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insplagenda: le belle sorprese

A principi di dicembre ho cominciato a disegnare la mia propria agenda, ma non immaginavo lontanamente cosa sarebbe diventata.
Ci ho messo una settimana solo a cercare, scaricare, adattare e catalogare più di 400 icone in vettoriale. E continuo a farlo, ne ho messe molte in questa pinboard, ma sono tutte separate.

Poi ho passato due settimane a disegnare e a scrivere ogni singola data a mano, dato che i vari metodi con capitoli e numeri di pagine per le date non funzionavano come io volevo. Un lavoro immane.

Il 29 dicembre l’ho condivisa tramite una newsletter profilata.
Che cos’è una newsletter profilata?
Di solito, quando ci si iscrive ad una NL, basta inserire la propria mail in una casella e poi confermare l’iscrizione con un link.
Ma si può fare anche di meglio, come facevo già con la #StiLetter. Si possono fare delle domande alle iscritte, in modo da suddividerle in categorie.

E perché?

Be’, perché mentre disegnavo l’insplagenda mi era venuta l’idea dei plugin, ossia le pagine aggiuntive stile tutorial da inviare ogni mese. E ho pensato che magari non a tutte sarebbe interessato ricevere un plugin su come organizzare una marketta, o come farsi gli assorbenti lavabili o le creme bio. Quindi “profilare” serve anche a proteggervi per non spammare informazioni non gradite.

Le iscrizioni alla newsletter hanno fatto un bel boom, nei primi giorno andavano a più di 300/giorno, e un pomeriggio vedevo un avanzamento di una al minuto. Ho avuto paura di oltrepassare le 2000 e quando è successo ho cominciato a cancellare tutti i nomi che vedevo farlocchi (sorry girls) e ho implementato da subito il codice fiscale per verifica di identità. E ogni tanto continuo ad eliminare qualcuno.
Adesso siamo poco sotto le 2000.
Continuerò ad eliminare chi non apre 3 newsletter di fila, quindi siete avvertite: apritele velocemente ogni tanto, senno volate via.

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Perché mi rompe sta cosa delle 2000? Non è meglio essere in tante?
Si, è bello. Ma costa.
Perché dopo le duemila, devo pagare per spedire le mail. Fino a 12mila al mese sono gratis, e per massimo 2mila ad ogni singolo invio. Con la profilazione ce la sto facendo bene, ma dovrò limitare gli invii facendo mail belle piene di info. La prossima newsletter avrà ben 4 plugin diversi, per esempio.

L’insplagenda è gratis e ci ho lavorato parecchio, quindi ci tengo a che venga bene.

La cosa davvero figa è stato il gallinaio. Ossia il Gruppo Facebook gratuito. Siamo più di 500.
Potete vedere lo storify con tante foto e post delle galline qui.

Ho creato il gruppo perché tutte potessero postare le loro agende e la loro attività/blog/passione. L’idea è che quando una ha un problema o vuole fare un brainstorming, le altre la aiutano nei commenti, ed è quello che sta succedendo. Succede anche che ogni tanto qualcuna chieda un plugin su un tema particolare, e dal gallinaio rispondono le esperte proponendosi.

love

foto di base della Abbate

I plugin stanno andando bene, per ora ne è uscito uno solo (mio, ahem), ma ne arrivano 4 a breve, e ce ne sono molti altri in lavorazione. Siccome non sono esperta di tutti i temi, quando mi propongono un plugin, cerco di far leggere la proposta a qualcuno di esperto per capire se è viabile. Ieri ne ho rifiutato uno, per esempio.

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via la Marinacci

E siccome i miei progetti si mischiano sempre, un mattino mi sono alzata con un’idea. La sera prima avevo parlato con la Ele Bobbola che non conosco di persona ma che dopo che si è offerta di stampare e distribuire un po’ di copie dell’insplagenda è diventata un po’ la portavoce in Italia. Ele mi ha raccontato quant’erano stati belli gli incontri per le consegne delle insplagende, dato che si sono anche prese, giustamente, un aperitivo. E li ci ho dormito su. E il mattino dopo: plop! Idea.

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via la Verdementa

Il Tour di Stiletto Academy sarà in una nota catena di hotel, in tutta italia, con circa 10 date, fra aprile e luglio.
Il workshop si svolge o di sabato o di domenica, dalle 14 alle 20.
La mattina di solito mi alzo presto per allestisco la sala, provo l’audio e il video, accolgo gli stand degli sponsor e montiamo tutti insieme tutte le sale. Si, è faticoso. Una volta ho dovuto portare a mano 150 sedie per 150 metri. Alle 8 del mattino.

L’idea è questa: se io allestissi molto presto e la sala fosse pronta per le 9 del mattino?
In questo modo il tappeto rosso, le file di sedie ed il videoproiettore possono essere usati anche per un Insplagenda Tour, in modo che ogni gallina che ha fatto un plugin o stia per pubblicarlo, possa spiegarlo dal vivo a tutte le presenti.
Insomma: vi metto a tappeto.

Ci sono galline molto eccitate all’idea, e altre meno perché parlare in pubblico non è il loro forte. Allora mi sono detta che vi farò un videotutorial dove vi spiego con punti basici come fare un intervento di mezz’ora e come strutturare il power point. Per il power point ci sarà anche un plugin di un’altra gallina.
Insomma, secondo me bisogna farlo e basta, saremo fra di noi e nessuno butterà pomodori su nessuno. Prometto che se non volete foto, lascio il mio fidanzato fuori dalla sala. Credo che il confronto in pubblico sia un buon istrumento e vi obblighi a mettere bene in ordine idee e concetti in un discorso breve ed efficace.

Per chi fosse iscritta all’insplagenda ma non nel gallinaio e volesse entrarci, mi mandi una mail. Molti degli inviti non sono stati ricevuti perché persi nelle varie notifiche. Se avevate cliccato OK per il gruppo segreto e non l’avete, dovete per forza darmi un altro indirizzo di mail perché facebook è un po’ duro di comprendonio e per lui l’invito, anche se non l’avete visto, ce l’avete già e non ripete. Ma vi avverto: il gallinaio è molto attivo, quindi se non volete essere sommerse dalle notifiche ma solo per leggiucchiare cose utili ogni tanto, regolatelo per non ricevere notifiche.

Ma non è finita qui. C’è chi ha adorato rilegarsi da sola l’insplagenda, ma anche chi non vuole lo sbattimento della stampa. Dopo l’esperienza con la Bobbola per le stampe di gruppo, mi sono detta che si, forse è il caso, per 2016, di venderle stampate a prezzo di costo. Allora la Francesca Marano mi ha detto: per non rimanere con copie invendute, fai solo il preordine. Gegno.

A un certo punto, nel gallinaio son cominciate ad apparire le galline affette da “agendite”. L’agendite, come la chiama Anna Venere, è quella malattia per la quale passi le ore ad attaccare washi tape nella tua agenda e a farle millemila cose. Come al liceo, insomma.
Io non sono meno gallina delle altre e sono cascata nel tunnel dell’agendite sognando, su Pinterest, un altro viaggio in Giappone: la terra dell’agendite per eccellenza.

Insomma, pensa pensa e sogna sogna, ho deciso che a giugno lanciamo le prevendite dell’insplagenda 16 mesi per settembre (arriverà entro il 10, partenza del calendario il 15/09), e a settembre la 12 mesi che arriverà per Natale. Ma non arriveranno in una bustona gialla anonima.

