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confessioni di una stronza

Sono sempre stata più propensa ai fanculi che ad un approccio buonistico della vita.
Anche in rete.
Immagino che il proprio modo di vivere dipenda da come si è vissuto.
A vivere si impara vivendo.

Fin da quando ho memoria mi è sempre stato detto che ero stronza ed egoista.
Non so con quale principio degli adulti possano pretendere che un bambino capisca che deve cambiare atteggiamento col monito bambinamente astratto “sei stronza ed egoista” piuttosto che per esempio “dovresti prestare il tuo triciclo alla bambina dei nostri amici perché sarebbe carino che potesse farci un giro anche lei. Lei te lo presterebbe il suo, se tu fossi a casa sua”.
Tipo.

(nda: ho preso la bambina per le trecce e le ho fatto malissimo perché ha osato dirmi che sua nonna le aveva detto che lei era la bambina più bella del mondo, convintissima, mentre lo sanno tutti che ero io la bambina più bella del mondo perché me l’aveva detto la mia, di nonna. La nonna migliore del mondo, ovviamente).

Fatto sta che in famiglia mi dicono sempre che sono una stronza, e lo ripetono anche ad altri per essere certi che tutti lo sappiano.
Negli anni ho capito che non avrei potuto fare niente per cambiare l’opinione altrui, almeno non in famiglia, e mi sono limitata a vivere la mia vita il più possibile per conto mio. Ho anche deciso che non ero né cattiva né stronza e che ero generosa. Si vive molto meglio coltivando una buona stima di sé, ed è molto più facile volersi bene quando smetti di frequentare chi ti dice che sei una stronza.
Di recente, molto più serena che l’opinione dei miei familiari non mi pesi più, ho provato con una punta di morbosità a chiedere degli esempi quando mi veniva detto o accennato:

“Ma perché mi dite sempre che sono stronza?”
“Perché è vero, sei un po’ stronza”
“Dammi un esempio, a te che ho fatto?”
“Ma così, sei centrata su te stessa”
“Si, ma ti ho mai fatto qualcosa di stronzo, qualcosa di male fatto apposta?”
“Hmmm… non so… no. Quello no. Sei egocentrica.”

La realtà è che non ho una grandissima visione degli altri, e tendo a non pensare alle altre persone con altruismo. Ma per niente, sono realisticamente sempre stata egocentrica. Ma è tradizione che io sia “quella stronza”. Impossibile fargli cambiare idea. Voi direte embe’, dai, è uguale. No, non è uguale, c’è differenza fra il fare male a qualcuno apposta e farglielo perché si dimentica un compleanno. Io ci tengo alle nuances.

Onestamente non saprei neanche come fare ad essere più altruista. Non mi viene, a volte mi forzo dicendomi “OK Veronica, adesso vai a cena in famiglia, fai uno sforzo e cerca di chiedere come stanno tutti e cosa fanno quelli che non conosci, perché ti devi interessare esi fa così”. Ma ci devo pensare, non mi viene mai spontaneo.

Ho provato a fare bei regali di Natale, a regalare viaggi, a fare cose che potessero far piacere, a rendermi disponibile per gestire cose sul web o servizi vari, ma non cambiano idea sulla mia natura. Non mi viene mai chiesto, in famiglia, come sto o cosa faccia. A volte, quando ci penso e mi organizzo mentalmente, chiedo con cautela un po’ di tutti per non far domande su gente che non lavora e allora sarebbe considerato stronzo mettere il coltello nella piaga dato che io sono su tutte le riviste, e poi provo a raccontare cosa faccio in quei giorni. Zero interesse, mi parlano sopra di altro. Converrete che è deludente. E i letterati mi dicono che i miei libri sono “così”, non te la facciamo fare una presentazione in libreria da noi perché insomma non esageriamo, il tuo non è un libro. Oppure “vabbe’ ma te sei una stronza”.
Molto bene.

Un’estate di qualche anno fa ero ospite a casa di mio padre. Per due sere ha dormito nella stanza degli ospiti che occupavo, con me, una ragazza che era li per un evento. Le avevo dato il mio letto e mi ero messa un materassino sul pavimento. Un pomeriggio ero in salotto e sento mio padre che va nella stanza dov’era la ragazza. Le dice, come per scusarsi: “Sai, Veronica è una stronza”. Secco.
La ragazza sta zitta e quando ci rivediamo mi guarda con pena.
Eppure mio padre non è un uomo cattivo, è un pezzo di pane. Onestamente non ho mai capito il bisogno di fare quel gesto.

Capirei, sai, se sei cleptomane e allora la gente lo deve sapere. Ci sta.
“Sai, Veronica ruba tutte le scarpe col tacco, non lasciarle in bella vista”.
Capirei.

Per anni ho fatto la vittima piangendo da sola in un angolino. Fare la vittima dà una sorta jouissance, di piacere nella sofferenza, come dicono i francesi, che ti porta sempre ad infilarti in situazioni dove soffrirai, per sentirti ancora depressa e goderne. È un meccanismo che hanno moltissime persone, ed è un casino uscirne. Non sa di preciso quando ne esci, lo constati anni dopo, quando all’improvviso vedi qualcuno farlo e capisci che tu lo facevi ma non lo fai più. Però sai che ti potrà capitare di nuovo, soprattutto se hai il ciclo. E allora cerchi di affrontare qualsiasi cosa con energia, storia di non cadere nel vittimismo.

Ora che sono grande non capisco però le ragioni nel non educare un figlio a non essere stronzo invece di dirglielo costantemente sperando, immagino, che corregga da solo. A che pro? Una quattrenne può capire che deve cambiare atteggiamento se non le si mostra come farlo? Dubito.
La delusione di un genitore che ti tradisce è difficile da cancellare. Ti si sgretola un castello di sabbia che avevi dentro e devi spazzare per terra prima che qualcuno veda tutta quella polvere. Quando ho finito mentalmente di spazzare via tutto, mi sono ripresa e ho fatto finta di nulla.
Qualche anno dopo gli ho chiesto perché avesse detto quelle cose a quella ragazza di passaggio e mi ha chiesto scusa, ma non ha saputo giustificare perché l’avesse fatto.

L’altro giorno in Puglia ho osservato per una ventina di minuti due bambini sui 7-8 anni allontanarsi in mare attaccati a un body surf finché ho capito che non ce la facevano a tornare. La madre era accanto a noi. Quando ho visto uno dei due bambini stirare la testa all’indietro ho capito che era stanco. Mi sono alzata e ho chiesto alla madre se mi lasciava andarli a prendere. Le ho detto he secondo me c’era troppa corrente e non ce la facevano a tornare. Mi ha detto si grazie vai. Ho preso un loro bodysurf di Hello Kitty (sorvoliamo) e mi sono avviata.

Ricordatemi così: 1,60 formosetta col costume anni cinquanta à pences che mi avvio col bodysurf rosa di Hello Kitty a salvare eroica due bambini che non stavano ancora affogando.
Fate partire la sigla.
Pamela Anderson scànsate che arriva la Spora.

È stato molto faticoso perché c’era una corrente fortissima. Ho chiesto ai bambini di darmi una mano “pedalando” con le gambe perché non ce la facevo ad uscire da quel nodo di correnti. Hdovuto farli uscire lato scogli perché la corrente era più clemente verso quella parte. Arrivata sugli scogli ho chiesto aiuto ad un signore che stava pescando.
La gente in queste situazioni non fa niente, guardano paralizzati quindi bisogna interpellarli personalmente dicendo loro cosa fare. Gli ho detto chiaramente “Signore per favore prenda il bimbo per le braccia e lo tiri su”.
Al momento di prendere il secondo bambino mi fa: “No, è troppo ciccio, no lo piglio”
Miiiiiiii, gli ho detto: “Vada subito a cercare qualcun altro e fatelo in due!”
Nel frattempo tenevo il bimbo stretto perché le onde ci sbattevano contro gli scogli.
Arriva un altro signore, faccio afferrare il bimbo dalle due braccia, uno a testa, e lo spingo su per le chiappe.
Una volta su, i bambini volevano i due bodysurf che erano rimasti in acqua. Il colmo. Mi tuffo e li riporto. Capitemi, ero in piena modalità “oggi sono Pamela”.
Nel frattempo arriva la mamma che finalmente aveva capito che non era stata una bella situazione, e comincia a sgridarli perché avevano sbagliato e che non si fa. Urla atroci. I due bimbi guardavano per terra, uno dei due aveva perso una ciabatta e ce l’aveva con me. L’ho fulminato con lo sguardo, lui e la sua ciabatta.

A me mi hanno tirata su le braccia del mio fidanzato. Lui era li, per me. L’ho amato fortissimo in quel momento.

A quel punto ho cominciato a ragionare. Ho riflettuto perché venti secondi prima, appena ripreso fiato, avevo cominciato a chiedere ai bambini cos’era successo e se l’avevano capito che con la corrente non si scherza. Non ho potuto finire. È subentrata la madre e, parafrasando il Papa, chi sono io per mettermi al posto della madre? Nessuno, sono stata zitta e mi sono defilata quatta quatta.

NDA: No, la mamma non mi ha ringraziata, ha solo urlato ai bimbi MA L’AVETE RINGRAZIATA LA SIGNOOOOOORAAAAA? La Signora, ossia io. Mi fa sempre effetto che mi chiamino Signora, ma ho 38 anni.

Mentre andavo via verso il mio asciugamano senza manco un grazie ero in MOOD finale stagione 1 di Dexter. Sono del parere che sia cosa buona e giusta ringraziarsi da sole. Fatelo, fa benissimo, è una figata :-)

Ero andata a prenderli prima che andassero nel panico. Ho voluto farlo subito perché sapevo di non essere in grado di tirare fuori dall’acqua due bambini spaventati e in quella spiaggia non c’era nessuno in grado di farlo meglio di me (il che è tutto un dire perché non sono allenata). Tirare fuori qualcuno che affoga è mestiere e tecnica e io non sono bagnina, so solo nuotare bene. Non ce l’avrei mai fatta se la situazione degenerava.

Ho capito che la mamma era spaventatissima e li sgridava perché non sapeva come reagire. Sarà servito a qualcosa? Avrano capito che si fa attenzione alla corrente? Non ne sono certa.
Io mi sentivo bene, mi sentivo forte e mi sentivo realizzata perché avevo fatto la cosa giusta. Fare la cosa giusta per evitare il peggio e riuscirci è come una droga.

