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un fiocco

Ho affittato il Loff, di nuovo.
Il nuovo inquilino ha l’aria più pulita dell’ultimo, che ha fatto non pochi danni.
Ho passato l’intera giornata di ieri a pulire. ODIO lasciare la casa sporca.

La cosa brutta, quando cambi inquilini, è che devi fare l’inquisitrice.
Verificare ogni singolo dettaglio, e vedere se non ha fatto danni.
Ho già visto che mi ha rovinato il piano di lavoro d’acciaio con una mega-macchia di calcare, ma quel piano d’acciaio da Ikea non lo fanno più. E già cominciamo male.
Poi non ha curato il teck in bagno, e gli avevo persino lasciato l’apposito olio. Era ancora li, intonso dopo 2 anni.
E non ho voglia di parlare del frigo mai sbrinato, eccetera eccetera eccheppalle.

Sono furente, il teck è rovinato.

Mi sembra di stare in stand-by, con questa casa ancora da vendere, ma intanto facciamolo davvero lo stand by e affittiamola. Più che un nodo, ho fatto un fiocchetto.

Ci penseremo a primavera, quando Parigi fiorirà e noi ci andremo finalmente insieme. La tua Parigi di Cortàzar, con la rue du Cherche Midi, i caffè e le passeggiate magari, anche noi, in giro a cercarci a caso in un quartiere diverso ogni giorno.



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la scoperta del mondo

Da quando sono rientrata dalla Sierra guardo le strade europee con stupore. Cammino nel Marais parigino, attraverso la Toscana in Treno, atterro in un aeroporto fantascientifico e il mio primo pensiero, sempre, è: Calo adorerebbe! Chissà come correremmo spiritati qui!

Penso a come gli racconterei le cose e come divorerei il suo sguardo bambino di fronte a tante cose nuove e belle.
È strano come gli occhi tornino vergini a quello stato di scoperta infantile che ti fa guardare il mondo con occhi neonati, aperti.

stupore

Foto di Sean Wood

Non vedo l’ora di accompagnarlo nei miei mondi, così come lui mi accompagna nel mio passato, facendomelo riscoprire adulta.

È stupefacente come l’amore ti faccia riaprire gli occhi, accendere l’entusiasmo, voler bere il mondo come una spremuta multicolore e fresca, una sete dolce e acida allo stesso tempo. E non smetti mai di bere e di nutrirti, perché la curiosità e la scoperta sono alla base della vita.

Meno diciassette, amore mio. Meno diciassette.



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SOS capelli ricci: quando il parrucchiere ti rovina i capelli col taglio

La settimana scorsa mi sono fatta bionda a Parigi. Passare dal castano al platino non si fa in una volta sola, ed ero abbastanza soddisfatta della fase 1. C’era ancora dell’effetto arancio da mandare via con una seconda decolorazione, ma ero fiduciosa. Ve ne avevo parlato qui. Di solito ci vogliono due fasi, a seconda di quanto scura tu sia.

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Arrivata a Milano ho chiesto ad un’amica platino dov’è che si fa fare la manutenzione e mi ha dato appuntamento dal suo parrucchiere: Spy Hair in via Palermo 1 a Milano.

Ci troviamo li, siccome sapevano del blog e volevano che ne parlassi, non perdono tempo e mi presentano anche la loro gamma di prodotti eco-bio con il rappresentante, per una ventina di minuti. Gli ho detto chiaramente che se volevano che li testassi e scrivessi una recensione avrebbero dovuto regalarmi i prodotti, non un paio di provini in sachet. Non ha capito. E a sto punto, onestamente, non importa.

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Ecco com’ero prima di entrare da loro: un po’ giallina ma nulla di devastante. Lunghezze OK, atte a mettere le extension a fine mese. Ma io volevo il platino splendido splendente, e sistemare il colore dietro perché non ci ero arrivata bene facendo da sola. Glielo spiego.

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Questa quassù sono io prima del loro intervento. Il colore è pari, un po’ giallo alle radici. Mi hanno scurito le radici e alcune lunghezze (non ho capito perché hanno scurito alcune lunghezze dato che ho chiesto il platino) e ne hanno schiarite altre. Adesso sono leopardata.
Dopo il colore passo ad un altro ragazzo per la piega, che mi dice che forse una spuntatina sarebbe utile.

Molte donne drizzano le antenne quando un parrucchiere chiede di spuntare, perché spuntano tipo 10cm.
Io, invece, ero tranquilla, gli avevo detto che volevo allungare.

Serena.

Gli dico OK, ma attento che ho i capelli ricci, porto la riga a destra, e li sto facendo allungare. Poi lo guardo e gli dico: sai, ho una parte un po’ piatta sulla parte dietro della testa, in alto, se puoi fare un mini-intervento per dare un pochino di volume li, siamo a posto.

Mi dice OK.

Tira fuori delle forbicine da una custodia, mi separa i capelli in 4 zone che sembravo la principessa Leila, mi posiziona la testa dritta con le mani e comincia.
Pareva un chirurgo, mi raddrizzava la testa dritta ogni volta che mi muovevo, sia mai che il taglio venisse “sbilanciato”.