NONONONONONO.
Comportiamoci da adulte, per una volta.

L’agendite è una malattia seria, e allora l’insplagenda arriverà in una scatolina personalizzata con dentro dei washi tape, dei clip possibilmente dorati e altre cosine per giocarci tipo autoadesivi personalizzabili. Inoltre, nel sito, potrete scegliere la versione giornaliera o settimanale, e anche dei pacchetti di pagine aggiuntive utili. E sia hard che soft cover.

washitape

Se non sapete -come ignoravo anche io fino a tre settimane fa- che cosa sia il washi tape, cliccate qui per la vostra perdizione. Ho fatto una board Pinterest con cose carine da farci.

Insomma, roba seria.
Per gennaio 2016 stiamo progettando anche l’arrivo dei plugin di ogni mese stampati dentro una #insplabag con altre cazzatine che fanno piacere. Un po’ come le beauty box ma in busta, per rimanere a prezzo abordabile sia di materiali che di spedizione. Se le prevendite di giugno confermano i bei numeri, da gennaio parte l’abbonamento trimestrale dell’insplabag sui 15€, ma vorrei anche che arrivasse a meno. Le beauty box hanno un business model semplice: l’abbonata paga grossomodo la spedizione e le tasse, e il contenuto è offerto da degli sponsor che lanciano nuovi prodotti e pagano chi invia le box per comporle e spedirle. Comporre le box è un grandissimo sbattimento, ve lo dico. Vuol dire produrre tutti i contenuti editoriali, stamparli, ordinare mesi prima i gadget personalizzati in Cina, organizzare tutti gli oggetti intorno ad un tema ed ai plugin che hanno anche loro un gran lavoro editoriale, e poi riempire tutto, impacchettare e spedire.

Di solito uno sponsor paga più migliaia di euro per promuoversi con le beauty box, oltre a dare tutti i prodottini. In Italia non mi piacciono molto le box perché sono spesso monomarca e non hanno altri oggetti che diano ricchezza al tutto, mentre quella francese “My Little Box” è la migliore i assoluto e c’è solo da imparare da quelle tipe.

Mi ricordo ancora la felicità genuina che provavo ogni volta che mi arrivava la box in ufficio: non avete idea! Quindi se facciamo una cosa simile ma con l’agendite in più, secondo me ci ricoverano una volta al mese, facendoci una camicia di forza col washi tape.

A me piace l’idea degli sponsor, ma con un concetto più figo: promuovere le donne che intraprendono da sole online, quindi che possono permettersi di pagare poco. E va bene, perché l’insplabag farà parte dell’Associazione Stiletto Academy quindi non ci interessano i grandi margini. Quest’ultima idea mi è venuta dopo il plugin di Sara con le creme bio. Btw: il suo plugin è pronto, devo solo finire il testo della newsletter.
Per chi non volesse l’agenda già stampata né l’insplabox no problem, ci sarà la versione i PDF sul sito (per una cifra quasi simbolica che serva a coprire il costo della newsletter per un anno), e poi alcuni dei plugin gratuiti via newsletter.

Spero che l’idea del preordine e dell’insplabag vi piaccia e mi aspetto a che suggeriate le cosine da mettere nell’insplageda 2016 e nelle insplabag, e gente che vi piacerebbe vedere dentro. La profilazione della newsletter 2016 sarà molto completa anche per non fare errori con i regalini.

Ultimamente sono molto più cauta nel raccontare i progetti prima che vedano la luce, ma l’insplagenda è un progetto collettivo e vorrei davvero che ce la mettessimo tutta per farlo diventare realtà. Con Elena ce la metteremo tutta per fare una cosa fatta bene, vi aspettiamo!



I commenti sono moderati. Li approvo ogni volta che mi connetto. Grazie della comprensione.
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vivere e lavorare in coppia

Non avevo mai lavorato con un fidanzato/marito/compagno. Ho sempre fatto per conto mio.
Da due mesi, col mio compagno, facciamo team per vendere il pane.

Abbiamo stabilito la routine lavorativa nelle nostre abitudini, su suo consiglio. Un giorno mi ha detto “Chiruza, qua bisogna avere un po’ di sana disciplina, una routine giornaliera. Altrimenti diventiamo delle bestie”
Non lavoriamo mai di lunedì e martedì, e stiamo risparmiando per i biglietti aerei suo e di Felipe, il nostro cane. Ce la faremo e a marzo saremo in Italia per il Tour, che inizia ad aprile. Lavorare con un obiettivo rende tutto più chiaro e ti da la carica.

Casa nostra si sveglia verso le 9, e io mi faccio un mate o un caffélatte. Poi comincio a lavorare sul Tour Stiletto Academy e sui social. BTW: abbiamo degli sponsor che vi piaceranno molto perché, come al solito, per entrare devono viziarvi TANTISSIMO. Altimenti non li vogliamo ;-)
Adesso sono le 9 e passa e sto finendo questo post. Ultimamente sono presissima col gallinaio dell’insplagenda. Verso le 11 si alza lui e verso le 12 comincia ad impastare con una disciplina militare. La panificazione rende la casa un forno, un inferno, per ore. Per far lievitare meglio il pane, verso le 13 la cucina-salotto raggiunge i 40°, a volte di più.

Alle 17 sono pronta con la bici carica di pani tiepidi, ed esco.
Di solito ci ritroviamo al supermercato verso le 19:30, per fare la spesa per l’indomani e per mangiare. Ogni tanto ci fermiamo a prenderci una birra e, se invece ho finito presto, lo raggiungo in una caletta con la sabbia grossa e ci facciamo un bel bagno al tramonto. La sera, invece, verso mezzanotte, io do un’occhiatina di nuovo ai social e alle mail, e lui impasta la frolla per l’indomani, cosi riposa bene in frigo.

Il mio percorso di vendita è sempre lo stesso, ormai la gente mi aspetta. Inizio appena comincia il lungolago vicino casa, e finisco quando non ho più pane da vendere. A volte finisco presto, varia molto, a volte tardi e lontano. Ultimamente (e continuo il mio rituale del ringraziamento), vendo tutto. I risparmi stanno andando bene.


An effective team “Oblivion”

Avevo sempre guardato con diffidenza le coppie che lavorano insieme, per esempio in architettura. Pensavo al fatto di stare sempre insieme, sia al lavoro che nella vita privata, e mi chiedevo come facessero a dividere i due mondi. Be': non li dividono perché quelli che lavorano insieme vivono come Richard Branson: it’s all living.

Noi per il pane facciamo team separatamente: mentre lui panifica per 4 ore in quel caldo invivibile, io sto al computer in giardino. Mentre io vendo sotto il sole, lui va in spiaggia. Mi è costato relegare il mio stare al computer a mezza giornata; Prima che stessimo insieme, ci stavo sempre. Poi un giorno abbiamo parlato, e Calo mi ha detto che avevamo bisogno di disciplina per non andare fuori di testa, quindi, chiaro e tondo “decidi quante ore vuoi stare al computer e poi lo chiudi”. Miiiiii!
Ho iniziato a farlo e in effetti non è male stare fuori mezza giornata, mi sento meglio.

