volta. I tipi sclerano e addio morning glory, eh.

NeoSingols state attente! se pensate a quella cosa pelosa piccola e carina NO. NO NO NO NO NO NO.


sei singol?

Si, sono singol. Sissignore!

È una scelta, l’esser singol? A volte.
Provate a chiedere a una tipa perché è singol e la farete incazzare come una biscia.

Perché a noi tipe non ci piace essere singol. Inutile dire. Possiamo adattarci alla situa, yep. Cominciamo un sacco di hobbies nuovi, anche.
Io ho persino creato la Stiletto Academy da quando sono singol, perdinci! Prendiamo tutto sto ammasso di tempo libro moooolto sul serio. Che mica bisogna lasciarsi andare, mi’.

Prendiamo la Spora. Sono sublime, io. Ovvio che sono sublime: la prima regola delle singol è credere nella propria meravigliosità, essere le nostre fan nàmber uàn. Eh.
Epperò, oh, sono singol. Ho scelto di esserlo? Nah. Mi sto adattando alla situazione? Più o meno.

La realtà è che noi le singol vogliamo l’uomo, altroché. Uno fico, sexy, stiloso, intelligente, divertente, romantico e pure ‘nabbestia di sesso.

Esistono più ragioni, quindi, per le quali io oggi mi ritrovi singol. L’elenco là sopra potrebbe far pensare che io creda ancora agli unicorni, no? Ci ho pensato ma lo lascio.

Quindi diciamo che ci sono plurimi motivi per i quali una gran figa come me sia ancora singol a Parigi:

A) Il mercato attuale fa cacare. Voglio dire, i trentenni nun ce n’è. E quelli liberi brrrrr! È DIFFICILE, ok?
B) Non sono pronta (THE scusa evergreen) Voglio dire, se mi innamoro anche del colpo di una sera, eh, vuoldire che tanto benino non devo stare, per dire. Meglio stare a casa a coccolare la gatta. Ho una gatta. Ottima cosa.
C) Non esco spesso. Come posso pretendere di trovare un tipo se passo le sere a casa su Twitter? Toh, questa la twitto.
D) Vorrei talmente ma talmente incontrare un uomo che quando ne ho uno davanti che mi parla, i miei occhi sbattono T R O M B A M I in morse. Non è un’ottima prima impressione.
E) La maggiornparte d quelli che mi si avvicinano non sono singol, ma te ne rendi conto un pelo tardi. Dice sia gli anni dieci. Secondo me è un’altra cosa, ma vabbe’, è il mercato attuale eh.

Quindi ricapitolando: devo uscire di più, lasciar stare qualche progetto slash e fare un po’ di baldoria. E qua entrano in gioco i miei amici. Che io tipo che li adoro, i miei amici.
I miei amici sono quasi tutti accoppiati. Hanno persino osato riprodursi! Ma li adoro, i bambini, eh. Tipo che sono bravissima a fare i regalini. E anche il bagnetto senza che piangano, ayeah. Tipo che a volte me ne faccio prestare uno o due per andare alla Cité des Enfants, che senza bambino non ti fanno entrare e a me piace tantissimo. Ma bon, io bambini zero. Che sono singol, io. A volte questi amici mi chiamano tutti eccitati: “No cioé Spora devi troppo venire a cena venerdì da noi perché c’è uno singol che ti vogliamo troppo presentare!!” Al che io mi depilo per benino e vado. E poi ovvio il tipo è un cesso pauroso, per dire, o di una noia mortale, sai no? Quindi mi son depilata per niente.