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Quando finisce mi fa la piega liscia, mi porge lo specchio per guardarmi dietro e… non ho parole.
Ho una sorta di caschetto irregolare molto corto, e delle lunghezza di 10 cm che spuntano da sotto, come se il taglio non fosse finito.

M’incazzo, gli dico ma come mi hai conciata, ma ti odio, ma cos’è sto ciuffo che non me li posso manco legare, ma cos’è sta roba! Ma non lo sai che i ricci corti poi si arricciano di più e sembrerò una pecorella? Ma li hai mai visti i capelli ricci? Ma perché non hai tenuto conto della riga di lato?

Nei suoi occhi, il vuoto siderale. Si, gli ho detto TI ODIO. L’ho odiato profondamente, l’ho odiato come una donna che si vede mutilare i capelli senza alcuna spiegazione. E non sapevo come esprimere la mia rabbia. Allora sono stata zitta.
Una donna quando si arrabbia, spesso piange.

Se non credete al mio dramma e mi trovate esagerata, eccomi qua sotto nella mia funghitudine.
Ero al bordo del pianto, vado a a pagare lottando con le lacrime per mantenere la calma e pago il conto di 165€ col bancomat.image_1
Potete leggere i commenti a questa foto sul mio profilo Instagram, o sulla mia pagina facebook.

Mentre uscivo non resisto e scoppio in un pianto disperato, la mia amica Wendissima mi ha abbracciata. Meno male che c’era lei, era passata a salutarmi dopo il lavoro. Non è bello piangere per strada, è orribile. La gente ti guarda strano. Mi lego i capelli con un elastico, non sopportavo che mi guardassero.

Io piangevo non solo per i miei capelli, ma anche perché ero in procinto di firmare un contratto a 4 zeri con la Great Lengths dopo averle provate per mesi. Se mi seguite, sapete che affronto le collaborazioni con un metodo lungo ma efficace: prima di firmare e recensire e fare eventi, io provo per benino. L’ho fatto anche con gli integratori, e solo dopo che ho verificato che funzionavano e mi piacevano, abbiamo firmato.
Adesso col caschetto cortissimo sapevo che le extensions non sarebbero state possibili, già ad aprile i miei capelli erano più lunghi in partenza ed è stato molto difficile metterle.

Insomma, dopo l’inganno pure la beffa: ho perso un contratto.
Non si firmano contratti grossi tutti i giorni, ero una belva. Mi ci preparavo con serietà da aprile scorso.
Voi non potete capire la faccia che avevo in quel momento, e il piantone di rabbia che mi sono fatta.

Perché se una va dal parrucchiere è perché vuole essere più figa, non più cessa. E va bene che i capelli ricrescono, non è una tragedia incommensurabile, ma alle ricce crescono moooolto più piano che alle lisce. A me, poi, pianissimo.

Scusate Spy Hair se sono entrata nel vostro salone pretendendo di uscirne più figa di prima, eh. E pagando 165€ per trasformarmi in un leopardo informe.

Il vero disastro arriva quando, dopo il primo shampoo, me li lascio asciugare “nature” e succede quel che avevo previsto: pecorella riccissima su, più capello moscio sotto.
Il peso dell’acqua sulle lunghezze le fa arricciare di meno, mentre il fungo di sopra si arriccia che è una bellezza, perché più corti sono più leggeri.

È abbastanza logico come ragionamento, no?
A quanto pare, no.
Pare che questo ragionamento lo facciano in pochissimi parrucchieri, a detta di tutte le ragazze che hanno commentato la mia foto su facebook e instagram.

 

Più che pecorella, io mi son sentita davvero a pecorina, uscendo da li.

imagePotete leggere i commenti alla foto sul mio profilo Instagram, o sulla mia pagina facebook.

 

L’unica volta nella vita che ho avuto un caschetto fatto bene, me lo ero fatto da sola con le forbicione dell’Ikea seguendo un principio mooolto semplice: più lunghi sopra, più corti sotto. Ossia l’esatto contrario di quel che ho adesso. Senza contare lo strambo scalone di 10cm che non so da dove spunti.
Eccomi, non erano fighi così? Secondo me si.

Peccato che io volessi farli allungare per accogliere meglio le nuove extensions.

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Schermata 10-2456942 alle 23.47.44

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(Sono a Phi Phi island, in Tailandia. Si, il parco naturale e la spiaggia di The Beach, deserta il mattino alle 8)

Di primo acchitto mi sono detta OK, per risolvere devo tagliere la testa al toro, ossia farmi il caschetto cortissimo e portarli lisci perché la pecorella MEH. Sono troppo corti in alto perché il riccio assomigli a un caschetto. Il liscio è l’unica opzione all’effetto fungo. Io ODIO la piastra, è un calvario doverla usare tutti i giorni e avendo i capelli mezzi bruciati, gli dai il colpo di grazia. Quindi non so cosa fare.
Poi una ragazza nei commenti mi ha detto: “Perché non senti quelli delle extensions? Magari ti sistemano con delle ciocche applicate nei buchi”.