Passiamo insieme gran pate della giornata, ognuno con le proprie attività ma che perseguitano lo stesso obiettivo: panificare, vendere, risparmiare.
Il tempo libero è nostro, insieme, ed è come un regalo. Guardiamo le tempeste continentali abbattersi sul lago, scegliamo dei film da proiettare su un lenzuolo, coccoliamo il nostro cane, andiamo a vedere le stelle in riva al lago di notte, se il cielo è pulito. Cose semplici, in fin dei conti. La disciplina è importante, stabilire una routine giornalier è ancora più importante. Senza, diventa un bordello. E per questo devo ringraziare lui, se fosse per me starei sempre a lavorare e basta!

VeroyCalo
E poi, fra poco più di un mese, tutto cambierà.
Calo ha già rinnovato la patente di guida internazionale, sia moto che macchina. Io son li li che guardo il codice stradale e mi dico “ora vado”. Qui la patente la fai in un giorno: se passi lo scritto, ti fanno fare subito la pratica e la versione internazionale è solo una postilla da aggiungere. Fair enough.

A marzo andremo in Italia insieme a sistemare Lucio per il Tour. Calo non è mai stato in Europa, quindi il Tour sarà una scoperta continua: tutta l’Italia in 4 mesi, con una tappa a weekend, da nord a sud. Cosa potrebbe chiedere di più? Io non oso immaginare la sua sorpresa scoprendo posti come le 5 terre, Amalfi, Pompei, Tropea. Il cibo, il caffè, la cultura culinaria e le tradizioni, i borghi antichi, la Storia. Alcuni posti non li conosco di persona neanche io e li scopriremo insieme. Ci porteremo a bordo solo poche cose utili, e le nostre settimane avranno una routine alternata fra gli spostamenti con tappe epslorative dei posti più belli, e i weekend di puro lavoro dove io devo essere concentrata ad allestire, coordinare e poi fare l’evento.

In molti mi chiedono: “Ma lui molla tutto in Argentina e viene con te in Italia?” Si, rispondo, noi da adesso lavoreremo sempre insieme. “Ma scusa, lui cosa c’entra coi tacchi?” Fa le foto.
Farà le foto e mi darà una mano con le cose più pesanti, evviva i bicipiti! Non avrei mai detto che un giorno avrei dato le password dei social della Stiletto Academy ad un uomo, ma la Samsung ha dentro uno smartphone, e lui potrà postare in live via via che l’evento va avanti. Molto comodo. Non avrei mai immaginato di vivere e lavorare insieme al mio compagno, lo trovavo pericoloso e malsano. E invece dipende da cosa fai e come lo fai. Continuo a pensare hce non sia adatto per tutti i tipi di lavori, ma per molti si, e li rende più belli.

Calo non è fotografo, ma è molto bravo ed è stata la scelta migliore perché ultimamente non postavo più gli album degli eventi perché semplicemente on avevo un fotografo che potesse seguirmi in giro per il paese. Le fotografie sono molto importanti sia per gli sponsor che per le partecipanti, e anche per chi non ha mai presenziato ad un evento.
Ha preso la mirrorless della Samsung e la sta rigirando come un calzino. Ha talmente tante funzioni che io ci ho rinunciato, dopo l’isola. Qui in Argentina sono tutti fanatici invece, e meno male.
Mi sta facendo anche le riprese dei videotutorial con a un occhio che io non ho, ed è stata una bellissima sorpresa.

Quindi si, lavoriamo insieme perché viviamo insieme. Viviamo nel senso di Branson, i’ts all living.
E no ci beviamo la vita con le mani.

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E secondo me guiderà sempre lui, chevelodicoaffare.
A fine Tour resteremo in Puglia o andremo in Grecia, sempre con Lucio. Moltissimi anni fa avevo fatto un viaggio alla scoperta dei maggiori siti archeologici con mia nonna, era stato bellissimo. Anche a Calo piacerebbe visitarli, e io adoro la Grecia ma anche le isole, che non ho mai visto.

Mettere il furgone sulle navi per andare nelle isolette è molto dispendioso, ma lasciare il Lucio parcheggiato ogni tanto e andare nell’isoletta con la Vespa Lucilla è fattibilissimo. Felipe appoggia le zampine sul manubrio ed è felice come una Pasqua, credo che sceglieremo delle isolette minuscole cosi guidiamo poco.

In autunno metterò in vendita il Loff, ma prima di vendere ci passeremo uno o due mesi: Calo adora Cortàzar e mi parla delle vie di Parigi come se le conoscesse. Sarà un bell’addio alla città che è stata la mia casa per 12 anni. Parigi in autunno è molto bella, e in Vespa ancor di più.

E la vita va avanti.



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eco-vita e bio-talebanismi: i sensi di colpa

L’altro giorno ho lanciato una prima versione del primo plugin fatto da una delle galline del Club insplagenda: “Cosa c’è nella mia crema?” L’ho condiviso in anteprima nel gruppo segreto Gallinaio, prima di mandare la newsletter.
Dentro c’era una catalogazione di tutti i cattivi dell’INCI, e tre ricettine di scrub e altre robette da poter fare in casa.
Nel frattempo, nel Gruppo Segreto è partito un embolo pazzesco: le più scientifiche hanno criticato Sara di essere incorretta con una frase che affermava che la nostra pelle assorbe “fino” all’80% delle sostanze che gli spalmiamo sopra. Ma sono state molte di più le mail che mi dicevano: “CAZZOFAI, SPO’ “.
OK, non è vero in toto. Le sostanze che possono davvero penetrare la pelle, con certi vettori chimici, non sono TUTTE. Sono alcune, e la cosmetica diventa matta per far penetrare per benino gli attivi delle creme. Ma questo non è il discorso del quale voglio parlare oggi perché io sono ignorante.
Quella discussione mi ha fatta ragionare moltissimo sul modo in cui comunichiamo qualcosa di super tecnico verso un pubblico “ignorante”, e nella categoria delle ignoranti mi includo perché io di chimica e creme on so niente. Quindi se io leggo una frase scritta da un pro di settore ma che non capisco appieno o non analizzo con cogniziona di causa quel “fino a”, per esempio, io da brava bionda mi dirò: “omioddio! oddio, la mia pelle si beve tutto, adesso muoio!”
Ma non è “esattamente” così. È “anche” così, in certi casi.

In quanto Editor mi sento responsabile di quel che diffonde l’insplagenda, quindi ho pensato molto alla questione.

L’ho dovuto togliere dopo poche ore per correggere insieme le inesattezze e poi ve lo ridiamo, più felici di prima :-)
Siate pazienti e l’avrete, non temete.

Cristina aka Estetista Cinica ha puntualizzato più volte sull’importanza di certe frasi incorrette e ha fatto notare questo fenomeno di “moda” delle cose ecobio. Perché dopo i primi “consapevoli”, dopo gli “early adopters”, vediamo arrivare le multinazionali nei supermercati, per cavalcare l’onda. E loro fanno i grandi numeri. E se propongono un nuovo prodotto, è perché le masse sono pronte per accoglierlo, ma li accolgono per una serie di motivi che magari seguono tendenze diverse da quelli originali. Come ad esempio la paura. I sensi di colpa.

Un fenomeno molto dannoso appunto perché le masse sono molto ignoranti e tu al super non è che, appunto, leggi l’INCI e capisci cosa vogliono davvero dire tutti gli ingredienti e quali sono gli effetti sul tuo corpo di quella particolare miscela.
Sonapippa io, neh.