Mio padre: “Iscriviti in palestra. È pieno di fii, lì” Oh babbo, ma ti pare che mi piacciono i palestrati? Macchéschifo!
Mia madre: “Tesoro mio non preoccuparti, un giorno arriverà quello giusto, sei bellissima” Si, ma’, come no, lo aspetto nella torre col vestito rosa a buffons. Egerto.
Mia sorella: Ah, no, lei non ha detto niente. Non ancora.
Le amiche accasate: “Allooooora? Com’è strombazzare in giiiiro, eeeeeeh?” LOL La vita non è Sex & The City, là fuori. Ci depiliamo per niente, signore mie.
Amichecca: “Tesoro io ti ci vedrei bene in Dominatrix. Vieni a Londra e ti sistemiamo noi, poi lo vedi!” Seeh. Sicuro.
Amichecca: “Ti dobbiamo insegnare a fare i pompini, tesoro. Voi donne siete pessime, non è possibile”. Ah. Bon, questa magari…eh? Dài, serve.
Amichecca:“Sicura sicura sicura che l’ex non sia gaio? È così fiiiico!” Te pareva. No-oooo!
Amichecca:“Prenditi un chihuahua” Ma ho la Gilda! “Ah, si, il gatto… Va benissimo, tesoro, il gatto…”
Il BFF: “Ma se ti iscrivi a Meetic no, eh” OMG
Il mio Boss: “Vieni a far le regate sta primavera. Te li presento io un paio di Ufficiali di Marina, vai!” Ecco un uomo concreto.

Mon entourage m’adore, n’est-ce pas?

Quindi eccoci qua, sono singol e i tipi che incontro di solito sono davvero bof bof. E se ho il culo di incontrare qualcuno che mi sembri abastanza interessante, paf! mi innamoro in tre nanosecondi tre. È un dono, sapete? Poi faccio delle cose idiote. Dico tutto e il suo contrario, e va tutto a puttane. E si ricomincia, daccapo.

Fantastico, no?


#SporaThaï 6: “Paradised away”

Devo dire non ero sicura di arrivare in tempo. Sti bus tailandesi son peggio di trenitalia. A un certo punto ero seduta sopra un vecchio, fate voi.

Ma siccome sono una Manager, e i Manager risolvono problemi, appena ho avuto margine di manovra ho agito subito. Allo stop x pranzo ci siamo fermati a Takua Pa, che è all’incrocio con la statale, venendo dalla giungla. Scesa al volo prendo lo zaino dal bus e comincio a chiedere di tassì. Bingo, la gente li ti vede come una gran figa: ti leggono i soldi addosso. E hanno ragione. Credevo mi sarebbe costato mille, einvece duemila. Cinquanta euro. 140 km. Pace.

Arrivata a Phuket prendo la nave di corsissima, e a Pi Pi Island mi imbarco nella barchetta del mayabaycamping.com.
Scandaglio i partecipanti che si rivelano un drappello di sfigati più un gruppetto di 14 italiani di quei viaggi avventurosi organizzati diomio salvami, e, presa dallo sconforto per un falso allarme ciclo attribuito a quello sfigato del #BuddaDeiSingol, mi metto in un angolino disperata.

Poi menomale non avevo il ciclo, oppure è stato il #DioDei Singol che con tutto lo sbatta che mi ero fatta per arrivare e sapendo che gli avevo chiesto un figo per la notte di Capodanno, ha ottemperato il miracolo della sparizione del flusso. A me piace vederla così. Anyway.

Pi Pi Ley è l’isolotto a sud di Pi Pi Island. Il posto dove hanno filmato TheBeach. La barca fa un giro snorkeling aspettando che i turisti che ci vengono a passare la giornata in una folla orrenda levino le tende, e i più fighi possono arrivare dal passaggio segreto simile al film (senza tuffo, è una truffa non c’è manco la cascata). Quindi vi pare che io non ero di quelle che si tuffano di testa in mare dal secondo piano della barca (il primo è da checche), nuotano in perfetto stile i 100m per raggiungere una scala a pioli ivi nonchalanti attraversano la passerella di corde e non t’arrivano a Maya Bay dal retro? OVVIO che si.
Si passa anche da un pezzo di scenografia del film. Un pacco.

Insomma tutto molto bello. Quando arrivi ti lasciano pascolare, la gente si annusa un po’ intorno, insomma si vede chi è single e chi tromberà con chi (più facile mentre c’è luce, cheppoi rischi le sòle al buio con l’alcol, no? Ecco)
Poi c’è il barbecue e il curry, abbastanza buoni, in due tappe. Poi c’è un lettore Iphone per le casse e puoi mettere la tua musica io ovviamente ci ho messo il bro @superfuffa con la Blossom11 ma poi me l’hanno tolta e ci hanno messo la dance. Evabbe’.