Ho telefonato a Caterina di Cadis Parrucchieri a Pontedera, la formatrice italiana di Great Lengths, e le ho chiesto se potessimo fare qualcosa. Le ho mandato delle foto, mi ha fatto una faccia schifatissima, e mi ha dato appuntamento per il 21.
Io ancora non lo so se riuscirà a salvarmi le lunghezze, ma ci proveremo. Ha anche detto che mi sistemerà il colore perché è orrendo e non capisce come abbiano fatto a non risolvere.

Onestamente non so se sperare in una soluzione, sono davvero corti.

Se è vero che me li può sistemare, avremo la certezza che con delle extensions si possono salvare certi disastri perpetrati da parrucchieri che non sanno talgiare i capelli, e magari il mio calvario servirà a qualcun’altra.

Dopo il 21 manderò una richiesta di risarcimento a Spy Hair con la richiesta di risarcimento più il conto delle extensions.
Dopo la prima foto su Instagram, ho scritto a Spy Hair su facebook con il link, dicendogli che ero davvero una belva. Il titolare mi ha detto:
“Torna almeno per farti sistemare il colore”
Io: manco morta.

Dopo qualche ora mi scrive proponendo di mettermele lui le extensions:
No, gli dico, io di voi non mi fido più.

Voi vi fidereste? Mi spiace, ma non voglio più averci a che fare, mi sembra una reazione abbastanza logica. Non mi hanno detto niente vedendo in quale stato mia hanno fatta uscire da li, manco una scusa o una proposta di tornare per risolvere: niente, paga e basta, ciao.

Molte ragazze mi hanno detto che pure il colore fa schifo. Fantastico, no?
Molte mi hanno detto che sarei dovuta uscire di li senza pagare, ma non mi è venuto in mente, ero sconvolta.

Alcuni amici mi hanno detto che i proprietari del Salone Spy Hair potrebbero citarmi per diffamazione. No, non possono, sono stati loro a rovinarmi i capelli. La diffamazione è quando tu racconti balle a proposito di qualcuno, non quando dici la verità. E in questo caso la verità rigurda i miei capelli, con foto del prima dentro il loro salone, e foto il dopo, sempre dentro il loro salone.
Ho anche la corrispondenza facebook dopo avergli scritto io per prima segnalandoli la foto che avevo pubblicato su Instagram e loro ceh mi dicono dai vieni che ti sistemiamo, ci dispiace.
“Ci dispiace” dopo che hai visto che ho protestato attivamente non basta. Ci dispiace me lo dovevi dire subito perché la cosa era lampante. “Ci dispiace” dovevano dirlo subito, e dovevano proporre una soluzione, dovevano offrirmi un bicchiere d’acqua come si fa con qualsiasi donna che piange. Figuriamoci poi se piange per colpa tua.

I miei capelli non erano bruciati. Erano un po’ arancioni, ma non erano bruciati. Dopo la loro scoloritura erano bruciati e li hanno tagliati tutti. Bella prova. Se sai fare il tuo mestiere e vedi che non è il caso di scolorire oltre, tu parrucchiere lo devi dire. La cliente non è cretina, se le dici “senti cara, se io scolorisco di nuovo, qua ti si brucia tutto”. Allora io capisco e ti cheido cosa consigli. No?

No.

Nel frattempo Simona, una mia lettrice, ha creato la pagina faebook LACCA: Lotta Ai Cattivi e Costosi Acconciatori, dove verranno condivise le vostre esperienze (meglio se munite di foto dello scempio), con tanto di nome e indirizzo del Salone. Ho inaugurato io.
Si tratta di racconti personali, sono a tutti gli effetti recensioni negative di ragazze con i ricci.

Vorrei anche fare una Google Map con delle forbicine rosse per geolocalizzare i parrucchieri cattivi, e magari delle forbicine verdi per segnalare quelli davvero bravi con i ricci, in modo che non succedano più queste tragedie. Ci aiutate a segnalarli? Potete scrivere un messaggio direttamente alla pagina facebook, io e Simona vi risponderemo.

Perché se una come me ha una voce pubblica per protestare, non tutte ce l’hanno. Allora la pagina può diventare davvero la cartina tornasole per molte ragazze ricce che non sanno a chi affidarsi (e infatti facciamo spessp da sole) o che vogliono avvertire le altre dei parrucchieri inaffidabili. Io credo che questa pagina farà capire ai parrucchieri che non possono tagliare i capelli ricci come i lisci, e che devono studiare di più. Oppure, davvero, di arrendersi e cambiare mestiere.
Tipo andare a segare gli alberi con la motosega.

Grazie a tutte per il sostegno a #SporaLACCA.
E speriamo di risolvere una volta per tutte il 21: o con le extensions o con il taglio.



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Meno ventidue

I conti alla rovescia si fanno al meno dieci. Il mio fidanzato me li fa su facebook, ogni mattino mi svegliava così.
Io giuggiolavo da letto col telefonino in mano che la metà bastava.
Il meno dieci è pulito, universale. Facile come le dita delle mani.
Adesso, però, sto già contanto i giorni alla mia partenza. Meno ventidue.

(Vi avevo avvertiti della telenovela, ok? Non lamentatevi)

Adesso faccio liste con pochi vestiti e una cernita di oggetti utili.
Sulla Sierra non c’è niente, diciamolo.
La cucina di casa mia è spartana, la rifarò in muratura e ci divertiremo anche con quello.