La “moda green” (non il vero eco-bio-green) è venduta alle masse anche dalle multinazionali o da chi ha capito l’andazzo perché ormai le masse hanno assimilato i sensi di colpa, sanno che grossomodo i paraben fanno male, e che è meglio mangiare e spalmarsi roba naturale. Roba verde, insomma. Le masse sono disinformate, ma la paura la capiscono benissimo e i sensi di colpa sono il milgior motore del marketing, insieme all’insicurezza e la poca stima di sé. Questo è sempre stato così, il marketing ha sempre fatto leva sulle nostre insicurezze, così i prodotti arrivano per risolverle.
È un’equazione che ha sempre funzionato.

C’è poca vera consapevolezza nella “moda” green, parlo della casalinga di vogherà, eh. E mi dispiace che si parli della casalinga di voghera come categoria, perché in realtà le casalinghe di Voghera c’entrano poco col target del quale parliamo. Parliamo di gente che crede a Fede in televisoine e guarda la D’Urso tutti i giorni con serietà. Gli UFO, i fantasmi, la fine del mondo dei Maya. E quelle persone sono la maggior parte della popolazione, che ci piaccia o meno. Sono davvero tantissime persone.C’è una sorta di dinamica di auto-salvezza nell’acquistare una crema pseudo-bio piuttosto che un’altra. Entrambe profumano e fanno il loro dovere, una forse fa meno male dell’altra, ma se tu prima di tutto SAI che è bio, ti senti meno colpevole verso te stessa. Il vero ecobio non è per niente facile da ottenere, le vere creme bio durano poco e devono stare in frigo (ciaaaaao, mi chiamo Spora e ho un frighino per le creme in bagno, ciaaaaao Spooooora!).

Io volevo chiedere al gallinaio se c’è qualcuna che invece può farci un plugin sull’uso furbetto dei “cattivi”, appunto come certi fondotinta pessimi in siliconi cattivissimi e bannatissimi (e vendutissimi alle masse e non) ma che per un’occasione speciale ci fanno “apparire” splendide. Idem per i capelli. Cristina parlava di moda perchéil green, come dicevo sopra, è anche una moda. La vera consapevolezza ce l’ha soltanto una piccola parte della popolazione, le masse invece seguono le mode perché hanno paura ma non si informano (e infatti comprano gli shampoo multinazionali come se fossero bio solo perche la boccetta è verde o il flacone dice che c’è l’olio di argan). Io sono d’accordo sulla disinformazione delle mode, che è un fatto reale. Ecco perché dobbiamo avere un discorso comprensibile, esaustivo e scientificamente provato.

Per il cancro lo sanno tutti che essere vegani e ecobio è meglio, e state parlando con una che ne è uscita. Eppure la sottoscritta continua a mangiare carne asada perché, semplicemente, le piace. E trovo che anche il piacere per la carne asada sia un ottimo veicolo per la felicità (e chi dice felicità dice benessere psico-fisico), se ben dosato. Certo, sono consapevole di molte cose e continuo ad informarmi, quindi cerco di avere certe piccole abitudini più sane, di cui parler`o nel plugin di dicembre, ma in linea generale no, non sono un’estremista né avrei l’energia o la disciplina per farlo.

E se tu cominci una cosa mossa dalla migliori intenzioni dopo che magari hai letto un articolo o un blog e ti dici “Si! Cazzo, si, adesso basta, ora mi prendo cura di me” e vai al super e riempi il frigo di verdurine e magari sei brava per una settimana ma poi una sera vai fuori e paf, ti scofani delle schifezze inenarrabili e l cosa peggiore è che mentre le mangi non te le godi nemmeno perché sai che “non vanno bene”.

Parliamone, galline.

Siamo oneste con noi stesse e con i nostri sensi di colpa.

I sensi di colpa sono molto dannosi per la salute. Ci stressano e ci fanno abbassare le difese. Non è uno scherzo.

C’è una grandissima contraddizione di comportamenti, soprattutto nelle donne, fra il voler fare qualcosa per volersi bene e stare meglio, e il farla davvero perché il cervello dimostri al corpo il suo amore, per conservare meglio e funzionante questa nostra casa che è il corpo umano e che subisce il passare del tempo e reagisce ai trattamenti e maltrattamenti che gli infliggiamo.
Leggiamo blog di gente come la Carr e sogniamo di bere frullati di spinaci tutte le mattine, ma poi ci alziamo un lunedì nero e ci fiondiamo su pane e Nutella e ci sentiamo super-in colpa per questo.
Gli impulsi ormonali ci fanno fare cose come svuotarci un barattolo di Nutella.
Viviamo con questa dualità, sempre, costantemente. I sensi di colpa fanno parte della nostra vita di ogni giorno.

Io ho smesso di fare la talebana che non mangia zucchero e si nutre solo di gallette di riso bio la mattina. Le mangio quando mi va, ma non per legge inappellabile. Facevano bene, ma ero meno felice mangiando solo quelle. Almenon non tutti i giorni. Ma questo è il mio percorso personale, e siamo tutte diverse.

Insomma, per farla breve: va bene che professioniste ecobio veicolino uno stile di vita sano e rispettoso di sé e della natura perché sono i precursori, le difenditrici del giusto per noi, e sono d’esempio per chi vuole trattarsi meglio, ma questo stile di vita va ad inserirsi nelle case e nelle vite di donne che hanno certamente in comune questa nuova consapevolezza, ma che hanno anche una vita piena di stimoli e gusti diversi. Secondo me sarebbe molto furbo lisciare il pelo a certe cattive abitudini, dando loro un quadro contenuto entro certi margini di sicurezza, con motivazioni comprensibili, cito di nuovo il fondotinta: ok che è cattivo, ma se hai un giorno importante usalo! E Magari dai un consiglio che ne so “sotto però mettici un po’ di olio di pippoli di puffi della malesia cosi ti proteggi le cazzocellule sonapippa”.

Se riusciamo a “scusare” (non giustificare), ma scusare e ammettere certi comportamenti meno “sani” ma che facciamo comunque, noi donne avremo una vita meno colpevole. Molte donne comprano i prodotti ecobio solo per alleviare i loro sensi di colpa, ed è questo il maggior motore del mercato ecobio dei grandi numeri: non la vera consapevolezza.

Nota IMPO: con questo post non voglio per favore scatenare polemiche sui siliconi e i paraben. Sappiamo tutte, se andiamo su wikipedia, che certe cose fanno molto male e sarebbe meglio non usarle. Il mio discorso vuole mettere l’accento sui sensi di colpa che ci immettimao da sole appunto per una certa consapevolezza che si scontra gravemente con uno stile di vita che, il più delle volte, fa fatica ad adattarsi all’igiene cosmetica e alimentare che vorremmo. Io per esempio mangio sempre fuori e i miei sponsor sono gente come L’Oréal o Elizabeth Arden, che adoro a prescindere. Capite il dilemma?
Molti blog e siti ci spiegano come destreggiarci per riuscirci comunque e credo che piano piano la società stia accogliendo un cambiamento in meglio. È innegabile che se ci sediamo a mangiare fast food dicendoci “ma tanto non cambierà mai” oppure “ma la mia vita non mi permette di mangiare meglio” mentre, magari, con un minimo di organizzazione, ispirazione e idee giuste, avremmo potuto evitare quel fast food se soltanto la sera prima avessimo preparato una schiscetta più carina e semplice (e cheap!), ilmondo sarebbe un posto migliore, e noi saremmo molto più belle, dentro e fuori.