Tutta questa Missione dell’Associazione per aiutare altre donne a sentirsi più sicure deriva da una sofferenza personale, un’insicurezza cronica che ogni tanto, specie se ho il ciclo come oggi, deborda. Avrò sempre bisogno di fare qualcosa per qualcuno per non sentirmi stronza dentro, stronza per default, stronza perché così hanno mi sempre detto e basta.

È molto più facile portare avanti la Missione di Stiletto Academy e di questo blog che recuperare dei rapporti familiari degenerati. Non ho voglia di mettermici, mi fa fatica.
E qui entrate in ballo voi. Si, voi.

Ogni giorno ricevo una mail o un messaggio di facebook che mi dice grazie. Da poco ho cominciato a salvarli in una cartella per leggerli quando mi sento una stronza. È questa la cosa allucinante, bellissima: mi scrivete in tantissime e io ogni volta ci piango. Grazie davvero, a voi. Io dico sempre che la rete è donare e donarsi, perché solo donando si riceve, e io ho ricevuto tanttissimo da chi mi segue e me lo fa sapere. non sapete quanto facciate anche voi per me.

Adesso parte la sigla di Grey’s Anatomy:

per-spora-1
***

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Quando hai una famiglia problematica cerchi di fartene una tutta tua parallela, è una questione di sopravvivenza. Avere delle persone a cui fa piacere una tua telefonata o uscire a cena con te o che ti chiedono come ti è andata in radio è un tesoro. Ed è bello sentire ceh vuoi sapere come stanno, che fanno. Non è lo stesso di una famiglia, ovvio, ma crei dei legami che ti danno calore e certezze. Le chiavi di casa mia le hanno sempre avute un sacco di amici. Se qualcuno ha un problema cerco di aiutare come mi è possibile. Di solito mi è molto facile con i soldi. I soldi fanno sempre comodo a chi ha delle grane.

Quando vedo passare foto su instagram con frasi sulla felicità e le cose buone che regala la vita e i ringraziamenti al cielo o similia, mi viene da dire mavaffa. Io nell’insplagenda ci ho messo le maledizioni a fine giornata, mica i rigraziamenti all’universo. A volte invidio profondamente le persone che sono davvero buone e vedono il buono ovunque. Io no davvero.

Una volta sola, qualche mese fa, mi è capitato di sentire un bisogno sincero di ringraziare per quel che stavo vivendo, per quel preciso istante in cui posavo i piatti sul tavolo a fine giornata. È stata una sensazione bellissima e l’ho provata in un momento molto basico di sopravvivenza giorno per giorno.

Mi piace la precarietà perché ti fa mettere a fuoco cosa conti veramente e ti spogli del superfluo.
E il superfluo a volte è pesantissimo.



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Vado a vivere in un furgoncino della Volkswagen: ecco la realtà

Quando 3 anni fa dichiarai a me stessa questa frase, ci credevo veramente.
E ci credo ancora che ho realizzato il mio sogno, ma la realtà è il risultato ragionato di un sogno che diventa prima progetto e infine si tramuta in fatti, decisioni, oggetti e scelte difficili. E la vita non è mai come l’avevi sognata, a volte è prepotente.

Ecco quindi come sono andate veramente le cose.
Questa storia si chiama “La ragazza del furgone” e la devo presentare a un editore figo. Se non la pubblicano lo faccio da sola. Transatlàntica verrà dopo.

La premessa è sempre quel sogno del “mollo tutto e mi metto in strada, dove è la vera Libertà”. “Vado a vivere in un furgoncino” è un evergreen.

La premessa è il pensiero di molte persone che si ripete di generazione in generazione e che, al massimo, si trova espletato nel noleggio di un camper per le vacanze o, alla peggio, guardando un film per viverla par procuration come dicono i francesi. E va bene anche così, perché i sogni possono avverarsi aprendo le pagine di un libro e percorrendo un’avventura con la mente.

Il “mollo tutto e mi compro un furgoncino della Volkswagen” è un proposito molto hipster, molto nobile, molto crisi dei 40, molto “mi sono rotta/o” e non voglio più alzarmi la mattina per andare in ufficio. È pertanto anche molto puerile, me ne rendo conto. Di una naïvetée talmente assurda che per che metterlo in atto bisogna essere molto maturi.
È un pensiero che hanno milioni di persone ogni giorno in tutti i continenti.
Il furgoncino della Volkswagen tira un casino.

Ma, fra il dire e il fare, c’è di mezzo non il mare ma una marea di cazzate.

Westfalia


Cominciamo dall’inizio.

Per prima cosa devi essere convinta dentro, devi essere arrivata al punto di rottura.
Hai bisogno di un cambiamento e decidi di fare un viaggio on the road. Non è necessario andare a vivere on the road, anche due settimane fanno il loro dovere.

Io sono una tizia molto estrema, molto idealista e molto pragmatica, allora ho deciso di andarci a vivere perché non volevo più pagare il mutuo di casa mia. E non volevo più pagarlo perché mi volevo dimettere da un lavoro che non mi piaceva.

Bene. Non benissimo ma bene, aveva un senso.

Per prima cosa mi sono messa a cercare un Westfalia su Google. Quel che capisci dopo pochi click è che il furgoncino dei surfisti si chiama Westfalia, perché ha gli arredi a camper. E allora lo gugoli a più non posso. Costano sui 12mila euro, e anche 30 se sono davvero vecchi e messi bene. Ne trovo uno a 7mila, rosso. Chiamo il proprietario e ci parlo.
È a benzina e non gli puoi mettere l’impianto a gas. Ci penso. Guardo i miei risparmi e ci penso ancora.
Mi vedete arrivare, vero? Un catorcio vecchio a benzina beve tantissimo.
Che va bene sognare, ma io faccio anche i conti.

E poi parlai con mio padre:

siparietto (la protagonista si chiama Eva perché mi piace un sacco quel nome)

– Pronti!
– Ciao Pa’
– Come va?
– Mi sono licenziata.
– …
– Ho lasciato il lavoro, non ne potevo più. Vado a vivere in un furgoncino della Volkswagen.

– …

– Pa’…?
– Ma mi prendi per il culo, Eva?
– Senti, è la mia vita, ho molti risparmi e voglio fare qualcosa che mi piaccia veramente.

Me l’aspettavo. Eccome se me l’aspettavo. Anche se, sotto sotto, avrei voluto un po’ di entusiamo. Dell’incoraggiamento. Ero appena uscita da un incubo di tre anni e il tip tap dell’euforia era posseduto a sprazzi da stacchetti di paura. Avevo mio padre al telefono davanti ad una delle decisioni più importanti della mia vita. Avevo bisogno di comprensione, volevo che mi dicesse che sarebbe andato tutto bene. Lui che per guadagnarsi da vivere faceva il camionista doveva dirlo a me, che avevo appena lasciato uno stipendio fisso da tremila euro con vista sulla Tour Eiffel.
Come no.

In quell’istante avrei anche socchiuso le orecchie per annebbiare un rantolo di’ipocrisia genitoriale.
Ma niente.

– Ma tutti quegli anni di università e master non ti andavano bene? Che c’è, ti sei laureata per sport? Suvvia, non puoi essere obiettiva. Hai 35 anni, un lavoro serio. Cerca di ragionare.
– È fatta, babbo, sto già cercando il furgoncino.
– Ma non è possibile! Sei diventata matta? Così, dall’oggi al domani senza parlarne con me? Ma stai bene?
– Uffa, Pa’, sono adulta.
-…
– Ho risparmiato, ce la faccio.
-…
Certi silenzi descrivono la sinusoide del ragionamento in corso.
Inspira, respira. Pausa.

Lui mi conosce. Lui lo sa.
Lo sa da tempi immemori, ne ha avuto la conferma quel giorno in cui mi telefonò sul primo cellulare che mi aveva preso alla Coop. Chiamò per chiedere come stavo e risposi, candida “sono a Fiumicino, sto andando tre settimane in Cina con lo zaino”.
All’epoca avevo 23 anni. Anni dopo i confessò che era rimasto congelato, inerme.
Paralizzato dalla paura.
Non seppe reagire, non volle trasmettere l’agorafobia del genitore che deve lasciarti andare. Fu molto bravo, disse solo
“Stai attenta, chiama quando arrivi, dacci notizie”

Lui adesso lo sa e a un certo punto capitolerà. Come sempre, vincerò perché lo metto davanti ai fatti compiuti. Un silenzio dissipatore prima di dar spazio alle cose serie. Quelle cose che ci accomunano, i nostri giochi, la nostra complicità progettuale. Si toglie quell’incomodo cappello da genitore serio che non ha mai saputo indossare con la necessaria autorità imposta dai codici sociali, quelle cose per cui certe frasi a un certo punto le devi dire perché si. Perché altrimenti che cazzo di padre sei.

Infila la sua voce da “compadre” e passiamo al cuore della telefonata. In questo momento, libero dai doveri politicamente corretti, cambia tono e s’incazza per davvero.

– Picci, per favore, non hai capito nulla. Il furgoncino della Wolkswagen non è Diesel e non gli puoi mettere l’impianto a gas per via del tipo di raffreddamento. Beve come un animale e manco te che sei piccina ci staresti in piedi dentro. Prenditi un vero camper e smettila di rompere i coglioni con queste idee, via! Si cerca insieme, dai.

La mela non casca mai lontana dall’albero.

lucio autostrada

Ecco come il furgone Lucio si è fatto breccia nella mia vita: un portavalori del 87 trovato a Bordeaux.

Ma quel giorno ancora non lo sapevo. Non sapevo che non sarebbe stato un Westfalia e soprattutto non avrei mai immaginato che mi stavo imbarcando in una storia al di fuori di ogni nozione di sicurezza.

Stavo per fare, come dicono gli anglosassoni, la cosa più anti-italiana che avessi potuto concepire: lasciare la mia comfort zone.

“Eva, ma da quando sei in Francia l’hai presa la patente?”
“No.”

TO BE CONTINUED



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on the road

Siamo in strada da due settimane.
Dalla Toscana alla Puglia, con una tappa in Calabria.

Cosa vuol dire essere in Tour vivendo on the road a bordo di un furgone?