Gli italiani si sono messi al riparo dietro la capannina del bar ed hanno preparato il loro campo coi sacchi a pelo tutti attaccati, lamentandosi ceh della gente s’era presa tutto il posto e che pure loro avevano pagato la loro parte (WTF?). Sfigati. Con tutta quella spiaggia a 35° e le stelle e tutto ti ritiri nel retrogiungla manco ci fosse l’assedio dei pirati? Naaah.

Quindi io ovviamente col cazzo che mi sono palesata italiana. Ma con lo strabelino, eh.
Ho detto essere francese, e stavo con un gruppetto di americane e inglesi molto carine.

Poi ci siamo messi a giocare a un gioco in cerchio che se scazzavi bevevi e li la cosa s’è fatta mooooolto più interessante. Hehehe. C’erano sti surfisti che erano li fin dal mattino che uuh. Quindi ayeah.

A un certo punto mi allontano per pisciare dietro le palme e passando vedo gli italiani che avevano i biscotti Oreo e gli faccio (aya, in italiano!) “Ciao, posso prenderne uno?” Uno dei due mi fa certo, eccoli. Ne prendo due, ringrazio e vado. Mentre mi allontanavo sento l’altro che gli fa: “Oh, ma guarda che lei non è nel nostro gruppo!” GIURO. MORITE INGOZZATI DI BISCOTTI CAZZO. Ma già il fatto del’lammucchiata del gruppetto mi ha fatto capire che nessuno avrebbe trombato. Autopuniti.

Abbiamo ballato a manetta, abbiamo fatto, tipico, il bagno tutti nudi e il mattino dopo ho dovuto fare il giro nelle cam di tutti per cancellare la roba troppo topless, abbiamo visto il nuovo anno sotto le stelle e col plancton in acqua che bastava muovere la mano per vederlo brillare e poi piano piano è rallentato tutto, la gente ha cominciato a cercarsi dei posti per dormire lungo la spiaggia ed è cominciato il 2012.


SporaThaï 5: “Bed Bugs! (not Penny’s boat)


procrastination is da new black

A volte mi dico che ne sarebbe di me se non esistesse la procrastinazione.
Ma anche se non esistessero ELLE o ELLE Décor o La Repubblica delle Donne, per dire. O lo smaltino.

Procrastinare è salutare.

Ho sempre avuto delle idee mortali, sul mio divano.
Anche in doccia o sul wc. Moltissime nascono in volo.

Per me la creatività è figlia degli spazi morti. O meglio chiamarli “sospesi”. Sospesi fra un’azione e l’altra. Come se in quei momenti che sai fuggenti, il tuo cervello si incanalasse in una dimensione parallela per prendere il volo, cosciente che non ha un cazzo di tempo da perdere. E viaggia a velocià supersonica.

Ieri sera ero li spanzata sul divano che montavo il quinto epi di #SporaThaï e a un certo punto volevo misurare una sequenza su un video già pubblicato quindi vado sull’iphone ma era rimasto aperto su una foto salvata che waaah, quindi torno sul PC ma hey, il browser era su Twitter e ti vedo passare un reply dello zio Livefast, che non è che stia attaccato all’uccellino così spesso, se si può dire cosi. E a quel punto ho solo dei flash. Un paio di input che si schiantano l’un l’altro, dei ricordi che s’incastrano e il tutto frulla in un pensiero nuovo: idea.
Apro word ma pianta (solo io riesco a farlo piantare?). Cazzo, apro la mail => new message => attacco a scrivere: una canzone. Una canzone da pogo, ma anche fica. Due minuti ed era fatta. Probabilmente meno della durata finale del pezzo.

Ora io non è che abbia mai scritto una canzone, sia mai, quello è un lavoro serio. Una volta un mio amico ha trasformato una mia lettera, in canzone. Era bella. Ma quello è mestiere.

Ma è uscita così, outsider, in un nanosecondo di distrazione dove la mente è volata lontano ad acchiappare dei ricordi precisi, come un paio di fotografie, un paio di scene, e poi mi son vista pogare al concertino dei Fuck Yous e insomma ho visto la canzone e PAF!

Quindi l’epi 5 di SporaThaï è rimasto li in ballo, fino a domani. Forse. Chissà.

Toglietemi tutto, ma non il diritto a procrastinare.


#SporaThaï 4: Power Ranger!