Il mio punto è evitare di crogiolarsi nei sensi di colpa se non abbiamo la disciplina di essere quelle che non riusciamo ad essere, perché i sensi di colpa non ci porteranno da nessuna parte.

La colpabilità ci mangia da dentro e, se non ci sprona a fare qualcosa di meglio, ci fa male e basta. In quel senso, allora, è meglio mangire l’hamburger col sorriso invece che con l’angoscia :-)


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Diventa Stiletto Coach: mancano 11 giorni!

Ho ricevuto molte candidature e mancano pochi giorni alla fine di gennaio. Non ho ancora risposto a nessuna, ma se avete messo l’oggetto della mail giusto, le vedrò. Se non siete certe di aver scritto tutto giusto, non esitate a rispedire la mail.

In questa nota spiego come funzionerà il tutto: Diventa Stiletto Coach.
Ci si candida semplicemente con una mail.

Il corso di formazione si terrà a Milano ma non ho ancora fissato la data, che stimo a primavera. Se siete in molte intorno e a sud di Roma, cercherò di farne due.

Sto cercando di far scendere la quota per la Licenza (che adesso non si chiamerà più Licenza, ma in un altro modo e capirte il perché) ancora di più, in modo che possiate aderire senza sacrifici. Il mio obiettivo è farla scendere a 500€, e spero riuscirci stringendo tutti i calcoli e le spese legali più location, pasti e hotel. Se volete candidarvi e non sapete se ce la fate economicamente, candidatevi lo stesso e poi vediamo insieme come fare. Il mio obiettivo è avere delle Coach brave che possano fare dei workshop a nome di Stiletto Academy con competenza e una formazione completa, e che siano ben distribuite sul territorio nazionale, non ottenere dei soldi. Più Coach siamo, più forte diventa Stiletto Academy come realtà.

VeronicaBenini
La BIG NEWS è che mi sto orgaznizzando per fare di Stiletto Academy un’Associazione per la promozione della femminilità,  l’autostima e l’intraprendenza, così i soldi che entrano dagli sponsor servono a fare più corsi gratuiti e pagare le trasferte. La mia vita è una trasferta continua, vivo in un furgone, quindi non mi cambia assolutamente niente e il fisco è un po’ più clemente che con la mia partita IVA, che userei solo per il resto delle mie attività.

Ogni evento è molto di più di un workshop su salute del piede e camminata, come dico sempre, e chi è venuta lo sa: è un gallinaio. Chi partecipa una volta, torna sempre portandosi dietro altre galline. Io le riconosco e le chiamo “le ripetenti”. Se fra chi legge c’è qualcuna che ha partecipato, dica pure alle altre com’è partecipare ad uno dei miei corsi, vorrei mettere dei commenti crini nel sito, così chi non ha mai partecipato si fa un’idea di cosa siano veramente.

Non so perché non avevo pensato prima all’Associazione, eppure Stiletto Academy funziona già in quel modo fin dall’inizio: workshop aperti a tutte, ingresso gratuito, e tanti regali degli sponsor che fanno che il tutto sia possibile. A volte penso che il mio commercialista avrebbe potuto suggerirmelo, ma leggendo “Chi hapaura del business plan?” di Francesca Marano ho capito che il business model di Stiletto Academy si era creato da solo e che non mi ero mai messa a a tavolino per migliorarlo. E se le cose non te le fai da sola, non te le fa nessuno, cicci.

Se diminuisco la pressione fiscale sugli sponsoring, posso offrire più gadget come le magliette, avere più soldi per fare più eventi gratuiti, e diffondere i workshop molto meglio. Sto facendo dei saltini di gioia che non vi dico! Infatti le associazioni devono usare tutti i soldi che entrano per GLI associati e tesserati, e non possono in alcun modo essere ridistrubuiti fra i soci se non tramite fatturazione con la loro p IVA personale per una prestazione ideonea all’Associazione. In questo caso le galline hanno tutto gratis, come da statuto. E cosa c’è di più bello che farvi dei regali con dei soldi che con una forma fiscale diversa andrebbero al fisco? Sono felicissima, spero farcela perché sarebbe davvero molto bello. Se fra di voi c’è un’esperta di Associazioni, ci parlo volentieri in privato.

Fair enough? Direi di si!



I commenti sono moderati. Li approvo ogni volta che mi connetto. Grazie della comprensione.
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profumo di nostalgia

Non sono una fanatica dei profumi artificiali, ma, come molte persone, ci sono degli odori e profumi che mi toccano particolarmente.
Quando ero piccola vivevo molto all’aperto. Di quel periodo ricordo il profumo dell’eucalipto deove salivo spesso, e quello del cipresso quando schiacciavo le bacche: erano entrambi forti. Adesso li uso entrambi in un diffusore di olii essenzialie i miei mondi si mischiano.

Mia nonna portava Opium. Per me è il suo odore, anche se l’odore di una persona è fatto da un mix molto complessoche va dai saponi ai profumi e ai vari oggetti o abitudini che si miscalano insieme. Quell’odore viaggia insiee a loro e s’installa in una nuva casa dopo un po’. L’odore di mia nonna era nel suo ultimo armadio, ma ormai è sparito. Un po’ mi dispiace, ma è la vita che segue il suo corso. Nonna aveva anche l’odore della lacca Ellnett. Io, chevelodicoaffare, cerco di comprare solo quella, per nostalgia. E dico nostalgia nel senso anglosassone del termine, non di tristezza. Mi piace “nostalgia” in quel registro. Credo che l’estetica degli ultimi anni della mia vita, che è fatta da una scelta curatissima di oggetti, rispetti le leggi della nostalgia anglosassone.

Di solito preferisco comprare creme senza profumo. Sono stata una fan dei prodotti Clinique per quello, e perché è stato il primo brand a “educare” le clienti alla cur del viso, con l’un due tre. Poi ho mollato Clinique per altri marchi, ma l’un due tre lo faccio sempre. E anche fino al dieci!

Oggi mi sono lavata i capelli con il detox per il cuoio capelluto della BioA+OE . Poi mi sono messa un balsamo della Davines, che ha dei prodottini che ti lasciano i capelli morbidissimi e una filosofia non so se dzvvero ecobio, ma molto bella. Peccato che la loro pagina facebook sia Made in Miocuggino, con immagini di frasi celebri prese da altri siti dove rimane la url. Da qualche settimana a questa parte sono migliorati e aggiungono anche contenuti propri, ma si danno l’incudine sui piedi rispetto al potenziale che il brand ha. Quindi è un peccato. Fine parentesi.

Poi mi sono messa una cremina per le lunghezze e mi sono spazzolata gli attacchi delle extension. Lavoraccio, ma va fatto per evitare che i capelli nuovi formino delle palle di rasta intorno alle ciocche e la resina.
Ho le extension dopo un taglio di capelli sfigato che mi ha lasciato dei gran buchi, e per evitare di tagliare cortissimo, mi sono fatta “rattoppare”. Ha funzionato, e i capelli stanno crescendo, ormai arrivano alle spalle.
Le extension non servono soltanto per allungare la chioma, la maggior parte delle donne le usa per rinfoltire. Tutte le vip e modelle portano le extension, non possono avere quei capelli cosi sani e belli con le diete anoressiche che fanno. È impossibile. Quindi tutte le pubblicità di shampoo sono come quelle dei mascara: c’è l’extension sotto (o la ciglia finta).

nostalgia-quote

via http://www.quotessays.com

Mentre mi spazzolavo sentivo il profumino della crema, sempre di BioA+OE (non chiedete, è roba ultrafiga ma non vendono online). I prodotti BioA+OE sono 100% bio, e hanno gli olii essenziali o estratti di acque di piante dentro. I profumini sono come l’odore del cipresso schiacciato della mia infanzia: un’esplosione. Mente mi spazzolo i capelli o mi metto una cremina sento i vari profmini e mi mettono di buon umore, mi rilassano. Insomma quelle coseda aromaterapia, è figo.