Fra le cose che vorrei mettere in valigia in stiva, però, mi tocca attuare una decimazione.
Potete prendermi per pazza, ma se cercate di immaginare come sia il mio paesino, vi conviene pensare al far west.
Con internet, però.
Abbiamo l’internet in casa, arriva con un’antenna.

Allora, io vorrei portare dei genere di primissimissima necessità come:
– Kitchen Aid
– frusta
– frullatore
– piastra per i capelli e phon spaziale
– spremi agrumi elettrico
– macchina da cucire
– qualche paio di scarpe non da indossare per uscire con la mia chata, ma per farci i videotutorial (OK: il “qualche potrebbe prendere delle dimensioni surreali)

Ecco, vedete? Sono cose basilari, perdinci.

Su un volo Alitalia ti fanno portare 23kg in stiva e sui 15 in cabina.
Ma state parlando con una che si è portata 45kg dal Giappone senza destar sospetto.
Sono la pro del bagaglio a mano, gente.
Bastano dei bei bicipiti per tirarlo su da sole quando si raggiunge il posto in carlinga, o per sollevarlo con finta nonchalance stile peso piuma quando al check in vi chiedono se avete un bagaglio da cabina.

Il mio problema è che in cabina non posso portare nessuno degli oggetti sopra, eccezion fatta per le scarpe e, forse, piastra e phon. I grossi elettrodomestici destano sospetto sia di peso che di sicurezz (mi son fatta bionda ma m’è rimasto un pelino di buonsenso)

Quindi il mio arsenale per la casalinga perfetta dovrà viaggiare in stiva, ed entro i famigerati e odiatissimi 23kg. Ogni kilo superfluo fa 45€ di multa.
Non mi pare il caso.

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Il Kitchen Aid pesa sugli 11 kg. Se sostituisco il bowl di vetro con quello di acciaio forse pesa di meno.
La macchina da cucire non so, ma forse 4.
Il frullatore della Kenwood è in acciaio e vetro, direi che mi manda tutto all’aria.

Insomma, gente, passerò un’intera giornata a pesare ogni oggetto per incastrare il tutto in un tetris al grammo.
Nel bagaglio a mano porterò i vestiti avanzati che non sono serviti ad isolare un elettrodomestico dall’altro.

Qualcuno potrebbe dirmi: ma Spo’, vendi il Kitchen Aid in Italia e ricompralo in Argentina, no?
No. In Argentina tutti questi oggetti stranieri costano troppo, usato incluso. Figuriamoci se me li voglio ricomprare con gli spicci che ci farei vendendoli usati di qua.

Stavo pensando di scegliere la valigia da stiva meno pesante in assoluto, perché certune pesano davvero tanto. Poi ho pensato a fare uno scatolone, da vera emigrata. Avete idee migliori? Sono tutta orecchie!



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Vita da blogger

Più di una volta la settimana, spesso anche tutti i giorni, la tizia da questa parte dello schermo, sottoscritta, piglia e si dice: “Questa la posto”.

Se sei blogger da molti anni, assumi una postura diversa verso le cose strane che ti capitano.
Hai le antenne drizzate.

Avere un blog personale non vuol dire per forza raccontare la propria vita per filo e per segno.
Anche se, dai, c’è un bel po’ di roba.

Ogni tanto mi scrive qualche lettrice, e io rispondo sempre. Ogni tanto le incontro, anche per caso.

Quando ci incontriamo, una delle prime frasi che mi sento dire, quasi fosse un metter le mani avanti, è “Scusami, ma ti giuro che non sono una stalker!”

No, non siete stalker. I primi minuti li passiamo a cercare di capire in che situazione strana ci siamo messe: loro che sanno parecchio di me, e io che non so assolutamente niente di loro. Le prime volte, per me, era strano. Adesso mi sono abituata.

È una sensazione molto strana ritrovarsi con qualcuno che ti legge da molto e sa molte cose di te. Cose che tu hai deciso di rendere pubbliche, ma che comunque fanno parte della tua vita. A volte non ti rendi conto, da questa parte dello schermo, che ci sono persone che ti leggono da anni. Diventi una sorta di telefilm.
Ricevo mail che mi dicono “Dai Spora sono contenta che ti sei innamorata, te lo meriti, ti leggo da cinque anni” e fa davvero piacere sapere che c’è qualcuno che, in modo strambo e virtuale, tifa per te. E che, a modo suo ti vuole bene. Penso che ci si affezioni ai blogger come ci si affeziona ai personaggi dei telefilm.

Quando mi incontro con una lettrice, succede sempre che gli spiffero qualcosa che non è nel blog. Entro anch’io nel gioco del privato vs pubblico e faccio delle confessioni in stile bonus. Divento io stessa vittima del fatto di essere un personaggio. Come se io Veronica prendessi un guilty pleasure a rivelarmi un pelo di più, come se l’incontro dal vivo desse diritto a qualche privilegio.
Masono io a sentirmi privilegiata che esistano persone che mi leggono e che hanno piacere ad incontrarmi. Lo trovo pazzesco quindi sbottono qualche info.