Quando mi chiedono dove abito, non so mai cosa rispondere. Io sono a tutti gli effetti nomade. Non ho un appartamento, le mie cose sono tutte sul furgone. Si, ho regalato e venduto moltissimi vestiti e ahimé scarpe e devo continuare perché adesso siamo in due e Lucio il furgone seppur grosso, non è una reggia. Non ho mai finito di fare cassetti e armadi. Un delirio, ci son anche tutti gli allestimenti per gli eventi ossia red carpet, roll up, scatole varie. E of course la Vespa Lucilla del 68 nel suo apposito vano dietro.
Siamo gente seria, ci abbiamo la vespina Lucilla.

Com’è vivere in un furgone camperato?
Non è facile. Alterniamo la vita nomade durante i weekend, negli hotel 5 stelle Best Western, partner dello Stiletto Tour. È sempre un sogno varcare la soglia della stanza, scoprire la SPA, ordinare una pizza in camera e rilassarsi a letto avvolti in un accappatoio sempre nuovo e morbidissimo.

Pizza in camera.

Una foto pubblicata da Veronica Benini / Spora (@spora) in data:

 

È un contrasto che mi piace, perché viaggiare è bellissimo. Il paesaggio che scorre è una scoperta continua. Ma farsi due mesi su un camper anche no. Resta il fatto che vivere on the road è da fare una volta nella vita. L’unica cosa che mi manca sono degli shortini di jeans tipo Daisy di Hazzard, e le cosce che vanno avec. Sai, tipo per lavargli i vetri, fa tanto anni 80 e mi gaserebbe un casino.

Ma sto vaneggiando. Lucio ha dei vetri enormi e va a 90 massimo. Il paesaggio lo vediamo alla stragrande, ho scoperto le foto panoramiche dall’iphone 6. Vi romperò l’instagram con i trittici panoramici, sapevatelo.

Mare e campagna sulla Taranto-Cosenza #vidaitaliana #StilettoTour #LucioOnTheRoad Una foto pubblicata da Veronica Benini / Spora (@spora) in data:

   

Finitooooooo? Apena scesi da Lucio che @heredicalo mi si è innamorato di Taranto 📷 💕 #vidaitaliana #StilettoTour

Una foto pubblicata da Veronica Benini / Spora (@spora) in data:

Quando ci fermiamo in viaggio dormiamo a bordo. In quei momenti io mi immagino sempre, sai, come la pubblicità del Nescafè con lei avvolta nella copertina che sitringe la tazza rossa davanti alla scogliera dentro il furgone. Lucio ha un letto col materasso fatto su misura e delle lenzuola. Ha anche un WC chimico portatile in caso foste curiosi. Si: anche noi facciamo la pipì.

Il letto era stato progettato e realizzato dalla sottoscritta e soltanto per la sottoscritta alta 1,60. Non prevedevo compagni all’epoca. Il mio fidanzato è più lungo del letto, il che non è una meraviglia se ci pensate. Ma dormiamo entrambi in posizione fetale e ce la caviamo. Per le prodezze a bordo di Lucio vi lascio leggere la divertentissima recensione e test di prestazioni a bordo di Lucio fatta dal mio amico Michele.

Ma non è tutto rose e fiori. A volte non ci lasciano parchegiare Lucio in certe spiagge per andare a fare il bagno in mare. Vedono una tizia coi capelli rosa, un tizio alto e scuro e un furgone camperato del 1987. Ci manca soltanto il cane e siamo a posto! E infatti il nostro cane arriverà. Felipe ci manca tantissimo. Be’, l’effetto punkabbestia è un attimo, se non sta attenta a come ti vesti. O se Lucio è un po’ sporco. Dobbiamo fare sempre i fighetti.

A me piace tantissimo quando ci fermiamo a far gasolio e prendere un caffè. Mi piacciono le piccole aree di servizio i Puglia e Calabria, ognuna diversa, non i soliti Autogrill pompati di prodotti e labirinti obbligati.

puglia-wc

Dalla Puglia per ora è tutto, se siete a Bari questo sabato vi aspettiamo al That’s All in Corso Vittorio Emanuele 35 alle 17.

Cercando giornalista disperatamente
Oggi è uscito un bellissimo articolo sul Post di Bergamo, scritto per forza da qualcuno che mi legge, e da molto. Problema: non c’è il nome e a me piace citare sempre chi l’ha scritto nella nostra sezione PRESS. Quindi se mi leggi, cara/o, per favore scrivimi! Grazie mille per l’articolo, è bellissimo.



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La vie en pink: come tingersi i capelli di rosa

Se stai cercando info su Google perché ti è balenata la malsana idea di farti i capelli color pastello, questo è il posto giusto per farti capire se sei veramente pronta o se è solo un capriccio pinterestiano da accantonare e tornare alla mora ragione.

Questa è la breve storia della mia vita da quando ho i capelli rosa. Leggi e potresti imparare anche dai miei errori, capendo cosa comporti veramente avere i capelli color minipony SEMPRE. Anche quando vai in Banca, anche quando arriva il controllore del treno, anche quando ti fermano al posto di blocco. Il minipony sarà sempre con te, il minipony non è solo un colore di capelli: il minipony è uno stile di vita.

Il minipony rappresenta un impegno costante.

Qualche mese fa mi sono fatta i capelli rose gold. Li volevo da morire, da quando cercavo tagli adatti al platino su Pinterest. Perché prima di voler esere rose gold, io volevo essere platino. Il platino sta bene a tutte, basta farsi decolorare i capelli da dei parrucchieri pro. Se si è fatta bonda Beyoncé, possiamo farcela anche noi. Questo è stato il mio motto per anni. Beyoncé: grazie per i testi delle tue canzoni, grazie di batterti per la nuova femmminilità, grazie di esistere.

Il percorso intimo verso il platino, però, ha molte fasi. Sono poche le donne che si alzano un mattino, vanno dal parrucchiere e gli dicono con nonchalance: “Chéri, oggi platino per favore”. No. Non succede così. Manco Kim Kardashian ha fatto così. Noi vediamo sempre il mega-wow del risultato, ma in realtà ci sono settimane se non mesi di preparazione. Soprattutto mentale.

Ciao io sono da @dressyoucan ciao #stilettotour Una foto pubblicata da Veronica Benini / Spora (@spora) in data:

Per essere platino bisogna diventare prima bionde dentro. O accettare che lo si è sempre state, in barba a chi ti farà le battutine. Una bionda ha un Master in resistenza alle battute sessiste e qualunquiste. Una bionda se le fa scivolare addosso e risponde con un cenno del capo come per dire “Si, si tesoro, ce l’hai enooorme”. E va avanti infischiandosene altamente o così ti farà credere, perché noi bionde siamo sensibili a certe battute ma non ci piace che si veda. Dopo mesi di ricerca intima sul perché si vuol diventare bionde, sul “Ma mi starà bene?”, mesi di “Ma se poi sembro una battona?”, mesi di “Mi prenderanno tutti in giro” alternati al “Sarò uno schianto!” “Col platino potrò indossare tale e tale vestito, e il rossetto rosso che volevo!” e via dicendo, si arriva a un fatidico mattino dove ti svegli e la transizione è fatta. Non sei più mora/castana/rossa. No: tu sei bionda. Bionda platino inside.  

 

Ciao Farrah ;-) Taglio e piega by @ricciocapriccio_roma: come tagliano il mosso o riccio loro, nessuno!

 

Una foto pubblicata da Veronica Benini / Spora (@spora) in data:

Sei bionda platino dentro e devi fare il tuo coming out. La cosa non può aspettare un giorno in più. Arriva il momento di prendere appuntamento col parrucchiere. In molte abbiamo fatto il primo passo da sole, sai, nella vergogna del super, scegliendo nuances che promettono il biondo nordico freddo e glaciale in una sola posa perché noi, nel momento stesso in cui abbiamo fatto il nostro esordio mentale, abbiamo dichiarato di volere il platino subito, in mezz’oretta con quelle bustine automatiche comodamente nel nostro bagno. BALLE. Il platino richiede due decolorazioni fatte in modo super-profescional, se non tre. I decoloristi mischiano le polverine a seconda del capello che hai per evitare il temibile effetto arancione e monitorano costantemente la decolorazione ogni cinque minuti. Il “temibile effetto arancione” è quella cosa che succede alla maggior parte delle donne perché il capello vira ed è subito viados. Noi non vogliamo l’arancione. Noi vogliamo il platino. Io sono stata arancione tantissime volte, sono una sopravvissuta. Una volta a Parigi sono andata in ufficio col cappello di lana e non l’ho tolto per tutto il giorno perché ero arancione. Arancio fluo. Se vuoi imparare dai miei errori, prenota dal parrucchiere ma non uno qualsiasi. Devi prendere appuntamento con un parrucco esperto in decolorazione e non è detto che tutti ti facciano diventare platino. Non è per niente vero, a me alcuni sinceri hanno detto di no per la deriva arancione, e altri incoscienti o ignoranti mi hanno fatta arancione in un battibaleno “Ma stai beniiiiissimoooooo”! Stronzi. Sono anni, davvero, ma che dico: decenni che volevo essere platino e non ci ero mai riuscita. Persino le mie amiche (si dico a voi Snob e Cinica) mi dicevano di lasciar perdere, che il platino non era per me. Ma come fa una che è platino inside a lasciar perdere il suo naturale platinout? Impossibile. Ho perseverato.