L’altro giorno su twitter ho chiesto a chi piacerebbe testare la mini cam che ho usato in Tailandia. In molti avete detto ayeah!
Te credo, è una figata. Tipo che è più piccola del mio iphone e la batteria dura un sacco.

Detto fatto, una Kodak Playfull è in regalo per uno di voi fra 7 giorni. Perché io sono buona, oltre che cattiva.

C’è chi la vuole usare per fare l’inviata delle SporaPills alle sfilate, chi per filmare gli eventi di cucina, i concerti, e pure i sex tapes. Bon.
Mi sembrano cose bellissime. Bravi, filmate! Poi ci facciamo le Pills Inviati Speciali e ci divertiamo un sacco (io di meno a montare le rush, ma vabbe’).

E siccome sono pure figa, vi dò pure il fish eye sgamatissimo da attaccare alla cam e anche allo smartphone col cambio scimano. Poi non dite che non vi rivelo i miei segreti eh.
Vedeste la faccia dei tipi überfotografi con la megareflex superpisellica quando io, con la più chic delle nonchalances, apro la mia pochette vintage, prendo la minicam e ci attacco il mini fish eye.
DA #win.

Ma sai, la figata del fish eye, diciamolo, è che deforma. Voi mi direte “No ma ti pare? È orrenderrimo ti fa il naso enorme!” In effetti io ho il nasino alla francese e sono figa anche col grand’angolo, ma pensate voi, poveri mortali, che il fish eye ha dei grandi, notevoli vantaggi. Ha più campo quindi ci entra più roba. Tipo che io adorerei un fisheye da valigia, saprebbe l’asso poterci far entrare tutto no? Ma pensate: ci sarà il vostro muso in primo piano e potrete dare la colpa, appunto, al fish eye se siete dei cessi pazzeschi e anzi, vi darà quel che di sgamo buffo stile jackass. E anche se vi filmate tutto il corpo all’ingiù il grandangolo farà si che i vostri piedini siano piiiiiiicoli. Per non parlare del culo. Ayeah. Il culo, chevelodicoaffare, sarà ridotto alla metà. Tutta salute e figaggine, che vi dicevo?

Quindi gente dite thanks a Kodak e Kodak_IT per il regalino, e adesso mi dite che ci vorreste fare, come filmini. Se siete fans delle SporaPills potete iscrivervi al canale youtube per averle direttamente sulla vostra mail senza muovere il culo, perché dopo la Tailandia avremo la serie di videotutorial funky sul rossetto rosso e il mascara, gli indispensabili corsi di cucina per fare le sgamate coi surgelati senza farvi beccare, i consigli delle amichecche per migliorare le vostre arti amatorie, le interviste, i weekend e trasferte business in giro per il mondo, etc. etc. E se siete twitteri mi trovate anche li per gli SPOILER mentre sono sola e disperata di notte sul mio divano a montare le pills su Première ed ho bisogno di compagnia. Pensate alle ore e ore che passo a tagliuzzare rush ed abbiate un minimo di pietà per la sottoscritta che spreca momenti preziosi nei quali potrebbe limonare selvaggiamente, su quel divano.

Mercoledì 1 febbraio, senza la minima pietà né regola, sceglierò il commentatore più sgamato e gli farò inviare la mini cam a casa. Col fish eye, cela va de soi.

Perché io può.


sei su skype?

Chi non bazzica i social networks magari non saprà che vuoldire, in gergo, “piastrella“.
Ma tutti sanno cosa vuoldire, inviare una “piastrella”, perché una piastrella non è altro che una fotina majalina via sms, no?

Ecco.

Ho un amico che ha un catalogo classificato sulle piastrelle inviate e ricevute dalle tipe, per non far confusione perché be’, lui le sue piastrelle le ricicla, e in più si vuole ricordare esattamente cosa ha mandato, quando, a chi, e inversamente anche cosa ha ricevuto. E lo fa perché dice che una volta ha fatto una grande cazzata che è meglio che non mi racconti, dice. Yep.
Ora non venite a dirmi che se un giorno, dopo millemila tentativi di autofotografamento che chi lo fa sa quanta cazzo di fatica sia, be’, se un giorno ti viene una foto megawin dove sei überfaiga, vuoi mettere che non al ricicli? Mappeffavore. Ecco.