Da qualche mese a questa parte ho visto una tendenza sui profumi farsi largo anche in ambiti inaspettati. Nei Crowne Hotel ho trovato un piccolo roll-on di profumino agli olii essenziali da passare su tempie e polsi, per dormire meglio. E anche lo spray per il cuscino. La Davines, credo, fa un roll-on di profumino per pelle e capelli. Sono dettagli, ma se li fai ti senti meglio.

Ho un ricordo d’infanzia di un profumo talcato. Non sono più riuscita a trovarlo, faccio impazzire le commesse di tutti i Duty Free e profumerie del mondo, eper ora niente. A volte penso che i profumi prendano, come i ricordi, le pieghe della memoria e si modifichino. E mi dico che il mio profumo talcato magari non è mai esistito, allora certe sere me lo immagino.

Qualche tempo fa, senza il minor senso di colpa, ho rubato un barattolino di Play-Doh alla figlia di un’amica. ce l’ho in borsa e ogni tanto lo annuso come una dose di droga, profumo di nostalgia. È bellissimo!

 



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il giorno del ringraziamento

Da più di un mese non cambio più gli euro.
In Argentina c’è una sorta di protezionismo, una sorta di pseudo-embargo che davvero è una rottura di palle.

Se tu ritiri soldi dal bancomat con una carte europea, ti applicano il “cambio oficial” che è circa 1€= 10 pesos (circa, cambia spesso). Ma se li vendi ad amici, guardi le quotazioni del “cambio blue”, che fa: 1€= 16,50 pesos (cambia molto anche quello, può arrivare a 18 nel giro di pochi giorni, e scendere di nuovo).
Gli argentini per legge possono comprare pochi dollari ed euro in banca al mese, e non bastano se vuoi viaggiare all’estero e non ti organizzi con mesi di anticipo. E se ritirano con il loro bancomat argentino all’estero, viene applicata una tassa del 35%. È disumano. Allora comprano gli euro blue, anche per risparmiare con una moneta stabile dato che il peso si devalorizza in fretta.

Capite che non ho NESSUN interesse ad usare il bancomat.
Infatti vengo qui con gli euro in contanti. Fino a 10mila è legale portarseli addosso, e io ne porto sempre di meno. Con 1000€/mese e casa di proprietà si vive da nababbi. Anche perché in paese non ci sono né boutiques né locali carini dove spendere. Io, qui, vado al super o in macelleria. Al limite a bere una birra. Oppure in ferramenta per fare riparzioni in casa, che è rimasta chiusa e disabitata per molti anni e ha bisogno di molta manutenzione.

Be’, questa volta mi sono portata circa 2mila euro. Non ho potuto ritiare di più perché tutti i pagamenti erano in ritardo, fra cui uno molto grande da 8mila. Succede, è l’Italia dei pagamenti a 90 dal momento in cui ricevono la fattura, non da fine contratto.
Qualche giorno prima di partire svuoto il conto corrente al Monte e sorpresa: dumila carte. Anzi, tipo 1800.
Mi son detta vabbe’, tanto coi Pecaditos i pesos entrano e siamo a posto.
E infatti, ma tipo per il rotto della cuffia.

I pecaditos ci hanno messo un bel po’ a decollare, e abbiamo speso molti soldi fra forno, lavatrice nuova, biciclette, ingrosso di pasticceria, stoffe, stampe, packaging, licenze. Non abbiamo ancora ricomprato la caldaia e facciamo la doccia con l’acqua fredda. Credo che non la ricompreremo, abbiamo già speso troppo per questa casa per quest’anno.

A metà dicembre mi rimanevano 160 euro. Sono ancora nella cassaforte.

A fine novembre sono arrivati i pagamenti in Italia, ma io ormai ero sulla Sierra.
Certo, potrei sempre usare il bancomat, ma il cambio ufficiale non mi piace sapendo che esiste il blue.
E poi mi stimola questa sfida, ne avevo disperatamente bisogno.

Adesso ogni sera contiamo i soldi e li mettiamo via.
Non è un gioco, è vita vera: se hai soldi mangi, se non hai soldi non mangi. Semplice.

Le prime sere che i soldi finlmente entravano bene e compravamo due bistecche, provavo una sensazione stranissima nel momento in cui mi sedevo a tavola o posavo i piatti col mangiare.
Mi veniva come da pregare, da ringraziare. Una sensazione assoluta e semplice, profondissima.
Ma non mi veniva da ringraziare Dio, io non sono cattolica.

Mi veniva da ringraziare il mio fidanzato per aver infornato tutto, tutto il giorno, mi veniva da da ringraziare le persone che mi avevano comprato il pane e i dolci. Mi veniva da ringraziare il sole per brillare e far si che la gente vada in spiaggia. Da ringraziare me stessa per aver avuto il coraggio e l’energia di vendere e di essere gentile con tutti.

Lo so che può sembrare cretino e “cursi”, come dicono qui, questa sensazione di giorno del ringraziamento, ma l’ho provata, ero terrazzata.

pane

Ogni pomeriggio Calo mi carica la bici con pani, panini e dolci, e io esco a vendere sotto il sole. Cammino con la bici in mano lungo le spiagge, e pedalo per la strada costanera del lago, sterrata. A volte incrocio gente in macchina e chiedo se hanno bisogno di pane. Mi inserisco con delicatezza in ogni possibile situazione che possa portarmi a concludere una vendita, ed è così che la sera rientro coi canestri vuoti. Se non mi insinuassi e passassi come gli altri, venderei di meno. Io prendo la bici e scarpino fra le pietre per passare direttamente da una caletta all’altra, e ormai mi riconoscono per il cappello rosa a tesa larga:

“Ciao Vero! Che ci ha fatto il Calo oggi?”
È bello.

botoncitos

Mia zia dice che le coppie d’oggi si stufano prima perché la vita è un continuo usa e getta, anche di persone. Siamo abituati a disfarci degli oggetti senza dar loro il giusto valore. Di mollare le persone perché non corrispondono all’immagine che ci eravamo fatta di loro. O perché non cambiano come vorremmo. A me è successo, mi hanno mollata dopo il cancro e mi sono sentita uno scarto. Ho visto molte volte le fidanzate di amici e parenti pretendere cose che loro non saranno mai, incazzate nere, ed è orribile vedere l’accanimento che ci mettevano, inutilmente, ma non li mollavano per i soldi. Le persone non sono oggetti, le persone non cambiano mai più di tanto. E i soldi prima o poi finiscono.
Io dico sempre che se vuoi i soldi, tanto vale che te li fai da sola. È la scelta migliore, è la libertà. Se devi stare con qualcuno solo perché ti mantiene è davvero triste, in un mondo come quello di adesso che permette a tutti di lavorare ed essere indipendenti, se lo vogliono veramente.