Ci ho provato, ho fallito e sono caduta molte volte nell’arancio della vergogna. Ma mi son sempre rialzata (con e senza capellino di lana) finché non ce l’ho fatta, e adesso tutte a dirmi “Oh ma stai da dio”. Eh. Io lo sapevo, voi ignave no. Come si arriva al vero platino? Caso Spora (aka la maggior parte delle donne, dai ammettetelo siam passate tutte dal kit effetto nordico): Dopo una fase un po’ arancione autoinflitta e un’esperienza terrificante da un parrucchiere milanese che mi ha leopardata e mi ha pure segato i capelli, sono finalmente approdata da Riccio Capriccio a Roma. Ebbene si, abito soprattutto a Milano ma vado dal parrucchiere a Roma. Lo sottolineo per farvi capire quanto sia difficile trovare della gente esperta in decolorazione e in colorazione toni pastello. Da RiccioCapriccio fanno tutto ecobio, by the way. Non chiedetemi come, ma è tutto ecobio. Una volta che diventi platino inizia una nuova vita. Le soddisfazioni sono davvero tante, ti senti proprio gasatissima e figa all’ennesima potenza. Anni e anni di marketing televisivo, riviste porno e dive hollywoodiane hanno reso il platino un simbolo di bonaggine a prescindere. Ma quando decidi di passare al pastello, raggiungi dei livelli mai immaginati prima, e il bello –o brutto, a seconda di quanto sia pieno il bicchiere- lo scopri solo vivendo. I capelli colorati pastello sono delicatissimi. A) il pastello chiaro dura pochissimo (va via in 4 shampoo) B) le radici crescono velocissime e anche se sei castana chiara, sono maledettissimamente scure, che sotto il platino sembrano nere. Nere. = sei sempre dal parrucco -> spendi un patrimonio

Lasciando da parte la decolorazione che non può essere fatta da sole perché passare dal castano al platino non è uno scherzo, potete occuparvi delle “riprese” color pastello da sole a casa. Ed è già tantissimo, eviti il parrucco ogni settimana e ci vai solo ogni ventuno giorni. Si: ventuno giorni esatti per tenere a bada le radici, signore mie. L’unica donna al mondo a non aver mai e dico mai mostrato un accenno di ricrescita è Gwen Stefani. Infatti io sono fermamente convinta che sia albina e si tinga invece le sopracciglia. Non si spiega, il mistero della ricrescita di Gwen non si spiega. Mi tartassa da anni.

…ed è subito #MULTIPASS! #pinkhair #thinkpink @ricciocapriccio_roma 💕 Una foto pubblicata da Veronica Benini / Spora (@spora) in data:

Come si fa a far la manutenzione del color pastello da sole? Ecco il tutorial di Barbara, colorista di RiccioCapriccio: Prendi la crema colorata Davines o altre marche del colore che vuoi ottenere –costa sui 30€-, la mischi con del balsamo o una maschera per capelli per attenuare il colore di base in pastello. Nel mio caso, il rosso-fucsia in rosa big babol. Vai di cucchiaino e ciotolina finché non viene il rosino/turchesino/verdolino pallido che vuoi. Non è lo stesso metterlo “puro” e lasciarlo poco in posa perché rischi il fluo “Pompo nelle casse” per direttissima. Il pompo nelle casse a me piace un casino, ma non ho il carattere per sostenere una vita all’insegna del fluo. Gnaa fo. Quindi diluisci il colore con la maschera bianca per ottenere il pastello minipony dei tuoi sogni. Applica con i guanti perché macchia le unghie. Proteggiti le mani, lo sanno tutte ma fallo veramente.

Manutintura #TeamJem da @ricciocapriccio_roma e prendo anche il colore per i ritocchi a casa! (casa è un eufemismo, lo sappiamo)   Una foto pubblicata da Veronica Benini / Spora (@spora) in data:

Super trucco: non spalmare il miscuglio rosa su tutta la testa uniformemente: MAI, farebbe effetto parruccone/piattume. Il color pastello deve “vibrare”, quindi fai delle mega-ciocche e lascia posare con la pellicola trasparente a mo’ di turbante per mezz’oretta.
Poi togli il turbante e rimetti il resto del miscuglio rosa su tutta la testa e rifai il turbante pellicola per altri 30 minuti.

Quando ti risciacqui devi fare attenzione a non lasciare scene del crimine splatter in doccia. È un rischio reale.

 

Il colore “scarica” in 3-4 shampoo. È una vita difficile. È una vita colorata.
Ma, soprattutto, è una vita in bagno. Pensate alla gente come me che vive i Tour e a volte ci tocca farlo negli hotel. Io domattina lo rifaccio a casa della cinica.
L’altro giorno ho voluto fare una variazione sul tema e, oltre al minipony a grandi ciocche, mi sono messa il fucsia “puro” solo sulle radici per fare un po’ il link con le lunghezze pastello, dato che si comincia a vedere la ricrescita scura e non posso passare da Riccio.

Ecco: le radici fucsia fluo non vanno bene. Per niente bene. Il colore intenso fa subito manga o punkabbestia. Non minipony scemo, non quell’effetto dolce da zucchero filato. Il colore rosa chiaro, invece, è più elegante a mio avviso. La prossima volta metterò il rosa chiaro sulle punte e cercherò di ottenere un rose gold sul resto. Il rose gold si fa lasciando delle ciocche “vergini” senza rosa. Il giallognolo del platino fa gold da sé e, insieme alle ciocchette rosa, il mix è oro pink super bellissimo ed elegantissimo.

 

Quando vi fate i capelli di tonalità “calde” ossia rossi, arancioni, rosa, potete ottenere dei bellissimi effetti col platino giallognolo di fondo. Ma se andate verso i celestini e verdi, ossia tonalità fredde, dovrete farvi prima la maschera viola anti-giallo. Io ce l’ho sia in maschera che in shampoo. Quel viola macchia tantissimo, usate i guanti.

 

Acconciatura
I capelli decolorati perdono vita, diventano paglia. Se hai i riccioli naturali, avrai meno riccioli e delle robe secche che si gonfiano. Se vivi di piastra, ti cadranno tutti quindi devi dirle addio almeno per l’utilizzo giornaliero. Non son compatibili, fidati.
Un grandissimo amico dei capelli decolorati e sfibrati è il silicone. Grandissime dosi di maschere e prodotti d’acconciatura al silicone. Il silicone crea una patina avvolgente intorno al capello ed è subito lucentezza, salute e bellezza. Abusane senza pietà. I capelli non faranno penetrare il silicone nel tuo cervello, ce ne freghiamo altamente di cosa va a fiire sulle lunghezze. Soprattutto se li hai uccisi con una decolorazione. Non esitono prodotti che “guariscono i capelli e le doppie punte. Esistono solo i siliconi e similia che li avviluppano.

Le radici e il cuoio capelluto, invece, sono sensibili e assorbono un po’. Per la capoccia usa uno shampoo detergente buono, di preferenza bio. Se è molto caro usalo solo per lavarti il cuoio capelluto e poi usa quello più siliconato per le lunghezze. Il balsamo non va mai messo sul cuoio capelluto ma solo su lunghezze, perché altrimenti tappa tutto. Esiste un prodotto super “detox” cuoio capelluto, è della Bio A + OE. Credo sia il 91. Lo lasci agire per 15 minuti e ti pulisce il cuoio come mai, è puro amore.

Se esci di casa col capello decolorato platino appena lavato da “asciugare al sole” sei morta. A meno che tu non abbia fatto il bagno in mare e il sale ti ricrea dei riccioli bellissimi, lascia perdere. Dovrai sempre acconciarti i capelli dopo il lavaggio. Io non ne ero abituata e adesso mi pesa ma lo devo fare, altrimenti sembro una pazza.

 

La vita di tutti i giorni coi capelli pastello: un impegno per il sociale

Se hai i capelli monipony non passi inosservata, scordatelo.
La gente ti sorride oppure ti guarda un po’ stranita. Le cinquenni ti amano e piangono perché li vogliono anche loro e le loro mamme ti ricambiano con sguardi pieni di odio. Evita di andare a prendere la nipotina all’asilo, fai quest’opera di bene.

I capelli colorati “strani” ossia di nuances non naturali, sono comuni in adolescenza, che è anche un periodo di ribellione oltre che di cambiamento. Puoi farti i capelli pastello proprio perché stai attraversando un periodo difficile, un periodo catartico e hai bisogno del minipony anzi dell’unicorno. Ma che dico: di Jem.
Ma se non sei pronta a fare i conti ogni singolo giorno con gli sguardi della gente, non farlo. Fatti piuttosto mettere delle ciocche di extension colorate per vedere come va.
È molto difficile farsi prendere sul serio con i capelli rosa, quindi se lavori in banca non so quanto sia una buona idea. A me personalmente non me ne importerebbe niente di avere una bancaria coi capelli turchini, anzi, ma la gente e la media delle persone non sei tu e non sono io: sono loro con i loro preconcetti anti-originalità. Facciamocene una ragione. Noi coi capelli pastello siamo gente “non normale”, gente sospettosa.
Uuuuh! Paurissima del capello rosa.

 

Quando hai i capelli color pastello devi essere sempre truccata. I toni pastello stanno meglio sulle pelli chiare quindi se hai deciso di diventare pastello adesso che arriva l’estate pensa che sarà meglio non abbronzarti e quindi scatta anche l’operazione SPF50. Un delirio, credimi. Quando non ti vuoi abbronzare, finisce sempre che ti abbronzi a pezzi ed è una tragedia: settimane di SPF50 buttate al vento da un braccio che prende il sole per due ore di autostrada o per una passeggiatina pomeridiana. Segni delle Birken sul dorso del piede. Ignominie.

L’operazione PSF50 è certosina, devi applicare lo spray (la crema è un casino, meglio lo spray trasparente) anche su orecchie, piedi e mani. Devi avere lo spray per il corpo e la cremina per il viso. Lo stick è un’ottimo alleato per il naso. Ricorda che il naso è il primo ad abbronzarsi. Il naso è un traditore di prim’ordine.

Il platino è più facile da gestire con l’abbronzatura, ma col pastello è brutto. Se non mi trucco col copri-occhiaie, per esempio, sembro una scappata di casa. Il top è con un po’ di fondotinta chiaro, per uniformare, e degli ombretti adatti à la situation. Anche le sopracciglia devono essere super-definite con la matita e devono rimanere scure, così ti danno carattere ed espressività. Io ho pure il Botox in fronte quindi me le disegno e rimangono li, immobili. Una mia amica mi ha scambiata per una bambolina l’altra sera, e non la smetteva di ridere. Devo smettere di indossare vestitini smeraldo à pois.

E parliamone, di vestitini: il capello pastello richiede una cura dettagliata in tutto il look.
Non ti puoi vestire con colori che non stanno bene col rosa dei capelli, perché è subito baraccone live. Anche lo stile deve essere in accordo con un progetto ben preciso. Non importa quale stile, ma scegline uno e fai ricerca su Pinterest per costurire degli outfit decenti. Pinterest salva milioni di donne ogni giorno nel mondo, e nessuno che gli dia il Premio Nobel. Il mondo è strano. E puttano.