Ogni tanto qualcuna mi riconosce nella metro o in giro. Mi salutano: Ciao Spora! Io ci rimango un po’ così. Cioè, io in quel momento penso: “Ma pensa te, c’è gente vera che mi legge, esistono!” Perché a guardare tutti quei numeretti nelle statistiche del blog, le migliaia di visite e ogni tanto i commenti non è che ci creda tanto. Insomma, non so come dirlo, ma mi stupisce sempre.

Poi succede che incontri altre blogger. Li il livello di gossip sale alle stelle. C’è un ginepraio che la metà basta. Ci confrontiamo su campagne adv, agenzie, clienti vari, flames, event, cazzate ceh fanno altre blogger, e poi qualche volta salta fuori il tema troll e fan troppo fan che hanno il rischio di diventare troll per la dinamica della fan delusa, come spiega molto bene la Snob in questo post dal quale traggo una citazione qui sotto:

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Voi potete anche pensare che siano cazzate da megalomani, ma a me è successo più di una volta, questa cosa dei fan delusi, e ad altre blogger pure. Con la Snob ne abbiamo avuta persino una in comune, che è venuta a vedere il mio profilo Linkedin e così io ho visto tutto di lei e che nel suo blog raccontava davvero la qualsiasi perché dal vivo è un vero cesso. Intelligente, eh?

È un fenomeno molto diffuso, ahimé. Fa anche un po’ effetto.
Una mia fan sfegatata è diventata delusa in seguito ad un commento dove le davo un po’ della cretina e quando è uscito il mio libro ha spammato di critiche negative in tutti i posti dove poteva, anche su amazon e company. Eppure se tu hai letto il libro non puoi condividere la critica. Io capisco che a uno non piaccia, è logico che un libro possa non piacere, ma raccontare fischi per fiaschi è diffamatorio. È anche ridicolo. E poi le vendite non calano perché c’è una recensione diffamatoria copincollata con accanimento patologico su ogni singolo sito dove sia possibile, con due o tre identità diverse a fare edi dialoghi che si vede che è la stessa persona. Insomma fa ridere, ecco.
Le fan deluse sono persone, diciamolo, malate.

Poi ci sono i commentatori che fanno i carini sul blog, e poi nei forum invece ti danno contro con una cattiveria morbosa pensando che tu non li veda. Io ogni tanto ci vado a leggere e mi rendo conto di quanto poco coerenti siano certe persone. Ma, si sa, ognuno si diverte come vuole. E loro hanno l’aria di divertirsi moltissimo con la vita degli altri.

La passione da positiva diventa negativa, ma non perde intensità. Anzi, direi che l’intensità acuisce quando vira violentemente dall’ammirazione all’odio.
Pensate ad immaginare una persona che ogni giorno, o a periodi, passa delle pre a monitorare cosa fate su blog, social vari e su google, per poi commentare o fare dei gran dialoghi con altre persone simili. Per ore. Ore.

Per quel tipo di profili esistono dei servizi speciali che tu paghi per capire chi siano. Di solito li fanno in Russia, di sgamo, e me li hanno consigliati degli amici super nerd di Roma dopo una brutta esperienza dove ho capito che un’ex amica nella vita vera mi trollava allegramente, e con un accanimento maniacale. Son cose che ti dici “No, ma ti pare?”. A quanto pare, si, gli pare.
Dopo la prima volta capisci che è bene averceli, questi hacker a pagamento, perché monitorare le attività di certi troll può rivelarsi molto utile in caso di diffida o incidenti più molesti.

Quando decidi di avere un blog personale e ci metti faccia, nome e cognome, hai sia il bello che il brutto dell’essere esposti.

Per fortuna il bello è cento volte più grande, e fa che ne valga la pena.
Persone alle quali bastano tre minuti perché tu ti senta a tuo agio a raccontare le peggio cose, gente che ti scrive offrendoti qualcosa che a te salva davvero il culo, gente che ti scrive dicendoti come fare con l’effetto giallognolo ai capelli.

Gente bella, gente bellissima. È pieno.

Quindi io ringrazio tutte quelle che mi scrivono letterine ogni giorno e che mi vengono a trovare in evento o quando sono a mangiare da sola in una stazione sperduta di provincia. Anch’io, quando vi conosco, vi voglio bene. Grazie! <3



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#SporaBlonde fase 1: lo “sgiallente”

Più volte, nella vita, ho provato a diventare DAVVERO bionda.
Ero biondissima da piccola, poi crescendo sono guarita. O quasi.

Il mio primo anno a Parigi avevo 23 anni e mi sono fatta fare delle ciocche enormi platino. Stavano abbastanza bene, è l’unica volta che il biondo mi ha soddisfatta. In futuro ho provato più volte, ma il risultato è stato sempre arancione. Anche da parrucchiere con mèches, shatoush e quant’altro.

I miei capelli hanno il gene della carota, del giallognolo, e incluso del verdolino. E il biondo, anche se di base sono castana, non mi è mai venuto bene.

E però, oh, io voglio, per una volta, essere bionda scolorita PERDAVVERO.