Ne parlavo anche nel post precedente di questa cosa dei soldi virtuali. Be’, lei dice che prima i matrimoni duravano una vita perché era un miracolo mettere la famiglia tutta insieme intorno a un pasto la sera, lavoravano tutti in équipe per arrivare a quel singolo pasto: genitori, nonni e figli, ognuno con le proprie possibilità. Era un trionfo finire la giornata e mangiare, e quella lotta li teneva uniti.

Adesso sto vivendo quella lotta e la capisco appieno.
Mia zia ha ragione, profondissimamente ragione. Quando torno a casa con i proventi delle vendite e contiamo insieme i soldi, col Calo battiamo i cinque. Siamo una squadra che funziona.
E mi viene da ringraziare per averlo capito, alla soglia dei quaranta, dopo anni di stipendi folli e spese assurde.

Grazie.

E in tutto ciò continuo a pensare che i soldi, oltre che per mangiare, devono servire per viaggiare.
Viaggiare resta la cosa più bella della vita, e io continuerò a farlo.
Anzi: adesso viaggeremo insieme, anche con Felipe.



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l’odore dei soldi

Da quando faccio la venditrice ambulante sono sempre in contatto con i soldi. In Argentina le banconote sono vecchie. Ho sempre nutrito un discreto schifo verso le banconote, in Italia e Francia preferisco usare il bancomat per tutto, anche per poi capire dove sono finiti i soldi controllando le mie spese online.

Ma adesso tocco soldi tutti il pomeriggi, li prendo, faccio i resti, cerco di tenerli separati per taglio nel marsupio, tolgo e metto il guanto per non toccare il pane con quelle mani.
La sera, a casa, conto i soldi e li rimetto in ordine per tagli da 5, 10, 20, 50 e 100.

Sono tantissime banconote, tutte mezze rotte e spiegazzate. E puzzano, altro hce odore dei soldi. È puzza di sporco. Mi puzzano le mani.
Dopo che li ho contati corro a lavarmi le mani col sapone di marsiglia e le metto via nella cassaforte di casa. Mia nonna ha una cassaforte molto strana, non è intuibile per niente perché è enorme. Adesso la uso perché dormiamo con le finestre aperte e i contanti si accumulano. Mia nonna devo dire era una grande, molto previdente. Un mostro, a giudicare per come sono andate le cose dopo la sua morte.
Vorrei avere anche solo un terzo della sua lungimiranza. Diciamo che conosceva bene i suoi polli, ecco.

Non mi ricordavo più della cassaforte da un’estate del 96, credo, quando la fece costruire e io ero in vacanza da lei. Una sera di tre settimane fa, pensando a dove mettere computer e soldi, me la sono ricordata. Allora con molta fatica l’ho aperta. Il mio fidanzato mi diceva che ero matta ad armeggiare con quella roba, che non c’era niente e rischiavo di spaccare tutto. E invece avevo ragione. Il vano era pieno di insetti, ma c’er della roba intatta, plastificata.

Ma quella è un’altra storia, che finirà probabilmente in Transatlàntica.

Pesos
Dopo tutto questo tocchicciare di soldi adesso mi fanno molto meno schifo, però.
Mi spiego: questi soldi danno soddisfazione quando li guadagni 15 alla volta e a fine giornata tiri fuori una mantagnetta sul tavolo. Mentre li conti ti sembra di essere in un film, e quando scrivi il guadagno netto hai una sensazione di autocompiacimento quasi vergognoso, ma dannatamente soddisfacente.

Che poi, qui gli ambulanti non pagano tasse. Tu incassi tutto ed è legale, io sono come drogata con questa cosa del fisco inesistente per la mia categoria. Vendo pane e dolcetti ai poliziotti e ci faccio due chiacchiere, mi offrono un mate e poi continuo il giro con la loro benedizione. La “caminera” adora i pecaditos, mi hanno detto, perché se li fanno portare. Questa cosa mi fa molto ridere e mi sembra un’informazione di tutto rispetto, è un po’ come aver colto nel segno perché loro mangiano solo il meglio.

So che parlare di soldi, di guadagnare soldi e di toccare soldi fa schifo. E fa effettivamente schifo, e non è di buon gusto, e non va bene dire che guadagni soldi, eccetera eccetera.
Ma vogliamo tutti i soldi, nessuno escluso, e usiamo sempre più il bancomat. Usando il bancomat perdi la cognizione di quanto costi guadagnarli e soprattutto di quan facile sia spenderli perché la carta è sempre la stessa. Non so se spenderei ancora 1200€ all’ikea come l’inverno scorso per arredare la mansarda a Lucca se avessi dovuto portare i 1200€ in pezzi da 10, 20 e 50. Avrei concepito la cifra diversamente, avrei rispettato di più i soldi e il mio lavoro. Avrei fatto più attenzione. E invece io sono una che sbam! passa il bancomat e ciao grazie.

Quando vado al super qui, ogni sera, tiro fuori i contanti in pezzi da 5 , 10, qualche 20. Li conto a voce alta davanti alla cassiera che conta anche lei ma con le labbra, insieme a me, e guardiamo l’accumularsi di una banconota sopra l’altra fino al totale del conto. Alla fine è un gruzzoletto che mi fa capire tutto il sudore che ci ho messo pedalando per vendere il pane, e il lavoro di Calo per preparare il pane nel caldo torrido della siesta, con la casa chiusa a 50° perché non si rovini la fase di levitazione. A volte perdiamo il contatto con la realtà e parliamo di migliaia di euro come se fossero virtuali, senza valore, infiniti. E invece finiscono molto prima di quel che pensi.

Ogni sera ho il mio rituale: conto i soldi che guadagno vendendo il pane in bicicletta. Ne serbo un po’ per fare i resti l’indomani e per la spesa, e metto via il resto.

Quando chiudo il vano, mi lavo le mani col sapone di marsiglia fino ai gomiti e guardo l’acqua scorrere via marrone insieme allo sporco. E son soddisfazioni.



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il gallinaio

Ogni tanto mi chiedono “perché le chiami galline?”

Be’, quando faccio i workshop con Stiletto Academy arrivo tutta super pro col tubino rosso. Le location mettono le sedie intorno al tappeto rosso e fanno entrare le ragazze via via che arrivano, oppure aspettano nel lobby. A volte mi salutano timidamente, altre volte vengono a darmi un bacio, altre a farsi firmare il libro e spesso mi chiedono se l’altezza media del tacco sia un problema,

Quando stiamo per cominciare, sono tutte sedute e mi guardano con un po’ di temore. Dopo l’introduzione del padrone di casa o sponsor, prendo il microfono e parte la prima immagine della parte teorica proiettata:

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Le ragazze sono zitte, un po’ rigide, non sanno cosa le aspetta.
Io posso dirlo mille volte sui social che gli eventi sono divertenti, ma loro all’inizio sono sempre rigide.
Spiego le tre tipologie di piede in un silenzio tombale, al che chiedo a tutte ti togliere le scarpe per vedere che tipo di piede hanno.
Silenzio, stupore, paura. Ripeto: “Dai, raga, vediamo che piede avete, siamo solo donne, non ci guarda nessuno! Ci serve per fare shopping!”

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E li avviene il cambiamento.
Perché togliendo le scarpe tolgono un po’ la maschera, e guardandosi i piedi in confronto coi disegnini, si aiutano le une alle altre per capire quale hanno. Il volume del chiacchiericcio comincia ad aumentare e dopo un minuto abbiamo un gallinaio di ragazze allegre. Un baccano tremendo e bellissimo.