Lo stile
Ho notato che sto bene vestita di rosso tinta unita, e se scelgo vestiti a fiorellini o similia, le fantasie devono essere molto piccole. Meglio roba anni 50 perché il look anni 50 è iper femminile, curato, fichetto. Non punkabbestia che non si lava, per capirsi. La tinta unita è sempre la miglior opzione perché non puoi complicare l’insieme.

 

Quindi: se non sei pronta a curarti nei minimi dettagli nel trucco, il look e la pelle, il capello minipony sarà solo un’aggiunta peggiorativa. Una roba da teenager in ribellione con puzza d’ascella e doc martens.
Se, invece, scegli colore e tonalità pazzeschi e li accordi ad uno stile magari non complicatissimo da diventarci matta ma che senti tuo e che ha un senso, avrai un look stupendo.

 

Capelli e personal branding
Io mi sono fatta platino perché ho dovuto farlo, mi sentivo così. Ho voluto il rosegold per un tocco di eccentricità. Ma ho scelto il rosa per motivi di branding. Proprio come ho scelto di indossare sempre il tubino rosso per gli eventi Stiletto Academy.
I capelli definiscono la nostra immagine. Le rockstar hanno quasi sempre dei capelli assurdi, sia nel taglio che nel colore, e servono a renderle indentificabili subito. La prova del nove è: se riesci a farne una caricatura veloce partendo dal capello, il branding è buono. Io quando parlo di branding e capelli in conferenza, nomino sempre Rod Stewart. Rod Stewart era i suoi capelli prima di tutto.

Oggigiorno parliamo di personal branding non solo per le persone famose ma per tutti. È utile a tutti comunicare meglio la propria immagine per essere riconoscibili per un certo ruolo in modo da migliorare il proprio posizionamento e lavorare solo con clienti o partner che siano in fase con i propri valori. Sono anni che cerco un taglio e colore originali, che mi definiscano, e adesso col rosa credo che ci sono vicina. Non sono certa che taglio e acconciatura siano giusti, ma il colore mi piace e lo sento mio. Credo che taglierò ancora e dovrò lasciare i riccioli per non morire di piastra, anche se a me piacerebbero molto lisci con ondulazioni larghe.
To be updated, si accettano suggerimenti.

Come si torna indietro?
Non si torna indietro dal pastello indenni. Chi smette col minipony passa al taglio cortissimo. Raramente ho visto gente coi capelli in uno stato decente per sopportare una ripigmentazione e successiva ricolorazione con un capello dall’aspetto finale decoroso.

What’s ripigmentazione? La ripigmentazione è la fase di capello rosso per la quale passiamo TUTTE, per poi farli castani o biondo scuro o quel che siamo in un secondo momento (circa due settimane). C’è chi rimane in fase ripigmentazione infatuata dall’effetto Julianne Moore. Devo dire che il rosso è molto bello e molto complesso, ti da un’aria sofisticata. Il problema dei rossi è che spessissimo si vede che sono finti quindi meh, la situazione fa il giro e diventi kitsch in due spazzolate.
Se hai i capelli molto lunghi e vuoi sentire il brivido del pastello, prova a farti le extension colorate oppure scegli una colorazione scura tipo il verde ottanio-petrolio della Snob. Mai il minipony.

Il minipony richiede il sacrificio ultimo di tutte le platinate che, se ci fai caso, da Marilyn in poi hanno tutte i capelli corti per avere un ricambio annuale dell’intera lunghezza.
Sei sicura di essere pronta?



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lettera al padre

Non avrei mai pensato di uscire dalla vita di un genitore, ma mi è successo.
Con entrambi.
Strani i giri della vita, ci pensavo questa mattina.

La famiglia è per sempre e, si sa, sono relazioni difficili ma sono le uniche che sai che saranno li finché non muori. Puoi litigare a morte con un fratello ma sai benissimo che se gli succede qualcosa tu sarai li per prima anche se ti aveva mandata affanculo. Sempre, perché siamo fratelli. Perché è così e basta.

I legami tra fratelli sono profondissimi se ci sei cresciuta insieme.
Non ho mai creduto nelle fratellanze da famiglia allargata semplicemente perché manca quel collante che è la vita passata insieme sotto lo stesso tetto. Ho sempre avuto esperienze raccapriccianti di madri che prendevano le difese dei loro figli contro di me. È puerile ma tant’è, è sempre andata così.

Chiamala, se vuoi, sfiga.

A un certo punto avevo cominciato a scrivere le avventure della compagna di mio padre di quand’ero al liceo. Era tutto terribile come quando non mi comprava il libro di inglese e non voleva che usassi quelli di suo figlio che faceva la mia stessa classe perche “mamma ha detto me lo sciupi”. Erano storie tristissime per la loro bassezza, ma si rideva molto lo stesso. Io ci ho sempre riso un sacco.

Il primo genitore che ho perduto è stata lei. Ho finito di crescere senza la mia mamma, a partire dai 14 anni. I miei hanno divorziato e siamo andate a vivere col papà in Italia. Il tutto nel giro di dieci giorni, non ho molti ricordi.
Ho cambiato paese, cultura, scuola e lingua con un volo di 14 ore.
Puf!
Non sno tornata nel mio paesino finché non mi sono comprata da sola il primo biglietto svuotando il conto-risparmio che mi aveva aperto mia nonna a 17 anni.
È stato un ritorno amaro, era inverno. Non ho voluto soggiornare a casa di mia madre.

Quando siamo partite, mia madre è rimasta da sola col suo nuovo compagno e non è stato bello per lei, ha sofferto moltissimo. Noi bambini invece eravamo di gomma e abbiamo tirato avanti inventando mondi paralleli. Madri per sostituzione. Castelli di fango. Proprietà di resilienza empirica. Superpoteri.

Sono stati anni dove mia madre era sempre descritta come un mostro che abbandona le figlie dagli altri parenti, dove i professori a scuola mi dicevano che avevo una famiglia cattiva e che sarei finita male. Anni dove mi nascondevo in un misto di odio e vergogna seguendo la corrente del ripudio del ruolo materno per ignavia. Quelli “con le mamme che gli fanno i merendini e gli lavano i vestiti” erano delle pappe molli, per me. Era ovvio.
Mi sono sempre sentita un verme, sotto sotto, per questo ripudio. Mi sono sempre sentita un verme per non aver potuto dirle che non era colpa sua.

L’ho ritrovata da adulta di recente ed è stato soffice. Ho di nuovo una madre e abbiamo molto da fare insieme. È strano, ma è bello. Come quando devi uscire e ti perdi la metà del film e poi qualcuno te lo racconta, o vedi un pezzetto in TV in un momento dove hai altro da fare e non ti ricordi bene che cos’era successo prima. L’interesse per il film non è lo stesso, ma hai quella curiosità vecchia, che fa il solletico.

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In linea generale come donna ho avuto una vita diversa. Non oso dire difficile o dura perché le vite difficili e dure sono quelle dove te la passi davvero male, mentre a me mi hanno voluto sempre molto bene, in un modo o nell’altro. Come mi diceva sempre mia zia: “Tu non hai avuto la ciliegina sulla torta, ma c’è gente che non c’ha manco quella. Sei fortunata, noi ti vogliamo bene” . 

Babbo ha fatto di tutto per me e mia sorella, e anche mia mamma l’ha fatto mentre siamo state insieme. Ho avuto una bellissima infanzia.

Se invece mi chiedessero di tornare al liceo gli direi un bel SUCA. Mai più. Quando ero al liceo mio padre stava con una tizia cattivissima con me, e si inventava le cose per farmi perdere punti.

È stato bellissimo andarmene per l’università, ho ripreso me stessa e non avevo più paura di rientrare a casa la sera. Non avete idea del sollievo di essere lontana.
Sono sempre andata più lontana, fino a Parigi, finché non sono diventata indipendente al 100% economicamente. E non sono più tornata in Italia finché non ho trovato la mia via sugli stiletti.
Di recente ho perso mio padre. Ironia della sorte, anche lui è sempre vivo ma è come se non esistesse più. Ogni tanto lo incrocio ed entrambi facciamo finta di no vederci, se lui è con la moglie. È una sorta di pattern che si ripete ma questa volta ho tagliato io. Questa volta l’ho deciso perché non voglio più subire quel che ho subito in adolescenza.
Ora sono adulta e ho imparato a dire vaffanculo, è netto ma liberatorio.

C’è questa cosa infantile con le fidanzate che odiano i figli dell’altro. Gli danno le responsabilità della loro infelicità, gli urlano disperate che è tutta colpa loro, come se dando la colpa ad una terza persona i loro problemi sparissero. Ma non spariscono, si allargano. Non ho mai capito il senso di quella battaglia fidanzata vs. figli, ma i miei coetanei mi raccontano storie simili. Tutte identiche: i problemi delle mogli dei genitori sono causati dai figli dell’altro che vedono si e no una volta al mese. E i figli sono dei buoni a nulla, degli stronzi cattivi egoisti e finiranno sicuramente male. Soli, abbandonati, stronzi.
Ma suca, va.

Questa storia farebbe anche ridere, ma a me non fa ridere. Non ci scrivo più i raccontini buffi. A me fa molta pena perché è tutta energia sprecata. Mi fa pena perché ce l’avevo messa tutta.
Se mi dicessero “Guarda, ingoia tutta quella rabbia, fatti trattare come una stronza ma poi tuo padre sarà felice” allora ci penserei. Non so se lo farei ma ci penserei.
Ma non funziona così quindi il problema non si pone.

Quando sei adolescente non ti crede nessuno e perdi sempre. Cresci pensando che nessuno ti crederà mai finché un giorno qualcuno ti dice “Ma chi, lei? È fuori come un culo, lo sapevamo tutti” e tu ti senti meno stronza. T’incazzi perché nessuno ha preso le tue difese, ma almeno sai che non eri pazza. Ti cade lo zaino di pietre che avevi addosso e senti una verità leggera che ti svolazza intorno come delle piccolissime farfalle sulla superficie della pelle.

Da grande, invece, sai distinguere le cose.
E allora tagli corto. Da grande ti rompi i coglioni senza mezzi termini.

Se non puoi fare niente li lasci stare, e tu vivi la tua vita.
Perché dopo tutto delle mogli a noi figli ce ne frega relativamente. A noi importa dei nostri veri genitori, quelli che non ci direbbero mai che i loro problemi personali sono colpa nostra.