Oggi a Parigi sono andata al super. Ho comprato una roba tipo blonde qualcosa, effetto biondo slavatissimo assicurato.
In Argentina il mio parrucchiere storico mi aveva fatto delle mèches ma, ahimé, laggiù sono in culo ai lupetti e le mèches te le fanno attaccate alla radice con un effetto non solo finto, non solo arancione perché “di più non ti piglia”, ma che in più la ricrescita la vedi subito dopo due settimane bella perfetta pari pari tutte le ciocchettine uguali con lo stacco tagliato al laser. E FA CAGARE.

Fai assolutamente cagare ma loro nel salone sono tutti saltelli di gioia.
Loro, mica tu.
Tu sai che è l’ecatombe.

blonde

Parigi, ottobre 2014.
Ho comprato una confezione di biondo ULTRA BLONDE al super. Dodici euri.
Jean-Paul David, nel momento in cui pagavo alla cassa, ha avuto una fitta al cuore stile bambolina voodoo e sono morte almeno tre fatine (tutte bionde).
Io, imperterrita alla cassa.

Torno dalla mia amica felice vincitrice col pacchetto ULTRA BLONDE e mi metto a fare il piccolo chimico con le boccette e polverine.
Posa 15 minuti mescione, poi riposa all over 15 minuti. Ho cercato di fare un effetto ciocche con le mani (maddeché).
Sciacquo, metto il balsamino “sgiallente” (giuro, è scritto cosi ma in francese: “déjaunisseur”), lascio in posa due minuti come da istruzioni e poi asciugo.
Il balsamino “sgiallente” mi fa avere fiducia nel mondo e nei colossi delle tinte per capelli da supermercato.
Secondo me il balsamino sgiallente è la vera svolta e risolverà l’effetto carota.

Il mio fidanzato dall’altra parte del globo, in diretta live su Skype ha assistito a tutto molto divertito.
A un certo punto mi fa:
“Oh, ma non dovevi diventare bionda?”
Si, PERCHEEEEEE?
Sopracciglio alzato. Uno solo, della serie “No, ma ti pare?”
Ma fra vedere e non vedere, panico.
Lui vede il sopracciglio e non vuole assolutament avere a che fare con me nei momenti-sopracciglio. Tenta un’azione di ripresa piuttosto mascolina:
“No, cioè, mi sembrano arancioni…ma forse è Skype, eh”
(Uomo saggio, bisogna dare SEMPRE la colpa alla tecnologia)

SI. OUI. YES. Sono un po’ arancioni.
Aspetto a che asciughino meglio e sulle mèches ci siamo. Ma sul resto…Orange mon amour.
Biondo aranciato. Fanta.
Faaaantaaaaaa!
Anzi, Orangina.

Giallo Orangina.

Cosa mi aspettavo, d’altronde?
Sulla scatolina c’erano i disegnini col prima e il dopo che persino il castano scuro diventava platino.
Mi sono fidata, come sempre.
Io sono una che si fida delle istruzioni, soprattutto se sono in francese con tanto di traduzione in tedesco.
Il tedesco, lo sanno tutti, c’è da fidarsi.
Ma non sono ancora biondissima come vorrei.
Io no.
Io no?
No, io no.
Il mio gene carota ha colpito (anche se leggermente) ancora. Inarrestabile.
Ma non è la fine del mondo, ci siamo quasi. È già meglio di tutte le altre volte.

Quindi dovrò applicare la FASE #2.
Fra quattro giorni ci ripasso di un’altra confezione di ULTRA BLONDE e secondo me sarà la svolta.
Me lo vado a ricomprare subito, sia mai che in Italia non lo fanno.

Sarò bionda. Biondissima.

Domanda: che faccio con le sopracciglia? Lascio castano o schiarisco?

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I video di Stiletto Academy

Quando mi hanno chiesto di fare una serie di interventi da Detto Fatto, ho specificato che non volevo insegnare a camminare sui tacchi, ma parlare di tantissime altre cose inerenti al tema come le scarpe adatte ad ogni forma del piede, o per differenti occasioni speciali. Lo so che può sembrare asssurdo non insegnare il portamento, ma intorno ai tacchi ci sono mille argomenti che possiamo trattare.
Preferisco fare i corsi di portamento durante i miei eventi, non in 4 minuti tagliuzzati in TV, per un programma che non mi ispira e che non mi rispetta perché non vuole scrivere “Stiletto Academy” sotto il mio nome per non fare pubblicità alla mia scuola. Però fargli i corsi gratis si. Vai a capire.

Ho fatto a Detto Fatto una proposta con più episodi, e siamo partiti col primo: le forme del piede e i modelli di scarpa che gli si adattino.
Lo vedete qui.

Non è stata una bellissima esperienza, devo dire, allora non sono più tornata. Volevano che firmassi un contratto per non andare in nessun altro programma TV da settembre a giugno, e a me non mi è sembrato il caso, ero in promo per il mio libro.

Poi mi hanno chiamata per fare una delle te coach nel programma “Tacco 12 si nasce!” quando lo faceva l’altra tizia, non la De Pin su Deejay. Era su La5. Ho letto il format e l’ho trovato bruttissimo, allora ho detto di no e gli ho detto che non potevano chiamarlo “Tacco 12″ come il mio libro, al che loro hanno aggiunto “si nasce!” e io li ho trovati molto puerili.
Non me ne pento di non aver partecipato, lo trovo sciapo e ininteressante e inoltre non pagavano. In Italia la gente prende la TV come l’unico Dio. Io no, quindi ciao. Per me un format TV sui tacchi è diverso e molto divertente, ma non posso raccontarvelo.

