A volte mi dico che ne sarebbe di me se non esistesse la procrastinazione.
Ma anche se non esistessero ELLE o ELLE Décor o La Repubblica delle Donne, per dire. O lo smaltino.
Procrastinare è salutare.
Ho sempre avuto delle idee mortali, sul mio divano.
Anche in doccia o sul wc. Moltissime nascono in volo.
Per me la creatività è figlia degli spazi morti. O meglio chiamarli “sospesi”. Sospesi fra un’azione e l’altra. Come se in quei momenti che sai fuggenti, il tuo cervello si incanalasse in una dimensione parallela per prendere il volo, cosciente che non ha un cazzo di tempo da perdere. E viaggia a velocià supersonica.
Ieri sera ero li spanzata sul divano che montavo il quinto epi di #SporaThaï e a un certo punto volevo misurare una sequenza su un video già pubblicato quindi vado sull’iphone ma era rimasto aperto su una foto salvata che waaah, quindi torno sul PC ma hey, il browser era su Twitter e ti vedo passare un reply dello zio Livefast, che non è che stia attaccato all’uccellino così spesso, se si può dire cosi. E a quel punto ho solo dei flash. Un paio di input che si schiantano l’un l’altro, dei ricordi che s’incastrano e il tutto frulla in un pensiero nuovo: idea.
Apro word ma pianta (solo io riesco a farlo piantare?). Cazzo, apro la mail => new message => attacco a scrivere: una canzone. Una canzone da pogo, ma anche fica. Due minuti ed era fatta. Probabilmente meno della durata finale del pezzo.
Ora io non è che abbia mai scritto una canzone, sia mai, quello è un lavoro serio. Una volta un mio amico ha trasformato una mia lettera, in canzone. Era bella. Ma quello è mestiere.
Ma è uscita così, outsider, in un nanosecondo di distrazione dove la mente è volata lontano ad acchiappare dei ricordi precisi, come un paio di fotografie, un paio di scene, e poi mi son vista pogare al concertino dei Fuck Yous e insomma ho visto la canzone e PAF!
Quindi l’epi 5 di SporaThaï è rimasto li in ballo, fino a domani. Forse. Chissà.
Toglietemi tutto, ma non il diritto a procrastinare.