Il resto è contorno. Ma, vedi, quel contorno ve lo scegliete da soli. Se uno sceglie come compagna una che tratta male i suoi figli, ha fatto uno sbaglio. Se lo fa più di una volta, allora ha un problema e bisogna tirarsene fuori. Nessun figlio può risolvere i problemi di coppia del proprio genitore, è fuori luogo anche solo parlarne.

Fa male?
Si, fa male. Ma la vita è prepotente e nessuno si deve mai permettere di trattarti come un pezzo di merda. Perché tu sei una figlia, non un’amante, non una ex moglie, non una concorrente amorosa. L’amore per i figli esisterà sempre, mi pare evidente, ma non per questo è concorrenziale. Cavolo, è l’ABC della psicanalisi.

La vita è fatta di scelte, e io ho scelto di eliminare chi mi tratta male.

Ciao papà, ci rivedremo quando starai meglio. Ci rivedremo quando quando chi ti ama capirà che l’amore si moltiplica e non si divide, ci rivedremo quando tu rispetterai te stesso scegliendo chi ami la tua famiglia e non cerchi di tagliarla fuori a colpi di machete. Io ho scelto una persona che mi ama, mi rispetta, rispetta te e non ti direbbe mai niente di brutto. Pensaci, è la stessa cosa.

Io ti vorrò sempre bene e so che anche te me ne vuoi.
Ma, come dicevo: un vaffanculo è d’uopo in questi casi.



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la prova costume: IN & OUT

Momento promozionale sui prossimi eventi Stiletto Academy a Sud, tutti gratuiti come sempre:

Domenica 21 Lecce, con aperitivo incluso
Domenica 28 a Rende
Sab 4 luglio Bari
Domenica 12 luglio Agrigento

Ci vediamo al mare?

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Un paio di settimane fa ho deciso di darmi una regolata con il cibo perché avevo pancia e alette. Ho ridotto drasticamente i carboidrati, gli zuccheri in generale, e ho mangiato con meno sale. Adesso la panzetta sta sparendo, quella “di troppo”, e ho il pancino come piace a me. Persi due chili e via.

In mezzo ho fatto ben due Riducella dalla Cinica che, come sempre, me li offre gratis perché io le ho fatto le vignette della pagina facebook per un anno. Adesso siamo amiche ed è tutt’un “Vieni che mi devi sistemare i testi del sito nuovo” “Si, che c’ho anche da farmi un Riducella perché stommorendo” “OK, poi aperitivo allo Smooth” “Vai!”.

Ora siamo amiche per la pelle. E per il Franciacorta.

La prova costume è una lagna. Se ci pensate, la maggior parte delle donne cerca di dimagrire solo per avere un miglior aspetto con il costume da bagno per quelle una-due settimane di ferie. Fine.
Sappiamo tutte che un corpo sano è meglio di un corpo stanco, martoriato, intossicato. Grazie.
Dovremmo fare attenzione al nostro corpo tutto l’anno, ma non lo facciamo. Arriva maggio ed è tutta una tragedia, chiami la Cinica e non ha un buco libero per un Riducella. Niente. Disperazione. Cellulite che spunta dappertutto. E costumini indosso a modelle magrissime e photoshoppate.

Morale per terra.

A parte i discorsi sull’immagine della donna attuale che non si accetta con le sue curve per una lunga serie di motivi legati soprattutto alle pubblicità, questa cosa della prova costume ci ha rotto perché la viviamo male, eppure anche se coscienti che le curve non sono il male, coscienti che doremmo muovere il culo tutto l’anno, be’, spendiamo ingenti somme di denaro in rimedi last minute.

Segue breve lista delle cose che facciamo nel maggio di fuoco (se non giugno) e che fungono e non fungono. Premetto che l’unico Centro Estetico che io frequenti al momento è quello dell’Estetista Cinica perché lei non mente. Altri Centri che ho frequentato mi spacciavano massaggi con creme anticellulite che non facevano una pippa. Soldi buttati.

Le cose IN per ridurre l’effetto della culotte de cheval (non la mandi via, scordatelo, ma almeno può avere un aspetto meno orrido)

  • Integratori drenanti: fatto l’anno scorso e aiutano molto, che siano pillole o estratti di piante da sciogliere nell’acqua. Non c’entrano niente con le cellule adipose, ma drenano intorno e aiutano a ridurre i volumi.
  • Riducella: fa perdere cm e cm di ritenzione idrica ma non manda via la cellulite. Consigliatissima per perdere centimetri e motivarsi per muovere il culo.
  • Cavitazione e raggi fotonici tipo Accent: schiantano le cellule adipose (non tutte, non sognate) e poi dreni la roba schifosa con icoone.
  • Icoone: macchinario coi rulli che aspira e rimodella. Non schianta le cellule adipose, ma le ridistribuisce lungo la coscia e aiuta a drenare. Funzia ma va fatto ogni settimana sennò perdi tutto l’effetto. Quando lo facevo regolarmente ero una figa.
  • Dieta: si, è la cosa che funge di più e va fatta anche se sei tutti i giorni dalla Cinica perché se magni meno sale e zucchero le cellule adipose si riducono di volume e hai meno buccia d’arancia.
  • Eliminare gli alimenti che gonfiano a seconda delle intolleranze anche leggere di ognuna: funge, provate a togliere il glutine o le farine bianche o i prodotti con i lieviti chimici e vedrete che la pancia è meno a pallone. Ovviamente sto generalizzando e ognuna dovrebbe far delle prove per capire quali alimenti la gonfiano e quali no. È un casino ma può rivelarsi un’ottima cosa. Eliminare i carboidrati per un po’ aiuta anche a combattere la Candida.
  • Muovere il culo, assolutamente si, inutile stare a dire. Io non lo muovo, ma se lo muovessi starei molto meglio.

Le cose in forse / prova

  • Lactoflorene Pancia Piatta: me l’hanno regalato quelli del frullino e lo sto per provare, poi vi dico. Sono fermenti lattici e servono a ristabilire la flora intestinale che si stravolge ogni due per tre. Io provo, non ne posso più di sembrare incinta.
  • acqua e limone tutte le mattine al risveglio per detox. Per ora tanti ruttini al limone hahaha! Poi vi dico.

Le cose OUT per la culotte de cheval:

  • Creme anticellulite: lisciano la pelle ma non mandano via la cellulite perché per legge non possono arrivare al derma. Il mondo è pieno di bugie, ahimé, non ho capito coem facciano a pubblicizzarle ma lo fanno. Come liscia-pelle però sono ottime, tipo l’effetto grattugia delle braccia, hai presente? Bomba!
  • Massaggi manuali drenanti: bisognerebbe farli quasi tutti i giorni, meglio i macchinari della Cinica.
  • Bere tanta acqua: cazzata mega galattica. L’acqua idrata la pelle e fa bene, ma non fa dimagrire né fa andare via la cellulite. E se ne bevi troppa si affaticano i reni. Due litri e basta.

Siccome la Fogazzi detta Estetista Cinica è una #FottutaProfessionista, sono usciti il suo sito Bellavera ed anche il Canale Youtube: è utile, super pro e divertentissimo. Ecco l’intro. Poi ne ha fatti altri due: fanghi a casa e luce pulsata.

Per non farsi mancare niente ha anche creato i kit SOS che sono usciti oggi. Io ho provato “Borse sotto gli occhi” e quel siero anti-blue è un portento. Essendo amiche, ho sempre assistito a tutte le fasi dall’idea al progetto e dal progetto alla realizzazione.

Ogni mercoledì manda in onda un video nuovo, guardate i primi tre e iscrivetevi: ne vale davvero la pena! Sta per uscire la Grande #SagaDellaCellulite e io non vedo l’ora.
Ecco il teaser


Link utili:

Riducella, Cavitazione, Icoone, Lactoflorene.
E, per par condicio: viva il gelato!



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le calamite

Oggi parlavo al telefono con la mia amica Chiara, mi ha chiamata per raccontarmi una cosa bellissima che le è successa, e io sono felicissima per lei.
Chiara ed io siamo amiche da pochi mesi.
Chiara ed io ci conosciamo pochissimo, ma ci conosciamo in profondità.
Se mi chiedesse una cosa assurda, la farei senza esitare perché siamo fatte della stessa pasta.
Chiara ed io siamo amiche perché non poteva essere altrimenti.

Esistono le amicizie d’infanzia, immutabili nel tempo finché morte non ci separi. E nemmeno quello riesce a farlo.
Esistono le amicizie degli anni dell’università, sono amicizie alimentate da mille avventure ed esperienze.
Poi esistono le varie conoscenze della vita al lavoro, durante le attività di svago, o in giro per il mondo.

Ma le amicizie più strane sono quelle da calamita. Ti sorprendono sempre. Sono leggere e profonde.
La calamita attira la gente simile a te. Quella similitudine fatta da una profondità forgiata dalla stessa fame. Ti guardi, scambi un paio d’opinioni e ci sei. Lo sai già, lo capite insieme.

In età adulta ho incontrato nuove amicizie fatte proprio da questa pasta, da questa sabbia, da questa forza. E basta un caffè per farne cemento armato.

Questo blog in cui non limito niente di me mi ha permesso di attivare una calamita gigante, e gli sono immensamente grata per questo: grazie sporablog, grazie internet!

 .

Una delle mie socie mi ha fatto scoprire la sabbia cinetica. Mi sembra la metafora perfetta per le persone che la vita avvicina in modo magnetico.

PS: questo sabato e sabato prossimo organizziamo una caccia al tesoro a Roma e Milano con Sephora. È gratis, si vince una roba fighissima 5 volte al giorno e c’è un gift per tutte le partecipanti.
Dove, dove!? Li –> #VeniPediVici



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#Getting40: il diario di una pre-quarantenne col Botox

“Porque una es más auténtica cuanto más se parece a lo que ha soñado de si misma”

Agrado, en Todo sobre mi madre.