Negli ultimi tre anni sono stata contattata sia da Zodiak che da Endemol per fare un format sui tacchi e ne sono stata felice, una volta a Roma c’erano persino squelli della Fox a vedere come lavoro ed erano entusiasti, ma il mio format non ha mai visto la luce, come succede a tantissimi programmi TV. Niente di strano. A me ovviamente dispiace e mi ci sono arrabbiata più volte, ma pazienza.

Avevo cominciato un canale Youtube con dei videotutorial sui tacchi un paio d’anni fa (4 in totale), ma poi non ho avuto più voglia di passare le ore a fare riprese e montaggio. Non è facile filmarsi da sole, ogni volta mi dovevo alzare per pigiare rec e poi stop. DUPALLE.
Dopo le delusioni televisive mi sono detta che chi fa da sé fa per tre, quindi adesso riparte l’insegnamento di Stiletto Academy su Youtube.
Ci saranno 4 categorie, con 4 titoli diversi, che raccoglieranno i video in delle playlist tematiche:

Stiletto Walk per il portamento
Stiletto Style per modelli di scarpe e abbinamenti
Stiletto Clinique per manutenzione scarpe più salute del piede e delle gambe
- Stiletto Talk per interviste e visite a scarpiere famose o boutiques

l primo episodio di Stiletto Walk vi mostra cosa porta le donne a camminare come piccioni, e come migliorare il proprio portamento.

Buona visione e iscrivetevi per guardare i video appena escono:-)



I commenti sono moderati. Li approvo ogni volta che mi connetto. Grazie della comprensione.
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Gallinaio beauty à Paris, chi viene all’hammam?

Ciao ragazze,

se abitate a Parigi o siete di passaggio, vi invito domattina ossia sabato 4 ottobre all’hammam della Moschea, un posto da mille e una notte che frequentavo spesso quando abitavo qui. Ci vediamo nel giardinetto alle dieci in punto.
L’ingresso costa 18€ (ai miei tempi, 15). Fanno anche massaggi e depilazione, ma io trovo che nessun servizio aggiuntivo sia eccelso, quindi non consiglio nessuna formula. Juste l’entrée :)

Cosa serve:
Portate costume o mutanda passabile, e se avete delle infradito (altrimenti li ne hanno da prestare, ma sono usate e a me mi fa molto meh).  Importantissimo avere almeno 2 asciugamani (1 per appoggiare sotto al culomentre siamo dentro e 1 per asciugarci quando usciamo).
Le borse si lasciano in degli armadietti a chiave nello spogliatoio.

Dentro pissiamo prenderci un té e dei pasticcini TROPPO buoni.
Mangiare a pranzo li, poi, è davvero buono e lo consiglio.

Be’, io non ho molti prodottini dietro, ma chiappo un po’ di cose insieme ad una mia amica e saremo li scattanti alle 10:00.
Lo so che le dieci sono tipo l’alba, di sabato, ma sappiate che le parigine arrivano come le cavallette verso mezzogiorno e poi non è più un gallinaio bensi la coda sull’autostrada il 14 agosto. Non ci piace.

Entree

La cosa davvero figa è che le donne ci vanno veramente per grattarsi e lavarsi e incremarsi. Portatevi quindi tutti i prodottini di bellezza che avete, grattugie, spugnette, guantini grattosi etc, perché ci sono dei secchielli per portarsi dietro tutto l’arsenale beauty da una sala all’altra. E poi le creme corpo, sieri e maschere per idratarsi per benino nella saletta finale. Io mi porto anche ELLE, cela va de soi.

Il rituale è grossomodo questo:
1877-restaurant-de-la-mosquee-de-paris1
- Arrivo, saltellini di gioia scegliendo un posto a sedere e té alla menta aspettando le altre nel giardinetto fuori (pasticcino GRASSISSIMO per ingananre l’attesa, facendosi illusione che tanto lo bruci dentro col vapore. Sseeeeeh, credici! Io ci credo. Basta crederci, giuro. Crediamoci.

- Ingresso semplice più un buono per il té alla menta da prendere nella saletta finale (lasciare il buono nellos pogliatoio, lo rpendiamo per il 2° round).

- Spogliatoio (molto stretto): denudarsi, infilare costumino o intimo pseudo-costumoso, ciabattine, asciugamano e divisione dei prodotti di bellezza fra quelli da bagnate e quelli idratanti per incremarsi dopo. Quelli idratanti devono restare nell’armadietto perché altrimenti col caldo delle sale si rovinano. Torneremo a prenderli.

- Antesala: tiepida, ci stiamo 5′ per acclimatarci.


sala 2
-Seconda sala (nella la prima ci andiamo alla fine), quella delle colonne: ci scaldiamo bene e cominciamo a grattarci e insaponarci. Si, lo si fa li davanti a tutte, le superfici sono in marmo. Ogni tanto ci si risciacqua con dell’acqua fredda che prendiamo da rubinetti nelle nicchie, coi secchielli bianchi.