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Le mie galline.
Da li il workshop scorre fra risate e domande, fino alla parte pratica e poi le bollicine. In scioltezza, gallinando.

In questi giorni c’è un gallinaio pazzesco nel gruppo segreto dell’insplagenda. Le ragazze fanno i post per conto proprio, chiedendo aiuto per lanciare un blog o fare meglio le stampe. Io ogni tanto intervengo, ma sono esattamente come loro e dico la mia.

È bello il gallinaio!



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Club insplagenda: ecco cosa sta succedendo

Partita soltanto qualche giorno fa, siamo già moltissime.
Vi faccio vedere un paio di insplagende già stampate, sono così felice!

insplagenda cover

insplagenda pelle

insplagenda marsala

Oltre al Club insplagenda che è una newsletter con i plugin mensili che sono dei PDF con info e consigli utili, c’è anche il Gruppo Segreto su facebook, dove vengono invitate le iscritte alla NL. Li parliamo di cose inerenti ai progetti di ognuna, e io cerco di aiutare tutte. Ma la cosa bella è che anche le altre dicono la loro, quindi alla fine si esce più ricche di idee e ispirazione e quindi più sicure.

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I temi non sono solo intraprendere e startup, sono in arrivo le forme del corpo con Annavenere, come affrontare una sessione di esame con la Snob, coem farsi qualche cremina ecobio a casa con DoubleB, come cucinarsi la schiscetta sana & easy con Laeugi, e per le blogger è già uscito il plugin per le campagne pubblicitarie. Per chi invece ha un’idea e vuole passare dal sogno alla realtà e  intraprendere, oppure è già in pista ma ha bisogno di qualche dritta, ci saranno moltissimi contributi, fra cui Francesca Marano di C+B con un plugin per il business model.

E queste sono soltanto alcune di quelle in programma (Snob sei l’unica che non ha detto OK, ti sto ricattando Marta sappilo), sono alla ricerca, per altre altre tematiche utili, di chi abbia il tempo e l’energia per creare un testo utile.

Non smetterò mai di dire che la rete è donare e donarsi.
Grazie a tutte di aver aderito, sarà un 2015 all’insegna della collaborazione fra tutte!
Spo’

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confessioni di una venditrice ambulante

La stagione comincia il prossimo weekend, abbiamo fatto circa un mese di prove di vendita.
Ricordo che all’inizio, soprattutto su facebook, in moltisime mi dicevano “Ma come pensi di vendere una cosa così banale?” e io rispondevo che qua era innovativo.

Pure troppo, direi. Siamo mica sulla Sierra per nulla.
Ho venduto benissimo i primi giorni, ma poi la gente ha cominciato a dire: “Si, bellini, ma non hai churros?”
Ecco.
Allora ho continuato a proporre cosine colorate, ma passando dai pecaditos che resistono solo 2 giorni, ai botoncitos, che sono secchi e ripieni di dulce de leche. Calo ha anche fatto cose più classiche come pane casalingo e panini piccolini aromatizzati alle erbe. Erbe vere, lo dico per le talebane anti-estratti & coloranti. Premetto che chi cucina è lui, dato che in passato ha lavorato in un panificio. Io esco a vendere.

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Il prossimo weekend arriva gente di città quindi potrò ricominciare a proporre i pecaditos e mollare il pane. Oppure tutto, dato che i paninetti finiscono a metà percorso. La gente ti ferma ovunque, se ti vede con una cesta di vimini: “Hola, tenés pan casero?” Spesso chiedono churros e roba fritta, ma noi non friggiamo.

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Fare l’ambulante è dura, ma ti diverti. Durante questo mese sono diventata più gentile. Il dover parlare con le persone, avvicinandomi e presentando quel che ho da vendere, mi ha resa più sorridente. Mi spiego: all’inizio mi sforzavo, adesso mi viene naturale. Chiacchiero un sacco con tutti e adesso mi salutano appena arrivo. Il cappello rosa mi fa riconoscere da lontano.

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Quando esci quasi ogni giorno a vendere, incontri così tanta gente che alla fine stili dei profili-tipo assurdi. Ricordo che lo facevo già quando, durante l’universià, facevo la promoter di cellulari nei centri commerciali. Il profilo che più ricordo era il tizio nerd un po’ ciccio che veniva a chiedermene di ogni sul cellulare cagoso che proponevo, per poi fare un gesto plateale e cerimonioso estraendo IL SUO: uno startac motorola. La cozza.
Quindici minuti di saliva sprecati per un tizio che voleva solo prepararmi al suo autocompiacimento, con tanto di frase, giuro, sempre la stessa IDENTICA: “Ah, no, volevo solo vedere le novità, tanto io HO QUESTO”, e lo tirava fuori un po’ come il bibliotecario del Vernacoliere appoggia la fava sul bancone, per capirsi. Di quei tizi ne avevo almeno sei per weekend, una lagna.

Adesso ho la gente che si fa spiegare che sono i pecaditos, e io glieli faccio anche provare perché mi porto gli scarti dei ritagli in piccoli quadratini in un tupper. Provano tutti i gusti, si leccano le dita e poi: “No, sai, ho appena mangiato, E POI SONO A DIETA”.

LIMORTACCI, mi finiscono tutto il tupper.

botoncitos

I clienti migliori sono i gruppetti di ragazze e i bambini. Le rgazze comprano tutte contente e poi quando passo un altro giorno mi chiamano. I bambini sarebbero i miei clienti ideali se non fosse per le loro mamme.
Appena arrivo faccio vedere i pacchettini colorati a tutti, con gentilezza, chiedendo se non disturbo. Se la gente ha già qualcosa da mangiare passo dritta, per esempio, non mi piace essere ridondante.
Be’, quando sbarco in un gruppo familiare, i bambini mi si accalcano e appena vedono i colori eseguono alla perfezione il loro ruolo di bambini: MAMMALOVOGLIO MAMMAAAAAAAAAAAAA!
Io sorrido.

MAMMAAAAAAAAAAA!

Guardo il bambino con benevolenza. E penso: caro bambino tu sei il mio target e, perdinci, non so come farti trasformare il potere di ugola in potere d’acquisto.
Guardo la mamma per vedere come butta.

MAAAAAAAAAAMMAAAAAAAAAAA!

La mamma non mi guarda e dice al bambino, secca: NO.
Il bambino fa il muso. Mi guarda a cane bastonato per vedere se gli mollo qualcosa. Io lo riguardo della serie: ” ‘Abbimbo, io alla tua età avevo tecniche più avanzate tipo il calo di zuccheri. Fai un master”
All’inizio facevo assaggiare un quadratino dal tupper, adesso ho capito che stapippa, tanto la mamma non compra comunque e poi il bambino col mini quadratino è felice aggratis. E no: suca.

A questo punto io potrei fare la stronza con qualche mossa pro-bizza, tipo far vedere il tupper o promettere qualcosa direttamente al bambino in caso di acquisto, ma non ce la faccio ad essere stronza.
Sorrido, dico al bambino che sarà per un’altra volta e procedo.

A volte, a fine giornata, passo in un complesso di villette di amici con piscina e mi tuffo. L’acqua, dopo tanto sole, bici e scarpinate, arriva come una benedizione. E io galleggio.
piscina spora



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