Quest’estate compio 39 anni. Sono nata nel 1976, in pieno Golpe militare in Argentina. In una vita ho visto talmente tanti progressi della scienza che quegli anni settanta mi sembrano lontani cent’anni.
Ho viaggiato moltissimo, ho vissuto in molti paesi, ho fatto tantissimi lavori diversi. Cameriera, lavapiatti, modella per pessime aspiranti pittrici, promoter, volantinista, donna delle pulizie, ragazza alla pari, babysitter, dogsitter, stagista, architetta, prof universitaria, manager, consulente, coach di tacchi. Sono finita inventandomi un lavoro, ma questo è solo l’inizio.

Siamo sempre all’inizio delle cose, la fine non esiste perché il tempo scorre ed ogni mattino esce il sole. Banale ma semplice e sincero. Ogni primavera compriamo vestitini nuovi e scegliamo un profumo, una città, una destinazione per il nostro viaggio che è la vita. Le stagioni sono linfa di rinnovamento e ci danno la forza per rinascere in nuovi progetti.

La soglia dei quaranta non è un “cap” facile, per le donne. Tendiamo a vivere l’età come un parametro peggiorativo. Questa tragedia è indotta dalla società, dalla confraternita di Photoshop, dalle insicurezze delle donne. Gli uomini si fanno molti meno problemi con la loro età. Per loro è questione, più che altro, di non avere la pancia e conservare un organo sessuale funzionante. Per il resto se ne fregano. Pensate che noi abbiamo solo il problema della pancia, la patata è infinita e sempre pronta. Eppure ci facciamo molte più pippe mentali di loro.

Io adesso per esempio ho i capelli rosegold. A 39 anni, parliamone.

rosegold-spora

A noi donne dicono “Ma non dire la tua età se ne dimostri di meno, sei matta!” E perché? Io la dico sempre, che sia un periodo dove ne dimostro di più o di meno o quella che sto vivendo. Non me ne frega nulla, io non sono la mia età, l’età è solo un parametro che dimostra quanto ho vissuto e pertanto è tremendamente relativo: c’è gente che in 40 non ha mai vissuto un granché, e gente che in 23 -età che aveva la Snob quando siamo diventate amiche- ha vissuto in modo così intenso da non farti sentire quei 12 anni di differenza.

Ciònonostante, l’età ha quella cosa allucinante che è la mente che si espande, la tua autostima he cresce, e il corpo invece che comincia a darti segni di fatica. IL tuo corpo declina, e lo vedi. Lo senti.

Vedi che non smaltisci più la ciccia come prima. E hai la pancia, e hai i bracciotti, e hai la cellulite al terzo stadio che s’installa.
Sono una donna dannatamente normale, ho la cellulite.
Non faccio sport, non faccio diete, non mi trovo né grassa né brutta. Io mi piaccio molto lo stesso. Misuro 1,62 e peso 60 kg.

Arrivare a piacersi finita l’adolescenza e le insicurezze dei primi anni da adulta indipendente, intorno alla trentina, è stato un bellissimo traguardo. Io da molti anni mi sento proprio figa, qualsiasi cosa io faccia, perché ho deciso che sto molto meglio così.
E funziona.

La gente può dirti quello che le pare, ma se tu ti senti figa stai molto meglio. Lasciali dire, lasciali criticare, ti pare normale la gente che passa le ore a scrivere per criticare te invece di fare cose belle per sé? A me no.

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Ma essendo pur sempre una donna, posso perfettamente fare prima colazione con una centrifuga alle verdure e i biscotti di riso, e poi a pranzo prendere una cheesecake.
La grande verità: siamo donne e questo dualismo è la nostra quotidianità. E la nostra croce.

Cosa fa la donna normale “pranzo sedani – merenda cioccolato” quando comincia a vedere che il suo corpo non regge più come prima?
In molte si iscrivono in palestra, cominciano a fare attenzione non solo alle calorie, ma soprattutto a cosa mangiano passando all’organico. Si comincia a fare attenzione anche a cosa ci si spalma addosso, si bandiscono i parabeni e s’incomincia a pensare a dei barbatrucchi meno faticosi della palestra per sloggiare la ciccia, o anche ad un attacco su due fronti. Le VIP come Gwyneth Paltrow e Madonna fanno scuola.
Ivi comincia a frequentare gente come l’Estetista Cinica, per grandissima soddisfazione delle sue cosce che ritrovano un po’ di decenza.

tatuaggio-cinicaEbbene si: sono usciti i tatuaggi temporanei dell’Estetista Cinica. 5€ e passa la paura! Questa coscia è sua non mia ;-)

Alla soglia dei quaranta diventiamo coscienti. Mortali, se vuoi.
Ci vogliamo ancora più bene, cominciamo a curare questo nostro compagno di viaggio che è il nostro corpo. Corpo martoriato da anni di eccessi e noncuranza.

Più o meno.

(reminder: “pranzo sedani – merenda cioccolato”)

Viviamo un’altalena di mivogliobenemangiosano e giornatademmerdanutellatiamo.

Siamo donne. Abbiamo pure il ciclo e tutti quegli ormoni.
Siamo dei gegni per l’autogiustificazione delle cazzate.

A volte mi scrivono chiedendomi che siero uso, oppure quali trattamenti faccio dalla Cinica. Se vivessi a Milano in pianta stabile sarei più tonica, ma ahimé vivo in Tour, quindi quando passo da lei mi limito a fare un Riducella che mi fa perdere la ritenzione idrica e una o due taglie. GRANDISSIMA SODDISFAZIONE. Avete presenti le alette? Le alette sono le braccia che toccano sotto le ascelle e ti muovi male. Ecco, quelle spariscono. E anche le cosce non si toccano più.
Riducella forever, Riducella santa subito. Riducella mon amour, l’effetto dura anche 10 giorni.

Ma non basta. Non potendo frequentare i raggi fotonici e i laser brucia cellule adipose della Cinica, mangiando sempre fuori (soprattutto nelle stazioni ossia Autogrill) ho coltivato una pancia non indifferente. La pancetta è sexy, la panza invece no.
Premetto che a me piacciono le curve, sono felice morbida. Ma la troppa panza non mi piace. La troppa panza sta malissimo a tutte, dai. C’è a chi non piace per niente e coltiva gli addominali. A me quello non piace, ma sono gusti.

Poi io mi faccio il Botox. Il Botox non sono le donne orsetto gonfie, quelle sono iniezioni di acido jaluronico. E anche li mica tutte quelle che lo fanno sembrano la Gruber. Noi sgamiamo gli orsetti, ma c’è tantissima gente che fa mini cose per vedersi meno incartapecorita. Le più brave sono Jane Fonda, che fa un minimo conservando le rughe ed è bellissima e raggiante, e Meryl Streep che si liscia con Botox e iniezioni di jaluronico, ma rimane fedele alla sua faccia. Niente orsetti.

L’altro giorno mi sono filmata mentre il Dottor Tossina (Team Cinico) mi iniettava il Botox per tirarmi su le sopracciglia.
Fa un pelo male, fa impressione vedersi puntare gli aghi in faccia, ma dura solo tre secondi. non ho ancora mandato su il viedo perché non ho saponetta, ahimé.

botox-spora

Alcune verità sul Botox: IN & OUT

  • Fa un pelino male
  • non lascia lividi
  • puoi rimanere truccata mentre te lo iniettano
  • l’effetto maggiore dura due-tre mesi
  • se ne va completamente in un anno e mezzo lasciandoti solo leggermente più liscia.
  • senti la fronte come se fosse di piombo
  • non puoi fare ammiccamenti con gli occhi alzando le sopracciglia
  • se ne fai troppo sembri uno zombie congelato (brutto)
  • laggente ti dice “ooh ma come sei raggiante! Ma come ti fa bene l’amore!” (LOL)
  • non ti gonfia a orsetto: rilassa solo certi muscoli, aprendoli e smolandoli come un elastico vecchio
  • si applica solo dagli occhi in sù: liscia zampe di gallina e ruga del pensatore, alza le sopracciglia. Tutte e tre le cose insieme o soltanto una, a scelta.
  • costa sui 300€ a seduta, a seconda di cosa fate
  • lo fanno solo i chirurghi estetici, non le estetiste
  • Se lo fanno anche le VIP eco-bio-talebane. Soprattutto loro.
  • Se lo fanno moltissimi uomini
  • Lo negano tutte e tutti parlando di integratori e dieta sana. E stacippa.

Ma torniamo al dramma indotto del corpo che si affloscia alla soglia dei quaranta. Cosa normalissima ma inaccettabile dalla maggior parte delle persone, e condannata dalla società. Patricia Arquette ha lanciato un chiaro segnale a tutta Hollywood quando ha ritirato la statuetta: siamo messe male.

Allora, ragazze mie, sono arrivata alla fatidica conclusione che molte accettano ed affrontano già ai 33 ma io sono bionda e arrivo dopo gli applausi: magnare meglio, magnare de meno, muovere il culo. Perché ovviamente se ti muovi non solo bruci calorie e ciccia, ma diventi anche più tonica (ricordare sempre i bracciotti molli con le alette del diavolo? Noi non li vogliamo!).

Ciao, mi chiamo Spora, ho quasi 39 anni e ho deciso di combattere la pancia.
Ciaaaaaao Spooooooora!

Ho iniziato il mio magna meno – magna meglio ieri a pranzo al Vaticano.
L’ho deciso dopo aver comprato ben 4 vestitini fifties tatticamente a vita alta e gonna a tutù con l’unico obiettivo di nascondere la panza. L’ho deciso perché il mio vestitino fasciante di Missoni che avevo indossato la mattina mi stava, diciamolo: malissimo.
E a me quel vestitino piace un sacco.

Sono entrata in quel negozietto col Missoni effetto pushup panzuta, e ne sono uscita saltellante fifties superfiga col vitino alto simil-vespa ma consapevole del trucchetto. Uno dei vestitini è verde acqua a pois bianchi. E ho 39 anni, non so se capite il livello ormonale dissestato di questa fase di passaggio. Una pre-quarantenne col vestitino verdolino à pois, parliamone anzi no.
Avevo fatto questa vita consapevole dopo i tumori, ma poi sono uscita dall’ovile perché era troppo talebana e io sono una tizia normale (oooh che battuta splendida, la capiranno solo le mie amiche!).