Nel mondo d’oggi la gente sessa un sacco per vie tecnologiche, inutile che facciate gli 1.0, lo sanno tutti ma fanno finta di niente ed ogni volta che incontri qualcuno, be’, c’è quel awkward moment dove inizia un accenno di piastrella e devi capire se l’altro sa già giocare o no, e se si a che livello è.
Perché le piastrelle, hey, possono andare lontano. E non importa se abiti vicino, ormai la gente s’impiastrella anche a mo’ di bombardamento tipo mentre sanno che sei in riunione budget, per dire. Anzi te lo fanno apposta. Io oggi al lavoro credevo di morire, per dire.

Eppoi a un certo punto…
Sei su skype? Ci sentiamo su skype? Vuoi giocare su skype?
Egerto. Come no. Sicuro.

Anche li la tipa deve fare l’innocente. Mica puoi dire chissà cosa. Eh no. Tu mai. No ma ti pare? Ecco. Tu sei il primo, per me.

Diciamo che skype è the new virginity, con l’imene che ti ricresce ogni volta, a seconda di quanto sei brava a bluffare. L’idea dell’imene che ricresce mi fa molto ribrezzo. La virginità skypiana la definirei più come un ritorno all’innocenza ed al piacere che seguirà via via che ci si esplora, perché le prime volte sanno di più proibito.
In realtà è una gran cazzata, perché la prima volta con ognuno è sempre una prima volta in quel senso ed è comunque una figata. Ma all’uomo piace essere il primo, e noi glielo dobbiamo far credere, cosi ce la tiriamo e lui avrà questa foga di conquista capisci? Non gliela puoi togliere. No, dài. Altrimenti che giochino è?

Sessàre online, se si può chiamare sesso, direi anzi che è dell’erotismo, non so, ci vorrebbe un sociologo dell’internet, be’, dicevo, il sessàre tecnologico all’inizio sei li tutta un bollore, robe allucinanti, piano piano sale il volume e non sai qual’è il tetto massimo né se giocate allo stesso gioco. A volte no. A volte invece uuuh. Come il sesso carnale. Poi però ti rompi le balle di cambiarti le mutandine bagnate davanti al PC ogni due per tre e ti dici che due belle braccia in live non te le leva nessuno. E più se affinità.

Ed è li che uno dei due decide di muovere il culo.
Finalmente.

Che il sesso è bello quand’è toccarello.


riflessioni di una blogger al bivio

Ogni tanto mi capita di riflettere.
Quando si tratta di uomini ci metto una vita, però.

Ma non si tratta di uomini, uff.

LO SPORABLOG.

Compagno da 5 anni ormai.

Dice il blog sia morto come cosa, e in effetti un po’ lo è. Ma noi vecchi e meno vecchi non possiamo staccarcene, è il nostro sfoghino, il nostro alter ego, il nostro regno incontestato ed anarchico. Col cazzo che lo chiudo, eh. Ci ho attaccato un respiratore of the madonn con doppio generatore. Vive ad ogni costo.
Adesso mi è presa sta cosa di fare i filmini. Pare che vi piacciano, e ne sono felice perché mi diverto troppo a farli (di meno a montarli ma tant’è, anche le bionde soffrono).

E però mi sono detta: cheffaccio, solo videopost e via, non scrivo più?

Ci ho pensato, eh.
Non ho ancora capito bene. Cheppoi le SporaPills escono tutti i mercoledì, potrebbe anche bastare, o no?

E però, ci pensavo.

Certe cose non le puoi filmare, non bastano le facce da pazza. Certe cose devono restare più floues, avvolte dalle parole.
Quindi niente di nuovo sotto il sole, qua si continua a scrivere ma la fuffa passa alla 4 dimensione.

Quindi cos’è che non puoi trattare in video?
L’amore.
Perché dài, l’amore non lo devi spanzare davanti a tutti, non si può. L’amore è più adatto alle lettere, alle supposizioni, non all’evidenza. Sia mai.

Vabbe’, ma siccome per il momento non sono innamorata, ciccia.

Ciao.

PS: voi poVche vi state chiedendo se vi farò vedere il surfista nordico nell’epi 6? Hahaha, me lo chiedo anch’io…