Saletta1


- Terza sala: il BOLLORE. Non ci sono foto. Io consiglio di entrare abbassando la testa perche c’è una coltre di vapore galleggiante che vi brucia l’anima ad un’altezza di circa 1,50m. Ogni tanto alzo la schiena o il viso per fare dilatare i pori, e grtto con l’asciugamano per pulire bene. Lo faccio a tutto il corpo cosi elimino pelle morta, sebo e tossine. Na figata. In questa sala c’è anche una piscinetta GELATA. Ce la si fa, grossomodo, a entrare, ma è da matte.

- Torniamo indietro e rifacciamo le sale di prima, e facciamo una doccia per lavarci i capelli. Se siamo state furbe, ci saremo fatte una maschera ai capelli già nello spogliatoio prima di entrare.

- Dopo la doccia si torna nello spogliatoio per fare a cambio di prodotti (quelli sapone-gommage etc, epr quelli idratanti) e torniamo fuori, stavolta nella sala grossa quella con le massaggiatrici. Inizia il 2° round.

Sala1
- La sala delle massaggiatrici è piena di cuscini. I massaggi però fanno cagare. Sembra che stiano, svogliatamente, facendo la pasta per i ravioli sulla tua schiena. E in più l’olio è pessimo e t’intasa la pelle rendendo vano tutto il grattaggio di prima (WTF). Loro poi provano a farti i massaggi di sgamo in nero prendendo i soldi in mano invece che comprando il buono all’ingresso: SUCATE.
Il mio consiglio, invece, è di essere almeno in 3 e prendere, a due per volta, la terza amica per un massaggio a 4 mani. Figata inaudita. Portate gli olii buoni o delle cremine anticellulite etc, bellissimo. Gli smaltini non li consiglio per l’umidità, non attacca bene.

France, Paris *** France, Paris

- Maschera viso, mani, piedi mentre leggiucchiamo ELLE e sorseggiamo il té alla menta. Gossip olimpionico, oroscopo, risate.

Si esce da li con una fame caina, una pelle divina e un relax che manco quattro salti in padella.
La cosa migliore da fare è fiondarsi al ristorante per un tajine.

Vi aspetto domani, saremo io e la mia amica Silvia più una ragazza di Instagram :-)
Per qualsiasi cosa, mandatemi un messaggio su facebook.

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Tutte le foto sono dell’hammam della Moschea dove vi ho dato appuntamento. È veramente così, non è un sogno?



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Paris, un soir

Serata surreale a fare l’Amélie a Montmartre.

L’amica che mi ospita aveva un appuntamento, allora per stasera l’ho sostituita al lavoro: fa la cameriera in un ristorantino piccolissimo con 18 coperti.
Sono stata cameriera per anni all’università, prima di fare la ragazza alla pari qui a Parigi. La mia amica mi spiega grosso modo coem funge il locale, mi da l’indirizzo e io verso le sei mi presento.

Il proprietario è un tipo di origine calabrese, magro e pelato, molto nervoso, scattante. Una cucina pulitissima, un menù fatto con amore.
Cucina veramente bene, il ristorante fa tutto “maison”, e c’è una clientela habituée, più ogni tanto un turista, en passant.

Comincia la serata tranqui con un po’ di turisti e mi trovo bene.
A un certo punto suona il telefono e lo sento bestemmiare. Era il pacco di una tavolata da 6, per la quale lo chef-proprietario aveva già mandato via un’altra tavolata. Bestemmie davanti ai clienti abituali. Si è messo a urlare incazzatissimo e mi ha mandata via con metà stipendio: 25€.
Ne avevo fatti altri 11 in mance.
Nel mio lavoro, per 36€, non faccio manco un tweet.
Comme quoi, tutto è relativo.

Era tanto che non lavoravo, o quanto per sualcun altro, o quantmeno al di fuori di un ufficio. Dal 2003 che non servivo a un tavolo. Il mestiere non te lo dimentichi, è come andare in bici. Quando passi dall’altra parte della barricata vedi le cose diversamente. Ti tornano in mente tanti comportamenti che hanno le persone che si fanno servire senza aver mai servito, e a volte sono gentili, a volte indifferenti, a volte disgustosi. Negli ultimi anni mi sono abituata a fare la cliente, a ordinare da mangiare e farmi servire. Fa bene ritrovarsi alla rovescia, ti fa riflettere.

abbesses
Ho pensato alla mia serata mentre aspettavo la metro ad Abbesses, quella stazione che ha gli ascensori più grandi del mio furgone.
Ho guardato dall’altra parte del binario: loro vanno in una direzione, io dall’altra. In mezzo a noi, i binari.
Ho pensato alla studentessa-cameriera che ero annissimi fa, che non immaginava che sarebbe finita a Parigi, e in giro per il mondo, e a fare la coach di tacchi sulle riviste patinate, e a parlare in conferenza.

Be’, questa storia non ha una gran morale a parte il fatto che la vita è come una scatola di cioccolatini e che non te lo devi scordare mai, e che ogni tanto è bene mettersi tornare dall’altra parte per apprezzare con semplicità la strada che hai fatto.



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Ora piango



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