Ho annunciato la mia decisione da pre-quarantenne a Calo. Lui ha riso. Gli ho detto “Sono seria”. Ha sorriso benevolo, mi ha detto OK. Lui quest’estate ne compie 40 ed ha un corpo della madonna anche se non fa esercizio e mangia quello che vuole. Poco, ma magna. Sorvoliamo.
Ho confessato tutto, anche il fatto che ho capito che a questo punto della situazione devo pure muovere il culo. Lui morto dalle risate “Ma va?” Io ero serissima.
Lui mangiava la pizza, io un’insalatina. Niente dolce signore mie, un trionfo.
Calo è allenatore di pallavolo e mi aiuterà. Ride perché mi ama ma mi ha detto “Be’, ovvio che devi bruciare, cosa ti aspettavi a quest’età?”
Aaaah, l’amore!

Io nella vita mi aspettavo di andare dalla Cinica ed uscirene senza pancia e cellulite, stop.
Ma non è possibile, anche la Cinica ti dice di muovere il culo.
Amen.

Ricapitoliamo con una checklist da pre-quarantenne:

  • non dimagrire ma buttar giù la panza e rassodare le braccia
  • mangiare meno
  • mangiare meglio
  • ciao sacarosio, ciao sale
  • mettere il siero faccia-collo-polsi tutti i giorni più TUUUUUTTO il resto
  • idratare il corpo tutti i giorni
  • struccarsi tutti i giorni
  • hammam o scrub spesso (la pella va pulita)
  • muovere il culo un pelino tutti i giorni
  • muovere il culo forte due volte la settimana

Parlare di cosa mangi e come lo mangi è fuorviante. Siamo tutte diverse. Idem per il muoviculaggio, quindi evitiamo di darci delle soluzioni miracolo nei commenti perché, appunto, ognuna è un universo a sé stante. Apprezzerei, però, delle idee carine per i merendini. I merendini sono i momenti orendi dove cedi alle tentazioni terrificanti tipo sulle frecce, e sulle frecce vendono solo carboidrati coi conservanti.

#Getting40: il diario di una pre-quarantenne col Botox

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Mi dispiace ragazze, non scrivo molto ultimamente.
Siamo in pieno Tour, e organizziamo anche altri eventi che scoprirete presto.
Le poche ore libere che ho, le uso per scoprire le città con Calo. E anche li, spessissimo, devo connettermi per lavorare. Anche durante il ponte. Soprattutto durante il ponte.



I commenti sono moderati. Li approvo ogni volta che mi connetto. Grazie della comprensione.
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la dura vita dei freelance: connessione mobile

Questa storia è successa a me, è successa a te cara amica freelance, e continuerà a succedere a tantissime altre persone. Questa storia è una storia tragica di connessioni mobili, stress da SPM, capelli rosa e figure dimmerda coi clienti.
Soprattutto di figure dimmerda coi clienti.

Oggi ho finito di lavorare con la TIM.
Abbiamo avuto un problema tecnico con la saponetta che in una notte, spenta, ha consumato 5 giga di traffico.

Loro dicono che li abbiamo consumati, io dico di no.
Risultato?
Siccome io non sono assolutamente in grado di valutare cosa sia successo (non sono mica nerd) e loro sono certi di quello che indica il tabulato con “connessione perenne”, io me ne vado.
Basta, ecco il risultato: io dico una cosa, loro un’altra, ed entrambi pretendiamo avere ragione.
Io non so niente di tecnologia per controbattere, quindi cerco altrove.
Molte persone sono brave a fare reclami per malfunzionamento o mandare lettere d’avvocati. Anzi, quelle le so far fare, ma costano tanto e onestamente preferisco spendere quei soldi in un’altra saponetta per la connessione mobile, più un paio di scarpe nuove.

Ognuna ha le sue priorità. La mia è la connessione ad ogni costo. E le scarpine.

Mi ero promessa di non schiacciare più il BOTTONE DI SPUTTANAMENTO TOTALE GLOBBALE sul blog.
E non lo farò, parlo solo di fatti e incomprensioni.
TIM ha un’assistenza molto efficace su Twitter.
A terra invece per niente. Zero.
Io non so come facciano le persone che non hanno Twitter e non hanno tutti i miei follower che fanno si che TIM mi risponda per evitare i flame.

Il 119, dicevo, non funziona. Tu chiami, senti le 6 opzioni, pigi 6 per avere un operatore e riparte il disco con le 6 opzioni. Io sono bionda, anzi rosa, allora mi son detta magari ho sbagliato a pigiare quindi ascolto di nuovo le 6 opzioni e ripigio il 6.
Idem.
Lo rifaccio, si sa mai il rosa mi renda ancora più scema. Sento tutte le opzioni da 1 a 6 e, di nuovo, pigio 6. Riparte il disco delle opzioni.

OK, non va.

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l’unica cosa figa di questi giorni bui da connessione è che mi hanno fatto i capelli rosegold e sono bellissimi. Grazie RiccioCapriccio Roma!

Ero stata per prima cosa in un punto TIM a Roma Termini, per risolvere dal vivo con un umano e in privato, ma mi hanno detto che non fanno assistenza, solo vendita. Secondo loro dovevo andare dove ho comprato la saponetta con lo scontrino. Ho chiesto allora di ricomprare sim e saponetta. Hanno detto no perché giustamente non facendo assistenza non avrebbero potuto sapere se il problema era della sim, della saponetta, o della connessione. Il ragazzo TIM ha visto che la connessione non andava e mi ha detto “si, non va”. Grazie.

Ma io sono a Roma e devo lavorare. Protesto su Twitter, e dopo qualche ora mi rispondono: Spora hai finito i 5 giga.

Impossibile, dico, l’ho usata solo 2gg in tutto il mese che concerne questi 5 giga. Ho scordato la saponetta in hotel il giorno 10. L’opzione era attiva dal 8. Poi Calo l’ha recuperata e mi ha detto meh, non va. Fine.
Mi dicono che la sera del 20 è stata accesa ed è rimasta “perennemente accesa” finché non ha finito i giga.

Eppure era spenta, raga. Calo ha visto che non andava e l’ha mollata li.
Che ci sia un malfunzionamento? Dai, su. Daaaaaaai.
Noooo?
No, dicono di no.

Io avanzerei l’ipotesi che magari dentro il pacco postale l’hanno fatta passare dai raggi X ed è impazzita? Che dite, torna come motivo?

Il mio problema è che ieri dovevo spedire una presentazione per un lavoro da 5mila euro, e non ho potuto farlo. Il cliente era in ritardo e io non avevo connessione. Sapete che ho fatto? Ho fotografato la mia presentazione col cellulare e ho mandato le foto via whatsapp dal cellulare.
Una vera pro, eh? Sono queste le figure che una deve fare perché ha una saponetta che funziona male? Queste cose mi fanno andare in bestia, per me la connessione è vitale. E queste figure dimmerda non mi fanno onore con i clienti. Sono una iena. Una iena che manda presentazioni fotografando il pc dall’iphone.

Quindi adesso bando alle ciance: voglio fare un abbonamento ad un altro operatore, anche per il cellulare. Sono cosciente che l’assistenza sia molto peggio altrove. Non voglio neanche Vodafone per carità, ho avuto problemi molto simili con loro, quando di punto in bianco, senza installare nessuna nuova app né cambiare abitudini di navigazione, mi finivano i giga del cek in tre ore.

Quindi: cosa resta? Accetto consigli, ho bisogno di 30 giga/mese per il modem e 3 al giorno nel cellulare.

Grazie amici. Ci terremo la saponetta già pagata della TIM per le zone (tantissime) dove prendono male così alterniamo, sperando che non si ciucci i mega random.

Aaaah, la dura vita delle connessioni mobili!
In questo vorrei lasciarvi col ricordo del Giappone, dove navighi veloce anche sullo Shinkansen  300 km/h. La prova che c’è modo di farlo, ma forse costa troppo caro.

PS: Ringrazio il Team RiccioCapriccio di Roma per i miei nuovi capelli rosegold, mi hanno tirata su di morale!



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tre storie

Domenica prossima c’è la data romana dello Stiletto Tour, e io sono molto emmozionata.

Con due emme.

Il programma è sempre lo stesso, ma ci saranno più stand e più premi.
E poi ci sono loro tre.

“Se non ci provi, non lo scoprirai mai”
Come me, che ho cambiato radicalmente vita con Stiletto Academy, i racconti di cambiamento sono d’esempio a moltissime donne. Raccontare sempre la mia storia non è divertente, ecco perché abbiamo introdotto i racconti di donne. E non per forza racconti di super-successo, quelli sono nelle riviste. Noi vogliamo raccontare storie quotidiane, di piccole vittorie e grandi conquiste.

Ascolteremo 3 storie di donne che hanno preso il loro destino in mano. 3 racconti per ispirare e aprire l’orizzonte a chi vuole rinnovarsi, cambiare vita, o semplicemente sentire una ventata di positivismo. Parleranno Chiara Marcozzi, pilota Alitalia, Sara Abbate, founder di Double B, e Cristina Fogazzi alias l’Estetista Cinica. Tre donne che potremmo frequentare nella nostra quotidianità che non sono ai vertici del sistema ma che hanno, nel loro piccolo, cambiato non soltanto la loro vita, ma anche quella di chi sta loro intorno. Che la loro esperienza serva da esempio concreto a chi sente che deve fare un passo e non trova il coraggio.

Per chi volesse venire si iscriva alla lista d’attesa perché ci sono sempre le disdette.

club-impedite

DOmani l’altro, invece, vi aspetto in petit comité da RiccioCapriccio per un fuori corso favoloo: Il Club delle Impedite. RiccioCapriccio è un salone di parrucchieri eco che sa tagliare i capelli alle riccie e non solo: ti fanno i colori favolosi. Io ormai mi faccio fare il goldrose solo da loro.

Il Club delle Impedite lo fanno per avvicinare le impedite al trucco e parrucco e, già che ero in zona, abbiamo montato questo eventino sui tacchi. Le Impedite a Roma hano dei seri problemi coi sampietrini, parliamone. Con Stiletto Academy ho sviluppato un metodo d camminata da vera diva sui sampietrini, e ve lo insegnerò. Per venirci in aiuto, Tamara ha pensao bene di procurarci dei cocktail colorati, così rilassiamo bene il bacino. Ci si iscrive via mail, e Tamara risponde. Lei dice che entriamo in poche, io invece dico: venite e stiamo un po’ dentro e un po’ fuori sul selciato. OK?
Vi aspettiamo!



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